Riceviamo e pubblichiamo:
Caro Bruno,
la mia lontananza politica da te e dalla parte che rappresenti non m’impedisce di salutare benevolmente l’idea di una Biblioteca Nazionale Sarda (BNS), se non altro perché si tratta di un gesto progettuale che rivela una concreta sensibilità nei confronti della nostra cultura. Ho, però, alcune obbiezioni da muovere all’idea.
Senz’ombra di polemica peri-elettorale, avverto che l’idea non costituisce una novità rispetto alla Sardegna Digital Library concepita sotto l’amministrazione Soru, operazione meritoria che penso possa avere la tua approvazione.
Le novità della tua proposta sono invece: [1] la costruzione “in senso fisico” di un luogo deputato alla conservazione/fruizione e [2] la nomina di un consesso formato da “personalità di chiara fama” che presieda ai contenuti e al funzionamento della BNS.
Per quanto riguarda il punto [1], l’intento ha un alto valore simbolico: una sede fisica, magari monumentale, emblema di un intero patrimonio culturale. Però, sotto questo profilo e pensando al bene librario, tale collettore, in senso proprio materiale, si sovrapporrebbe, ad esempio, alle biblioteche Universitarie di Cagliari e Sassari (o, per fare un altro esempio, alla biblioteca Studi Sardi di Cagliari); inoltre, questi luoghi – e consimili – conservano spesso in testimoni rari, quando non unici, pezzi importanti della letteratura e della storiografia di Sardegna, in una misura tale che il “catalogo” della tua BNS risulterebbe gravemente lacunoso. Sul fronte etnologico, poi, t’invito a considerare la collisione con l’ISRE e relativa struttura museale. Questo discorso implica anche quello della territorialità, e scherzosamente potrei limitarmi a domandare: la Biblioteca Nazionale Sarda sarebbe un castello di Casteddu?
Torna così la soluzione della digitalizzazione, laddove la BNS rappresenterebbe una vasta collezione culturale che possa avvalersi, attraverso riproduzione, di altre collezioni; torna insomma la “digital library”, strumento da sfruttare meglio, affiancandogli strutture fisiche di fruizione (ché non è ancora così vasto il popolo online) e senza andare “a sentimento” riguardo ai contenuti.
Qui entra in gioco la novità n. [2] della tua proposta, per intenderci quella del “consiglio di saggi”. Il “chiara fama” che citi quale attributo dei membri del suddetto consiglio mi ribadisce il valore simbolico (che non vuol dire “vuoto”) della tua idea. Anche qui i pericoli non mancano, nella costituzione di una corona di sacerdoti identitari. E occorre intendersi sul “chiara fama”, che, se misurato solo sui curricula accademici (e ho detto “solo”: l’accademia non è tutta uguale, come tante sono le risorse extra-accademiche), preluderebbe a un abbraccio mortale.
Giancarlo Porcu, direttore editoriale Edizioni Il Maestrale.
*** Caro Giancarlo, ti ringrazio per l’intervento. La proposta è ancora in vitro e pertanto ogni suggerimento è ben accetto. La sede fisica, per quanto possa contrastare sull’aspetto dei libri con le biblioteche universitarie, non è meramente simbolica. E non è simbolica l’attribuzione della direzione a personalità meritevoli, che si sono conquistate sul campo della cultura questo merito. E’ un modo come un altro per provare a fare le cose seriamente. La Biblioteca Nazionale Sarda, anche come luogo fisico della nostra memoria collettiva e del nostro patrimonio di saperi, non avrà certo una funzione concorrenziale rispetto ad altri centri di cultura, ne intende coordinarli, dato che le biblioteche universitarie rimangono nell’ambito dell’autonomia gestionale degli atenei. Ma di questo e altro sono certo si potrà parlare in futuro.
**** ps.: Oggi importante incontro a Oristano.
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