Saatchi: Soru rinviato a giudizio
La procura della Repubblica di Cagliari ha formulato le richieste di rinvio a giudizio per l’ex presidente della Regione Renato Soru, accusato di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nell’inchiesta sul cosiddetto caso Saatchi.
(leggi)
Comments
Pagella on line
Dovere di cronaca? no.. miseria umana. Complimenti Murgia.
watergate
quanto sei ridicolo pagellaonline.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Tiè Renà!
Bruno
>pagella, questa è una notizia importante che HO DATO SENZA ALCUN COMMENTO offensivo e che puoi trovare su tutti i siti di informazione. E’ IMPOSSIBILE TENERLA NASCOSTA A MENO CHE NON SI VIVA SOTTO CEAUSESCU. ti consiglio di esprimerti in maniera più educata dato che che non ho mai omesso i tuoi commenti non sempre particolarmente interessanti.
SARDEGNA: CASO SAATCHI, SORU “DISPIACIUTO MA SERENO”
“Ho accolto con dispiacere ma con animo sereno la notizia della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura nell’ambito della vicenda Saatchi&Saatchi”. E’ quanto ha dichiarato l’ex presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, in merito al rinvio a giudizio formulato dalla procura della repubblica di Cagliari con le accuse di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nell’inchiesta sul cosiddetto caso Saatchi. “Ho cercato – dice Soru – in occasione di due lunghe e spontanee deposizioni, di dimostrare la mia assoluta estraneita’ rispetto alle accuse e di far emergere la correttezza dei miei comportamenti. Evidentemente la Procura, che rispetto per il lavoro svolto, non ha ritenuto sufficienti i chiarimenti forniti. Attendo con serenita’ l’udienza preliminare, consapevole di essermi sempre comportato onestamente, nel rispetto delle regole e nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione regionale”. (AGI)
G. Satta
Come mai Onorevole ha dedicato un post per il rinvio a giudizio di Soru, e non ha dedicato mezza riga al caso Mills?
Li` non si parla di rinvio a giudizio, ma di processo.. e sembra che per il primo grado il “corrotto” sia stato condannato.. c`e` la presunzione di innocenza, ma un post sul presunto corruttore potrebbe anche dedicarglielo per par condicio!
Bruno
per la semplice ragione che in questo blog, specie in campagna elettorale regionale, si è parlato di berlusconi in tutte le salse, soprattutto male. per un altro motivo ancora: il blog “sarebbe” mio, è schierato e permette commenti intelligenti, ma non si fa dettare la linea da chi è evidentemente dispiaciuto per il rinvio a giudizio di soru. ancora: dei rinvii a giudizio di belrusconi ci abbiamo fatto il callo, per soru no. vediamo come andrà a finire ma non tifo perchè l’ ex governatore venga condannato.
G. Satta
1) Sul fatto che il blog sia il suo non ci piove.. se pero` desidera solo messaggi accodiscendenti col suo pensiero, basta che lo dichiari e levero` il disturbo! Penso che i blog nascano come spazi di discussione (quale questo si rivela essere), se devono essere dedicati solo all`attacco dell`avversario ed alla propaganda della propria posizione perderebbero d`efficacia, come strumento di comunicazione
2) L`aver fatto il callo per i rinvii a giudizio di Berlusconi, a me personalmente, non mi sembra una buona ragione per accettare di buon grado che il primo ministro italiano sia invischiando in una torbida vicenda, in cui riveste il ruolo di presunto corruttore di un avvocato, che in primo grado e` stato dichiarato dalla corte colpevole di corruzione.. il tutto condito dal fatto, che il processo a suo carico per questa vicenda, e` stato sospeso da una legge che si e` approvato su misura (“tailor made”, come scrivebbe il Financial Times). Ripeto e` il mio pensiero.. le elezioni pero` hanno dimostrato che la morale e le priorita` per la gran parte della popolazione italiana sono altre!
Daniele
Bhe, non si può pretendere che una notizia del genere nonvenga data, soprattutto se si tratta di un blog che si definisce di destra. Per quanto mi riguarda aspetterò di venire a conoscenza delle conclusioni dei giudici. L’atteggiamento di Soru, dispiaciuto, ma rispettoso, mi pare che sia quello giusto delle persone che non puntano ad intobidire le acque dividendo il mondo tra giustizialisti e garantisti.
Bruno
>g.satta, non ho messo la notizia per “cattiveria” ma non è possibile discutere del rinvio a giudizio di soru tirando in ballo berlusconi ! poichè questo è un blog fatto in sardegna ciò che succede ad un uomo importante come mr tiscali interessa tutti. in più io sono un garantista, non costruisco teoremi giudiziari. tutto qui ! un saluto. br
FELIX
Il re è nudo! Il giustilizialista è sotto il pressing della giustizia. Lo speculatore borsististico per eccellenza che sparla degli altri speculatori. L’uomo con maniero sulla spiaggia che combatte perchè gli altri possano costruirsi la casa al mare a 3 km dalla battigia. L’uomo che vuol decidere da solo che “su cunzua” per essere tale deve avere una superficie minima di 10 ha. L’uomo che voleva rinnovare, abbattere mandare a casa “gli altri” con l’aceta è stato borbardato dagli elettori con il voto. Ed era convinto che i sardi fossero con lui.
Fortza Paris
Caro Bruno, è la prima volta che scrivo nel tuo blog, premetto che non sto dalla tua parte politica, devo però ammettere che il blog è il più democratico tra quelli di destra. Provate ad imbattervi in quello di manichedda e vi accorgerete di quale libertà regna in quel sito.
Vorrei però correggerti, Soru finora non è stato rinviato a giudizio, è stata fatta una richiesta che sarà vagliata dal GUP. Solo in quel momento si parlerà di rinvio, l’atteggiamento di Soru è quello giusto, non infangare i magistrati ma dimostrare di essere nel giusto, questo al contrario di quanto hanno fatto alcuni politicanti e sopratutto il cavaliere.
È doveroso da parte tua correggere il titolo, richiesta di rinvio e non rinviato.
Saluti
Bruno
>”La procura della Repubblica di Cagliari ha formulato le richieste di rinvio a giudizio”.
La notizia è riportata correttamente, il titolo è solo giornalistico e ripreso direttamente dalla fonte. Ciao!
Maralai
il post di ieri al mio blog http://www.maralai.ilcannocchiale.it
M
^^^
Soru: la procura chiede il giudizio
E’ stata tenuta in stretto riserbo per tutta la campagna elettorale, ma adesso la procura ha svelato i suoi piani: CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER SORU .
SORU. “Ho accolto con dispiacere ma con animo sereno la notizia della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura nell’ambito della vicenda Saatchi&Saatchi”. “Ho cercato, in occasione di due lunghe e spontanee deposizioni di dimostrare la mia assoluta estraneità rispetto alle accuse e di far emergere la correttezza dei miei comportamenti. Evidentemente la Procura, che rispetto per il lavoro svolto, non ha ritenuto sufficienti i chiarimenti forniti. Attendo con serenità l’udienza preliminare, consapevole di essermi sempre comportato onestamente, nel rispetto delle regole e nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione regionale”.
Sia ben chiaro, la richiesta di rinvio a giudizio che il PM ha avanzato al Gip. non autorizza nessuno di dichiarare la colpevolezza di Renato Soru. La presunzione di innocenza non è acqua, così come il nostro garantismo non funziona a fasi alterne. Grarantisti sempre e con chiunque. Più che mai se avversario politico.
Maralai
Francesca
Si, ma così fa il gioco del giornale che ovviamente mira allo scoop…non mi pare che questo debba essere il suo obiettivo invece. saluti
Maralai
ascoltando il resoconto di videolina delle 14 di oggi, sulla giornata politica dalle parti di cagliari-zona. viale trento-, ed ascoltando le dichiarazioni di delogu, cappellacci, oppi, floris, uno dei riformatori, quello dei sardisti, forse anche di un passante e di una anziana affacciata alla finestra, per la spartizione del potere della presidenza dell’aula e delle commissioni (con la minaccia di oppi che se non si trova “soluzione mettiamo in discussione tutti gli accordi”, viva l’Italia!), non mi pare uno spettacolo esaltante dopo l’esaltante vittoria elettorale. Signori, così non va, non va, non va e proprio non va. E che al limite facciano il sorteggio per questa benedetta poltrona di presidente, poiché i pretendenti sono entrambi validissimi.
ed un’altra la voglio dire; riformare subitodicosubitosubito, la legge (soru) sulle incompatibilità tra consigliere ed assessore, in quanto-parlo per me, ovviamente- vogliamo vedere nell’esecutivo coloro che hanno ricevuto il mandato pieno del popolo per governare. il popolo da il suo mandato SOLTANTO per governare e non per tenere i votati fuori dalla giunta. per di più con la maggioranza schiacciante, mi domando che senso ha “imbarcare” assessori tecnici, gravando di altre spese il magro portafoglio di Pantalone e disattendendo il mandato del popolo che vuole essere presente (e non assente) dove si schiacciano i bottoni. ed oggi più che mai devono essere politici, e pure con gli attributi, e non tecnici a schiacciare i bottoni..
M
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Bruno lasciali perdere! 100 persone hanno sottoscritto la tua interrogazione per la SS-Olbia!
Bruno
>giorgio, grazie.
>maralai, hai ragione
>francesca, una notizia è una notizia, tanto più che il re è nudo
>daniele, si denuncia quello che non va. io credo che alla fine la sassari-olbia si farà. un saluto a tutti. br
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Bruno prego dovere di Sardo! Il grazie lo dobbiamo dire noi a te! :) Giorgio
Daniele
Ah bhe, è molto confortante questo suo credo. Bisogna farlo arrivare subito ai comitati di protesta che, a questo punto, non avranno più alcun motivo di esistere.
In campagna elettorale si sono dette delle cose ben precise (tipo gli stanziamenti inclusi nel CIPE ecc..) mentre dopo se ne sono dette e fatte altre (vedi Vito che, parlando a nome del governo, rinvia tutto al 2010).
Per la serie… un uomo vale quanto la sua parola…
Chi è che, sottolineando la propria indignazione, ha scritto questa frase per chiudere un video che è ancora su youtube?
Quirico Sanna
Non capisco il nervosismo degli amici di sinistra…., ma non sostenevano di avere sempre fiducia nella magistratura? Ho dobbiamo pensare che hanno fiducia nella magistratura solo se il rinviato a giudizio è di destra?….. .
P.S.
Il rinvio a giudizio non vuol dire essere colpevole….. per noi questo vale sempre, sia che il soggetto rinviato sia di destra che sia di sinistra.
NOI SIAMO GARANTISTI SEMPRE!!!!!!!! …. NON A GIORNI ALTERNI!!!!
Su Presidenti
Saranno pure in arrivo i celoduri e saranno pure in allestimento le ronde in salsa sardignola (in questi casi nessuna offesa peruna nei termini… meglio essere democratici) ma nessuno si illuda.
Non ci saranno prigionieri (o forse si, chissà).
Ci sarà semplicemente l’estinzione del PD perchè adesso, quando si candideranno loro, gli restituiremo il piatto e con gli interessi.
Si candidini, si candidino i vari Cabras, Milia, Moriconi e altri di cui ora non mi sovviene il nome(questa volta senza sotterfugi Sig. Moriconi) e saremo ancora più precisi di loro perchè la classe non è acqua e il 40% non è poca cosa……. cari “compagni che sbagliano”
Colpiremo a balla sola e senza neanche farla troppo lunga e difficile col voto disgiunto. Lavoro molto più terra terra, a sa sarda: più risulterà sconosciuto il nuovo Capitano Nemo nominato da Nembo Silvio più lo voteremo. Più Nembo Silvio racconterà balle più andremo a cantare “Meno male che…”. E questo varrà SIEMPRE, in qulalsiasi occasione.
Meglio che cambino partito. Avete la possibilità di accoglierli? Tanto, per quanto ci riguarda non ci appartengono. Sono ex… altri.
Non disdegnate l’invito perchè ce n’è anche qualcuno in gamba e in gambe, qualcuno e qualcuna che ha anche una bella favella, parla col verbo conciliante e accomodante, cerca di farsi le ragioni del voto, non disdegna gli “accordi” e le mediazioni, cerca il consenso al fine di accontentare tutti, compresi i lottizzattori piangenti e gli operai di Porto Vesme e soprattutto, cosa da non trascurare tanto, dice sempre “caro compagno”.
Se non verranno accolti nel Regno dei Cieli c’è il pericolo che si uniscano, facciano colletta, diventino pericolosi e socializzino con gli ex Sardisti, con i socialisti delusi dalle mancate “lottizzazioni” e con i Varesotti amanti della campania e della Sicilia (tifando che il Vesuvio e l’Etna diventino partecipi e “attivi”) al fine di formare la novella Lega Sardo-Lombarda con degustazione finale di casu marzu e Polenta e osei e, alla fine e infine, saranno tutti felici e contenti.
Che non manchi la bandiera dei Sardisti della Lega di Giussano… mi raccomando.
Impacchettati e consegnati. Se non li prendete rischiano la fine di Mastella e questa è cattiveria pura e bella e buona. E se proprio non si può, sarebbe il caso per lo meno di mettere una parola buona con Monsignor Mani, il Vescovo di tutti i Sardi o di procurargli un lavoretto qualsiasi a Videolina, all’Unione Sarda o in Parrocchia.
E comunque, nonostante “anche loro”, ripeto ancora che non ci saranno prigionieri. Ci vuole ancora tempo o, se preferite, diciamo che i tempi non sono ancora maturi.
Maralai
nel mio “pensatoio” (agrumeto) questo pomeriggio ho riflettuto molto sul dilemma Artizzu-Lombardo. Tra me e me(e la testa rossa turbo 50 cv goldoni) credo di aver trovato la soluzione. Che forse elaborerò in modo più dettagliato al mio blog, e la invierò anche ad Ugo Cappellacci. Credo che il presidente Cappellacci abbia davvero bisogno del consiglio di un “contadino”, cui nessuno ha mai detto grazie per l’impegno personale e nel suo blog per il centrodestraliberale. Duncasa(dunque): guardiamo all’assetto del Pdl sardo a prescindere dalla “cordata” con i ritrovati alleati, tutti comunque tesi a far valere i loro voti e a pretendere poltrone. Ma noi del Pdl, dobbiamo inquadrare bene principalmente cos’è il Pdl per risolvere il problema della nomina alla presidenza del consiglio. Esso (il Pdl) è il risultato di un sodalizio sperimentato con successo a livello nazionale, tra FI e AN e che pertanto il “modulo” dev’essere sostanzialmente riproposto nell’Isola. Il Pdl sardo ha due chiare anime ad immagine di FI e AN. Questi due partiti sono i pilastri portanti del Pdl, cui dovranno appoggiarsi anche gli alleati. Possibilmente senza rompere oltre il lecito. Arriviamo al dunque: FI è il partito più forte, ma AN ha dimostrato di essere un “socio” molto affidabile e leale con FI, che è il partito, come detto, tira voti; AN s’è apertamente schierata con FI nel referendum “salva caste”. Mentre la parte più minchiona di FI ha disertato l’impegno referendario, AN c’ha messo la sua faccia, ed anche pubblicamente. Il referendum è stato perso e molti di noi hanno affrettatamente sentenziato che la spallata a Soru non ci sarebbe stata. Abbiamo sbagliato analisi, in quanto quel referendum apparentemente “perso”, di fatto ha tratto in inganno Renato Soru che l’ha spinto a ragionare così: “questi sono in crisi, la spallata non c’è stata, si fanno la forca tra di loro ed io-Renato Soru- mi dimetto a sorpresa”. Errore grave. L’esito è stato per lui catastrofico. Come uscirne quando ci troviamo davanti a due papabili di valore come la Claudia Lombardo e Ignazio Artizzu? Che a livello d’immagine pubblica e di portamento strutturale del Pdl, se noi mettiamo la bravissima e graziosissima Claudia Lombardo presidente del Consiglio ci da la sensazione (parliamo per sensazioni, amici) che il Pdl sardo nasce quasi “zoppo” come sodalizio. Perchè a livello d’immagine pubblica e istituzionale FI sovrasterebbe smisuratamente l’alleato principale e leale come AN , che quasi “sparirebbe” dall’immaginario collettivo. Quindi sarebbe una errata valutazione politica. Se al contrario, ci mettiamo Ignazio Artizzu presidente dell’assemblea consigliare con Ugo Cappellacci “governatore”, la sensazione è che la medaglia ha conquistato le sue giuste facce. E così il Pdl sarebbe ben “disegnato” e rappresentato anche istituzionalmente. Mi domanderete; sei di AN?. Vi risponderò: sono del Pdl e tifo Berlusconi e Cappellacci, ed in questa logica mi sento anche di AN. Vedete, io a “pelle” darei l’incarico alla Lombardo, perché brava, perché di FI, perché donna, ma a ragione politica darei l’incarico ad Artitzu . E la Lombardo, a spasso? No, lei sarebbe l’ottima coordinatrice del Pdl sardo nonché capo gruppo in consiglio, e futura assessore non appena verrà abrogata l’assurda legge soru sulle incompatibilità tra consigliere e assessore, che porterebbe ad un radicale rimpasto in giunta, rappresentata dai più votati. Che potrebbe spingere ad un assessorato forte anche Artizzu e la Lombardo presidente dell’Assemblea. Ma all’attualità il mio ragionamento (mi) porta ad indirizzare la nomina ad Artizzu. Sperando che la stimatissima Claudia Lombardo non se la prenda, per questo ragionamento, comunque di un suo alleato.
M
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
140 più tanti mex in favore dell’iniziativa!:) ciao! Giorgio Scarpa
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Cappellacci 1 errore! AN c’è e conterà attenzione lo dico per il bene di tutti quando il gioco si fa duro la DESTRA comincia a giocare! Non siamo figli di un dio minore ma cavalieri di una idea! A noi!
Maralai
giorgio, se fai la vittima, sei già perdente. condividi la mia analisi?
M
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Si condivido non sto faccendo la vittima hai ragione partiamo zoppi e poi bisogna capire ancora cosa sia il PdL questo Bondi dire che mi sta antipatico è dire poco se vuole la dc vada con Casini dovevo togliermi questo sassolino dalla scarpa! Adesso mi aguro che Mariano Delogu o perchè no anche Bruno diventi il coordinatore del PdL Sardo! Giorgio!
Su Presidenti
Ragazzi
la questione è di fondamentale importanza per la dignità e per la complessiva autonomia ed economia della Sardegna. Oserei dire decisivo quasi quanto i 6000 euro di baby pensione che prenderà Irene Pivetti.
La faccenda si potrebbe risolvere, per esempio, in un luogo qualunque, magari oltre Tirreno e magari facendo una comparazione fra i curricula o i titoli accademici.
In alternativa la questione Presidenza potrebbe essere risolta anche sulla base della bellezza fisica o si potrebbe anche tirare a pari o dispari.
Ritengo comunque che tutto quanto e tutto ciò sia di importanza capitale per i padri di famiglia e per i loro figli, sicuramente è più importante delle guerre o della fame nel mondo e comunque, se verrò nominato nella giuria, io sceglierò la bella Claudia perchè ritengo che sia decisamente più presentabile e bella di Artizzu.
Per quanto riguarda i titoli accademici non saprei però io, personalmente, la ritengo una scelta più “bellina” ecco.
Anche perchè, se andiamo a vedere le Assessoresse, ce ne è solo una che chiude la porta. Per questo motivo, insomma, oltre che per il Cagliari, tifo per Claudia.
E la vita continua con i suoi ritmi compassati e con le sue corse e fughe in avanti continue e prolungate. Come sempre d’altronde…. ragazzi.
Maralai
al mio blog una lettera a cappellacci, con foto di artizzu. passate parola e visitate il mio blog http://www.maralai.ilcannocchiale.it
(passate parola anche ad ignazio artizzu).
M
Pagella on line
Su Presidente, per sciogliere questo determinante nodo che attanaglia le famiglie sarde farei intervenire la nuova assessora ai trasporti… non chiude la porta ma pare che curi le menti…
Su Presidenti
Si regazzi
è una bella gatta da pelare, una situazione incresiosa e di fondamentale importanza perchè ormai ci siamo ed è suonata l’ora delle decisioni irreversibili…..
E anche perchè la lotta fra la bella Claudia e Mister Santino che tutto e tutti raggiunge è diventata quasi come una bella telenovela che appassiona tanto il lavoratore con i calli alle mani quanto la casalinga che aspira a conoscere l’ultima puntata della telenovela.
Quello poi che interessa di più in questa commedia dell’era moderna è anche il contorno.
Non bisogna trascurare il succoso contorno delle commissioni, delle sottocommissioni, delle sottosottocommissioni, delle commissioni di sopra, di sotto e di centro, ci sono le Presidenze degli Enti e ci sono tanti capitani di ventura coraggiosi e pronti a misurarsi nella mischia.
Davanti a questa partita da giocare quasi tutta (quasi) a livello locale e territoriale, bisogna stare attenti a non scontentare nessuno e a fare tutte le cose per bene.
C’è Mastro Oppi che reclama il suo Assessorato per il Sulcis(o, come minimo la sua Commissione), c’è Capitan G. Sanna che pretende visibilità e rispetto per le proprie truppe, anche se ultimamente si è contenuto. Pensate che con la Giunta Palomba si offese perchè, avendo due Consiglieri, pretendeva due assessorati e via discorrendo. Si scoprì, insomma, che quando veniva eletto (a quei tempi) un amico di Giacomo, si votava un assessore e non certo un consigliere regionale. E per queste minuzie e ridicolaggini, Giacomo si impuntò e diventò tifoso del bar Forza Milan. C’è da dire anche che si offese ancora per non essere stato nominato al posto di Soru come aspirante Presidente (e perdere di nuovo contro Mauro Pili), ma questi sono dettagli. in fondo, a pensarci bene, Giacomo avrebbe da offendersi anche adesso per essere considerato meno di Serreli ma pare che sia diventato più modesto e accomodante e poi… si vedrà in seguito.
Poi c’è anche qualche fastidiosa voce che gira nei bar, nel web e nell’infinito spazio virtuale che (pensate un po) ha il coraggio e perfino l’ardire di ipotizzare teorie per cui, forse e chissà, qualche presidenza di commissione e qualche piccola prebenda dovrebbero andare anche a qualche cappellano di buona volontà nominato da Monsignor Mani o a qualche Papa boys o, al limite…. anche a qualche lavoratore dell’Euro Alluminia senza portafoglio e senza cellulare, ma questa è un’altra questione e un altro livello di discussione.
Con la convinzione che qualche lavoratore di Porto Vesme non sfigurerebbe affatto come Presidente di Commissione o come questore, rimane comunque la questione principe, la battaglia di tutte le battaglie quella di ora o mai più.
Rimangono, a questo punto, i mali estremi. Non potendo procedere a un duello con tanto di scelta delle armi e di Padrino (Claudia è una leggiadra fanciulla e Ignazio è un maschiaccio), tutto potrebbe essere risolto, a scelta e a ragione, con una bella e simpatica partita a scoppetta, oppure con uno scoppone scientifico o una partita a facce pari a dama inglese o, al limite, con una bella morra (mudu miiiii!!!!!!).
Anche se rimane il dramma di chi conta i punti perchè, ragazzi, sapete bene che chi conta i punti deve essere una persona di fiducia… altrimenti, dopo i primi vermentini, si rischia che vengano fuori i coltelli.
No no, date retta a Su Presidenti, che è persona di buon senso, assennata, galante e molto sensibile al fascino femminile. Tutto sommato, come si diceva per Renato in campagna elettorale….. Meglio Claudia perchè è, sicuramente e senza ombra di dubbio, la più bellina dei contendenti!
O mi vorreste dire di no? Se Ugo va in visita di rappresentanza, sarà più rappresentatrice Claudia o Ignazio?
Siamo seri su Ragazzi.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Bruno ti comunico che hanno aderito in 200 e ne sono state invitate altre 600!
Tiago
Questo è un bel copia e incolla che ne vale la pena….
Ho fatto così anche per Renato Soru. E’ inutile ripercorrere le tappe del suo mandato e dimostrare, dati alla mano, quanta innovazione e progresso ha portato alla Sardegna: qualche mente arguta mi appiccicherebbe addosso quelle facili etichette distintive, ormai tanto illustri quanto abusate, uniche scappatoie di soddisfazione per chi non è in grado di argomentare in modo intelligente le proprie tesi. Mi accontento di ribadire la mia convinzione: sarà molto difficile, in tempi brevi, ritrovare un Presidente di Regione lungimirante come Renato Soru. Un “imprenditore prestato alla politica”, certo, ma molto più moderno e controcorrente dei politici “di professione”: è per questo che tanti – compresi parecchi membri della stessa maggioranza – hanno cercato di defenestrarlo dal palazzo di Viale Trento senza mezzi termini. Soru era (è) un personaggio scomodo, indipendentemente dai suoi pregi, dai suoi difetti, dai suoi errori, dalle sue vicende personali.
Le elezioni regionali in Sardegna non sono state vinte da Cappellacci, ma da sei fattori sommati l’uno all’altro: il pregiudizio politico citato prima, l’ignoranza sociale sempre più dilagante, la lettura della questione locale in chiave nazionale, i gruppi di interesse di chiara matrice “continentale”, la perenne condizione di “dominato” che contraddistingue il DNA sociale del popolo sardo, i media nazionali e regionali (L’Unione Sarda e Videolina in testa). Cappellacci ha costituito soltanto l’interfaccia grafica del progetto, elaborato e gestito da sappiamo chi. In tal senso, considero la sconfitta di Soru molto più grave di quella riportata da Veltroni alle ultime Politiche: la prima è principalmente territoriale, la seconda è stata meramente politica. Il Sardo, ancora una volta, non è stato in grado di capire (o non gli è stata data la possibilità di farlo) che economia, sviluppo e innovazione sono concetti di lungo, lunghissimo periodo, e che sono concetti strettamente connessi al territorio. Stavolta, il Sardo, non si è accorto nemmeno di quel passo in avanti che Renato Soru è riuscito a far fare alla Sardegna intera, in tutti i settori. Anche se c’è da dire che, visti i tempi, se fosse successo il contrario saremmo in presenza di una indubbia anomalia.
E’ veramente emblematico spulciare la rete in cerca di informazioni, dell’una e dell’altra parte. Ed è emblematico aver constatato – in linea generale – che il popolo “televisivo” ha votato per Cappellacci, e che quello della rete ha dato il suo appoggio a Soru. Non può essere, e non è, soltanto una coincidenza: tra la passività propinata via digitale terrestre e stampa-controllata, e l’attività indipendente garantita dalla rete, ha vinto – senza alcuna sorpresa – la prima. E la passività è la malattia più grave del cittadino di oggi.
Alla ricerca di eccezioni, ho trovato interessanti alcuni commenti degli elettori di centrodestra pubblicati nel sito ufficiale di Ugo Cappellacci. Filtrati i chiari messaggi di auguri e sostegno al candidato, ho cercato di capire quali fossero le ragioni di quella presa di posizione, ho cercato di capire quali fossero stati – dal punto di vista di un elettore del centrodestra – i fallimenti della giunta Soru. Il piccolo esperimento è fallito, ma ho voluto comunque prendere alcuni “campioni” per isolare alcune categorie in cui si divide chi non la pensa come me. Nelle pagine che seguono ne ho pubblicato qualcuno, a solo livello di esempio.
In conclusione, la situazione è nera. Il neo presidente Cappellacci ha dichiarato che – tra i primi provvedimenti della sua giunta – ci sarà una riforma del piano paesaggistico. Una delle prime avvisaglie, che confermerà ogni sospetto distruttivo del centrodestra, sarà probabilmente l’edificazione dell’area archeologica di Tuvixeddu a Cagliari.
Il mio ironico grazie va a tutti gli elettori di centrodestra, capaci – coerentemente con se stessi – di distruggere irrimediabilmente tutto ciò che capita loro sotto mano: mi auguro solamente che, a dispetto della crescente tendenza, essi siano i primi a tacere le proprie lamentele sulle condizioni che loro stessi hanno sperato ed accolto con entusiasmo. Peccato che, sfortunatamente, occorra un certo grado di intelligenza per prendersi cotale responsabilità…
Tiago
Altro copia incolla:
Questo libro – alla sua seconda edizione, accuratamente approfondito e aggiornato, dopo la travagliata prima edizione del marzo 1987- non avrebbe mai dovuto uscire, poiché il personaggio che vi è biografato gli ha dichiarato guerra prima ancora che venisse edito, e durante e dopo la sua pubblicazione.
Il primo attacco di Berlusconi al presente libro è stato sferrato quando non era ancora stato edito. Il 25 e 26 settembre 1986, il quotidiano “Il Mattino” pubblicava un’inchiesta in due puntate del giornalista Roberto Napoletano intitolata Chi sarà il padrone di Berlusconi?; Napoletano aveva intervistato tra gli altri Marco Borsa (allora direttore di “Italia Oggi”) e Giovanni Ruggeri, quali “esperti” dell’ambigua materia berlusconiana: i temi trattati spaziavano dal sodalizio del Cavaliere con il Venerabile maestro piduista Gelli alle erogazioni creditizie che le banche guidate da piduisti avevano a suo tempo accordato alla Fininvest dalla controversa e per più aspetti oscura “avventura edilizia” del primo Berlusconi, ai suoi spericolati rapporti con il chiacchierato faccendiere Flavio Carboni dagli ingenti debiti del gruppo Fininvest, al fiasco di “La Cinq” in Francia, eccetera.
Il Cavaliere reagiva con un’irata lettera al quotidiano, esigendo la pubblicazione di una chilometrica rettifica, nella quale scriveva: “Tutte le affermazioni che il servizio del “Mattino” avrebbe materialmente desunto da questa incombente opera (di imminente pubblicazione da parte degli Editori Riuniti [il riferimento è al nostro futuro libro, citato nell'articolo, NdA] sono assolutamente false”, e seguivano le sue contestazioni articolate in 18 punti, ciascuno dei quali cominciava con “È falso che…”.
“Il Mattino” replicava confermando tutte le notizie pubblicate nell’inchiesta del proprio inviato. A quel punto, Berlusconi querelava il direttore Pasquale Nonno, e l’inviato Roberto Napoletano nonché “altri che avessero concorso al reato”, e cioè anche Giovanni Ruggeri e Mario Guarino (stavamo per l’appunto ultimando la “incombente opera” menzionata dal Cavaliere).
Ma il giudice istruttore del Tribunale di Napoli stabilirà l’infondatezza delle doglianze di Berlusconi, firmando l’ordinanza di archiviazione della sua querela.
L’uscita del nostro libro Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv era prevista per il successivo ottobre 1986, presso gli Editori Riuniti (con i quali avevamo stipulato regolare contratto) ma l’inchiesta pubblicata dal “Mattino” e le polemiche che ne erano seguite avevano suscitato non meglio precisate “difficoltà tecniche” da parte degli Editori Riuniti la casa editrice rimandava infatti l’uscita del libro di mese in mese (verrà edito solo nel marzo 1987). Le ragioni delle “difficoltà tecniche” accampate dagli Editori Riuniti emergeranno alcuni anni dopo, cioè nel settembre 1993 nell’ambito della inchiesta giudiziaria “Mani pulite”. Il sostituto procuratore Tiziana Parenti, interrogando Flavio Di Lenardo (imprenditore editoriale, già socio della Ecolibri – società collegata agli Editori Riuniti), apprenderà di “spericolate manovre tentate da Silvio Berlusconi per bloccare la pubblicazione di una biografia dedicata a Sua Emittenza”. Di Lenardo racconta al giudice Parenti di avere appreso dall’avvocato Bruno Peloso (al tempo amministratore delegato degli Editori Riuniti) di un furente Berlusconi, il quale alternava minacce e profferte: “Peloso mi disse che Fedele Confalonieri cercò di evitare in tutti i modi l’uscita del volume perché raccontava l’inizio dell’ascesa dì Berlusconi… Il braccio destro del padrone della Finìnvest arrivò addirittura a ipotizzare l’acquisto della Editori Riuniti, pur di non vedere quel libro in vendità”; “I tentativi erano accompagnati da offerte di denaro”.
Le dichiarazioni di Di Lenardo vengono riprese da tutti i quotidiani; “Avvenire” scrive: “Il libro è il celeberrimo (e ormai introvabile) Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv, scritto a quattro mani dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino. Il fatto, emerso due giorni fa, oggi sembra sia diventato un caso nazionale. Uno dei due autori, Giovanni Ruggeri. dichiara: Per impedire l’uscita della biografia presso gli Editori Riuniti, Berlusconi fece di tutto. Un giorno si presentò uno stretto collaboratore di Confalonieri e mi offrì un assegno in bianco in cambio dei diritti del libro”. Infatti, come abbiamo denunciato più volte pubblicamente (senza ricevere alcuna querela), nel febbraio. Fedele Confalonieri ci aveva telefonato presso la Rusconi Editore (dove lavoravamo) chiedendo di incontrarci ‘per trovare un accordo”: benché noi avessimo respinto l’offerta, ci mandò in ufficio il funzionario della Fininvest Sergio Roncucci, il quale, ostentando un carnet di assegni, ci aveva detto: “Compriamo noi il nostro libro, a scatola chiusa. La cifra la scrivete voi…”, e aveva anche ventilato di un possibile incarico a “Tv sorrisi e canzoni”…
Nel corso della sua deposizione al giudice Parenti, Flavio Di Lenardo ha inoltre dichiarato “Il libro uscì ugualmente, e Berlusconi querelò la societa editrice. Però la querela rientra quando Berlusconi fece un grosso affare in Unione Sovietica, relativo a contratti pubblicitari”. Effettivainente, la Fininvest ha ottenuto l’esclusiva della raccolta pubblicitaria delle imprese occidentali destinata ai palinsesti televisivi sovietici: Di Lenardo ipotizza, in base alle presunte confidenze fattegli da Peloso, che l’affare sia stato propiziato dagli Editori Riuniti (casa editrice controllata dal Pci), e che in cambio Berlusconi abbia tra l’altro nome una sua querela.
Fatto è che, finalmente edito nel marzo 1987, Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv andava esaurito in pochi giorni. Una immediata ristampa (aprile ‘87) esauriva la tiratura in tre settimane. Benché il successo di vendite fosse comprensibile ed evidente, forte era il sospetto che parte della tiratura tosse stata sottoposta a una sistematica opera di “rastrellamento” da parte di “mani ignote”.
Non essendo riuscito a impedirne la pubblicazione, Berlusconi tentava comunque di condannare il libro all’anonimato. Alla sua uscita nelle librerie (20 marzo 1987), subito il gruppo Fininvest diramava un comunicato minacciando azioni legali a carico degli autori (“colpevoli” di attentare alla reputazione di Berlusconi) e contro “gli organi di stampa e d’informazione che in qualunque forma e a qualunque titolo diano risalto al libro in questione”. Ma il Consiglio dell’ Ordine dei giornalisti della Lombardia respingeva “l’intimidazione preventiva e generalizzata della Fininvest”, e in un suo comunicato intitolato L’ Ordine sull’intimidazione della Fininvest alla stampa dichiarava: “Presa conoscenza del comunicato diffuso dalla Fininvest Comunicazioni dopo la pubblicazione del volume-pamphlet dedicato a Silvio Berlusconi dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino per i tipi degli Editori Riuniti l’Ordine dei giornalisti della Lombardia respinge la manifesta inammissibilità dell’intimidazione preventiva e generalizzata rivolta nel comunicato stesso agli organi di stampa e d’informazione che in qualunque forma e a qualunque titolo daranno risalto al libro in questione”.
La polemica Fininvest-Ordine dei giornalisti della Lombardia veniva registrata dai quotidiani con accenti critici per le arroganti intimidazioni della Finìnvest; scriveva ad esempio “la Repubblica”: “Forse i troppi viaggi all’estero gli hanno dato alla testa. Dal tempo in cui Craxi voleva scacciare il corrispondente di “Le Monde” da Roma, non si era vista una cosa più insensata e in fondo, anche autolesionista” e “La Notte”: “Il contenuto del libro, scritto dai giornalisti Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, ha mandato in bestia Sua Emittenza spingendolo all’incauta mossa giudicata come un inaccettabile tentativo di censura preventiva”.
Ma come è noto – Berlusconi è un tipo tenace e dunque aggirava il comunicato dell’Ordine dei giornalisti contattando personalmente alcuni direttori di giornali. Ad esempio, il compianto Pietro Giorgianni direttore de “La Notte”, il quale ci ha raccontato la seguente telefonata di Sua Emittenza: “Direttore parlando di quel libro lei si è giocato la mia stima… Io la riduco in povertà”, e Giorgianni: “Non può sono già povero…”.
Dopodiché, prende avvio l’offensiva legale. Il 12 maggio 1987, Berlusconi presenta due querele alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dì Milano alle quali farà seguire anche la costituzione di parte civile “per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali tutti”. Il potentissimo Sua Emittenza sodale del potentissimo presidente del Consiglio Bettino Craxi) si ritiene diffamato dal contenuto di due interviste che gli autori di Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv hanno rilasciato in occasione dell’uscita del libro a “l’Unità” e a La Notte.
Per il servizio apparso sul quotidiano del Pci il 28 marzo 1987 la querela berlusconiana coinvolge oltre agli intervistati l’estensore dell’articolo Francesco Bucchieri, e – limitatamente alla quetione dell”omesso controllo” il direttore del quotidiano comunista Giancarlo Bosetti. L’illustre querelante lamenta che nell’intervista sia stata affermata l’esistenza di un procedimento penale a suo carico per reati valutari; inoltre, si duole del passo dell’intervista che tratteggia il suo impero come un “colosso d’argilla” costituito da “scatole cinesi” spesso vuote.
Anche la querela del 28 marzo 1987, relativa all’articolo pubblicato da “La Notte” il 20 marzo, è sporta per “diffamazione aggravata dall’uso del mezzo della stampa e dall’attribuzione difatti determinati (quello di avere un processo pendente per reati valutari)”. Vi si legge: “Sul numero del quotidiano “La Notte” del 20 marzo 1987 appariva in prima pagina e a caratteri cubitali il titolo annunciante un Libro-bomba su Berlusconi. Nel sottotitolo si specificava, tra l’altro, essere il libro il risultato di una “lunga indagine che mette a fuoco gli interessi di Berlusconi con le loro luci e le loro ombre”. Il tutto, corredato da una foto “a mezzo busto” del sottoscritto e dal rinvio “a pag. 3″. Il testo della querela prosegue citando brani della nostra intervista (“”Dal nostro libro saltano fuori cose spiacevoli: fallimenti, società ombra, mafia bianca, Ciancimino, Calvi, Gelli”"); dopodiché il megaeditore craxiano e piduista argomenta: “Il testo dell’intervista è tale da far ritenere che tutto questo ben di Dio [cioè fallimenti società ombra, mafia bianca, Ciancimino, Calvi, Gelli, NdA] sia posto nel libro “a carico” del sottoscritto. Per la verità, non è precisamente così, perché il libro è costruito, dal punto di vista della diffamazione, in maniera più subdola ma più accorta… L’intervista invece è più brutale, sotto il profilo della metodologia diffamatoria: va giù dura e diretta, perché le “cose spiacevoli” non possono non significare un coinvolgimento di Berlusconi nell’elencazione sopra riportata [e cioè fallimento società ombra, mafia bianca Ciancimino, Calvi, Gelli, NdA]“. Ma la querela sporta dall’ex palazzinaro affiliato alla Loggia P2 riserva un finale “colpo di scena”:
“… Ed ecco la sorpresa: l’articolista è nientedimeno lo stesso direttore del quotidiano “La Notte” Pietro Giorgianni, che agisce evidentemente in sospetta sincronia con il suo editore Rusconi: quest’ultimo è già stato querelato dal sottoscritto per un’altra intervista, rilasciata ad un settimanale nello stesso lasso di tempo in cui veniva pubblicato l’articolo di cui sopra. Anche Ruggeri e Guarino sono giornalisti di casa Rusconi”.
Berlusconi ritiene dunque che i “rusconiani” abbiano ordito una “strategia della diffamazione” a suo danno, come sostiene nella querela; ma in seguito cambierà idea e rimetterà la querela sporta a carico dell’editore Edilio Rusconi. Rimetterà anche la querela a carico di Pietro Giorgianni, il quale era stato querelato sia come estensore dell’articolo, sia nella sua veste di direttore de “La Notte” (Giorgianni verrà in seguito invitato a cena nella villa di Arcore, e quando il giornalista lascerà la direzione de “La Notte” gli verrà affidata la direzione del periodico della Silvio Berlusconi editore “Telepiù”); ma il “presunto diffamato” chiede espressamente che l’effetto della remissione della querela a carico di Giorgianni non si estenda agli altri due querelati, e cioè a Ruggeri e Guarino: lui il direttore lo perdona, ma “quei due” li vuole in galera…
Tuttavia, il Tribunale (presieduto da Giorgio Caimmi, giudice relatore Fabio De Pasquale) è di diverso avviso. “La richiesta del querelante”, si legge nella sentenza del 27 aprile 1988, “deve giudicarsi quantomeno singolare. A fondare l’effetto estensivo basterebbe infatti il rilievo dell’unicità dei fatti contestati”. Il Tribunale dichiara dunque il non luogo a procedere nei confronti di tutti i querelati, e condanna Berlusconi al pagamento delle spese processuali.
Stessa sorte subisce, l’anno dopo la quercIa relativa all’intervista pubblicata da “l’Unità”. Berlusconi la rimette, e con sentenza del 20 novembre 1989 il Tribunale (presidente Paolo Carfi, giudici Fabio De Pasquale e Claudio Gittaredi) gli accolla le spese del procedimento. Secondo alcuni, la querela che stando alla deposizione del Di Lenardo sarebbe stata rimessa quando “Berlusconi fece un grosso affare pubblicitario in Unione Sovietica” sarebbe proprio quest’ultima.
Berlusconi sporge un’altra querela a nostro carico per un’ulteriore intervista pubblicata dàl settimanale “Epoca”. Il giornalista Carlo Verdellì aveva trascritto, nel numero di “Epoca” del 26 marzo 1987, il colloquio-intervista che aveva avuto con noi in merito al libro appena pubblicato. Gli argomenti dell’intervista erano stati anticipati dalla edizione de “La Notte” del 20 marzo Berlusconi era al corrente di questo particolare (“quella a “La Notte” è un’intervista… in seconda battuta” puntualizzava infatti nella sua querela); e dunque la “presunta diffamazione” era contenuta in entrambe le testate: e tuttavia, il querelante rimetteva solo la querela a carico de “La Notte”, mentre confermava quella a ‘Epoca”. Sarà questa evidente contraddizione, questa giuridicamente inammissibile difformità. a segnare la sconfitta finale del Cavaliere, dopo una battaglia legale durata anni e combattuta in Lutti e tre i gradi di giudizio, fino alla Cassazione.
Berlusconi sporgeva querela per l’articolo di “Epoca” il 12 maggio 1987.11 processo si teneva nell’autunno del 1988 presso il Tribunale penale di Verona, competente per territorio (in quanto “Epoca” si stampava in quella città). Imputati di diffamazione aggravata a mezzo stampa erano i soliti Ruggeri e Guarino, il collega Carlo Verdelli, e per “omesso controllo” il direttore del settimanale Alberto Statera .
La vicenda merita di essere seguita attraverso il testo della sentenza datata 16 novembre 1988 del Tribunale penale (presidente Mario Resta, giudici a latere Giovanni Tamburino e Giovanni Pietro Pascucci, estensore): “Si dolse, in particolare, nell’atto di querela, il Berlusconi, di due brani contenuti in detto articolo… In primo luogo ritenne diffamatorio l’articolo laddove, dopo che gli autori avevano spiegato il perché della scelta della casa editrice Editori Riuniti (“Abbiamo scelto la casa editrice del Pci perché ci piaceva una loro collana, I libri bianchi, quella che pubblica gli atti di accusa dei giudici impegnati nei processi più importanti: mafia, Sindona strage di Bologna”), con un ardito accostamento e in risposta alla domanda che sorgeva spontanea di come c’entrasse Berlusconi coi processi riferiva come testualmente dichiarato dagli autori del libro che “un procedimento penale in corso ce l’aveva anche lui: dal 1983, per reati valutari commessi insieme a Flavio Carboni. E una vicenda poco risaputa ma la si evince, incontrovertibilmente dalla relazione della Commissione parlamentare sulla P2″. In secondo luogo gravemente diffamatoria, a giudizio del querelante, doveva ritenersi la frase successivamente riportata nell’articolo anch’essa come testuale dichiarazione degli autori del libro: “Dal nostro libro su Berlusconi saltano fuori cose spiacevoli: fallimenti, società ombra, mafia bianca, Ciancimino Calvi Gelli” [...]“.
Sì dà il caso che all’inizio della fase dibattimentale noi imputati avessimo subito chiarito che Carlo Verdellì aveva riportato fedelmente le nostre dichiarazioni, e che la notizia del procedimento penale a carico di Berlusconi era poi risultata infondata. Infatti, nel procedimento penale cui ci eravamo riferiti erano imputati il faccendiere Flavio Carboni e il suo braccio destro Emilio Pellicani, e deponendo davanti alla Commissione d’inchiesta sulla Loggia P2, Pellicani aveva chiamato in causa anche Berlusconi: si trattava di una chiamata di correità, tant’è vero che il faccendiere il 19 luglio 1984 aveva promosso causa civile contro Berlusconi esigendo la restituzione di 545 milioni che avrebbe speso per suo conto e in suo nome e chiedendo di “essere manlevato da tutte le conseguenze a lui derivanti e da derivare dal procedimento penale pendente davanti alla Procura di Trieste”: questo era quanto noto al momento dell’uscita del nostro libro e dell’intervista a “Epoca”. Mentre al Tribunale di Verona era in corso il processo per la querela di Berlusconi, ignoravamo ancora che il 6 ottobre 1988 la Prima sezione civile del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Diego Curtò , aveva respinto le richieste di Pellicani (ed è singolare che Berlusconi abbia ritenuto di non informare il Tribunale di Verona della sentenza a lui favorevole e avversa a Pellicani – ma forse più strano ancora è il merito della sentenza…).
Nella prima edizione del nostro libro, a pagina 102, avevamo scritto: “Pellicani sostiene trattarsi di procedimenti per reati valutari che vedrebbero coinvolto, oltre a due società di Carboni, anche Silvio Berlusconi. Se ciò che Pellicani afferma corrìspondesse al vero, significherebbe che contro Berlusconi sarebbe in corso (1983) un procedimento penale. Non ci è consentito soffermarci ulteriormente su questo punto e di approfondirlo, poiché scatterebbe il reato di violazione di segreto istruttorio”; al collega Verdelli non potevamo aver dichiarato altro – a scanso di equivoci, lo avevamo pregato di riferirsi alla pagina 102 del libro, ed egli lo aveva puntualmente scritto, sia pure con l’inevitabile imprecisione delle sintesi troppo sommarie.
La prima udienza del processo di Verona si teneva il 27 settembre 1988, ma nel frattempo si erano verificati fatti nuovi. Il procedimento di Trieste pendente in istruttoria a carico del duo Carboni-Pellicani era approdato in aula per il pubblico dibattimento, e quindi era caduto il segreto istruttorio; presa visione delle carte processuali, avevamo potuto constatare che Berlusconi non figurava tra i rinviati a giudizio, circostanza che infatti subito dichiaravamo in apertura del processo di Verona.
La sentenza ce ne darà atto: “Ruggeri ha precisato di aver potuto recentemente accertare l’infondatezza della notizia… Ma dì quali altri elementi erano in possesso gli autori del libro su tale informazione? Lo si ricava dalla memoria oggi prodotta a firma del Ruggeri: “Ma dove la prudenza, il senso della misura la cautela nel trattare siffatta materia vengono da noi esercitati al massimo è a proposito dell’affare Calderugia-Nova Nuraghe. Le due società -di diritto estero – possedevano vaste aree edificabili in Sardegna;
Carboni e Berlusconi le acquisirono per destinare i terreni alla realizzazione, in società tra loro, del gigantesco progetto di insediamento turistico noto come Olbia 2… Il cav. Berlusconi ha dichiarato di non aver mai sentito parlare della Calderugia e della Nova Nuraghe. Che smemorato! In sostanza Berlusconi sapeva che i terreni erano di società estere, sapeva che volevano il pagamento ‘in nero’, sapeva che Carboni-Comincioli avevano ingannato l’Ufficio italiano cambi, e frodato il fisco, ecc. Berlusconi aveva fornito il denaro per i terreni in questione, e questi sono regolarmente finiti a lui con rogito del notaio Zito di Milano dell’aprile 1981. Questi i fatti. Che poi Pellicani gli abbia attribuito una comunicazione giudiziaria è un errore deprecabile, ma non cambia la sostanza dei fatti”.
“Tali elementi”, si legge più avanti nella sentenza, “se giustifica-vano la conclusione del cointeressamento di Berlusconi all’acquisto dei terreni e del suo coinvolgimento nella complicata vicenda giudiziaria, non autorizzavano certo la conclusione di un suo concorso nei reati valutari addebitati al Carboni”. Era questa considerazione che determinava la nostra condanna a un milione di lire di multa ciascuno. Per le residue imputazioni venivamo invece assolti per insufficienza di prove. Il collegio giudicante perveniva alla nostra assoluzione “con riserva” in merito alla frase “società ombra, mafia bianca, Ciancimino, Calvi, Gelli”, in considerazione del fatto che “sono effettivamente esistiti dei punti di contatto o dei legami del Berlusconi con dette persone e con fatti del genere giungendosi anche a qualificare tali rapporti come non irrilevanti”, e inoltre perché quanto da noi affermato “non appare ispirato da motivi contrari ai doveri professionali del giornalista”.
Le motivazioni della sentenza del Tribunale di Verona erano un duro colpo per il dan berlusconiano, già contrariato dalla parzialissima e momentanea “vittoria di Pirro”. il mensile “Prima comunicazione” nel febbraio 1989 pubblicava un inserto speciale con il testo completo della sentenza, e segnalava: “Il Tribunale di Verona condanna i quattro giornalisti ma molta stampa scrive che lo sconfitto è Berlusconi”.
Infatti “L’Espresso” scriveva di “clamorosa sconfitta giudiziaria di Berlusconi a Verona”. “Il manifesto” gli dedicava questo colorito articolo: “In galera! Il grido bracardiano è risuonato mercoledì pomeriggio nell’aula di giustizia del Tribunale di Verona ex caserma asburgica con vista sul carcere. A lanciarlo è l’avvocato Domenico Contestabile a nome di Silvio Berlusconi e all’indirizzo di Carlo Verdelli, Alberto Statera, Giovanni Ruggeri e Mario Guarino. Era la quarta e ultima udienza del processo per diffamazione aggravata [...]. Berlusconi, che alla sua immagine tiene molto, si era presentato in persona alla terza udienza, nonostante tutto quello che ha da fare. Alla giuria aveva raccontato delle lagrime di mammà alla lettura dell’articolo. Il suo avvocato ha raccontato anche delle lagrime dei Berlusconi babies alla lettura del libro, incautamente lasciato da papà in bella evidenza sulla libreria della villa di Arcore. “Il sospetto come strumento della diffamazione”, ha tuonato l’avvocato di parte civile, e per questa pratica da “diffamatori di professione” ha chiesto una riparazione pecuniaria dì 100 milioni. Il pubblico ministero, da parte sua ha chiesto 9 mesi di reclusione per Verdelli, 8 per Ruggeri-Guarino, 5 per Statera direttore di “Epoca”. Punizione esemplare per chi lede l’immagine di Berlusconi? La giuria, dopo 4 ore e mezza, ha deciso che non era il caso… Una sentenza che certo non può soddisfare Berlusconi”
Anche “l’Unità”, in un articolo intitolato Berlusconi amico di Gelli querela ma igiudici assolvono, evidenziava come il magnate di Arcore avesse chiesto, tramite il suo avvocato, un risarcimento di 100 milioni a testa, respinto dal Tribunale, e condanne per tutti tra i 5 e i 9 mesi: “Il Tribunale a tarda sera ha invece emesso una sentenza diversa, assolvendo gli imputati proprio sulle contestazioni più gravi, sia pure per insufficienza di prove”.
Ai nostri avvocati Corso Bovio, Caterina Malavenda e Paolo Maruzzo (che sono anche colleghi pubblicisti, e ci hanno assistito con competenza e passione), davamo mandato dì ricorrere avverso la sentenza del Tribunale di Verona. Il 22 ottobre 1992, la Corte d’Appello di Venezia (presidente Michele Curato, consiglieri Lionello Marini e Umberto Mariani) trasformava l’assoluzione per insufficienza di prove in assoluzione piena, e riduceva a 700 mila lire la multa per avere attribuito a Berlusconi il coinvolgimento in reati valutari in concorso con Carboni.
Dunque, risultava vieppiù legittimo, e con l’autorevolissimo avallo del Tribunale, accostare il nome e le gesta di Silvio Berlusconi al Venerabile maestro piduista Licio Gelli, al mafioso Vito Ciancimino, al bancarottiere piduista Roberto Calvi, e a vicende di fallimenti, società ombra, “mafia bianca”. Rimaneva l’infinitesimale neo della multa per una svista non nostra un minuscoio neo del quale volevamo comunque liberarci.
L’ultimo atto è del 30 marzo 1993. La Corte suprema di Cassazione (presidente Guido Guasco, consiglieri Giuseppe Ciufo, Guido letti, Alfonso Malinconico, Carlo Cognetti) accoglieva il nostro ricorso, giusto l’articolo 90 del vecchio Codice di procedura penale: “L’impugnata sentenza dev’essere annullata senza rinvio”, sentenziava la Cassazione. Era la vittoria finale e completa. Di tutti e tre i gradi di giudizio, niente è rimasto a nostro carico, neppure la pur modestissima multa.
L’onnipotente Cavaliere, da parte sua, non solo doveva prendere atto della completa sconùtta ma finiva nei guai per falsa testimonianza – cioè a dire. l’accusatore finiva sul banco degli imputati, ai sensi dell’art. 372 del Codice di procedura penale.
Al Tribunale di Verona, nel corso dell’udienza dcl 27 settembre 1988, Berlusconi aveva deposto sotto giuramento; interrogato in merito alla sua affiliazione alla Loggia massonica P2 l’aveva temporalmente collocata neU’anno 1981 (invece che nel 1978, come noi avevamo scritto), e aveva affermato – mentendo – di non avere corrisposto al Venerabile maestro Licio Gelli alcuna quota di iscrizione alla Loggia, al momento dell’affiliazione. Al cospetto di queste clamorose menzogne, avevamo inoltrato un esposto alla Pretura di Verona.
Il 22 luglio 1989, il pretore Gabriele Nigro firmava una sentenza istruttoria di “non doversi procedere contro l’imputato [Berlusconi, NdA] perché il fatto non costituisce reato”. Avverso la decisione del pretore si appellava il Procuratore generale della Corte d’Appello di Venezià Stefano Dragone.
Il processo d’Appello aveva luogo nel maggio 1990. Dal nostro esposto alla Pretura erano trascorsi venti mesi, nel corso dei quali era stata varata dal Parlamento l’ennesima amnistia (la ventitreesima della storia repubblicana); essa diveniva operante il 12 aprile 1990, e riguardava i reati commessi fino a tutto il 24 ottobre 1989-per Berlusconi era un provvidenziale salvagente. Quando i magistrati lo avevano convocato a Venezia per rispondere del reato di falsa testimonianza, l’editore piduista aveva dichiarato: “Spero che la prossima amnistia, che si annunzia non rinunziabile non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento [della Pretura, NdA] dalla Sezione istruttoria presso la Corte di Appello di Venezia”. Amnistia non rinunziabile? Berlusconi farà tutto meno che rinunciarvi, e la Corte d’Appello (presidente G. Battista Stigliano, consiglieri Luigi Nunziante e Luigi Lanza, relatore) non gli toglierà alcun piacere: “Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non rispondano a verità… Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò (a prescindere dal mancato utilizzo processuale delle dichiarazioni menzognere medesime da parte del giudicante) ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto… il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”.
Complimenti, Cavaliere!
Tiago
State zitti o parlate poco,per questi scippi che in Sardegna ha fatto il Vs. padrone…Perché chiudette presto i vari post. ..
Secondo me vi state vergognando di Cappellacci &..
Adesso che gli argomenti sono esauriti,vi girate su Renato Soru…
Intanto Berlusconi ai Sardi gliela messa nel sedere con la Vs.complicità.
Cappellacci e sempre uno zerbino.
Bruno: forse dovresti moderarti. La chiusura dei commenti dopo 3 giorni è data per motivi di sicurezza. Non è che puoi venire qui e dare degli schiavi a tutti. Rispetta gli altri come io rispetto te.
Tiago
Ma forse siete alla manifestazione in Gallura,per chiedere le elemosine.
Un bel futuro per la Sardegna!!!!!
Tiago
Io rispetto tutti gli uomini,di parola…..Ma non le falsità….
Comunque ancora i miei cordiali saluti….
Bobbore
Boh…continuo a non capire. Primo, perchè tutte queste storie attorno alla pubblicazione di questo “post” e attorno alla notizia. Tutti, almeno in questo salotto, conosciamo la vicenda S&S, e tutti sapevamo che si sarebbe andati a giudizio. Secondo, capisco ma non condivido il rilancio mettendo sul piatto il CV giudiziario del biscione.
Tiago, per la prima volta leggo un articolone copiaincollato. Un bell’articolone, non conoscevo la vicenda Carboni.
E mi accoderei alla richiesta di (?)…spero che i cappellacci votanti piangeranno in silenzio. Cosa che non stanno facendo nè per il silenzio-assenso allo scippo dei fondi della SS Olbia, nè per lo schifo di giunta di “tecnici” mischiati a caso.
carrulante
Tiago e Bobore,parole,parole,parole,soltanto parole voi sapete dir.La differenza tra noi e voi?Noi alla politica delle parole e della demagogia,anteponiamo la politica dei fatti e della concretezza.
Bobbore
Si, si, si …concreto l’asfalto della SS Olbia, e concreta la tecnicità della giunta dei tecnici :D
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Concreta la politica dei no di Soru!:)
Francesca
La politica di Soru era concreta e stop! Qui di concreto c’è solo la genuflessione di Cappellacci ai voleri di Berlusconi e nient’altro.
Giorgio Giovanni Gaias Scarpa
Roba stantia!!!!
carrulante
Quella strada comunque si fara’.Il Betile,boh!!
Il progetto Supramonte,boh!!
I fondi dell’agricoltura restituiti a Bruxelles,boh!!
I 14 cent di integrazione sul prezzo del latte,boh!!
O il massimo della concrettezza si e’forse visto con la progettazione integrata?
Daniele
Ci mancava un po’ di sano benaltrismo per giustificare la figuraccia della SS-OL.
Bobbore
eh, per non parlare dell’effetto serra. Ma sta per arrivare un dentista, tecnico specializzato in gas serra per la Regione Sardegna.
carrulante
Forse parli dello stesso gas prodotto dai rifiuti napoletani?Tranquilli si e’pensato anche a quello, la soluzione c’e’ la dara’ DeBenedetti con i suoi mega impianti fotovoltaico autorizzati prima dei richiedenti sardi
Daniele
mmm, forse ti riferisci al solare termodinamico… o pensi che siano la stessa cosa?
Bobbore
no mi riferisco alla SS Olbia e a una giunta di tecnici messi evidentemente tutti al posto sbagliato.
Bobbore
…ed è solo l’inizio…
Bobbore
visto che poi scherza scherza finiamo sempre a parlare d’altro.