La Rai cerca il presidente

La Rai cerca il presidente

Sulla presidenza RAI i partiti si stanno incontrando. E incrociano le spade. Franceschini ha visto Berlusconi. Ha detto che non vuole che Berlusconi si prenda la RAI. I classici dell’esagerazione. Nel frattempo l’ha incontrato per chiederne un pezzo… il problema principale è sempre il solito. La RAI è cosa buona e giusta?

Il tema del Servizio Pubblico, che messo in bocca a certi benpensanti, assume un connotato nobile e inviolabile è stringente fino al punto in cui ci chiediamo se serva. Serve un Servizio Pubblico di Stato? Dipende… ci sono televisioni che svolgono servizio pubblico, pur non avendone la concessione. Il mercato elide questo rapporto stretto tra Stato e Informazione. Se la RAI fosse semplicemente un’agenzia di informazione, seppur gigantesca, rappresenterebbe in toto l’essenza del servizio pubblico. Informerebbe e basta. Ma la RAI finanziata dal canone e dalla pubblicità fa concorrenza alle tv commerciali sul versante dell’intrattenimento, che servizio pubblico non è.

I programmi di servizio pubblico della RAI sono difficili da identificare. I telegiornali sono appaltati alla politica. Gli ultimi 10-12 minuti di informazione sono dedicati alle notizie leggere, mentre i grandi network internazionali dividono l’informazione in settori, prendendosi tutto il tempo necessario. La “nota politica” del tg1 è il classico panino: una dichiarazione a me, una dichiarazione a te e nessuna domanda che si leva da chi porge il microfono. L’informazione di approfondimento è basata sulla constatazione dello share, per cui anche Bruno Vespa deve stare attento a cosa programmare per poter stare a galla: sceglie spesso la cronaca e il costume perché interessano e ci sa fare. Idem per Matrix. Le altre trasmissioni politiche sono sempre uguali: Ballarò e Anno Zero sono marchiate a fuoco dai conduttori, c’è un filo logico partigiano che cozza col concetto di servizio pubblico, che dovrebbe essere universale, rivolto a tutti, e non solo a chi la pensa in un certo modo. Direte: ci sono più voci. Vero. Ma è sbagliato considerare la verità dei fatti come la sommatoria tra un’affermazione e il suo contrario. Ben vengano le opinioni di parte, ma che non prevalgono sul bene ultimo dell’informazione.

E vogliamo parlare di fiction o della scomparsa dei film americani? Sui secondi si sarebbe potuto ribattere che non sono servizio pubblico. Ma le noiosissime fiction, spesso zeppe di strafalcioni storici, lo sono? Io ho sempre cara quell’idea della privatizzazione della RAI. Una RAI leggera e ciò che resta dato a privati in un mercato aperto e regolato, sullo stile anglosassone. Perché altrimenti ti ritrovi un Celentano salmodiante pagato a peso d’oro e il buio totale su eventi sportivi come le Olimpiadi, che quelle si rappresentano l’idea di servizio pubblico.

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