Il messaggio di Cappellacci

Il messaggio di Cappellacci

Ci sarebbe da prenderli sul serio, perchè a leggere l’articolo pubblicato Venerdì da La Nuova Sardegna, sembra che siano intervenuti una sociologa, un professore, degli studenti e perfino un costituzionalista. Tutti riuniti a discettare sullo stile comunicativo dei due candidati alla corsa per la poltrona regionale. Ci sarebbe da prenderli sul serio, se quanto raccontato dalla Nuova non fosse una raccolta di emerite stupidaggini (accademiche, questo sì).

Veniamo al succo:

“Ma quali sono stati i due modelli comunicativi? Cappellacci, spiega in sostanza lo studio, ha giocato una partita basata sulle convention in pieno stile Berlusconiano: più che eventi politici, eventi mediatici: raduni super organizzati e diretti da veri e propri registi, folla ben distribuita in sala con al centro i rappresentanti della coalizione per dare il senso di compattezza politica, bandiere del Pdl a favore di telecamera, l’inno «Meno male che Silvio c’è» sparato a volumi da rave-party. E il linguaggio? Semplice e vago, a tratti con toni da cabaret – ha raccontato Aide Esu – non fossaltro perché l’elettorato di centrodestra politicamente meno avvertito tende a non approfondire certe tematiche”.

E Soru? Soru è il meglio, tutto spontaneo, tutto naturale: “Tutto molto sobrio e (almeno apparentemente) senza una precisa regia: sicuramente senza musica e senza scorta a seguito. Tuttavia l’accoglienza riservata a Soru è stata comunque molto calorosa – ha continuato l’esperta – e tra elettori e candidato presidente si è sempre creato un grande pathos: ciò che davvero mancata nelle assemblee soriane è stata quella sensazione di sostegno da parte degli alleati“.

Meno male che è intervenuta l’esperta, dico io, altrimenti si rimaneva sconcertati.

Più volte ho parlato dello stile comunicativo dei due candidati, rilevando le differenze essenziali che sfuggono a questo presunto e presuntuoso studio (e come al solito emanante un olezzo di superiorità morale):

1) Lo stile di Cappellacci è una conseguenza della ENORME differenza di notorietà che c’era con Renato Soru, ospite fisso sulle tv nazionali in tutto l’autunno e universalmente noto per la sua attività imprenditoriale e per quella politica. Pertanto era necessario non tanto fare cabaret, quanto farsi conoscere. Per questo motivo la prima parte della campagna elettorale è stata caratterizzata dalla presenza di Berlusconi, per un semplice ragionamento: io vado in Sardegna con Cappellacci, io sono sempre sui titoli di testa, Cappellacci appare sui titoli di testa. La tattica ha funzionato, creando una candidatura sostanziosa e realistica in poco tempo, considerando la forza dell’avversario.

2) Lo stile di Soru era molto più costruito di quanto non voglia rilevare lo studio. Ha esasperato il suo tratto sardo, fino a rendersi ridicolo e con grande disprezzo di uno dei più azzeccati proverbi della tradizione popolare: “l’abito non fa il monaco”. Eppure l’abbiamo visto tutti: giacca di velluto, camicia abbottonata fino al collo, assenza di cravatta, esasperazione dei modi rudi che sono parte del suo carattere, al fine di trasferire in quell’atteggiamento una finta fierezza sarda che i sardi veri sanno bene non manifestarsi negli atteggiamenti, ma negli atti.

3) La scena nei comizi: Berlusconi dominava in quelli di Cappellacci, che pian piano ha trovato l’equilibrio necessario, fino a chiudere con un congresso molto efficace. In tutta la campagna elettorale non è mai caduto nelle provocazioni di Soru, che lo ignorava volutamente preferendo scontrarsi – con molta presunzione – direttamente con Berlusconi, in questo spinto dal gruppo Repubblica – L’Espresso, che gli ha fatto credere di essere migliore di quanto fosse. I comizi di Soru sono stati molto buoni. C’è stato calore, supporto, e una grande organizzazione via internet, con un sito ben fatto (molto simile ai siti della Regione, e per questo c’è un motivo che non affrontiamo qui…) e attenziona alla scena: Soru si è sempre presentato sul podio da solo, senza troppa illuminazione, a confermare in ciò la sua volontà di distaccarsi dal concorrente che stava sempre con Berlusconi.

4) Il messaggio.Quello di Cappellacci è semplice: la situazione economica è sotto gli occhi di tutti, la Sardgena ha bisogno di rialzarsi, possibilmente guardando con ottimismo al futuro, l’aiuto del Governo è necessario. Grave l’errore di Soru, che ha presentato una Sardegna-Modello, basata sui numeri, molto simile come presentazione al Berlusconi 2006: ma mentre vantava la sua opera di Governo, c’erano centinaia di operai che scioperavano. Un distacco dalla realtà pagato a caro prezzo.

Davvero comica la chiusura dell’articolo con la sociologa Stefania Vicari che analizza i profili Facebook (interessante che in Italia si chiamino sempre i sociologi a interpretare questi fenomeni e non chi ci lavora):

Particolarmente interessante è stata la parte della ricerca sull’utilizzo dei social network, condotta da Stefania Vicari. Le due principali fazioni si sono infatti scontrate anche su Facebook con gruppi di sostegno e profili ufficiali, come quelli (ancora online) che propongono Cappellacci con un sorriso smagliante e Soru con un sorriso appena accennato. I numeri – ha spiegato la sociologa – ci dicono che almeno su Internet a trionfare è stato il Centrosinistra, anche perché evidentemente questi elettori usano molto più Facebook rispetto ai loro avversari politici. Tra le curiosità evidenziate proprio da questa analisi ce n’è una particolarmente bizzarra: sul profilo personale di Cappellacci (utilizzato non a scopi politici) si contano molto più adesioni di quante se ne contino nel suo profilo elettorale.

La differenza tra i profili, sta nella già citata differenza di notorietà. Sarebbe bastato leggere sui forum dei grandi giornali italiani, per rendersi conto che in tanti – spinti dal duo Gruppo L’Espresso / L’Unità – auspicavano Renato Soru leader nazionale al posto di Walter Veltroni, oramai in caduta libera. Questa spinta si è riflessa anche in siti come Facebook. Non sorprende, quindi, che la sociologa non colga il valore intrinseco della sua seconda osservazione: cioè che Cappellacci conti più adesioni nel profilo personale. In questo caso Cappellacci viene percepito come più avvicinabile, meno divo e meno famoso di Renato Soru.

Per il quale, appunto, non esiste il profilo personale, ma ha la pagina da “personaggio pubblico”. Il che la dice lunga sulla capacità di studiare certi fenomeni dei nostri studiosi.

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