Entries from: marzo 2009

Corsi e ricorsi, cambia poco nell’editoria

De Bortoli Reloaded

De Bortoli Reloaded

Se fosse musica parleremmo di plagio. Un plagio nei confronti di sè stessa: copycat, l’editoria che si ripete, si copia a vicenda e sceglie sempre gli stessi uomini, quasi che la produzione dei direttori di giornale si fosse bloccata a favore della meno dispendiosa clonazione.

Ieri tutti i telegiornali della sera annunciavano le Novità. “Ferruccio De Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera”, che equivale a dire: “Born to Run è il nuovo singolo di Bruce Springsteen”. Ovviamente non chiediamo che al potere vada la fantasia, e anzi, tutti questi direttori hanno probabilmente i meriti e i requisti per ritornare sul trono dei più prestigiosi giornali… ma come si dice? Manca un pizzico di sale.

Riotta che va dal Tg1 al Sole24 Ore fa nascere spontanea la domanda: chi va al suo posto? La novità, l’unica, potrebbe essere in questa sede, col nuovo presidente RAI Paolo “Redford” Garimberti impegnato a far quadrare il cerchio.

Una cosa è certa l’establishment italiano dell’editoria e della confindustria del Nord guarda a Roma da pari a pari e non si può dire che ci siano più certi conflitti di una volta (ricordate il mitico endorsement di Paolo Mieli in favore di Romano Prodi?). Chissà, staremo a vedere. I più attenti tra voi sapranno leggere anche tra le righe di certi commenti pubblicati oggi, tra i quali segnalo Fabrizio D’Esposito sul Riformista che parla appunto di conclamato “mielismo”.

Nel frattempo però c’è anche una realtà che avanza. L’editoria è forte crisi, c’è un calo netto delle vendite, ma soprattutto della raccolta pubblicitaria. Questo fatto gli esperti lo spiegano per due motivi: a) la crisi economica in atto che mette in difficoltà gli inserzionisti  b) la concorrenza spietata di internet.

Pertanto i giornali sono formatori di opinione oggi e, infatti, Mieli come Scalfari hanno avuto la tentazione di fare il king maker, come spiega D’Esposito. Giornali di opinioni dunque, giornali di dibattiti da approfondire in televisione di fronte a schieramenti precostituiti. Su internet invece trovano posto i fatti e i commenti immediati: da quelli formato cinguettio di Twitter a quelli più estesi del liveblogging, che spesso rimandano al giorno seguente un’analisi riassuntiva degli Eventi. I giornali invece sono molto autoreferenziali e rimandano al giorno seguente le referenze portate alle loro opinioni. I fatti, intanto, si conoscono già.

In Italia peraltro i giornali che fanno veramente opinione sono pochi. A volte sono pretenziosi, ho già scritto del modo di incanalare il consenso di Repubblica e di costruire personaggi (Soru ci è caduto in trappola), altre volte prendono della cantonate male interpretando gli eventi.

Forse la storia corre troppo veloce per una scuola di giornalismo che sembra non volersi mai rinnovare.

Rassegna stampa post-congresso

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Fini e Berlusconi

Sta per nascere anche il Pdl sardo. A giorni (i più ottimisti dicono già da domani o al più tardi mercoledì) il vertice nazionale nominerà tutti i coordinatori regionali: l’unico candidato per il partito in Sardegna è Mariano Delogu, leader di An nell’isola. «Io non ne so nulla», ha però detto anche ieri il senatore cagliaritano. Mentre Claudia Lombardo, sino a ieri coordinatrice reggente di Forza Italia in Sardegna, ha ammesso: «Quella di Mariano Delogu è un’ipotesi molto accreditata». E il deputato nuorese Bruno Murgia, uno dei papabili, ha confernato: «La scelta ormai è fatta» … Il deputato nuorese Bruno Murgia non è apparso deluso per la caduta della sua candidatura al coordinamento del partito. «Delogu – ha detto – garantisce esperienza ed equilibrio». Murgia si è detto «molto soddisfatto» del congresso. «E’ stato l’atto di nascita del più grande partito popolare e di massa italiano». Murgia non ha nascosto l’orgoglio della provenienza partitica: «L’intervento di Gianfranco Fini è stato il migliore di tutta la sua carriera politica, ha disegnato l’Italia del domani e ha detto che il Pdl deve discutere al suo interno senza idee preconfezionate. Io aggiungo: dovrà essere così anche in Sardegna». (di Filippo Peretti – La Nuova Sardegna)

La giornata del Pdl però non si ferma e i leader sardi possono fare festa per il battesimo del «mondo unico» dei moderati. Il deputato di An Bruno Murgia si esalta: «È nato il più grande partito del centrodestra europeo». Il Pdl «razionalizza il quadro politico a livello nazionale e rafforza l’operato di Cappellacci in Sardegna». Il parlamentare nuorese sposa la linea politica lanciata sabato da Fini: «Sono in piena sintonia con lo straordinario intervento del presidente della Camera», perché «un partito così importante consente di aprire una discussione profonda sulle idee». Murgia intravede la possibilità di aprire un dibattito anche in Sardegna: «Ci sono temi nell’Isola su cui si possono delineare scenari di confronto interno, per poi arrivare alla migliore sintesi possibile. Penso al nuovo autonomismo o all’insularità». (di Giulio Zasso – L’Unione Sarda)

15 anni della nostra storia

L'intuizione di Tatarella è realtà

L'intuizione di Tatarella è realtà

La vigilia del congresso fondativo del PDL è come al solito frenetica. Per la coincidenza non troppo casuale si viaggia di ricordi. Il 27-28 Marzo del 1994 la neonata AN vinse le elezioni, presentandosi nel Polo del Buon Governo, l’alleanza meridionale stipulata con l’altrettanto neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi. Interessante da leggere questa bella intervista rilasciata da Luciano Violante, uno dei primi ad aprire l’arco costituzionale che di fatto aveva ghettizzato il MSI persino negli anni delle aperture di Almirante, nella quale ribadisce che Berlusconi non fu capito.

Noi ci presentammo forti dei successi personali di Gianfranco Fini a Roma e di Alessandra Mussolini a Napoli. Quello che successe dopo, con il mancato accordo dei due poli con il centro di Mario Segni e Mino Martinazzoli, è la cronistoria del più incredibile successo elettorale della storia moderna europea. Un partito appena nato, affiancato a un partito rinnovato, ma sempre escluso dal governo, che per la prima volta assumeva le redini del paese. Per non dire dell’accordo con la Lega, che da sempre veniva indicata come avversaria principe di AN, identificata stranamente con lo “statalismo”.

Erano altri tempi: ma la bontà dell’alleanza è valida ancora oggi e io penso che in quel 27 marzo del 1994 sia racchiuso il significato dell’unione tra AN e Forza Italia, tra Fini e Berlusconi, con strappi, dissidi, riavvicinamenti, abbracci e litigate. Nella politica ci sta tutto, anche che l’ambizione personale di tutti freni un po’ la marcia collettiva. Ma alla fine la grande intuizione di Tatarella è arrivata al traguardo e probabilmente la storia assegnerà a Fini e Berlusconi i giusti meriti per questo approdo. Senza di loro non sarebbe stato possibile, perché ci vuole genio irrazionale (Berlusconi) e capacità di sapersi adattare ai tempi che cambiano (Fini), mantenendo ferme le proprie convinzioni sulla bontà di una scelta politica.

Il PDL del predellino era una boutade, una sfida, un rischio calcolato. Quello che nasce oggi è qualcosa di più forte, di stabile, che appunto si rivolge all’Italia di domani. Agli italiani che governeranno tra 15 anni.

Tra Fini, Mussolini e i giudizi sulla storia

L'influenza di Mussolini nel '900 è fuori discussione

L'influenza di Mussolini nel '900 è fuori discussione

Gianfranco Fini oggi ha incontrato la stampa estera romana e non ha fatto a meno di suscitare nuove discussioni. Ormai è come Mourinho, ogni cosa che dice sembra sollevare un polverone. Anche quando dice cose che ripete da mesi, in altre sedi.

Domanda: 15 anni fa definì Mussolini il più grande statista (italiano) del secolo. E’ ancora dello stesso parere?

Fini risponde: “Sono affascinato dalla sua domanda… è evidente che la risposta sia in quello che ho fatto in questi anni e di cui mi ha dato atto anche lei. La mia risposta è no, non sono dello stesso parere, altrimenti sarei schizofrenico. Un minimo di coerenza, altrimenti avremmo fatto bingo…”

Ma chi è stato allora il più grande statista italiano del ’900? Difficile dirlo. Rispetto a Mussolini, più che utilizzare l’aggettivo “grande” che sembrerebbe connotare positivamente la figura, bisognerebbe utilizzare “influente”. Ecco allora che nella categoria dei più influenti ovvero di coloro che hanno maggiormente influenzato la politica italiana dal 1900 al 2000 Mussolini è sicuramente al primo posto. La sua ascesa politica e anche la sua caduta hanno provocato delle conseguenze presenti ancora oggi (non ultima la Costituzione repubblicana). Ugualmente influenti sono stati Antonio Gramsci, Aldo Moro, Giovanni Giolitti, Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer, Francesco Cossiga e Silvio Berlusconi ciascuno per un motivo proprio.

Quindi se a me chiedessero qual è stato il politico italiano più influente del ’900 non avrei dubbi: Mussolini, seguito immediatamente da Gramsci. Su quanto affermato oggi da Fini non si può che concordare.

Spesso per giudicare i dittatori si usa dire: “ma ha fatto alcune cose buone”. Vero: anche Hitler ha risollevato l’economia tedesca e ridato potere d’acquisto al marco. Ma non c’è cosa buona che tenga di fronte agli errori ed orrori commessi.

Non si tratta nemmeno di mettere le cose buone e le cose cattive su due piatti della bilancia. La dittatura, cioé la privazione della libertà, destituisce di fondamento ogni tentativo di metter in luce degli aspetti positivi, anche quando ci sono e il Fascismo, come espressione di governo, poteva vantare successi persino superiori al precedente stato liberale. Insomma, quando c’è la libertà di mezzo non si può andare per sottrazione e penso che Fini, 15 anni fa, fu soprattutto mal compreso.

Niente tasse sul turismo

La prima finanziaria della nuova giunta

La prima finanziaria della nuova giunta

Uno dei principali errori ideologici di Renato Soru è stato quello di considerare la Sardegna come un parco privo di esseri viventi. Più volte ha dichiarato che la Sardegna, per assurdo, sarebbe stata migliore se completamente disabitata, in quanto la mano dell’uomo non l’avrebbe rovinata. Posizione rispettabile, ma che evidentemente confligge con la realtà, che richiede un altro tipo di approccio, meno filosofico e molto più pratico.

Con la bozza della prima finanziaria di Cappellacci si capisce che questa impostazione sarà rovesciata: nessuna tassa sul turismo, quindi cancellazione di tutti quegli oneri a carico di diportisti et cet, che in alcuni casi erano stati dichiarati anche incostituzionali (come si vede ci si appella alla Costituzione solo quando ce ne ricordiamo).

Il turismo, dunque, occupa nuovamente la prima posizione nelle voci di entrata della nostra economia. Questo, ovviamente, non implica una deregolamentazione. Anzi, per quanto mi riguarda ribadisco che le coste devono rappresentare un’occasione per l’interno e che la Sardegna deve fare moltissimo in termini di studio, analisi e promozione del proprio territorio. Non solo mettere in rete quanto c’è o dar vita a progetti unitari (una variante del progetto Posadas, come vi ho detto, non sarebbe disprezzabile, cercando di non accentrare nelle mani della regione delle scelte tipicamente private), ma pensare un nuovo tipo di turismo, basato sull’enogastronomia, l’artigianato, la cultura e la lingua, le foreste, le grotte, i fondali marini e i siti archeologici.

La scelta è comunque netta: dobbiamo far in modo di far venire i turisti, anche i più danarosi (che per una semplice questione matematica sono molto meno inquinanti delle masse da turismo low-cost) e organizzare l’offerta turistica, facilitando la sua espansione verso l’interno.

E’ del tutto evidente che una politica di turismo che miri ad importare il flusso turistico dalle coste, necessita di una più ampia visione dell’economia dell’isola, delle sue strutture e delle sue infrastrutture. Abbiamo interi settori in difficoltà in ambiti non propriamente neutri rispetto all’ambiente (la chimica, la petrolchimica, la raffinazione), mentre le comunicazioni stradali raddoppiano i tempi di percorrenza, rendendo più difficoltoso questo movimento dalle coste all’interno. Certe scelte dovrebbero essere preminenti e spero ci sia tempo per porre rimedio agli ultimi errori del Governo (ogni riferimento alla Sassari-Olbia, che mette in comunicazione due mari e due aeroporti, è puramente voluto).

Le cose importanti dette da Fini

ancongressoChe Fini mirasse al futuro, con l’obbiettivo di costruire una destra europea moderna e contemporanea l’avevo già scritto. Ma il discorso di ieri, da grande leader europeo, ha abbracciato una tematica sostanziale che ricomprende tutti gli aspetti enunciati dal Presidente della Camera:

LA DESTRA E’ IL FUTURO. E’ la capacità di dare le risposte alla complessità della vita contemporanea, laddove la Sinistra ha fallito. Con una visione totale, piena, capace di esprimersi per l’oggi e per il domani. La destra, insomma, per parafrasare John Lennon, è la soluzione.

1) Fini ha fatto un discorso improntato all’Italia tra 10 ANNI. L’Italia, maliziosamente, priva di Berlusconi quale primattore della politica? Riduttivo. L’Italia dei nostri figli che tra 10-15 anni hanno diritto ad avere un paese migliore di quello attuale. Non possiamo regredire.

2) L’Italia tra 10-15 anni è l’Italia che deve affrontare problemi nuovi: ci saranno italiani nati da genitori immigrati, esattamente come gli americani figli di italiani. E qui si misura la nostra capacità di integrazione e innovazione. Un conto è la clandestinità, la sicurezza, la legalità… un conto è dare un futuro a chi sta da noi, non solo in senso umanitario, ma proprio come prospettiva sociale. Si alla società multietnica nel rispetto delle leggi.

3) La laicità dello Stato e la tolleranza verso le religioni, principi cardine di una destra moderna. Non pensieri presi in prestito dalla religione, che appartiene alla sfera individuale e privata, ma una sana visione della società nella quale la religione abbia la massima libertà di potersi esplicare e diffondere. Ma avendo bene in mente che la religione appartiene alla libertà individuale di ciascuno di noi e non può essere fatta oggetto di scelte collettive, che riguardano tutti in quanto cittadini italiani.

4) La sicurezza e la legalità vogliono dire anche che la destra dev’essere presente alle manifestazioni anti-mafia. Ma non per fare presenza, ma per ribadire che la criminalità organizzata colpisce l’economia e il Mezzogiorno. Fini ha ricordato Paolo Borsellino in quanto giovane del FUAN, ma soprattutto come coraggioso magistrato antimafia.

5) Ancora sul Sud e sul Federalismo. Fini ha ribadito che il Federalismo può essere utile alle classi dirigenti del meridione, per responsabilizzarle.

6) Fini ha fatto un discorso relativo al PPE e al primato della dignità della persona, che ha un’ambivalenza insuperabile. Vale per le scelte di coscienza, ma anche per la libertà individuale e la destra deve saper trovare l’equilibrio.

7) Il PDL non può essere e non sarà il partito del pensiero unico, dove una leadership è per sempre e in ragione di essa vengono mal sopportate tutte le prese di posizioni dissidenti. Un partito del 40% avrà per forza delle sfumature interne, l’importante è che sia davvero il partito degli italiani. E che soprattutto sia in grado di fornire IDEE e SOLUZIONI.

Ciao AN live.

Qui una cronaca live.

Obama apre. Un blogger muore.

Ahmadinejad

Ahmadinejad

Si chiamava Omid Reza Mirsayafi. Dicono si sia suicidato. E’ morto ieri nella prigione iraniana di Evin. Ventinove anni, Mirsayafi era stato condannato nel novembre scorso a due anni e mezzo di carcere per attacchi al capo della Repubblica islamica Ali Khamenei. Era stato giudicato da un tribunale rivoluzionario, in un regime in cui il diritto è l’apparato della forca.” (Il Foglio)

Sembrerà strano, ma non si può non notare il fatto che Obama abbia scelto il momento peggiore per aprire al regime degli ayatollah. Nel giorno della sua comparsata da Jay Leno, accoppiata a un messaggio video di berlusconiana e valentinorossiana memoria, al presidente americano non sarà sfuggito lo schiaffo del destino: un blogger iraniano morto in carcere, dov’era finito per aver espresso la propria libera opinione. Un blogger come noi. Cioè un protagonista di quel mondo di internet che ha tanto contribuito all’affermazione personale di Barack e alla creazione anticipata del suo mito.

Probabilmente le questioni economiche interne sono troppo importanti, per inseguire tutte le possibili crisi mondiali, ma l’apertura così manifesta all’Iran, sebbene supportata da nobili intenzioni, pare un deciso cedimento.

10 cose da portare nel PDL

alleanza_nazionaleVisto che ci stiamo trasferendo armi, burattini e bagagli (ogni battuta con triplo o quadruplo senso è ammessa) vi dico più seriamente cosa dobbiamo portare noi di AN dentro il PDL, a futura memoria. Ricordatevi di questo post se le cose non dovessero andare come tutti speriamo.

10. La capacità organizzativa nelle scuole, nelle università, nei movimenti giovanili che AN ha ereditato dal vecchio MSI.

9. La capacità propositiva delle giovani generazioni: l’attaccamento ai valori, agli ideali, stabilendo bene quali dovrebbero essere quelli da trasmettere per allargare la nostra area di consenso.

8. Il valore pressoché insostituibile della militanza politica: essere di destra sempre.

7. L’attenzione della politica verso i più deboli e i disagiati. Non assistenzialismo, si alla solidarietà sociale.

6. Una nuova idea di Stato, che veda coinvolti anche noi. Non lo Stato-idolo, ma lo Stato-comunità. I cittadini prima di tutto. Quindi uno Stato forte e autorevole, ma non nemico. Uno Stato in grado di rimuovere il disagio sociale, ma non di influenzare l’iniziativa privata.

5. I valori della famiglia, intesa come nucleo sociale primario per la formazione dell’individuo.

4. Indipendenza di pensiero, saper agire in profondo nella società.

3. L’amore per la legalità, per la lotta a tutte le forme di corruzione politica, morale e materiale.

2. I 100.000 contatti del mio blog! Scherzi a parte: una visione più moderna della società, non vista come terreno di conflitti, ma di relazioni. Un luogo dove anche le nuove tecnologie abbiano una parte, soprattutto per recuperare quelle fasce di popolazione emarginate e prive di potere e rappresentanza.

1. L’etica del buon governo. Non in senso assoluto o morale. Ma il Governo inteso come missione, per migliorare definitivamente questo paese.

Il tira e molla RAI

La Rai cerca il presidente

La Rai cerca il presidente

Sulla presidenza RAI i partiti si stanno incontrando. E incrociano le spade. Franceschini ha visto Berlusconi. Ha detto che non vuole che Berlusconi si prenda la RAI. I classici dell’esagerazione. Nel frattempo l’ha incontrato per chiederne un pezzo… il problema principale è sempre il solito. La RAI è cosa buona e giusta?

Il tema del Servizio Pubblico, che messo in bocca a certi benpensanti, assume un connotato nobile e inviolabile è stringente fino al punto in cui ci chiediamo se serva. Serve un Servizio Pubblico di Stato? Dipende… ci sono televisioni che svolgono servizio pubblico, pur non avendone la concessione. Il mercato elide questo rapporto stretto tra Stato e Informazione. Se la RAI fosse semplicemente un’agenzia di informazione, seppur gigantesca, rappresenterebbe in toto l’essenza del servizio pubblico. Informerebbe e basta. Ma la RAI finanziata dal canone e dalla pubblicità fa concorrenza alle tv commerciali sul versante dell’intrattenimento, che servizio pubblico non è.

I programmi di servizio pubblico della RAI sono difficili da identificare. I telegiornali sono appaltati alla politica. Gli ultimi 10-12 minuti di informazione sono dedicati alle notizie leggere, mentre i grandi network internazionali dividono l’informazione in settori, prendendosi tutto il tempo necessario. La “nota politica” del tg1 è il classico panino: una dichiarazione a me, una dichiarazione a te e nessuna domanda che si leva da chi porge il microfono. L’informazione di approfondimento è basata sulla constatazione dello share, per cui anche Bruno Vespa deve stare attento a cosa programmare per poter stare a galla: sceglie spesso la cronaca e il costume perché interessano e ci sa fare. Idem per Matrix. Le altre trasmissioni politiche sono sempre uguali: Ballarò e Anno Zero sono marchiate a fuoco dai conduttori, c’è un filo logico partigiano che cozza col concetto di servizio pubblico, che dovrebbe essere universale, rivolto a tutti, e non solo a chi la pensa in un certo modo. Direte: ci sono più voci. Vero. Ma è sbagliato considerare la verità dei fatti come la sommatoria tra un’affermazione e il suo contrario. Ben vengano le opinioni di parte, ma che non prevalgono sul bene ultimo dell’informazione.

E vogliamo parlare di fiction o della scomparsa dei film americani? Sui secondi si sarebbe potuto ribattere che non sono servizio pubblico. Ma le noiosissime fiction, spesso zeppe di strafalcioni storici, lo sono? Io ho sempre cara quell’idea della privatizzazione della RAI. Una RAI leggera e ciò che resta dato a privati in un mercato aperto e regolato, sullo stile anglosassone. Perché altrimenti ti ritrovi un Celentano salmodiante pagato a peso d’oro e il buio totale su eventi sportivi come le Olimpiadi, che quelle si rappresentano l’idea di servizio pubblico.