Bruno Murgia

Deputato del PDL

Visualizza gli articoli pubblicati sotto aprile 2009

Ho espresso molte perplessità sullo spostamento del G8 dalla Maddalena a L’Aquila. Non certo per gli amici abruzzesi, ma per le sostanziali ricadute negative per la nostra Isola. Un evento del genere ci avrebbe rilanciato sui grandi mercati internazionali del turismo senza troppa fatica, sarebbe stato il migliore degli spot. In più, non ho ancora capito bene come ci si comporterà con gli imprenditori e tutti coloro i quali erano al lavoro da mesi. Berlusconi ha garantito che le opere infrastrutturali si faranno, a partire dalla Sassari-Olbia. Deleterio non mantenere un sacrosanto impegno per la “strada della morte”.

Ci sono state, per la verità, anche posizioni non conformiste persino nel campo della sinistra. Il prof. Pigliaru ha criticato il governo, ma ha scritto su La Nuova dell’altro giorno che i danni veri erano per La Maddalena, punto e basta. Di diverso avviso il mio amico e collega Luca Barbareschi: infuriato per lo spostamento mi ha detto, al telefono, che non era possibile esportare il terremoto e che la vera Italia non era quella.

Detto questo, c’è qualcosa che non torna in tutta la vicenda. Non ho sopportato il corollario di lamentazioni in stile sardo-sfigato o sardo-piagnone, con la tiritera dell’Italia padrona e cattiva. Molti politici e la gran parte dei commentatori si sono prodotti nel campionario bolso delle recriminazioni. In realtà era contro-propaganda: colpire Berlusconi con argomenti risibili.

Spero che oggi, giornata de “Sa die de Sa Sardigna”, non offra il piatto sardo del conformismo isolano, anche se so che andrà più o meno così.

Lo sviluppo del “sistema Isola” passa da noi stessi e dalla capacità di costruirci le opportunità e di realizzarle concretamente. Questa è la sfida che Cappellacci deve vincere, questo è il mandato ottenuto dai sardi. Tutto il resto è roba già sentita, dibattito di anni e anni fa, che continua sotto mentite spoglie.

Renato Soru ci ha provato. Aveva immaginato una Sardegna e l’ha proposta: ha perso, perché principalmente non ha risolto le contraddizioni insite nella propria visione. Adesso è il nostro turno.

A proposito di culturà e identità.
Mi era sfuggito questo intervento di una scrittrice sarda: Michela Murgia. La mia omonima, giusto per attaccarmi poiché di destra, ammette di esser rimasta a bocca aperta perché ho sostenuto che la destra non si è mai posta il problema della cultura che “genera e organizza il consenso”. Secondo la Murgia la cultura deve produrre consapevolezza democratica (una chiave di interpretazione così sinistra e retrò da far dubitare seriamente dell’età di chi l’ha proposta) e anche dissenso. Michela Murgia si lancia poi in un contorto discorso dal quale si evince che io – noi, la destra da odiare – saremmo a favore dell’utilizzo dei fondi pubblici per comprare il consenso di cui sopra.

Dunque, il succo del mio discorso viene ridotto alla distribuzione di qualche manciata di euro a questo o a quello. Ignorato il profilo totalmente democratico della mia considerazione, ovvero quello di far diventare maggioranza politica e pensiero forte, una proposta minoritaria e inizialmente debole. Con una strategia culturale, basata sullo scontro di idee.

Produrre consenso su idee forti significa non solo propagandare messaggi, ma in minima parte anche indicare delle soluzioni. Come è stato per il Pci per tantissimi anni. Faccio un esempio. Lo scrittore Marcello Fois ha combattuto strenuamente Cappellacci usando argomenti molto forti: ha cercato di lavorare sulle idee per persuadere i sardi a votare per Soru. Ma se questo lavoro lo faccio io, o qualcuno come me, c’è sempre l’autoproclamatosi intellettuale di turno che rimane a bocca aperta.

Il direttore editoriale del Maestrale Giancarlo Porcu ha criticato la mia idea di inserire Attilio Deffenu come padre nobile della destra sarda. Legittimo. Ma Giancarlo non si sognerebbe di dirmi che la cultura non può generare consenso politico, perché saremmo nel campo delle stupidaggini.

Tra le altre cose, penso che l’assessorato guidato da Lucia Baire debba sostenere le iniziative culturali, siano esse festival, cenacoli, iniziative editoriali o altro. L’ importante è che ci sia dibattito e novità, la mia idea della Biblioteca Sarda vuole andare in questa direzione. Se poi questa azione della Regione Sardegna nuova e contemporanea coincida con una coalizione di centrodestra lungimirante e innovativa tanto meglio per il sottoscritto. Agli altri il compito di cogliere le opportunità, liberandosi dei preconcetti e giudicando i risultati senza il velo spesso dell’ipocrisia e della presunzione. A me non piace chi scarta le proposte a priori solo perché provengono da determinate persone. Ho avuto il fegato di leggere dei libri che poi ho trovato brutti, mi aspetto di essere ripagato con la medesima moneta, alla fine del giro.

Chi si preoccupa di come la cultura vede la politica dovrebbe preoccuparsi del contrario. Mi è difficile, in questo caso, uscir fuori dalla seguente metafora: l’intellettuale è uno dei tanti vitelli, che non perde occasione di succhiare il latte dalla mammella della politica. Qualche volta lo fa per convinzione, qualche volta per appetito, spesso per soddisfare la propria vanità e crearsi un ruolo dietro le quinte, che sopperisca alla qualità della propria opera. Il fatto che ciò venga fatto passare come sincero spirito e coinvolgimento democratico o come voglia di partecipare è solo l’altra faccia di una discutibile e malcelata medaglia.

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]
Mastella al Bagaglino

Mastella al Bagaglino

Michele Serra un po’ se ne compiace, la chiusura del Bagaglino per lui è una medaglia al petto nella divisa della superiorità morale e ancestrale della Sinistra. Se potesse andrebbe in onda lui, sabato prossimo su canale 5, per urlare: “visto? la satira di destra non esiste! e quando la chiamate satira è solo un’altra faccia del potere”.

Su una cosa ha ragione: le doti artistiche di alcuni protagonisti del Bagaglino non si discutono (il compianto Oreste Lionello era un autentico fuoriclasse), ma quella non è satira. E’ umorismo, e di tono anche casereccio, non tanto in linea con la “nuova destra” del “padre padrone“, come piacerebbe ai republicones, quanto in linea con una tradizione televisiva – quella del varietà leggermente svagato – che è stata seppellita dai nuovi gusti e dal successo di programmi di tutt’altro tono.

In tv vanno molto le fiction (meglio se biopic, telefilm basati sulle biografie di personaggi realmente esistiti), i reality e i talent-show. Al Bagaglino sono rimasti all’epoca del tette-e-culi di stampo tradizionale, con allegate le facce beate dei politici che non so quanta autostima guadagnino da una simile esposizione. Non che la diade (erano mesi che volevo usare questa parola nel mio blog!) tette-e-culi non funzioni ancora, solo che va propinata con ingredienti diversi, come Belen all’Isola dei Famosi o la tettona del Grande Fratello. Ci vuole un contesto, una narrazione, che con tutta la buona volontà di questo mondo non si riesce a trovare in Aida Yespica o Justin Mattera. Anche perchè il corpo femminile è così malamente esposto, come veicolo pubblicitario, che si rischia veramente di arrivare alla saturazione.

Nel caso della satira rimane impregiudicato il punto: a destra non sembra possibile sottolineare i grazi vizi, peccati e difetti della classe dirigente di sinistra. Non parlo della situazione attuale, con il centrodestra al governo. Sono tra quelli che ritengono essenziale il diritto di critica e la satira in opposizione a chi ha il potere. Se Governa la destra la satira dovrebbe essere di sinistra, anche se la natura del potere italiano, che di certo non si esaurisce nell’esecutivo o nella maggioranza politiche, potrebbe fornire più spunti, in diverse direzioni.

Esempio: avete mai visto una satira su certi banchieri? Sarebbe un modo per fare satira di destra, contro un potere che si è costituito anche a sinistra. Non la vedrete mai, perché anche la satira di sinistra, che pure è benvenuta quando governa la destra, spesso si limita a fare coalizione coi gruppi di potere. I satiri della sinistra, in buona sostanza, sono organici ai partiti della stessa parte politica, ne esprimono le convinzioni, le contraddizioni, i pregi e i difetti. Molto spesso, infatti, la satira italiana finisce per essere autoreferenziale. Michele Serra è un autore satirico che spesso parla della satira altrui, il fatto che lo faccia puntando il dito lo rende solo più antipatico, non meno satirico. Il difetto maggiore della satira di sinistra italiana, che è antiberlusconiana per codice genetico, è quella di volersi fare Guida, Profezia, Programma Politico. C’è come un virus nell’aria – e mi rendo conto che in queste ore non ci potrebbe essere metafora più sbagliata ed angosciante – che colpisce tutti i “comici” e i satiri di sinistra: a un certo punto, non si sa come, scatta la mania di “scendere in campo”. E’ un po’ come il Morbo di Badaloni, che poi ha colpito Santoro, Lilli Gruber, Marrazzo, Pionatti e infine David Sassoli. Da un lato questo significa che il Partito Democratico, principale gruppo di opposizione, è molto debole e necessita del supporto di una critica feroce quale può essere la Satira, per poter condurre le proprie battaglie; dall’altro lato non si svela un segreto nell’affermare che si riconosce la grande capacità di fiutare il giusto vento da parte degli autori… essere antiberlusconiani e contemporaneamente famosi significa guadagnare molti soldi, e ci sono potenziali acquirenti che sguazzano nell’indignazione “popolare”, perché non hanno altro da fare che incazzarsi, fare i benpensanti e ripetere che se ci fossero loro al posto di Franceschini, a quest’ora Berlusconi sarebbe a marcire in galera (non scherzo: in rete se ne leggono di tutti i colori, e spesso a corredo degli interventi dei satiri).

La realtà ci dice però che sembra impossibile, per esempio, oltre che fare una satira di destra (parlo per esempio del periodo prodiano, a prendere per i fondelli Prodi ci pensavano sempre loro, quelli della sinistra, ma autocensurandosi preventivamente, quando era in gioco la battaglia elettorale) anche produrre contenuti di quella ispirazione. Non dico di arrivare al Santoro di destra, come ho auspicato per provocare qualche tempo fa, ma almeno qualcosa di più del programma di Giovanni Masotti, il quale, bisogna dargliene atto, non puntava sicuramente sul look per guadagnare fette di share…

In verità c’è ancora molta egemonia del pensiero di sinistra, quantunque esso si sia affievolito nel tempo. Il centrodestra, talvolta, sembra procedere a tentoni, cercando l’avallo implicito della Sinistra che si evolve in una concessione dal pensiero debole. Ultimo caso quello della Resistenza: Berlusconi ha speso parole importanti. Ma dopo queste che spazio potrebbe avere la ricostruzione storica fedele della Guerra Civile? Il dubbio viene non tanto per l’operazione storiografica in sé, che conosce ben altri interpreti che il sottoscritto, quanto per il fatto che si corre il pericolo di cedere un pezzo della nostra storia per rincorrere il totem dell’universalismo nazionale, basato su un’unità di intenti che è ancora lontana dal realizzarsi. Si rischia di diventare come Veltroni, che una volta dichiarò di essere entrato nel PCI in quanto anti-comunista (o una cosa del genere). Tra l’essere Tutto e l’essere Niente la differenza è sottile. Se Berlusconi aspira, come è giusto che sia, ad unire gli italiani sotto l’egida di un bipartitismo rispettoso degli avversari, non può certamente farlo a discapito delle identità di ciascun polo, ammesso e non concesso che ogni operazione culturale è benvenuta. Insomma: se questo centrodestra ha tenore, spessore, forza viva e capacità di dibattito, la satira e la creazione di contenuti veramente qualificanti potranno essere considerati una efficace cartina di tornasole di una maturità espressiva finalmente conquistata, soprattutto quando a governare saranno gli avversari.

Sempre che non si suicidino nella spirale santorian-dipietrista delle ultime settimane.

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]

Roma, 23 apr. (Adnkronos) – ‘Tutelare il paesaggio e i beni storico artistici italiani a dispetto di qualunque interesse particolare’. Lo ha dichiarato il deputato Pdl Fabio Granata presentando oggi la neo ‘Associazione art. 9′, l’ articolo della Costituzione che prevede la ‘tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della nazione’. ‘L’iniziativa – spiega Granata – parte dal centrodestra ma e’ aperta al confronto con tutte le forze politiche e con l’associazionismo e il mondo della cultura’.

Tra gli intervenuti, oltre ai deputati Pdl Fabio Rampelli, Santo Versace, Bruno Murgia, Paola Frassineti, Fiorella Ceccacci, anche Giuseppe Giulietti, portavoce dell’Articolo 21 che ha sottolineato l’importanza ‘di un dialogo sui grandi principi quali la cultura, il bello e la difesa del suolo, che avvenga al di la’ degli schieramenti di appartenenza’. ‘ L’attenzione del centro destra a questi temi – ha dichiarato Rampelli – non nasce oggi, ma si rende necessario un lavoro di sensibilizzazione anche all’interno dell’agenda politica. Lo stesso cosiddetto ‘piano casa’ puo’ diventare occasione per fare piazza pulita di tante nefandezze’.

Alle ‘cose brutte’ che rovinano l’Italia fa riferimento anche Santo Versace che auspica ‘una rivoluzione culturale’ per combattere ‘maleducazione e volgarita’ del nostro tempo. ‘E’ necessario – aggiunge – spezzare l’accordo che da anni c’e’ tra imprenditori e istituzioni locali, mirato a distruggere il bello’. Di ‘bello della nazione come scrigno dell’identità nazionale’ ha parlato poi il deputato Murgia mentre Paola Frassinetti, vicepresidente commissione Cultura, ha preso le distanze da ‘un certo ecologismo che vuole immobilizzare le menti’ e Fiorella Ceccacci, infine, dice di ‘puntare all’art 9 perarrivare ad un’economia d’avanguardia’.

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]

L’AQUILA – E’ stata approvata dal Consiglio dei Ministri la decisione di spostare dalla Maddalena a L’Aquila il prossimo G8. Lo riferiscono fonti governative. Per confermare la decisione bisognera’ attendere il parere degli altri paesi partecipanti. (Agr)

UPDATE: Murgia e Sanna (Pdl): intenti del Governo sono lodevoli. esecutivo mantenga impegni per Sassari-Olbia

Cagliari, 23 apr. (Apcom) – “L’aiuto all’Abruzzo è nobile, necessario e gli intenti dell’esecutivo sono lodevoli, anche per il risvolto economico assunto dalla questione. Tuttavia, riteniamo che dopo la decisione del Governo di spostare il G8 a L’Aquila, sia giusto mandare ai sardi un segnale di concretezza. Se non altro, considerando i preparativi già effettuati e la vetrina internazionale dell’evento, è auspicabile che La Maddalena ospiti la riunione del G8 dedicata all’Ambiente e allo sviluppo sostenibile”.

Lo dichiarano in una nota congiunta gli esponenti del Pdl, il parlamentare Bruno Murgia e il presidente della Commissione Trasporti e Urbanistica della Regione Sardegna Matteo Sanna. “E’ fondamentale, a questo punto, che il Governo mantenga concretamente l’impegno per la nuova Sassari-Olbia, decisiva per lo sviluppo della Sardegna”.

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]

adibellaNon sono su Facebook, almeno per il momento. Però, se avessi un profilo, lancerei un gruppo per salvare il direttore del tg 3 Antonio Di Bella. Salvarlo sulla poltrona di direttore ed evitare che qualcuno possa soffiargli il posto, non solo per gli ovvi motivi giornalistici (perchè cambiare i direttori quando cambiano i governi?) ma perchè ho scoperto che Di Bella è un ottimo musicista e uno straordinario cantante, con una voce blues piuttosto forte e chiara.

E’ successo ieri sera, in una grande notte al The Place di roma con il solito straordinario Sergio Caputo, in forma come non mai. Ad un certo punto Sergio chiama Di Bella sul palco e racconta della loro amicizia. Di Bella, in camicia bianca, imbraccia una chitarra e si mette a cantare un pezzo in onore di Sergio e della loro amicizia. “Sergio torna a Marechiaro !!!” canta il direttore.

caputoFin qui, tutto bene. Ad un certo punto il direttore, ironizzando sulla possibilità della rimozione dalla guida del tg3, dice: “beh, questo è l’inizio della mia carriera politica, insomma, anche se sono in incognito… ma se un giorno dovessi diventare ministro dell’istruzione, abolirei Carducci e Pascoli dalle scuole e farei studiare Caputo, un vero poeta dei girorni nostri”. Applausi a scena aperta…

Ecco perchè Di Bella deve stare al tg3 e non ci piace che venga avvicendato con qualcuno, che di Caputo e dell’idrofobina vegetale (bevo per dimenticare il mal di mare viscerale che questo mondo mi da) non sa niente di niente.

A meno che Bianca non ci stupisca presentandosi con un sassofono alla Lisa Simpson in un concerto della Mannoia (tutto può capitare). Salviamo Di Bella, uno di noi !

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]
Altero Matteoli

Altero Matteoli

Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli l’impegno preso in campagna elettorale verrà mantenuto. “La Sassari-Olbia è una priorità del Governo”.

«Mi attiverò per ripristinare i finanziamenti e per realizzare la strada nel più breve tempo possibile». Se sarà a due o a quattro corsie (come auspicano i sindaci) lo decideranno i tavoli tecnici.

«Entro la fine della legislatura contiamo di realizzare i primi due lotti», dice il ministro: «Per il terzo lotto i tempi potrebbero allungarsi per via di un problema sul tracciato che stiamo valutando. Ma la strada si farà. L’intesa generale quadro, strumento della legge obiettivo che vincola le parti al rispetto della programmazione, è in fase di preparazione. Il cammino della Sassari-Olbia ripartirà da lì».

Ministro Matteoli, erano previsti 73 milioni. Li recupererete?
«Ripristineremo questi fondi dopo aver approfondito con la Giunta regionale l’accordo siglato nel mandato 2001/2006. Ribadisco che il primo passo sarà l’intesa generale quadro, che avrà la firma del premier Berlusconi, del presidente della Regione Cappellacci, quella mia, dei ministri dell’Ambiente Prestigiacomo e degli Affari regionali Fitto».

Sa che i sindaci sono in rivolta?
«A loro e a tutti i sardi garantisco che manterremo l’impegno assunto in campagna elettorale». (fonte)

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]
foto ansa

foto ansa

E’ difficile trattenere la risata scorrendo l’elenco delle liste candidate per le Elezioni Europee. Possiamo mettere tutte le leggi elettorali che vogliamo, considerare ogni tipo di sbarramento, ma c’è una cosa che non cambierà mai: il gusto per l’ironia degli italiani.

Eppure queste elezioni saranno il primo vero test sull’operato del Governo. Per adesso abbiamo avuto dei passaggi minori, come le elezioni in Abruzzo e in Sardegna, anche se da noi si è voluto creare a tutti i costi l’evento nazionale, grazie al fatto che Soru era molto spinto da un mondo economico collaterale al PD e Berlusconi ha accettato questa sfida. Le Europee dovrebbero tramutare i sondaggi in voti veri, anche se si può generare uno strano effetto boomerang: il governo va bene, inutile farglielo sapere. L’astensione potrebbe rappresentare un problema ed essere equivocata.

In America la scarsa affluenza alle urne che ha caratterizzato tutte le elezioni precedenti il 2004 è stata sempre giudicata fisiologica, in quanto il sistema istituzionale assicurava comunque un governo forte, in grado di prendere decisioni (e il modello delle elezioni di medio-termine consente una verifica operativa di fatto sul mandato dell’amministrazione), in Italia, nel caso del Governo Berlusconi e delle Europee una eventuale scarsa affluenza, che per ora non mi sembra essere stata paventata, avrebbe questo significato: non stanchezza, non protesta, ma un implicito assenso.

Tutto dipende dal PD e dall’Italia dei Valori, cioè dalla loro capacità di imprimere una svolta alla loro politica di Opposizione. Questo passaggio per il Partito Democratico è fondamentale. Una sconfitta senza attenuanti, priva di miglioramenti nelle percentuali, oltre a far cadere per sempre Franceschini, metterebbe a dura prova il cammino di coloro che pensano che sia meglio contrastare Berlusconi “da soli” piuttosto che in coalizione. Paradossalmente potrebbe riprendere quota il modello dell’Unione prodiana, caldeggiato da quanti respingono il progetto maggioritario ideato da Veltroni. Tra questi c’è Renato Soru…

Tornando alle vicende nostrane, in Sardegna il voto delle Europee vale davvero come verifica sull’operato dei primi 100 giorni (anche se tali non sono, ma è un modo di dire). L’entusiasmo che ha portato alla presidenza Cappellacci va verificato adesso. I segnali che si percepiscono sono contraddittori. La delusione nel Nord Sardegna per la Sassari-Olbia è grande e va compresa. In questo caso non intepreterei l’astensione (relativamenente alle due province di Sassari e Olbia-Tempio) come confermativa dell’operato del Governo. Anzi, da sardo e da esponente di destra vedrei aumentata la mia preoccupazione. E giustamente.

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]

CAGLIARI. Quaranta giorni e per la giunta Cappellacci è già tempo di verifica. Il Psd’Az ha chiesto un chiarimento sul metodo di governo e sul rispetto del programma concordato. Una presa di posizione che, persino prima del previsto, fa emergere tensioni politiche nel Centrodestra.

Il primo problema politico per Ugo Cappellacci è contenuto nelle sette righe di un comunicato diffuso ieri dal capogruppo sardista, Giacomo Sanna. «Spiace constatare – ha dichiarato Sanna – che sulle politiche agricole di scala locale e globale come pure sulla valutazione dell’operato di amministratori di nomina politica impegnati in settori strategici della società sarda, si registra, alla luce di dichiarazioni pubbliche e di imbarazzanti inerzie di importanti esponenti della giunta regionale, una preoccupante distanza dall’accordo programmatico e dal metodo partecipativo che hanno garantito l’importante recente vittoria elettorale».

Un comunicato che dichiara un dissenso ma senza specificare con esattezza su quali punti. Giacomo Sanna non ha voluto fare ulteriori dichiarazioni. Ma durante la riunione del consiglio nazionale del Psd’Az, nel pomeriggio, ne ha parlato con esponenti del partito. «Da parte del presidente – ha spiegato in sintesi – serve più ascolto, il metodo delle fughe in avanti è sbagliato. Lo voglio aiutare a evitare incomprensioni che, se non chiarite subito, possono avere conseguenze serie. Il riferimnto per tutti deve essere il programma concordato, non possiamo scoprire che maturano posizioni diverse». Dato che Sanna ha detto che su alcuni punti «è necessario un confronto politico», a chi gli chiedeva notizie più precise, il capogruppo ha risposto facendo riferimento ai temi agricoli (del resto già presenti nel comunicato) e al G8. Sull’agricoltura ha detto esplicitamente: «Sull’orientamento dell’assessore sui Gal non siamo d’accordo». Sul G8 Sanna si è limitato a ricordare che «il Psd’Az è sempre stato contrario» e ha aggiunto che la linea dell’associazione di cui fa parte anche il Psd’Az «va portata subito all’attenzione del Consiglio regionale anche per evitare che il dibattito politico monti all’esterno». Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi del G8, Giacomo Sanna ha fatto notare che «l’imprenditoria locale viene penalizzata» e che «le ricadute sul territorio sono inferiori alle attese».

Sul piano politico generale, secondo il capogruppo sardista, che ha evitato drammatizzazioni, «serve una messa a punto». Un altro dirigente dei 4 Mori ha commentato: «E’ il primo cartellino giallo. Il presidente sa che potrebbero arrivargliene altri, e non solo da noi».

Il riferimento potrebbe essere a recenti tensioni tra Ugo Cappellacci e alcuni alleati centristi, tensioni che però non sono emerse ufficialmente. I primi quaranta giorni della giunta sono stati febbrili e il presidente si è mosso su più fronti. I partiti avrebbero sicuramente voluto discutere di più, anche perché la linea politica principale del Centrodestra, in contrapposizione al metodo di Renato Soru, è quella della concertazione.

Stando a voci di corridoio, le tensioni politiche – non si sa se anche quelle denunciate dal Psd’Az – sarebbero legate all’imminente pronunciamento della Corte costituzionale (l’udienza è martedì) sulla legge statutaria. Se il provvedimento dovesse essere cassato, cadrebbe anche la norma sull’incompatibilità assessori-consiglieri. Per cui negli ambienti politici c’è chi ha l’interesse a far emergere malcontento nei confronti della giunta in carica per accellerare un eventuale rimpasto.

di Filippo Peretti, La Nuova Sardegna

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]
Il messaggio di Cappellacci

Il messaggio di Cappellacci

Ci sarebbe da prenderli sul serio, perchè a leggere l’articolo pubblicato Venerdì da La Nuova Sardegna, sembra che siano intervenuti una sociologa, un professore, degli studenti e perfino un costituzionalista. Tutti riuniti a discettare sullo stile comunicativo dei due candidati alla corsa per la poltrona regionale. Ci sarebbe da prenderli sul serio, se quanto raccontato dalla Nuova non fosse una raccolta di emerite stupidaggini (accademiche, questo sì).

Veniamo al succo:

“Ma quali sono stati i due modelli comunicativi? Cappellacci, spiega in sostanza lo studio, ha giocato una partita basata sulle convention in pieno stile Berlusconiano: più che eventi politici, eventi mediatici: raduni super organizzati e diretti da veri e propri registi, folla ben distribuita in sala con al centro i rappresentanti della coalizione per dare il senso di compattezza politica, bandiere del Pdl a favore di telecamera, l’inno «Meno male che Silvio c’è» sparato a volumi da rave-party. E il linguaggio? Semplice e vago, a tratti con toni da cabaret – ha raccontato Aide Esu – non fossaltro perché l’elettorato di centrodestra politicamente meno avvertito tende a non approfondire certe tematiche”.

E Soru? Soru è il meglio, tutto spontaneo, tutto naturale: “Tutto molto sobrio e (almeno apparentemente) senza una precisa regia: sicuramente senza musica e senza scorta a seguito. Tuttavia l’accoglienza riservata a Soru è stata comunque molto calorosa – ha continuato l’esperta – e tra elettori e candidato presidente si è sempre creato un grande pathos: ciò che davvero mancata nelle assemblee soriane è stata quella sensazione di sostegno da parte degli alleati“.

Meno male che è intervenuta l’esperta, dico io, altrimenti si rimaneva sconcertati.

Più volte ho parlato dello stile comunicativo dei due candidati, rilevando le differenze essenziali che sfuggono a questo presunto e presuntuoso studio (e come al solito emanante un olezzo di superiorità morale):

1) Lo stile di Cappellacci è una conseguenza della ENORME differenza di notorietà che c’era con Renato Soru, ospite fisso sulle tv nazionali in tutto l’autunno e universalmente noto per la sua attività imprenditoriale e per quella politica. Pertanto era necessario non tanto fare cabaret, quanto farsi conoscere. Per questo motivo la prima parte della campagna elettorale è stata caratterizzata dalla presenza di Berlusconi, per un semplice ragionamento: io vado in Sardegna con Cappellacci, io sono sempre sui titoli di testa, Cappellacci appare sui titoli di testa. La tattica ha funzionato, creando una candidatura sostanziosa e realistica in poco tempo, considerando la forza dell’avversario.

2) Lo stile di Soru era molto più costruito di quanto non voglia rilevare lo studio. Ha esasperato il suo tratto sardo, fino a rendersi ridicolo e con grande disprezzo di uno dei più azzeccati proverbi della tradizione popolare: “l’abito non fa il monaco”. Eppure l’abbiamo visto tutti: giacca di velluto, camicia abbottonata fino al collo, assenza di cravatta, esasperazione dei modi rudi che sono parte del suo carattere, al fine di trasferire in quell’atteggiamento una finta fierezza sarda che i sardi veri sanno bene non manifestarsi negli atteggiamenti, ma negli atti.

3) La scena nei comizi: Berlusconi dominava in quelli di Cappellacci, che pian piano ha trovato l’equilibrio necessario, fino a chiudere con un congresso molto efficace. In tutta la campagna elettorale non è mai caduto nelle provocazioni di Soru, che lo ignorava volutamente preferendo scontrarsi – con molta presunzione – direttamente con Berlusconi, in questo spinto dal gruppo Repubblica – L’Espresso, che gli ha fatto credere di essere migliore di quanto fosse. I comizi di Soru sono stati molto buoni. C’è stato calore, supporto, e una grande organizzazione via internet, con un sito ben fatto (molto simile ai siti della Regione, e per questo c’è un motivo che non affrontiamo qui…) e attenziona alla scena: Soru si è sempre presentato sul podio da solo, senza troppa illuminazione, a confermare in ciò la sua volontà di distaccarsi dal concorrente che stava sempre con Berlusconi.

4) Il messaggio.Quello di Cappellacci è semplice: la situazione economica è sotto gli occhi di tutti, la Sardgena ha bisogno di rialzarsi, possibilmente guardando con ottimismo al futuro, l’aiuto del Governo è necessario. Grave l’errore di Soru, che ha presentato una Sardegna-Modello, basata sui numeri, molto simile come presentazione al Berlusconi 2006: ma mentre vantava la sua opera di Governo, c’erano centinaia di operai che scioperavano. Un distacco dalla realtà pagato a caro prezzo.

Davvero comica la chiusura dell’articolo con la sociologa Stefania Vicari che analizza i profili Facebook (interessante che in Italia si chiamino sempre i sociologi a interpretare questi fenomeni e non chi ci lavora):

Particolarmente interessante è stata la parte della ricerca sull’utilizzo dei social network, condotta da Stefania Vicari. Le due principali fazioni si sono infatti scontrate anche su Facebook con gruppi di sostegno e profili ufficiali, come quelli (ancora online) che propongono Cappellacci con un sorriso smagliante e Soru con un sorriso appena accennato. I numeri – ha spiegato la sociologa – ci dicono che almeno su Internet a trionfare è stato il Centrosinistra, anche perché evidentemente questi elettori usano molto più Facebook rispetto ai loro avversari politici. Tra le curiosità evidenziate proprio da questa analisi ce n’è una particolarmente bizzarra: sul profilo personale di Cappellacci (utilizzato non a scopi politici) si contano molto più adesioni di quante se ne contino nel suo profilo elettorale.

La differenza tra i profili, sta nella già citata differenza di notorietà. Sarebbe bastato leggere sui forum dei grandi giornali italiani, per rendersi conto che in tanti – spinti dal duo Gruppo L’Espresso / L’Unità – auspicavano Renato Soru leader nazionale al posto di Walter Veltroni, oramai in caduta libera. Questa spinta si è riflessa anche in siti come Facebook. Non sorprende, quindi, che la sociologa non colga il valore intrinseco della sua seconda osservazione: cioè che Cappellacci conti più adesioni nel profilo personale. In questo caso Cappellacci viene percepito come più avvicinabile, meno divo e meno famoso di Renato Soru.

Per il quale, appunto, non esiste il profilo personale, ma ha la pagina da “personaggio pubblico”. Il che la dice lunga sulla capacità di studiare certi fenomeni dei nostri studiosi.

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]

Il Pdl al potere non ha il coraggio di fare trasmissioni di informazione schierate in prima serata. Non rischia alcuna vera novità. Tutto è organizzato con il bilancino. Abbiamo i tg che ci meritiamo.Il risultato è deprimente: i soliti volti, molto ben pagati, bloccano la strada a chiunque abbia una idee diverse. Recitano una parte, facendo credere di essere liberi. Il Cav è tranquillo.

Santoro

Santoro

Abbiamo Bruno Vespa: nei giorni del terremoto ha fatto una specie di informazione istituzionale, cercando addirittura – dove possibile – di coordinare gli aiuti. Non credo per puro piacere di sostenere il governo ma soprattutto perchè egli stesso è aquilano, era coinvolto, ha fatto un reportage lodato persino da Aldo Grasso.

Poi c’è Ballarò: Giovanni Floris è il bravo liceale che ce l’ha fatta. Fa un’informazione di sinistra con i professori universitari a chiosare, una conduzione finto-amichevole con il corollario di comici che tentano di fare satira, in un quadro generale non troppo aggressivo. Non è un cattivo prodotto, ma io non mi appassiono mai, forse perché i politici li sento parlare ogni giorno e so ciò che diranno tre minuti prima.

Infine c’è Michele Santoro: qualcuno è indignato? Di che? Ogni sua trasmissione è costruita come un monologo teatrale, senza scampo. mi è capitato di ascoltare le domande di un inviato di Annozero al congresso nazionale del pdl. Un tizio con occhialetti scuri , barba e cappelli lunghi prendeva per il culo i congressisti con la scusa di raccogliere informazioni. Santoro è fatto così, prendere o lasciare: sciocco sospendere Vauro per una giornata o far fare a Mr Cachemire una puntata riparatrice. O gli lasci campo libero o lo mandi a casa. Inoltre, checché ne dicano gli ex compagni del PD, Santoro lavora per Di Pietro, non c’è alcun dubbio. Tutti loro lavorano per Di Pietro. E aggiungo: mi ha deluso Formigli che trovavo molto interessante quando faceva Controcorrente su Sky. Adesso è ritornato a fare il giornalista a senso unico come vuole Santoro. Con la tesi preconfezionata da portare avanti, in una trasmissione con un connotato politico ben chiaro, quello di Di Pietro, l’ex pm che in politica si schiera contro il suo ex imputato (poi assolto nel processo sulle tangenti alla Guardia Di Finanza).

La questione fondamentale è: va privatizzata la Rai. E’ assurdo tenere in piedi un baraccone dove tutti fanno ciò che vogliono. Va abolito il canone: un cittadino paga per quello che vuol vedere, non deve sorbirsi per forza Santoro che ha contratti enormi, mentre ci sono decine e decine di giornalisti che fanno la fame e non hanno alcun contratto. Ma potrebbe essere una pia illusione, me ne rendo conto. Nell’attesa, continuo a dire che sotto Berlusconi in RAI non nascono mai trasmissioni con giornalisti apertamente schierati a destra. Non ce n’è e forse non si ha interesse a farle. Inutile quasi tornare su un tema che abbiamo discusso altre volte, ma se seguo le trasmissioni di informazione sui principali canali tv italiani mi rendo conto che lì dentro non c’è quello che avviene nella società vera. E perché? Perché Vespa, Floris, Santoro e tutti gli altri a furia di stare lì, in tv, per secoli e secoli, diventano autoreferenziali, con le tesi pre-confezionate e un grosso conto in banca. Invece, qui fuori, ci sono dozzine di buoni giornalisti che aspettano solo un’occasione che il sistema morto dell’ informazione non concederà mai loro.

In definitiva, anche Santoro è regime: il regime gli ha affidato quella parte e lui, piuttosto bolso oramai, la gioca tranquillo e incallito, come un giocatore esperto che sa su quali mani puntare. Con l’unica aggravante che conduce un programma dove c’è ospite fisso Antonio Di Pietro, con grave scorno per la lingua italiana.

*** Addio a Giano Accame, storico libero pensatore della destra italiana. Un giornalista vero, messo in disparte, come altri, dal regime.

[Facebook] [MySpace] [Segnalo] [Email]
Powered by WordPress Web Design by SRS Solutions © 2010 Bruno Murgia Design by SRS Solutions