Entries from: maggio 2009

Bel colpo, Cap:«Il Festival si farà, la Regione pronta a finanziare Gavoi»

Voi sapete che ho lavorato molto perchè si facesse il Festival di Gavoi e tutte le altre manifestazioni culturali dell’estate: da Cala Gonone Jazz a Berchidda di Paolo Fresu fino al seminario jazz di Nuoro di fine agosto. Mi pare che ci siamo. E devo dire che oggi Cappellacci, con una lettera garbata ma con le punzecchiature giuste, chiude la polemica e si prepara al confronto con il mondo della cultura. Lo scopo ultimo è sempre quello, sul nostro versante : dialogo, ma la sfida è aprire nuove strade.

Lettera aperta alle cittadine e ai cittadini di Gavoi (e a chi crede alla libera circolazione delle idee e della cultura). C’era una volta… Così i nonni cominciavano a raccontarci favole e leggende che hanno accompagnato l’infanzia di tanti di noi. Mi pare il modo migliore per proporre qualche “piccola” riflessione su una delle iniziative più meritorie per la valorizzazione di Gavoi e dell’intera Barbagia: il Festival letterario.

L’appuntamento di luglio con gli scrittori e i libri, organizzato anche quest’anno dall’Isola delle Storie, è senz’altro un modo intelligente e accattivante per testimoniare le tante potenzialità e capacità di noi sardi.

Eppure… eppure in certe occasioni non rinunciamo ad assumere i comportamenti da martiri a tutti i costi.
Una settimana fa, qualcuno abituato a scrivere racconti di fantasia, ha voluto farvi credere che la Regione avrebbe rinunciato a sostenere il Festival di Gavoi.

Forse quelle sue parole derivano dal fatto che lui, al nostro posto, si sarebbe comportato così.

Questa Giunta regionale no. È diversa: alla logica della vendetta e dell’insulto preferisce l’uso della ragione.
Se c’è chi alimenta visioni manichee, che tendono ad accentuare i momenti di divisione a scapito di modelli che esaltano l’appartenenza alla comunità, evidentemente lo fa per tornaconti egoistici a noi del tutto ignoti.
È davvero difficile, come è successo nei giorni scorsi, replicare ad attacchi che non si basano sui dati di fatto, ma su atteggiamenti che sembrano rispondere unicamente a logiche di schieramenti contrapposti.

Come spiegare altrimenti l’accusa – del tutto infondata – del pericolo di taglio dei contributi? Lo voglio dire chiaramente: la Regione Sardegna finanzia anche quest’anno il Festival letterario di Gavoi.
Anzi lo farà prima del 15 giugno, in anticipo rispetto a quanto accaduto nel 2008.

L’impegno è solenne.

Sbaglia sapendo di sbagliare chi ha pensato di “salvare” il Festival di luglio minacciando di rassegnare le dimissioni dal proprio incarico di Presidente dell’associazione organizzatrice. Chissà, magari non crede più in quello che fa.
In tutti i casi, il Festival letterario è un patrimonio della comunità di Gavoi e non è di proprietà di questo o quello… Perciò noi ci sottrarremo mai alle nostre responsabilità istituzionali.

Non mi sembra il caso di aggiungere altro. Questi i fatti. Il resto – compreso, ovviamente, l’impegno della Regione a sostenere un’iniziativa meritoria – lo lasciamo al giudizio delle cittadine e dei cittadini di Gavoi e di tutti i sardi. Il C’era una volta dei nostri nonni si concludeva sempre col e vissero felici e contenti, oggi non è forse tempo di sogni ma è senz’altro tempo di responsabilità e di serietà. UGO CAPPELLACCI

Saras, accertare le responsabilità

Saras, Murgia (Pdl): Di lavoro non si può morire
“Servono più controlli e rispetto delle leggi”

Cagliari, 26 mag. (Apcom) – “Questo grave, ennesimo lutto nel mondo del lavoro in Sardegna colpisce tutti quanti”. Lo ha dichiarato Bruno Murgia, parlamentare del PDL, commentando la tragica morte di tre operai nella raffineria Saras di Sarroch, nel cagliaritano.

“La politica ha il compito di rendere più sicuro il lavoro – ha spiegato Murgia – non è possibile andare avanti così, perchè sono cose che capitano in tutti i contesti anche quelli giudicati più sicuri. Controlli, prevenzione, rispetto delle leggi. E’ ora di darci una mossa. Di lavoro non si può più morire”.

Aggiungo. nel cordoglio ai familiari, che non penso queste cose accadano per una fatalità. Bisogna circoscrivere le responsabilità, perseguire i colpevoli, aumentare i controlli per assicurarci l’osservanza delle leggi, che ci sono. Bisogna riaprire il tavolo per la sicurezza sul lavoro, che in Sardegna assume i contorni di un dramma sociale.

Fois, Cap e ciò che dobbiamo fare

gavoi«Indicarmi come presidente – sorrideva ieri Murgia – è una simpatica provocazione che mi farà guardare con sospetto nel mio campo politico. Ma se per assurdo accettassi – ha aggiunto – farei il festival mantenendo gli standard e le caratteristiche attuali. Dico di più: al posto di Ugo Cappellacci avrei sfidato Fois a restare e fare un’Isola delle Storie ancora migliore: il festival è un avvenimento importante per tutto il territorio, non una cosa di destra o di sinistra. Aggiungo che a me non importa nulla che questo avvenimento di altissima qualità sia gestito o pensato da un intellettuale di sinistra, ma se il centrodestra pensa di voler fare una nuova politica culturale si dia da fare, organizzi, programmi, faccia nascere tante altre Isole delle Storie. Ma intanto salviamo quello che già c’è». Celestino Tabasso, L’Unione Sarda, 26 maggio 2009.

Il punto è semplice: la cultura, come ho già avuto modo di dire, è un mezzo per collegarsi alla società, stabilire legami con essa, mediare nel tentativo di trovare soluzioni. Del ruolo degli intellettuali nella politica si discute da millenni. Sperare che Cappellacci e Fois, rispettivamente, risolvano il dilemma sollevato da Platone, mi sembra francamente troppo pretenzioso, non per le doti dei due, ma perchè mi sembra proprio una questione irresoluta e irrisolvibile per non dire propriamente utopistica. Il fatto è che la politica e la cultura non possono permettersi di diventare elitarie, soprattutto in Sardegna, dove si devono trovare soluzioni alternative per crescere e diffondere la propria immagine. Soprattutto in un’epoca di drammatica crisi come questa. Servono braccia e cervelli. Possibilmente collegati tra loro.

Ora, da Sardi, abbiamo accettato supinamente che dei mediocri viaggiatori dell’800 (escludo volutamente chi li ha preceduti come Goethe, o seguiti come David H. Lawrence) ci descrivessero come tre quarti selvaggi, dediti alle peggiori abitudini, immersi in una natura incivilizzata, se mi si può passare questo termine. Nel quarto rimanente eravamo sudditi. C’è voluto quell’autentico genio sardo, l’indimenticato Sergio Atzeni, per ristabilire le distanze e dire ancora una volta chi siamo. Non penso che si possa dire che il Festival di Gavoi scavi ancora quel solco là, quello dei viaggiatori, quanto piuttosto insista in un’idea di qualità a partire proprio da Atzeni, il capostipite dell’ultima ondata letteraria sarda. In buona sostanza, dal Festival di Gavoi, chiunque lo diriga, c’è solo da guadagnarci: in immagine, in economia, in turismo, in cultura.

Quello che penso per la parte politica che mi riguarda è semplice: noi dobbiamo produrre idee, alternative se è il caso, tirare fuori nuovi intellettuali e “inventare” gente che a oggi è ancora sconosciuta. Oggi il Festival è diretto bene da gente di sinistra: la sfida quindi è nel nostro campo. Dobbiamo promuovere un’idea intelligente di Sardegna che sappia andare oltre il rigido programma di Soru (mai realizzato in pieno) e lo stereotipo facilone rappresentato dai Briatores. Siamo tutti sardi, e in queste cose bisogna avere il coraggio se non di lavorare insieme, almeno di organizzarci per raddoppiare gli sforzi.

Gavoi, l’addio di Fois: lascio il festival per salvarlo

In questi giorni Marcello Fois sta scrivendo. E questa non sarebbe una grande novità visto che il romanziere e poeta nuorese scrive da anni, con soddisfazione sua, della Einaudi che lo pubblica e di molti lettori.

Il punto è che Fois si sta concentrando su una paginetta breve e densa di cui darà pubblica lettura a Gavoi nella serata inaugurale del 2 luglio. Oggetto: le sue dimissioni da presidente dell’Isola delle Storie. È l’epilogo brusco di una vicenda politica cominciata almeno due mesi fa, quando Fois ha cercato di ricordare alla giunta regionale che la sesta edizione del festival culturale si avvicina, e con essa si fanno sempre più pressanti le richieste da parte delle banche di garanzie sui finanziamenti. Il meccanismo è quello di sempre, con la differenza che gli altri anni la giunta – compresa quella presieduta da Italo Masala, An – si accollava le garanzie per far vivere il più importante e prestigioso appuntamento letterario della Sardegna.

In sostanza la Regione diceva attraverso una lettera di intenti: care banche state tranquille, date pure i soldi al festival perché noi intendiamo finanziarlo. Quest’anno invece no: la Regione non ha scritto né questo né altro. Un silenzio che ha allarmato molto il presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu (Pd), che sabato ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro «l’incompetenza della Regione che pur trovandosi di fronte ad un evento che ha ormai una cadenza fissa non riesce a dare una risposta ordinaria e permettere così alla macchina organizzativa di mettersi in moto. Chiederò al Consiglio provinciale di superare le comprensibili difficoltà derivanti dalla evidentemente diversa disponibilità finanziaria rispetto alla Regione e trovare nel bilancio i 180 mila euro necessari a tutelare questa nostra eccellenza culturale, che ci proietta in Europa e nel mondo, realizzato grazie ad un’intuizione di Marcello Fois». L’assessore regionale alla Cultura, Lucia Baire, ha risposto che «il caso Gavoi» è alla sua attenzione e ha avvertito: «Pur essendo favorevole alla libera espressione democratica di tutti, ritengo vane ed inutile le polemiche. Se la legge ci confermerà che dobbiamo dare il nostro contributo a questa manifestazione, se non ci saranno condizioni ad altri interessi strumentali tutto potrà essere presto risolto».

Una replica che non ha rassicurato per nulla Fois, che da tempo voleva capire se il suo personale orientamento progressista avrebbe creato problemi di sopravvivenza al festival da lui presieduto, un appuntamento che negli anni ha convocato in Barbagia autori come Nick Hornby, Richard Mason, Niccolò Ammaniti, Joe Lansdale, Giorgio Faletti e Paolo Giordano:

«Da subito – spiega lo scrittore – ho detto alla Regione una cosa abbastanza semplice: scindiamo le due cose, la mia attività personale non ha nulla a che fare con l’Isola delle Storie, non abbiamo mai fatto confusione tra i due piani né qualcuno ha mai cercato di politicizzare il festival: se qualcuno pensa che questo sia il mio festival si sbaglia, se il problema è la mia persona ecco le mie dimissioni». Una posizione semplice, e ancora più semplice è stata la risposta: «Nessuna. Non ho avuto repliche di sorta, non sono mai stato neppure ricevuto dalla Baire».

A questo punto, a poche settimane dall’inagurazione dell’edizione 2009, le dimissioni diventano una strada quasi obbligata. Con una postilla: «Vorrei indicare il mio successore alla presidenza del festival. Un uomo che ama la cultura, di opinioni diverse dalle mie ma rispettoso delle idee del prossimo: Bruno Murgia». Vale a dire il deputato nuorese del Pdl (tendenza Alemanno) che sul suo blog si è schierato accanto all’appuntamento culturale barbaricino scrivendo: «Sono perché il Festival si faccia, senza alcun dubbio. Aggiungo: il centrodestra vuole fare cose alternative? Benissimo: tiri fuori progetti e idee». Suona come la presa di posizione di un uomo piuttosto determinato. Magari riuscirà a farsi ricevere in assessorato.

CELESTINO TABASSO per l’ Unione Sarda

Tra Gavoi e l’indipendenza

Intanto i sardisti reclamano l’ indipendenza (ma in Regione i nostri leader non si parlano tra loro?). E’ aperta la gara a chi è più indipendentista o italianista. Vinca il migliore ! Su Gavoi: sono perchè il Festival si faccia, senza alcun dubbio. Aggiungo: il centrodestra vuole fare cose alternative? Benissimo: tiri fuori progetti e idee. Dalle parti di questo blog non ne mancano. E a proposito di indipendenza e nazioni sarde: nella mia Santa Lucia, all’alba della stagione turistica, le strade sono scavate. Polvere e terra ovunque. Il borgo è in pieno disordine. Quando si dice: abbiamo programmato per tempo e noi sardi offriremo servizi di qualità. Appello alla stampa libera: occupatevi di queste cose.

Nota per il mio amico stimatissimo Paolo Maninchedda: nella premessa della mozione aggiungerei: “accertato che per circa 50 anni la classe dirigente sarda nell’alleanza tra democristiani, socialisti, comunisti e spesso i sardisti ha fatto di tutto perchè la nostra Isola finisse nel sottosviluppo con scelte incredibili…”

Circolava da qualche settimana la voce che il Festival di Gavoi quest’anno potesse saltare. Ieri a fare esplodere il caso è stato, con una nota fatta arrivare alle redazioni dei giornali, il presidente della provincia di Nuoro, Roberto Deriu: «Non permetteremo che il “L’isola delle storie” non venga realizzato a causa dell’incompetenza della Regione, che, pur trovandosi di fronte ad un evento che ha ormai una cadenza fissa ed annuale, non riesce a dare una risposta ordinaria e a permettere alla macchina organizzativa di mettersi in moto». «Chiederò al consiglio provinciale – prosegue Deriu – di superare le comprensibili difficoltà derivanti dalla evidentemente diversa disponibilità finanziaria rispetto alla Regione e di trovare nel bilancio della Provincia i 180 mila euro necessari per tutelare questa nostra eccellenza culturale, questo miracolo che ci proietta in Europa e nel mondo. Quella stessa Regione che ne permise la nascita, con un atto firmato dall’allora assessore alla programmazione Ugo Cappellacci, ora per lungaggini e inefficienze ne mette in pericolo l’esistenza: ci muoveremo immediatamente per dare le certezze necessarie perché il Festival sia realizzato».

Contattata dalla «Nuova» per telefono, l’assessore alla Cultura Maria Lucia Baire replica a Deriu con una dichiarazione stringatissima: «Mi sembra una polemica senza fondamento. Tutte le iniziative culturali valide già in atto nei diversi territori saranno da noi sostenute». Più tardi, con una nota affidata all’Ansa, Baire fa riferimento alla legge regionale 14 del 2006, che regola i finanziamenti ai festival, e precisa che «non sono ancora operative le direttive che regolamentano questo settore». «Nonostante ciò, si è provveduto – osserva l’assessore – al regolare svolgimento de Sa Die de Sa Sardigna, alla partecipazione a Monumenti aperti, alla Fiera del libro di Torino, alla Fiera di Macomer e al sostegno economico in favore degli editori, con una recente delibera della giunta.

Io ho in evidenza sul mio tavolo il caso Gavoi e, pur essendo favorevole alla libera espressione democratica di tutti, ritengo vane e inutili le polemiche. Se la legge ci confermerà che dobbiamo dare il nostro contributo a Gavoi e se non ci saranno condizioni ad altri interessi strumentali, tutto potrà essere risolto nei prossimi giorni». Interviene anche Marcello Fois, presidente dell’associazione che organizza il Festival: «Al momento le cose stanno che, siccome dalla Regione ancora non sono arrivate le lettere d’intenti che ci occorrono come garanzia per ottenere i fidi, le banche, per darci i soldi, chiedono che sia io a garantire con i miei beni personali. E’ evidente che non ho molte strade davanti. E se il problema, politico, sono io, se il presidente Cappellacci ce l’ha con me per come mi sono schierato nella campagna elettorale, non ho problemi a mettermi da parte. A questo punto, anche se il Festival dovesse farsi, il primo giorno mi dimetterò pubblicamente, ovviamente spiegando perché lo faccio».

Fois ringrazia Deriu: «Compie un gesto di sensibilità nei confronti di un progetto come quello di Gavoi. Un gesto che ha un chiaro significato politico. Ma vorrei esprimere riconoscenza anche al deputato del Pdl Bruno Murgia, che in queste settimane difficili ha cercato di aiutarci, senza grandi risultati. Con Cappellacci non sono riuscito a parlare. Ho trattato con il suo segretario, Giovanni Follesa». E Fois legge, al telefono, una recente email spedita a Follesa: «Caro Giovanni, provo a spiegarti come stanno le cose dal punto di vista dell’organizzazione di Gavoi, ti prego di non prenderla come pressione ma come dato di fatto che sono sicuro capisci per esperienza. Dunque, in questa stagione nel corso delle cinque edizioni precedenti del festival di Gavoi, la prima delle quali ti ricordo finanziata dalla Giunta Masala, noi eravamo in possesso di un impegno da parte della Regione che ci garantiva di fronte alle banche le quali ci accordavano fidi per avviare tutte le pratiche utili per costruire l’evento. Quest’anno ciò non è successo, avete avuto problemi. Le banche a questo punto mi chiedono di garantire con i miei beni personali per la concessione dei fidi e io, onestamente, non me la sento. Specialmente trattandosi di un’iniziativa a cui mi dedico gratuitamente non posso certo espormi. L’unica alternativa che vedo, se non abbiamo al più presto certezze da voi, è quella di fermare le macchine, dimettermi dalla presidenza dell’Associazione, e mettermi al lavoro per riuscire a costruire, magari fra un anno, un festival, sempre a Gavoi, senza l’ausilio dei fondi pubblici. Capisco lo sforzo che anche tu stai facendo, ma purtroppo i tempi per noi sono strettissimi, il 2 luglio è dietro l’angolo. Mi illudevo che avreste trovato anche per noi la stessa via scorrevole che vi ha permesso di finanziare la Fiera di Macomer. Non do retta alle voci che dicono che far piano e come non far niente né a sedicenti organizzatori di eventi che vanno dicendo che lietamente siete orientati a “fare il culo a Gavoi” (nomi e cognomi di persona). Io sono persona tranquilla, ma non inerme. E, ti ripeto, se il problema sono io, basta che me lo diciate e mi metto da parte, l’importante è che non buttiate alle ortiche un’esperienza tra le più prestigiose per la Sardegna in questo momento».

La stessa preoccupazione, non buttare alle ortiche il Festival, ce l’ha il sindaco di Gavoi, Salvatore Lai: «Sarebbe un fatto gravissimo se saltasse tutto. Nelle scorse settimane abbiamo fatto di tutto per convincere la Regione ad accelerare le procedure. Ci muoveremo d’intesa con il presidente Deriu. Già da domani, chiederò un incontro con il governatore e rivolgerò per telegramma un appello a tutti i consiglieri provinciali, ai capi gruppo in consiglio regionale e agli stessi membri della giunta Cappellacci perché non facciamo morire il Festival. Se non si arriverà subito ad una soluzione, potrei prendere decisioni clamorose». Il sindaco non lo dice, ma non è escluso che pensi alle dimissioni. (Costantino Cossu, per La Nuova Sardegna).

La mia Sardegna

Schermaglie tattiche – Sulla continuità territoriale Ronchi apparentemente boccia Pili e Calvisi boccia Cappellacci. Ma non è andata propriamente così. Dietro ci sono sempre le solite schermaglie e il cinismo di una sinistra che sembra godere se le cose non vanno bene. Un gioco allo sfascio, condotto da uomini che sono stati bocciati dagli elettori appena quattro mesi fa e dovrebbero avere il buon gusto di fornirsi una risposta ogni tanto.  Il “NO” della Camera sventolato oggi dai giornali ha molto meno valore di quanto si creda: «Si parlava di politiche comunitarie un funzionario del ministro Ronchi ha messo il parere contrario al mio odg per ragioni di competenza istituzionale, non di merito. Io avevo concordato tutto col ministro Matteoli, l’ho chiamato e lui ha invitato Ronchi a dare il parere positivo del governo. Era già stato ritirato, Ronchi ha provato ufficiosamente a trattare con il gruppo del Pd, che non si è detto disponibile al recupero: volevano che venisse approvato il loro». Così Mauro Pili, che smaschera la tattiche molto cinica della Sinistra, volta semplicemente ad affossare l’intesa tra la maggioranza e il Governo e non ad approvare il provvedimento nel merito.

Tornano le coste - Si discute di PPR, già in giornata o al più tardi domani, pubblicherò le linee guida di quello che dovrebbe essere il Piano Paesaggistico Regionale, nelle mie intenzioni. Il fatto è che non dev’essere disgiunto da una serie politica ambientale e di sviluppo e quindi ogni cosa andrebbe fatta in prospettiva,.. avendo in mente un’idea di Sardegna un po’ diversa. La nostra Sardegna merita di più dei nostri piagnistei e dei Calvisi di passaggio. Non posso credere che non si possa uscire da questo imbuto di crisi.

Libro o non libro – Da mesi mi trastullo con l’idea di dare alle stampe, se possibile, un agile libro nel quale spiego questa visione della Sardegna futura. Come saprete ho avuto vicende personali rilevanti, che giustamente mi hanno levato del tempo prezioso. Ma non è detto che alla fine non ce la faccia.

G8 in Abruzzo e completamento lavori La Maddalena – Non solo quelle in via di realizzazione ma tutte le opere in programma per il G8 in Sardegna, poi spostato all’Aquila dopo il terremoto, verranno realizzate, comprese, dunque, oltre a quelle avviate, quelle ‘programmate e ivi da programmare nei limiti delle risorse rese disponibili dalla regione Sardegna e dagli enti locali per la diversa localizzazione del vertice del G8′. E’ quanto prevede un emendamento presentato stamattina dal relatore al decreto terremoto in discussione in Aula, a Palazzo Madama, e che specifica meglio questo punto gia’ previsto nel decreto. Nel testo si ribadisce anche che i risparmi derivanti dallo spostamento del Summit andranno alla ricostruzione dell’Abruzzo. Nell’emendamento si prevede infatti che i risparmi vengono ‘riassegnati ad un apposito fondo istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri e gestito dal commissario delegato per le esigenze della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma’. (ANSA).

UPDATE: SARDEGNA: BERLUSCONI, SI’ GOVERNO A CONTINUITA’ TERRITORIALE (ANSA) – ROMA, 21 MAG – ‘La ‘continuità territoriale per la Sardegna è una conquista irrinunciabile e il governo è impegnato, insieme ai parlamentari sardi e alla Regione, a realizzare un modello innovativo ed efficiente’. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in una nota diffusa da Palazzo Chigi.

‘Abbiamo concepito e proposto la ‘continuita’ territoriale’ come una sorta di ‘ponte’ ideale che consente di collegare la Sardegna al resto del Paese mettendo tutti i cittadini sullo stesso livello di servizi e costi. Per questa ragione – conclude Berlusconi – il governo sosterra’ a tutti i livelli, prima di tutto al livello europeo, la proposta avanzata da oltre cinquanta parlamentari per rilanciare la ‘continuita’ territoriale’ per la Sardegna‘. (ANSA, 19.01)

Quelli che ti aspetti

Gli incidenti di Torino sono stati provocati dall’Onda “antagonista”. Il movimento di studenti chiamato Onda è nato per contestare la Riforma Gelmini. Prontamente politicizzato, si è subito organizzato in qualcosa che conosciamo bene, a dispetto di tutte le buone intenzioni manifestate al tempo della presentazione della riforma. Peccato che sia già diventato il classico gruppo feticcio “de sinistra”, che passa il tempo a cazzeggiare nei meeting internazionali, facendo apparire le sue proteste come premeditate e prive di una reale volontà riformatrice della scuola e dell’università – un gruppo di cui non si sentiva la mancanza e che testimonia ancora una volta il vuoto ideale che sta lasciando a sinistra il PD, un’area politica che è diventata uno sfogatoio di ragazzi che agiscono in separata sede: chi nei sindacati, chi nelle università, chi direttamente nei centri sociali, possibilmente creando disordine e andando ben oltre la semplice contestazione. Fallita la riaggregazione torna lo spontaneismo, con slogan vecchi di 40 anni e tanto voglia di non fare un tubo….

Lo sgarbo a Obama

Uno sgarbo in piena regola. Internet tradisce Obama, che su di esso ha fondato il proprio successo personale nelle presidenziali. E così le foto proibite sulle torture ad Abu Grahib, esecrate dal presidente, sono finite puntualmente online. Non c’è nulla che possa fermare la rete, perché la rete è capillare ed è per questo che c’è chi si arraffa per “regolamentarla”. Il discorso va avanti, Obama ha subito persino la prima contestazione, ma in un campo molto più tradizionale.

Internet e Pirateria, come affrontare il problema

Il P2P nell'occhio del ciclone

Il P2P nell'occhio del ciclone

Il tema della pirateria su Internet sta interessando la politica europea come non mai. In Italia si è già discusso – secondo me male e in maniera confusa – su come “regolamentare” internet. Ovviamente queste discussioni hanno portato altra confusione, anche perché la parola “regolamentare”, come è giusto che sia, fa rizzare le antenne agli utenti del web e anche a chi, in genere, ritiene che il pensiero liberale non contempli un eccesso di regolamentazione. Soprattutto in un settore delicato come quello della comunicazione.

In Francia la legge HADOPI, nota anche come “Dottrina Sarkozy“, è appena stata votata dall’Assemblea Nazionale e mette una stretta al download illegale di contenuti protetti da diritto d’autore, soprattutto attraverso il P2P. Per rispondere alla pirateria e venire incontro alle esigenze economiche degli artisti, che rivendicavano la natura specifica del prodotto editoriale e artistico, io avevo proposto nella scorsa legislatura il famoso abbassamento dell’IVA al 4% per i prodotti audiovisivi. Lo intendevo anche come deterrente alla pirateria, nonostante Itunes, il famoso negozio virtuale, faccia prezzi davvero abbordabili ormai (ma questo è un altro discorso: da quanto mi hanno riferito la crisi discografica non è solo minata dal download illegale, ma anche da quello legale, che ha reso vetusti i compact-disc, facendo crollare le vendite degli album in favore dei singoli…). Oggi in Italia qualcuno vorrebbe importare la dottrina Sarkozy, soprattutto i produttori di contenuti.

Il problema maggiore più che sulla musica è sul mercato cinematografico e delle serie tv, che viaggiano parecchio sulle linee P2P. In Europa (e in Italia in misura maggiore) esiste una tassa, la “copia privata”, che viene applicata sui dispositivi di masterizzazione cd e dvd vergini) e così corrisposta agli autori (la spiegazione sul sito della SIAE). Questa tassa grava anche sul prezzo finale del DVD o del software originale, perchè è sorretta dall’impianto ideologico e nonostante il fatto che molti supporti tecnologici abbiano il blocco anti-pirateria (o le chiavi di autenticazione, per i software).

Nel Regno Unito c’è un Ministro per la Proprietà Intellettuale.
In Gran Bretagna diverse rockstar si sono schierate a favore del P2P, anche qui per un motivo chiaramente ideologico che depone a favore della libertà di internet, che toglie potere alle major, spesso accusate dagli artisti di prendersi una fetta troppo grossa degli introiti. Non sono pochi coloro che temono che una regolamentazione sul P2P in realtà sia un cavallo di Troia inserito tra le mura della libertà di espressione che la rete stabilisce. Ho già scritto che spesso la politica ha paura di internet perché è nuova, non la capisce. Molto più semplice mettersi d’accordo col giornalista di turno e organizzare un’intervista. L’Italia poi, nella media, è un paese straordinariamente analfabeta dal punto di vista informatico. Sempre nel Regno Unito la proposta è stata di compromesso: tassare un tanto al mese le connessioni veloci che che permettono l’accesso alle reti P2P, in modo che gli introiti derivanti da questo file sharing siano devoluti alle major o alle case produttrici di software.

David Lammy, ministro delle Proprietà Intellettuali (e questo la dice tutto sull’attenzione al problema), ha specificato che il problema non può essere certo risolto con una legge esaustiva e che forse bisognerebbe mirare ad accordi commerciali, anche se il terreno rimane sempre minato. Non possiamo impedire, per esempio, che un programma open source di file sharing venga messo liberamente in circolazione. La totalità del diritto alla proprietà privata contempla anche la possibilità che il suo godimento possa essere devoluto gratuitamente. Altrimenti la soluzione sarebbe a portata di mano: i programmi di file sharing hanno sempre un costo, una percentuale di quel costo va a chi detiene i diritti (ammesso e non concesso che ciò basti a coprire i ricavi, visto che chi scarica illegalmente lo fa ripetutamente). Leggi come quelle di Sarkozy sono di difficile applicazione e troppo deboli di fronte ai ricorsi, perché il tema inerisce la libertà del singolo individuo. Detto questo: il download illegale è reato, anche se guardiamo a internet come al massimo delle nostre aspirazioni in termini di partecipazione, libertà e democrazia (e io ne convengo: la rete abbatte le recinzioni asfittiche del pensiero conformista). Ma la via della disconnessione e della prova provata del download illegale è irta di ostacoli e ogni interrogativo è lecito.

Gli accordi commerciali hanno sempre fallito, come le misure di deterrenza. L’idea della tassa sulla connessione non è malvagia, in sè, tuttavia apre molti interrogativi rispetto al fatto di poter stabilire con certezza chi scarica e cosa scarica: chi tutela la privacy? Chi tutela l’identità personale? Chi mi assicura che questo controllo sia riservato e non costituisca una minaccia concreta per la mia sicurezza e la mia sfera privata?

Di sicuro, alcune misure deterrenti sono necessarie. Il ministro Lammy ha dichiarato che la gente probabilmente è insensibile all’argomento della proprietà intellettuale e non ritiene moralmente ingiusto “rubare” un’opera dell’intelletto. Pertanto sarebbe bene costruire prima una coscienza, che per quanto mi riguarda è complicatissimo costruire, a meno di non degradare e colpire (cioè isolare) socialmente chi scarica illegalmente. Un po’ come si è tentato di fare, ambiguamente, con i fumatori. Prima gli avvisi sulle sigarette, poi gli spot sui giornali, la sensibilizzazione degli oncologi (assurti alla carica di Ministro della Salute), infine con i divieti di fumo nei luoghi pubblici, il tutto (e credo giustamente) in ossequio al principio costituzionale della Salute.

Questione di costi.
Penalizzare il download su internet, effettuato tramite i comuni sistemi peer to peer è controproducente, è la strada sbagliata per risolvere il problema della pirateria e si rischierebbe di compromettere la libera circolazione della cultura attraverso sistemi di controllo che lederebbero la liberta’ personale.

Abbassare l’IVA sarebbe già un passo. E’ una richiesta annosa che non ha mai trovato adeguato sfogo, nonostante i rilievi dell’Antitrust che aveva rilevato la differenza di trattamento fiscale tra chi vende DVD e cd allegati a giornali e chi li vende nelle sedi tradizionali. Una sensibilizzazione sul problema della pirateria è necessaria, sicuro, ma secondo me è necessaria anche una sensibilizzazione della politica su internet e le sue possibilità, respingendo tutti i tentativi di iper-regolamentare la rete.

Nucleare: i Sardisti ribadiscono il No

Centrali Nucleari

Centrali Nucleari

“Se la Regione non respingerà le proposte del Senato, che indica tre siti “ottimali” per l’insediamento di centrali nucleari in Sardegna, i sardisti usciranno dalla maggioranza”. Lo ha detto questo Giacomo Sanna, capogruppo del Psd’Az. “Consideriamo questa ipotetica scelta la fine dell’esperienza di governo – ha detto Sanna – Il no al nucleare da parte del Partito sardo d’Azione è una posizione che nessun accordo politico può modificare. Essa fa parte degli accordi presi a suo tempo per costituire questa maggioranza”. (agenzia APC).

Anche la Puglia con Vendola fa sapere di non essere disponibile, ma la presa di posizione sardista è nettamente più forte e più probante e quindi più sincera, in quanto fanno parte di una maggioranza regionale con il centrodestra. Anche se il Governo centrale non bada mai ai colori, quando si tratta di far valere le proprie ragioni. Ricordate come Prodi impugnò le leggi di Soru? Cappellacci ha ribadito il proprio NO, oggi i giornali riportano correttamente le sue posizioni. “E’ solo una bufala”.

Nel caso sardo però, considerato ciò che ho scritto ieri, non mi fermerei alla classica sindrome NIMBY. La Sardegna è fortemente identitaria e l’opposizione al nucleare è trasversale e non guidata da gruppi di “interesse” locali.

comunicato stampa: Bruno Murgia e Fabio Granata: No al nucleare in Sardegna.
Cagliari, 14 mag. (Apcom) – “Il no al nucleare in Sardegna è una scelta convinta e motivata”. Lo affermano i deputati del Pdl Bruno Murgia e Fabio Granata. “Il no riguarda la visione del nostro futuro – scrivono in una nota i due parlamentari – Questa vicenda riguarda il come immaginiamo la Sardegna, dato che il nucleare è una scelta di lungo termine – si legge nella nota di Murgia e Granata – Noi la immaginiamo pulita, ma non arretrata.

Con un’economia leggera, dinamica, legata all’ambiente e al territorio che affianchi il turismo. Un’economia di sviluppo basata sulla specializzazione, a basso impatto ambientale, in stretta connessione con le Università e la ricerca. L’industria pesante e petrolchimica è in difficoltà, per il futuro oltre alle soluzioni immediate serve un progetto ideale, che non metta i figli nelle condizioni difficili nelle quali si trovano i loro padri”.

Per Granata e Murgia la classe politica sarda deve avere in mente un’idea di sviluppo innovativa, con la quale “il nucleare è in aperta contraddizione”.