Parisi gioca a fare il leader

Parisi gioca a fare il leader

Alla base della crisi del PD c’è un grosso equivoco e l’idea che sia un progetto morto in partenza, dando ragione a chi la considerava una fusione a freddo, è abbastanza insistente.

1 – Sono sempre democristiani e comunisti. Ognuno con una propria storia, con un proprio percorso culturale, con una diversa visione del mondo.

2 – Il partito non ha una linea chiara, approfittando dell’essere all’opposizione se ne lava le mani di tutte le questioni, navigando a vista.

3 – Le posizioni dell’ala centrista sono più adatte a un partito di centrodestra.

4 – Le posizioni della sinistra socialista sono totalmente inesistenti, schiacciate dal dogma del “si vince al centro dello schieramento”

5 – Le posizioni dominanti, frutto di un rinunciatario compromesso intellettuale, si esprimono al centro, il centro è rappresentato da personaggi con poco carisma e spessore (Rutelli, Parisi, Franceschini).

6 – Il vero leader che metterebbe d’accordo tutti è D’Alema, ma gioca a fare il king maker dietro le quinte e vorrebbe una impronta realmente riformista. Un leader presunto come Enrico Letta, che non si capisce cosa voglia veramente, vuole un partito di centro.

7 – La sinistra è salottiera: lo ha confermato il caso Soru. Tende a farsi etero-dirigere da personaggi privi di consenso. Veltroni ha peggiorato la situazione mettendo nei posti decisionali persone come Sofri, Lerner, Colaninno. Indubbiamente interessanti sotto ogni aspetto, ma incapaci di costruire una leadership e di fondarla sul consenso, come Berlusconi.

8 – Di fronte alle gravi crisi la classe dirigente tende a salvare sé stessa, prolungando degli schemi già visti. Non si fida dei leader locali. I giovani rampanti giocano una partita che, da fuori, sembra volta solo alla soddisfazione personale.

9 – Il PD ha scelto di diventare maggioritario per vocazione, ignorando il dato storico delle elezioni italiane: la sinistra unita, pure con la vecchia sinistra della DC, non può avere la maggioranza. Può sperare in un sistema elettorale maggioritario, ma deve comunque adottare una strategia per vincere: o pesca tutti i voti della sinistra, oppure tutti i voti del centro. Ma il centro è già occupato…

10 – Il PD soffre molto Berlusconi e nonostante le primarie, non consente di stabilire una leadership coerente con gli obbiettivi posti all’inizio. Il meglio che possono sperare – sembra paradossale – è un ritorno di Romano Prodi. L’unico in grado di tenere uniti – si fa per dire – coloro che hanno interessi e aspirazioni diversi.

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