Internet, politica e libertà di stampa

Paura di Internet?
In queste settimane si è discusso parecchio dell’emendamento D’Alia. Il collega Roberto Cassinelli ha presentato un contro-emendamento, che mira a depotenziare gli effetti nefasti della prima proposta.
Ma al di là di questo, cosa occorre dire e aggiungere sulla questione? A livello generale, tranne pochissimi casi, la classe politica italiana appare spaventata da internet. Leggo troppo spesso frasi come: “internet non può essere senza regole”, ignorando che lo strumento in realtà è già regolato dalla leggi italiane e che una calunnia su internet vale quanto una qualsiasi calunnia espressa a mezzo stampa. Questo lo verificherebbe qualsiasi giudice chiamato ad esprimersi sulla questione. Difficile è tuttavia stabilire la linea di confine tra ingiuria e manifestazione libera del pensiero, soprattutto nell’ambito dei blog. In questo caso la politica italiana appare più preoccupata della seconda che della prima.
L’emendamento D’Alia, compreso nel pacchetto sicurezza, intende limitare l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato, ma come sappiamo prevede che a decidere l’oscuramento del sito sia il Governo. Google e Facebook, proprietari di siti social, creati dall’utente (in particolare hanno creato problemi dei gruppi di supporto di Facebook a Riina e via dicendo), hanno dichiarato la loro contrarietà. Un conto d’altronde è rimuovere una pagina e segnalare l’account con relativo indirizzo IP, un conto è sospendere un intero sito. Il contro-emendamento CASSINELLI rimette al giudice la facoltà di decidere come intervenire, imponendo alla società di hosting di provvedere direttamente (in questo caso proprio Google e Facebook), obbligo non più a carico dell’internet provider (in effetti la previsione era leggermente bulgara…).
In tutto questo si aggiungono la proposta Carlucci, una specie di colpo di falce alla cieca, e una recentissima sentenza della Corte di Cassazione. Io penso semplicemente che internet non sia un mare di anarchia, ma che la libertà di espressione più viva e diretta è oggi quella sul web e che il modo migliore per strozzarla è quello di assoggettare i blog e i forum (o le pagine di un sito social) alle regole valide per la carta stampata e la tv. E’ profondamente sbagliato. Per cui va bene qualsiasi proposta che specializzi i settori. Io sono per una proposta organica, unica, che regoli si internet, ma in modo esclusivo, minimo, ratificando per legge dei principi espressi sulla carta costituzionale. La politica deve abituarsi a gestire il dissenso via internet.
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Per assicurarsi una presenza fattiva nei motori di ricerca, oggi è necessario avere un posizionamento web più che decente. Essere visibili su internet, google e gli altri motori equivale ad esistere.