Soru, una stella cadente?

Il destino dell'Unità è nelle mani di Soru
Non è passato nemmeno un mese e la stella luccicante di Renato Soru sembra sbiadirsi lentamente. In questi giorni a cavallo di fine mese ne sono successe parecchie all’Unità, che proprio con l’ex presidente della regione sembrava aver trovato nuova vita. Invece niente. Anche il presunto successo di vendite, amplificato dalla visibilità rosa di Conchita De Gregorio, sembra esser frutto dell’immaginazione, un po’ come gli otto punti di vantaggio vantati dal suo editore in un fantomatico sondaggio pre-elettorale. Di certo la campagna stampa dello storico quotidiano, praticamente al limite del culto della personalità, non ha giovato a nessuno.
Eppure va subito detto che tutto ciò sarebbe negativo. In primis quando chiude un giornale, in democrazia, a meno che non vi siano circostanze insuperabili, è sempre un male. Più voci discordanti ci sono, maggiore è il tasso di libertà. In secondo luogo la situazione è drammatica per chi vede messo il proprio posto di lavoro in discussione. All’Unità come a Tiscali. In terzo luogo Soru è un politico e anche un imprenditore e se gli si possono augurare delle sfortune politiche, in ragione delle sue vedute contrastanti dalle nostre, uguale sventura non la si può augurare alle sue aziende. Anzi.
Difficile dire cosa farà. Ha ragione l’amico Maninchedda a indicarlo comunque come risorsa per la Sardegna. Io, a causa del suo carattere ostico, lo vedo più come grande risorsa imprenditoriale, ma non mi metto certo a sindacare le sue scelte. Certo, deve ripartire all’interno di un mare agitato come quello del PD, che ha nelle europee forse l’ultima chance di ribadire l’importanza della propria esistenza. Prima di abbandonarsi all’idea della scissione.