Sardegna e Nucleare: ancora No.
Ci sono molti motivi per dire NO al nucleare in Sardegna. Secondo un dossier pubblicato da Repubblica, il Governo avrebbe indicato delle regioni in grado di ospitare le centrali di nuova generazione. Tra queste la Sardegna, nell’ottica di individuare territori al riparo da alluvioni, terremoti e penso anche attacchi terroristici.
In Sardegna le zone suggerite sarebbero quelle dell’Ogliastra e dell’Oristanese. Il Governo ha messo in moto la macchina. Io non giudico lo studio scientifico dell’ENEA, indubbiamente proviene da persone in grado di discernere e che possiedono mezzi di analisi superiori ai nostri. In più Adolfo Urso ha smentito l’esistenza di mappe di siti. Qualunque sia lo stato delle cose riguardo alla Sardegna i motivi di opposizione sono politici e riguardano la nostra visione del futuro.
1) La Sardegna deve puntare sulla bellezza naturalistica? Se si una centrale nucleare è in contraddizione, perchè anche se sicura, “pulita”, utile, non potrà mai essere in sintonia col concetto che vogliamo trasmettere.
2) La Sardegna è un’isola, energeticamente è già fuori dalle linee principali del nostro paese. Quando ci fu il black-out generale del 2003 la Sardegna non rimase coinvolta. Il discorso è semplice: a che scopo piazzare una centrale nucleare per sopperire al gap energetico dell’Italia, quando poi bisognerebbe portare l’elettricità prodotta in continente? Non mi sembra strategicamente una scelta valida, ma qui vado a naso.
3) L’industria sarda è in crisi. Non voglio essere drastico, ma dico che dobbiamo salvare il salvabile e portare a casa quanto possiamo, in termini di salvataggio dei posti di lavoro. Ma le centrali sono pensate per il futuro, parliamo di tempi da qui a 15 anni. In questo periodo c’è modo di riconsiderare l’idea dell’industria sarda: da petrolchimica, pesante, ad alto impatto ambientale a pulita, inserita nel contesto ambientale, leggera. Io parlo di farm tecnologiche, affiancate alle università, industrie leggere ad alta specializzazione, compatibili con quanto vogliamo nel punto 1.
4) La Sardegna deve sviluppare il turismo. Una centrale nucleare, per quanto nascosta, minerebbe molto l’immagine delle zone da promuovere. E poi c’è sempre il discorso delle scorie, che è quello più delicato e al quale non possiamo che guardare con profondo sospetto.
Voi cosa ne pensate? Non lasciate i soliti commenti anti-Berlusconi o anti-Cappellacci o anti-Soru. Voglio dire: considerando lo stato energetico dell’Italia, che ha effettivamente bisogno del nucleare, il quale è considerato energia pulita, e considerando lo stato della Sardegna, pensate che sia giusto renderci disponibili per ospitare una centrale nucleare?
Comments
Daniele
Penso che questo sia il secondo articolo su questo blog con il quale mi trovo d’accordo parola per parola (e pure a distanza di poco tempo).
Creare falsi allarmi non porta a niente, peró è sempre bene tenere gli occhi aperti… non che non mi fidi delle rassicurazioni date in campagna elettorale, per caritá! :)
IoMe
E’ una domanda retorica vero?
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Bruno parlo da giovane di destra ma prima di tutto sardo, tanto volte ho dichiarato che di persè non sono contrario al nucleare, dico semplicemente che in Sardegna non serve a niente noi dal punto di vista dell’energia non abbiamo defict come il resto d’Italia e comunque ci sarebbe sempre il problema delle scorie, inoltre dico che la nostra isola “vive” per lo più di turismo e agricoltura e una centrale nucleare sarebbe un danno sia per il turismo, sia per l’agricoltura basti pensare al danno d’immagine che avrebbe l’Arborea se nel Campidano fosse costruita una centrale, pensiamo al nostro futuro e dei nostri giovani e delle prossime generazioni ha ragione Pisanu: Sardegna svegliati! Saluti a tutti! :)
Tiago
Questo è tutto l’articolo di Repubblica,anche vicino a Nuoro tra Capo Comino e Santa Lucia.
E inutile che si dica di non lasciare commenti. Anti Berlusconi anti Capellacci ecc.
Il problema è che Berlusconi grazie a voi tutti a tradito la Sardegna per i suoi SPORCHI interessi.
Quindi a nche voi ne siete RESPONSABILI DI TUTTO CIO’,e questo e solo un’altra enorme inculata per tutto il popolo Sardo.
DOSSIER
Centrali in Puglia, Sardegna e Piemonte
contro i rischi di terremoti e inondazioni
La mappa dell’Enea. L’innalzamento dei mari mette fuori gioco larghi tratti di costa
di MAURIZIO RICCI
ROMA – In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ’70. E’ una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l’area di confine fra Piemonte e Lombardia e l’estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche.
Qui, però, il problema non è tanto – o soltanto – l’eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all’esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L’impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale.
Se sovrapponete la mappa dell’Enea sull’allagamento delle coste a quella dell’Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L’obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo di quel quantitativo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt.
Le quattro centrali prospettate – che, peraltro, anche nell’ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 – ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell’obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11.
Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L’industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E. On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.
(13 maggio 2009) Tutti gli articoli di Scienze e Ambiente
Tiago
Ecco per dire ancora NO al nucleare.
«Arrivai al reattore alle 6 del mattino. L’esplosione era avvenuta all’1.23. Non ne sapevo niente e all’alba uscii di casa per raggiungere la centrale. Sull’autobus si parlava di un guasto ma nessuno sapeva. Solo quando calpestai la graffite contenuta nei locali dove avviene la reazione capii. Cominciai subito a lavorare con la mia squadra di elettricisti per rimettere in funzione le turbine. Fummo i primi ad arrivare da fuori, fino ad allora erano intervenuti i colleghi di turno e i vigili del fuoco.» [Anatoly Kolyadin, 57 anni]
Anatoly perde la pelle delle gambe tre volte all’anno, soffre di dolori alle articolazioni e fulminanti emicranie. E’ uno dei rari sopravvissuti a Chernobyl, anche se in quelle ore assorbì una quantità di radiazioni mai calcolata. Le prime squadre dei pompieri semplicemente si dissolsero nel giro di qualche settimana. Oltre quattromila morti secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma la vera cifra non si saprà mai. Il reattore venne chiuso in un sarcofago di cemento, per bloccare la fuga radioattiva. Oggi quel sarcofago sta già cedendo.
Ci sono molte ragioni per dire no al nucleare. Oggi inizieremo a pubblicarne alcune. Nei prossimi giorni completeremo il quadro.
1. Il nucleare non è sicuro, è a rischio di incidenti catastrofici
Nel 1979 ad Harrisburg (Usa) si è sfiorata la “fusione del nocciolo”, che c’è stata a Chernobyl (Ucraina) il 26 aprile 1986, con decine di migliaia di tumori e leucemie nei 20 anni successivi e più di 1000 morti per tumore tra i soldati intervenuti; ha contaminato l’acqua di 30 milioni di ucraini; irradiato 9 milioni di persone. Oggi, nelle regioni confinanti, 2/3 degli adulti e metà dei bambini sono ammalati alla tiroide, c’è il raddoppio delle malformazioni.
Nel 2002 nell’Ohio (Usa) si è sfiorato lo stesso disastro; nel 2004 a Sellafield (GB) c’è stata una fuga 160 kg di velenosissimo plutonio rivelata solo dopo 8 mesi.
Dal 1995 al 2005 c’è stata una serie di incidenti gravi (con 7 morti e centinaia di contaminati gravi) nelle centrali del Giappone: tra cui uno gravissimo a TokaiMura nel 1999 (2 lavoratori morti, 3 gravemente contaminati e 119 esposti a forti dosi di radiazioni) e il più grande impianto nucleare al mondo chiuso il 16 luglio 2007 per i danni da terremoto.
Avere il nucleare vicino casa non è assolutamente lo stesso che a centinaia di chilometri.
2. Dopo 50 anni, non si sa ancora dove mettere le scorie radioattive
Ci sono milioni di tonnellate di scorie (di cui ben 250.000 altamente radioattive) senza smaltimento definitivo. Gli Usa hanno speso 8 miliardi di dollari in 20 anni senza trovare una soluzione.
In Italia, nel 2005, il governo ha dato 674 milioni di euro alla Sogin che, dopo il ridicolo tentativo di Scanzano Jonico (sismico, come gran parte d’Italia), non sa dove mettere le “ecoballe” radioattive: il plutonio resta altamente radioattivo per 200.000 anni! L’uranio 238 per milioni di anni…
3. Non esiste il nucleare “sicuro e pulito” di Quarta generazione
Le centrali di terza generazione, che Berlusconi vuole costruire, dovrebbero durare più di quelle in funzione – seconda generazione -, senza aver risolto il problema delle scorie né della sicurezza intrinseca – spegnimento automatico se c’è un incidente grave.
Le chiama ponte verso una quarta generazione che promette sarà assolutamente sicura, non proliferante, con poche scorie e meno pericolose. Ma i reattori di quarta generazione NON esistono! Sono previsti DOPO il 2030, come se fosse domani; e quanto dopo?
Intanto il governo propone un colossale rilancio del nucleare con reattori che, almeno fino al 2040, aggraverebbero tutti i problemi creati dal nucleare!
Infatti l’Enel ha investito quasi 2 miliardi di euro per completare, in Slovacchia, due reattori di vecchia tecnologia sovietica, addirittura privi di involucro esterno, perchè tanto “la probabilità di un impatto aereo è trascurabile”…
4. E’ favola “solo col nucleare si può fermare il riscaldamento globale”
Per avere una riduzione di gas serra bisognerebbe costruire una centrale nucleare ogni 10 giorni – 35 all’anno – per i prossimi 60 anni! Così, con 2.000 nuove centrali nucleari, si fornirebbe il 20% dell’energia totale. C’è qualcuno, sano di mente, che pensa si potrebbe procedere a questo ritmo?
Nessuno dei top manager dell’energia crede che le centrali esaurite nei prossimi anni saranno rimpiazzate per più della metà. Il trend mondiale del nucleare è verso il basso: solo per mantenere il numero e la potenza delle 435 centrali attuali – ne sono già state chiuse 117 – ce ne vorrebbero 70 nuove entro il 2015. Una ogni mese e mezzo! E altre 192 entro il 2025: una ogni 18 giorni! Tutto per continuare a produrre non il 20%, solo il 6,5% dell’energia totale…
2.000 scienziati dell’IPCC – ONU – lo hanno certificato nel 2007: Il nucleare non potrà fermare la febbre del pianeta.
Inoltre il ciclo completo – estrazione ed arricchimento dell’uranio, smaltimento scorie, costruzione e smantellamento centrale – emette gas serra quanto il ciclo a combustibile fossile.
5. L’uranio, come il petrolio, scarseggia e dobbiamo importarlo
L’Italia non ha uranio, dovrebbe importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada.
Secondo l’Agenzia per l’energia Atomica, l’uranio dovrebbe scarseggiare dal 2030, invece già dal 1991 ha raggiunto il picco: se ne consuma più di quanto si estrae. Sono le scorte militari che forniscono metà del combustibile. Senza nuovi reattori, la produzione di uranio è già insufficiente, perciò il suo prezzo si è moltiplicato per 10: dal 2001 al 2007 è salito da 7 a 75 dollari la libbra.
6. Altro che “bassi costi”: il nucleare è fuori mercato
Le stime Usa per i nuovi impianti danno il nucleare a 6,3 cent/ kWh contro 5,5 del gas e 5,6 del carbone. Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush – 1,8 cent/kWh, oltre il doppio del differenziale di 0,8 cent -, nessuno ci investe più dal 1976.
L’unico reattore in costruzione in Europa è in Finlandia: l’azienda privata ci sta perchè lo Stato paga – fa pagare ai contribuenti.. – lo smaltimento delle scorie e smantellamento finale della centrale, che costa quasi come la costruzione. Lo stato garantisce inoltre l’acquisto di tutta l’energia prodotta per 60 anni: un affare senza rischi per il privato! Ma l’entrata in funzione della centrale, ordinata nel 1996, è slittata dal 2009 al 2011: 15 anni. Così il suo costo finale, da 2,5 miliardi di euro è aumentato a 4 miliardi: più di 4 volte di una centrale a metano della stessa potenza, 1600 MW.
I ritardi nella costruzione sono una costante dell’industria nucleare: negli Usa i costi di 75 reattori, previsti in 45 miliardi di dollari, sono aumentati a 145, tre volte il previsto.
In Italia i tempi sarebbero più lunghi e i costi più alti. Questo è il paese dove un km di Tav costa 4 volte di più rispetto alla Francia. Chi pagherebbe?
L’Enel per le 2 centrali slovacche, spende 2.700 euro/kW, mentre una centrale a gas costa meno di 500 euro/kW. Chi paga?
Per ora, avete di che riflettere. Nei prossimi giorni, approfondiremo anche il resto.
Tiago
Se volete continuo….
Saluti a Tutti prima del non Ritorno.
Tiago
Fermiamo queste Scelte Criminali e Scellerate…
Franco-M.
ho cambiato idea sul nucleare. accetterei una centrale ma in cambio pretenderei la bonifica totale dei poligoni di tiro di quirra e teulada.
Tiago
Bisogna pretendere le bonifiche dei poligoni,
ma dire NO al nucleare caro Franco…
Ma cosa scrivi?
Maralai
secondo me l’Isola non deve stare a guardare, ed intanto suggerisco una prima mossa preventiva: ritiro dei ministri sardi, ma anche del 99% dei sottosegretari, dal governo. però-seriamente- ho difficoltà a dire si in continente, e no in Sardegna. se siamo convinti che abbiamo sbagliato in passato a diffidare del nucleare, allora dobbiamo accettare la sfida; se, diversamente, riteniamo insidioso, pericoloso, non sicuro il nucleare allora dobbiamo, senza alcuna paura, destracentrosinistraetc, dire di no, e difendere questa convinzione. io sono cresciuto politicamente diffidando del nucleare e continuo anche ora a non provare molta stima. sono sicuro della utilità economica, a condizione che le centrali stiano il più lontano possibile da noi. questione di irrazionale paura. ma tant’è.
M
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Franco-M non trovo giusto quello che dici noi dobbiamo pretendere la bonifica dei poligoni e continuamo a dire no al nucleare! Non possiamo sempre essere gli ultimi! Saluti
Leogan
Cari tutti, solo per dire che secondo me l’opzione nucleare per l’Italia è irrealistica e antieconomica.
Concordo pienamente con lo splendido post di Tiago.
Aggiungerei che a tutt’oggi in Italia non sappiamo dove smaltire i rifiuti radioattivi ospedalieri, quelli che sono prodotti per far funzionare PET, SPECT etc.
Un governo serio che volesse dimostrare di sapere gestire queste problematiche (non importa se di destra o sinistra o alto o basso)
per prima cosa dovrebbe preoccuparsi di questo problema. Invece silenzio su tutto il fronte, e si che sarebbe molto più semplice costruire un deposito per scorie a media attività.
Dal punto di vista economico, volevo solo sottolineare che con 5 miliardi di euro (costo medio stimato per la costruzione di una centrale) si potrebbero incentivare tranquillamente misure alternative quali l’installazione di pannelli fotovoltaici o per il solare termico o centrali eoliche magari in mezzo al mare. Una torre eolica costa 300.000 euro se non ricordo male…
In Danimarca ci sono gruppi di persone che si mettono ionsieme per acquistarne una e dopo 5 anni sono rientrati dall’investimento….
Per ultimo: incentivare la costruzione di dispositivi che risparmino energia. si potrebbe tranquillamente arrivare al 10% dei consumi (come stima prudenziale).
Saluti a tutti…
Antoni su Longu
I siti altamente inquinati, Porto Torres, Sarroch, Iglesiente, hanno inquinato e continuano ad inquinare, basta vedere le statistiche epidemiologiche su neoplasie e malattie respiratorie. Pensate che le centrali nucleari possano essere più dannose?
Ripeto quello che ho detto tempo addietro.
Centrali in Sardegna a patto di: dimezzamento delle tasse per tutti i residenti in Sardegna, Comitato di controllo di parte terza formato dalle rappresentanze del territorio, imprese, materiali e maestranze solo se residenti in Sardegna.
Solo se si ottiene una contropartita significativa, sennò niente!!!!
Leogan
Purtroppo non ci saranno “contropartite” serie.
Se andate a vedere chi è che all’estero controlla
le centrali nucleari e la loro sicurezza, es. in Francia, mica sono coivolte le persone del territorio…
Solo per ricordare che ai tempi di Chernobyl mia sorella era in gita in Francia, e fino al loro ritorno in Italia nessuno sapeva niente, anche eprchè la notizia non passava su televisioni e telegiornali…
Figuratevi qui in Italia se la notizia di qualche fuga potrebbe essere divulgata.
Se non ricordo male ci fu un incidente di un sottomarino nucleare statunitense qualche tempo fa prorpio nelle acque della sardegna…. ne avete saputo qualcosa? Avete forse avuto qualche notizia sulle conseguenze?
Non dimenticate che siamo nel paese che quando i livelli di atrazina nelle falde freatiche superarono i limiti consentiti, invece di indagare e chiudere gli acquedotti, per legge innalzarono il livello massimo per dichiarare le acque potabili di nuovo….
Io non mi fido.
E comunque e’ inutile illudersi, non ci saranno benefici per la popolazione.
Molto meglio sarebbe la diffusione di tecnologie tipo il fotovoltaico che quelle si darebbero lavoro
a parecchie persone (elettricisti, muratori, idraulici, etc.) locali per l’installazione e la manutenzione.
Leogan
Per Antoni:
non ho capito bene se:
1) il deposito di scorie ad alta attività potrebbe essere localizzato in Sardegna. (ci sono appunto tante aree sottoposte a servitu’ militare);
2) chi pagherebbe per la costruzione delle centrali
(ENEL? ENDESA? EDF? EDISON?)
3) il costo di smantellamento e di localizzazione delle scorie (pari se non superiore a quello di ciostruzione della centrale) a chi dovrebbe essere imputato?
Non mi sembrano dettagli marginali.
Ah, se non nerro ENEL e EDF hanno già firmato contratti per costruire 4 centrali nucleari in Italia, e questo prima che venisse emanata una legge che autorizzava la ripresa del settore nucleare in Italia.
Chissà cosa c’e’ veramente scritto in quegli accordi benedetti dall’attuale governo.
Tiago
LA CENTRALE DI TERZA GENERAZIONE E’PIU’ PERICOLOSA.
Berlusconi deve dei soldi a Sarkozy. Non si spiega altrimenti! Nel giro di pochi mesi ha prima svenduto Alitalia ad Air France per 320 milioni, dopo averla risanata a spese degli italiani, evitando di fargliela acquistare per un miliardo e mezzo sull’orlo del fallimento. I francesi, da par loro, non si sono risparmiati a prenderci per il culo. Stavano ancora ridendo, quando ieri gli abbiamo finanziato l’industria nucleare. Il grande ballista delle regionali dice che negli anni ’70 eravamo protagonisti del nucleare, ma poi abbiamo ceduto al fanatismo ideologico. Vediamolo insieme, questo fanatismo ideologico.
Nel 1979 ad Harrisburg (Usa) si è sfiorata la “fusione del nocciolo”, che è avvenuta invece a Chernobyl (Ucraina) il 26 aprile 1986, con decine di migliaia di tumori e leucemie nei 20 anni successivi e più di 1000 morti per tumore tra i soldati intervenuti. Ha contaminato l’acqua di 30 milioni di ucraini e irradiato 9 milioni di persone. Oggi, nelle regioni confinanti, 2/3 degli adulti e metà dei bambini sono ammalati alla tiroide, e c’è il raddoppio delle malformazioni. Nel 2002 nell’Ohio (Usa) si è sfiorato lo stesso disastro; nel 2004 a Sellafield (GB) c’è stata una fuga 160 kg di velenosissimo plutonio rivelata solo dopo 8 mesi. Dal 1995 al 2005 c’è stata una serie di incidenti gravi (con 7 morti e centinaia di contaminati gravi) nelle centrali del Giappone: tra cui uno gravissimo a TokaiMura nel 1999 (2 lavoratori morti, 3 gravemente contaminati e 119 esposti a forti dosi di radiazioni) e il più grande impianto nucleare al mondo chiuso il 16 luglio 2007 per i danni da terremoto. Incidenti analoghi, poco pubblicizzati, si sono verificati in Francia e in Yugoslavia.
A tutt’oggi non si sa dove smaltire le scorie, e l’unica soluzioni è sotterrarle nella speranza che niente e nessuno le tocchi per migliaia di anni. Stiamo ipotecando un futuro talmente lontano che al confronto la storia della civiltà è un raccontino. Si accettano scommesse: quanti terremoti potrebbero verificarsi nei prossimi diecimila anni?
Ma vediamole, queste centrali nucleari di terza generazione sbandierate da Silvio Berlusconi come assolutamente sicure. Si chiamano EPR (European Pressurized water Reactor), e manco a dirlo sono peggio, molto peggio di quelle alla Chernobyl. Non lo dico io, lo dice la stessa industria del nucleare, che in un paese dove ci sono ancora giornalisti liberi consegna a The Indipendent una serie di dati impressionanti.
I reattori nucleari europei ad acqua pressurizzata in caso di incidente sono più pericolosi, molto più pericolosi di quelli vecchi. Secondo EDF, Électricité de France, la maggiore società produttrice e distributrice di energia in Francia, l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Secondo la società di smaltimento scorie radioattive finlandese Posiva, l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe perfino sette volte maggiore. Non basta, per la cugina svizzera Swiss National Co-operative dor the Disposal of Radioactive Waste, la fuoriuscita di cesio 135 e di cesio 137 sarebbe superiore di 11 volte!
Conti che non fermano il governo. Del resto, il ritorno al nucleare era espressamente previsto dal Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, e il Discepolo 1816 era e resta, a dire dello stesso maestro venerabile, il migliore allievo e l’unico in grado di portarlo a compimento. Poichè di energie rinnovabili e di fotovoltaico la P2 non sapeva un acca, è comprensibile che dalle nostre parti nessuno ci investa. Senza il bigino di Gelli, Silvio è perduto.
Cittadini di Oristano, Caorso, Latina, Garigliano, Trino Vercellese, Palma, Agrigento, Scanzano Jonico, Mola, Termoli, Ravenna, Chioggia, Monfalcone, San Benedetto (AP), Scarlino e Fossano… siete stati nominati! Tra tutti voi entro aprile Scajola sceglierà, tramite televoto, i fortunati che ospiteranno una fantastica centrale nucleare super-sicura. Garantisce il pignattaro di Arcore.
E delle sue garanzie potete fidarvi, quando dice una cosa, è quella!
Tiago
Vi consiglio di leggere i precedenti miei post.attentamente.Non sono invenzioni,o mie convinzioni.
Saluti
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Tiago adesso stai esagerando in una maniera assarda non puoi dire certe cose e tantomeno riferirti a un Presidente del Consiglio di quale colore esso sia in questa maniera!
Tiago
Caro GGGS il problema è che non sono io che esagero.Ma è il tuo ripetto il tuo Presidente del Consiglio leggi anche il Sole 24 Ore ed altro.
Fatti una cultura multilaterale.
Così puoi capire qualche cosa di più.
Ciao
Tiago
BALLE NUCLEARI
Oggi parliamo di nucleare. Lo facciamo partendo da uno studio del CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali. Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.
A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c’è San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un’area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l’unica possibilità è quella di costruire una centrale nella riserva naturale regionale della Sentina. Parliamo di un’area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.
In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr. Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d’anni – 2010 – raggiungeranno i 20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il 15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale, ad alcuni tipi di biomasse e alle fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle centrali idroelettriche. Un chilowatt prodotto dall’uranio costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata. C’è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un’aereo tira giù una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l’esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.
Non è finita. Le 438 centrali nucleari attualmente a regime consumano 65.000 tonnellate di uranio all’anno. La produzione mondiale è di 40.000 tonnellate. Da dove arrivano le 25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell’ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare? Tra quindici o vent’anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell’uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili: la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare, consuma più petrolio dell’Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale. Nè avremmo eliminato la spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui dipendiamo energeticamente, come la Russia. L’uranio non è una risorsa di cui l’Italia dispone: la deve importare. Da chi? Dal Canada, dall’Australia e… dalla Russia. Altro giro, altro regalo.
Fin’ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare 20.000 tonnellate di caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena chiuso la porta in faccia. Obama stesso non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d’acqua che dista neppure un campo da calcio dal lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c’è crisi, si sa. Partire costa. Del resto, non è facile trovare un posto garantito per diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?
Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa boutade propagandistica dell’accordo italo francese sul nucleare è un semplice memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un’intenzione di collaborare senza alcun vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto Not in My Backyard – non nel mio giardino. In Sardegna il Presidente Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell’esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo. Inoltre si fanno i conti senza l’oste. L’oste è il referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno. Con queste premesse, sembra più probabile che l’accordo sia funzionale all’ENI e ai suoi contratti all’estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone.
Tiago
Pubblico la seconda parte dell’intervista a Paolo Canducci, giovane Assessore Comunale di San Beneddetto del Tronto, dove affronta più esaustivamente alcune delle tematiche delineate in Balle Nucleari, aggiungendo nuovi spunti e nuove riflessioni.
Claudio Messora: “Come nasce questo studio del CNR datato 20 marzo 2008 che identifica nel comune di San Benedetto del Tronto una possibile location per la costruzione di una centrale nucleare di media potenza?”
Paolo Canducci: “Nasce da un’iniziativa di alcuni collaboratori del Ministero dell’Ambiente che chiedono al CNR uno studio di fattibilità per la costruzione di una centrale nucleare, e individuano San Benedetto del Tronto. Molto probabilmente si riferivano alla zona della Sentina perché altrimenti mi sorge il dubbio di capire dove c’è lo spazio, perché San Benedetto purtroppo è fortemente edificata, quindi spazi per strutture del genere, tranne in quell’area, non ci sono. E’ chiaro che il CNR ha fatto uno studio di fattibilità esclusivamente legato all’approvvigionamento di acqua, alla vicinanza di infrastrutture. Forse, ritengo che non abbia approfondito l’elemento qualificante di quell’area, che è una riserva regionale, che ha dei vincoli importanti, anche per cose molto più piccole di una centrale nucleare. E’ quindi chiaro che in un contesto normativo di riferimento regionale e locale di questo tipo, le complicazioni per un intervento del genere sono notevoli. Questo solo per rimanere sotto l’aspetto formale, per non dire che non c’è quel consenso sociale sul nostro territorio che possa accettare o condividere l’installazione di una centrale di questo tipo.
Nel novembre scorso una mozione che chiedeva al Consiglio Comunale di votare contro l’installazione di una centrale nucleare, contro la realizzazione di un deposito di scorie, contro il passaggio delle scorie nel nostro territorio è stata votata all’unanimità. Significa che è stata votata anche dall’opposizione, ovvero dagli stessi partiti che invece a Roma sostengono la necessità di tornare al nucleare. Questo che cosa significa in termini spiccioli? Che a Roma si fa semplicemente propaganda, perché quando si va a focalizzare bene dove realizzare queste grandi opere energetiche, poi o ci si scontra con quelle che sono le esigenze territoriali. Da ultimo, il nuovo Presidente della Regione Sardegna, che tutto si può dire tranne che non sia fortemente legato al Presidente del Consiglio, se non altro almeno per i rapporti che il Presidente ha col papà commercialista, anche lui il giorno dopo le elezioni ha detto ‘Caro amico Silvio, da noi la centrale non la puoi fare’. Pur se ci fosse l’accordo sulla linea teorica, le difficoltà di realizzazione di una centrale nucleare sarebbero enormi. Tant’è che mi viene il sospetto che l’accordo sottoscritto qualche giorno fa, oltre che una cosa che può succedere solo in Italia: quando è ancora in vigore il risultato di un referendum, il Presidente del Consiglio fa un accordo contro il risultato del referendum senza avere fatto prima una legge che supera il referendum. Si fa cioè un accordo ufficiale contro legge! Estremizzando e con le debite proporzioni sarebbe come se Berlusconi e Sarkozy avessero fatto un accordo per rendere lecito l’omicidio senza prima cambiare la legge che punisce l’omicidio. E’ chiaro che è un’iniziativa che ha un effetto propagandistico più che pratico.
Ci presentiamo con una proposta vecchia, superata, che è quella di un nucleare di terza generazione, che quando verrà inaugurata, quando verrà tagliato il nastro all’inaugurazione, molto probabilmente nemmeno dallo stesso Presidente del Consiglio considerata l’età, le tecnologie saranno andate avanti e noi staremo ancora a inaugurare una cosa già oggi vecchia ancora prima che parta il progetto. Oggi il ricorso al nucleare inteso come quella tecnologia che produce scorie di cui oggi nessuno ancora sa cosa farne se non nasconderle da qualche parte, con costi enormi per la collettività, poi ci sarebbero le spese da sostenere per lo smaltimento delle scorie, e le spese da sostenere dopo trent’anni per la messa in sicurezza della centrale in smaltimento. Spese che guarda caso in Finlandia, dove stanno costruendo la centrale in questi anni, la società che la costruisce non si è voluta accollare. Il rischio dei costi di smaltimento e della messa in sicurezza della centrale nucleare se li è accollati lo stato. L’impresa non se li è voluti accollare, a dimostrazione della diseconomicità di questa tecnologia.
Uno dice, ma allora cosa si deve fare? L’Italia ha bisogno di energia. La risposta è intervenire sull’efficienza e sul risparmio energetico degli edifici residenziali e produttivi. Intervenire sul ciclo produttivo delle aziende, fare in modo che la produzione sia meno impattante, in termini sia di materie prime da consumare che anche di imballaggi e di prodotti. Dopo aver fatto tutto questo, dopo ossia avere messo in efficienza energetica gli edifici industriali, residenziali, quelli pubblici, le scuole… a quel punto produrre l’energia che necessita, perché ce ne sarà ovviamente una quota necessaria, attraverso le fonti alternative, che ormai hanno raggiunto uno sviluppo elevato, sia in termini di tecnologia che anche di diffusione e di solidità tecnologica ed economica. Quindi pannelli fotovoltaici, impianti eolici, geotermia, piccole centrali di cogenerazione e trigenerazione, in quella che è la logica dell’energia diffusa. Non grandi centrali, che creano problemi nel territorio dove vengono realizzate, ma piccoli insediamenti che permettono di avere energia dove serve, quando serve e quanta ne serve, evitando gli sprechi e le speculazioni, perché grandi centrali possono essere realizzate solo da grandi gruppi che poi alla fine decidono il prezzo. Piccole centrali possono essere realizzate anche da piccole imprese o anche da consorzi all’interno di un nucleo produttivo, di una zona industriale, e quindi sono loro a stabilirsi il prezzo. Io con simpatia la chiamo l’anarchia dell’energia, in senso positivo, ossia ognuno si fa l’energia di cui ha bisogno, e quindi non è schiavo di chi te la vende, quando vuole e al prezzo che vuole. L’abbiamo visto con i problemi con la Russia per quanto riguarda l’approvvigionamento del gas. Se sei troppo dipendente da un grande fornitore, il fornitore fa il prezzo, il fornitore decide i tempi, il fornitore decide le quantità.”
Claudio Messora: “Noi vorremmo sostituire la dipendenza dal petrolio con la dipendenza dall’uranio, che già adesso viene ricavato nella quantità di 40.000 tonnellate all’anno, mentre il consumo delle 438 centrali nucleari attualmente a regime è di 65.000 tonnellate all’anno, quindi c’è un gap da colmare, che andrà acuendosi nel tempo con l’eventuale costruzione di nuove centrali. Il prezzo dell’uranio potrebbe lievitare alle stelle se non esaurirsi direttamente la materia prima.”
Paolo Canducci: “E’ verissimo quello che dici, tant’è vero che l’equazione “centrali nucleari = prezzo dell’energia più bassa” è una menzogna, ma non perché sono sicuro che il prezzo dell’energia sarà più alto, ma perché io non sono sicuro che sarà più basso. E’ una menzogna in questo senso, perché nessuno oggi ci sa dire quanto costerà smaltire le scorie, o quanto costerà rimettere in sicurezza la centrale una volta esaurita, e quelli sono costi che in un business plan, nella realizzazione di un progetto, vanno considerati per stabilire quello che dev’essere il costo al chilowatt. In più, nessuno ci dirà tra quindici o vent’anni quanto costerà l’uranio. Nessuno ce lo può dire oggi come nessuno ci poteva dire che a luglio il petrolio stava a 150 dollari e oggi sta a 50 dollari. Quindi dice una grande bugia, e chi la dice sa di dirla, e questo è ancora più grave, chi dice che con le fantomatiche quattro centrali nucleari di Berlusconi e Sarkozy il costo al chilowatt sarà più basso. E’ una grande menzogna, perché loro non ne possono essere sicuri. La soluzione c’è, ed è quella di non farle le centrali nucleari, a meno che non si scopra che si possa fare energia senza l’uranio e senza produrre scorie. Questa fantomatica quarta generazione di cui tanto si parla ma di cui nessuna ha ancora spiegato bene di cosa si tratta, dovrebbe avere a che fare con un modello di centrale che consuma meno uranio e non produce scorie. Questo però è solo sulla carta. In realtà le centrali che fanno oggi sono quelle vecchie, che consumano uranio come hanno sempre fatto e che producono scorie che non sono in grado di essere smaltite.”
Tiago
GGGS ti basta o devo postare ancora con articoli che non sono scorie comuniste?
Questa è una piccola parte dell’argomento sul Nucleare.
Saluti sinceri a tutti.
Tiago
Scusate il fuori programma.
Mi è sembrato doveroso nel momento in cui si Parla di noi tutti.
Rassegna Stampa dal sito della Regione Sardegna
http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_54_20090514102457.pdf
il copia incolla continuo rovina l’autorevolezza del sito. Grazie. E’ l’ultima volta che lo dico: si riporti il link.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
>Tiago questo blog non è un contenitore di copia incolla ha ragione Bruno che ha fin troppa pazienza! Saluti!
Ps: ripeto e ripeto che Berlusconi può stare simpatico o no e tranquillo che io sono il primo a criticarlo in alcuni casi ma rimane il mio come il tuo Presidente come di tutti gli italiani che ti piaccia o no è così! Saluti
Tiago
Scusate del copia incolla avete ragione ma a volte mettendo solo il link,molte persone entrano/escono dal link troppo velocemente.
Siccome l’argomento trattato e IMPORTANTISSIMO per tutta la comunità,mi è sembrato doveroso pubblicare tutti i documenti possibili,per dare modo ad una seria riflessione,ed eventuali dibattiti sull’argomento in questione.
Approfitto per un ringraziamento doveroso a Bruno Murgia,per aver trattato nel suo Blog l’argomento in questione.
Cordiali Saluti