L'intuizione di Tatarella è realtà

L'intuizione di Tatarella è realtà

La vigilia del congresso fondativo del PDL è come al solito frenetica. Per la coincidenza non troppo casuale si viaggia di ricordi. Il 27-28 Marzo del 1994 la neonata AN vinse le elezioni, presentandosi nel Polo del Buon Governo, l’alleanza meridionale stipulata con l’altrettanto neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi. Interessante da leggere questa bella intervista rilasciata da Luciano Violante, uno dei primi ad aprire l’arco costituzionale che di fatto aveva ghettizzato il MSI persino negli anni delle aperture di Almirante, nella quale ribadisce che Berlusconi non fu capito.

Noi ci presentammo forti dei successi personali di Gianfranco Fini a Roma e di Alessandra Mussolini a Napoli. Quello che successe dopo, con il mancato accordo dei due poli con il centro di Mario Segni e Mino Martinazzoli, è la cronistoria del più incredibile successo elettorale della storia moderna europea. Un partito appena nato, affiancato a un partito rinnovato, ma sempre escluso dal governo, che per la prima volta assumeva le redini del paese. Per non dire dell’accordo con la Lega, che da sempre veniva indicata come avversaria principe di AN, identificata stranamente con lo “statalismo”.

Erano altri tempi: ma la bontà dell’alleanza è valida ancora oggi e io penso che in quel 27 marzo del 1994 sia racchiuso il significato dell’unione tra AN e Forza Italia, tra Fini e Berlusconi, con strappi, dissidi, riavvicinamenti, abbracci e litigate. Nella politica ci sta tutto, anche che l’ambizione personale di tutti freni un po’ la marcia collettiva. Ma alla fine la grande intuizione di Tatarella è arrivata al traguardo e probabilmente la storia assegnerà a Fini e Berlusconi i giusti meriti per questo approdo. Senza di loro non sarebbe stato possibile, perché ci vuole genio irrazionale (Berlusconi) e capacità di sapersi adattare ai tempi che cambiano (Fini), mantenendo ferme le proprie convinzioni sulla bontà di una scelta politica.

Il PDL del predellino era una boutade, una sfida, un rischio calcolato. Quello che nasce oggi è qualcosa di più forte, di stabile, che appunto si rivolge all’Italia di domani. Agli italiani che governeranno tra 15 anni.