foto ansa

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E’ difficile trattenere la risata scorrendo l’elenco delle liste candidate per le Elezioni Europee. Possiamo mettere tutte le leggi elettorali che vogliamo, considerare ogni tipo di sbarramento, ma c’è una cosa che non cambierà mai: il gusto per l’ironia degli italiani.

Eppure queste elezioni saranno il primo vero test sull’operato del Governo. Per adesso abbiamo avuto dei passaggi minori, come le elezioni in Abruzzo e in Sardegna, anche se da noi si è voluto creare a tutti i costi l’evento nazionale, grazie al fatto che Soru era molto spinto da un mondo economico collaterale al PD e Berlusconi ha accettato questa sfida. Le Europee dovrebbero tramutare i sondaggi in voti veri, anche se si può generare uno strano effetto boomerang: il governo va bene, inutile farglielo sapere. L’astensione potrebbe rappresentare un problema ed essere equivocata.

In America la scarsa affluenza alle urne che ha caratterizzato tutte le elezioni precedenti il 2004 è stata sempre giudicata fisiologica, in quanto il sistema istituzionale assicurava comunque un governo forte, in grado di prendere decisioni (e il modello delle elezioni di medio-termine consente una verifica operativa di fatto sul mandato dell’amministrazione), in Italia, nel caso del Governo Berlusconi e delle Europee una eventuale scarsa affluenza, che per ora non mi sembra essere stata paventata, avrebbe questo significato: non stanchezza, non protesta, ma un implicito assenso.

Tutto dipende dal PD e dall’Italia dei Valori, cioè dalla loro capacità di imprimere una svolta alla loro politica di Opposizione. Questo passaggio per il Partito Democratico è fondamentale. Una sconfitta senza attenuanti, priva di miglioramenti nelle percentuali, oltre a far cadere per sempre Franceschini, metterebbe a dura prova il cammino di coloro che pensano che sia meglio contrastare Berlusconi “da soli” piuttosto che in coalizione. Paradossalmente potrebbe riprendere quota il modello dell’Unione prodiana, caldeggiato da quanti respingono il progetto maggioritario ideato da Veltroni. Tra questi c’è Renato Soru…

Tornando alle vicende nostrane, in Sardegna il voto delle Europee vale davvero come verifica sull’operato dei primi 100 giorni (anche se tali non sono, ma è un modo di dire). L’entusiasmo che ha portato alla presidenza Cappellacci va verificato adesso. I segnali che si percepiscono sono contraddittori. La delusione nel Nord Sardegna per la Sassari-Olbia è grande e va compresa. In questo caso non intepreterei l’astensione (relativamenente alle due province di Sassari e Olbia-Tempio) come confermativa dell’operato del Governo. Anzi, da sardo e da esponente di destra vedrei aumentata la mia preoccupazione. E giustamente.