Fini non corre da solo

Fini non corre da solo

Ma veramente Gianfranco Fini vuole mettersi contro Berlusconi ? Secondo me, no. E provo a dire il perchè. Nessuno mette in dubbio il fatto che il Cav sia il leader del Pdl. Lo ha dimostrato vincendo le elezioni, lo dimostra quotidianamente con il consenso degli italiani, confermato dai sondaggi. Dunque, un politico molto esperto come Fini sa che la contrapposizione non servirebbe a niente.

La domanda è: chi sarà il prossimo leader del Pdl ? Quale profilo politico e qui azzardo la parola grossa culturale dovrà avere? E’ in questo frangente che il presidente della Camera gioca le sue carte.

Oggi Berlusconi tiene unito un partito che ha varie anime al proprio interno ma che si è dotato sostanzialmente di un profilo conservatore soprattutto per l’ azione culturale di Tremonti. Le idee di capitalismo sociale e le idee pro life guidano il partito. Tremonti sta riscrivendo – insieme ad esperti di calibro – le regole per un capitalismo delle regole e dell’etica, Sacconi invece ha costruito la battaglia pro-Eluana come tratto distintivo di una politica intransigente sui valori e vicina perciò alla Chiesa.

La sponda continua con la Lega nord caratterizza un certo modo “concreto” di trattare la vicenda dell’ immigrazione e della nuova cittadinanza. Intorno a questo nucleo si aggiungono Alemanno, Formigoni, lo stesso Gasparri e il grosso della dirigenza pidiellina.

Sullo sfondo, i nuovi leader tipo Alfano, pronti anche a candidarsi alle prossime elezioni se Berlusconi decidesse di giocare la carta del Quirinale. Che cosa dovrebbe fare Fini? Assecondare qualcosa che tra l’altro lo lascia più o meno indifferente?

Facciamo un passo indietro. Fini ha votato quattro sì al referendum sulla fecondazione assistita. Ha insistito per il voto alle amministrative per gli immigrati, ha detto che il possibile cittadino italiano di domani possa essere uno come Balotelli, citando il caso del giovane calciatore italiano di colore dell’Inter. E’ laico e senza accanimenti ideologici nella vicenda Eluana, non ama le ronde, non ritiene che il medico possa denunciare il clandestino in cura e così via. Se lo dovessi definire userei il termine liberal. Sarà per questo che giornalisti tipo Filippo Facci, lo stesso Feltri, Giordano Bruno Guerri e quelli di Fare futuro siano dalla sua. Non è vero che queste idee non abbiano diritto di cittadinanza dentro il Pdl: è che non sono organizzate e vivono soprattutto nei pensatoi e nei centri studi. In più, il Pdl è naturalmente un polo conservatore all’interno
del quale possono ritrovarsi diversi modi di pensare. C’è poi un fatto: la crisi economica, la difficoltà nel trovare lavoro, una certa visione nera del futuro spinge verso una politica più di difesa che aperta alle
contaminazioni.

Ma se la crisi dovesse dare tregua, se un domani David Cameron (in fondo vicino a molte delle idee di Fini) dovesse vincere le prossime elezioni in Inghilterra lo scenario potrebbe cambiare e allora anche una destra europea e contemporanea e riformatrice riprenderebbe vigore.

Resta da costruire, a quel punto, la proposta sulle politiche del lavoro, sul nuovo ambientalismo e ridare fiducia a quello che oggi, per molti, è il demonio: il mercato. Ma ne parleremo un’ altra volta. Per adesso Berlusconi governa e Fini tiene una posizione di equilibrio, in attesa che i tempi, anche economici, portino nuove idee.

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