“Un mandato contro la crisi”, intervista a Bruno Murgia
D: Anche lei ritiene che i sardi abbiano votato guardando alla scena nazionale?
B: Si, questo voto è stato fortemente politicizzato. Tanti cittadini hanno votato il solo simbolo del PDL, quasi si trattasse di politiche.
D: Hanno votato per il Governo?
B: Secondo me hanno contato due aspetti: la crisi, che si inserisce in una crisi globale e che anche in Sardegna ha bloccato il sistema delle imprese e le scelte di Soru. Penso al piano paesaggistico, che ha imposto vincoli strettissimi e che però la passata giunta ha sottoposto a deroghe per i cosiddetti “poteri forti”. Non dimentichiamo chi è Soru: proprietario dell’Unità, molto amico di De Benedetti…
D: Pensa che in questo Soru sia lo specchio della sinistra nazionale?
B: Loro hanno totalmente perso il polso della situazione. Soru è andato a Bologna a una manifestazione con gli intellettuali, pensando che con due persone con la giacchetta “figa” si va sui giornali e si prendono voti. Quest’immagine del Soru dai lunghi silenzi, intellettuale e senza fronzoli, per carità, farà pure effetto, ma la morale della faccenda è che i bisogni sono altri e la politica deve rispondere a questi. E i sardi si sono rivolti al governo nazionale e regionale del PDL per farvi fronte.
D: E l’antiberlusconismo?
B: Anche quello è stato una scelta perdente. Erano anni che non lo si percepiva in maniera così forte.
D: Perché Soru ha spinto tanto su questo tasto?
B: E’ stato in linea con Veltroni, che non fa passare giorno senza parlare di Berlusconi. Invece, i sardi la presenza di Berlusconi l’hanno gradita e non a caso questo voto oltre a Soru ha messo in crisi Veltroni.
D: Quanto ha pesato il premier su questa vittoria?
B: Indubbiamente ha pesato molto. Ma qui c’è stato un impegno di tutta la classe dirigente nazionale del PDL. Il progetto del partito unitario ne esce confermato, i cittadini si dimostrano sempre più avanti di noi, gradiscono il PDL, poi magari fanno le loro scelte sugli uomini, ma credono nel bipartitismo.
D: C’è chi sostiene che le alte percentuali prese da partiti come l’UDC o i Riformatori siano un segnale opposto…
B: I Riformatori sono un partito molto radicato che alle regionali si presenta con una propria lista, ma normalmente alle politiche i suoi esponenti corrono con noi. Anche l’UDC ha candidati molto radicati e in Sardegna va meglio che altrove, ma credo che nel risultato di questa tornata elettorale abbia contato il fatto che era in coalizione con noi. Questo li ha rafforzati,
D: Cosa pensato del fatto che Soru ha preso più voti della coalizione e Cappellacci meno?
B: Che il risultato di Soru è l’ennesima dimostrazione della crisi fortissima del PD. Per Cappellacci il punto è che non era conosciutissimo e la campagna elettorale è stata anticipata, breve, fatta in condizioni incredibili. Ne ha pagato lo scotto e il PDL è stato trainante, ma questo non leva nulla al valore della sua candidatura.
Il Secolo d’Italia, 18 Febbraio 2009
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Comments
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
“D: E l’antiberlusconismo?
B: Anche quello è stato una scelta perdente. Erano anni che non lo si percepiva in maniera così forte.” Parole sante da scolpire sulla tomba del PD…. Bella l’intervista e poi sul Secolo è sempre una emozione forte vero???? Io cosa ti ho detto fra 5 anni tu sei il presidente della regione…. vedrai Giorgio
Massimiliano
D: Cosa pensato del fatto che Soru ha preso più voti della coalizione e Cappellacci meno?
Secondo me i voti dei consiglieri superano quelli di Cappellacci solo perchè sono state candidate persone che hanno strappato la preferenza e elettori che comunque avrebbero votato Soru…
Nei seggi ad es. si è visto: voto al candidato di IDV e voto a Cappellacci… Questa che sembra frutto di una crisi di identità è dovuta al tizio che voleva votare Cappellacci ma che, per amicizia, ha votatao un amico dell’IDV.
Quindi a mio parere non vi sono troppe letture politiche astratte. Rimane il fatto che i candidati consiglieri di CD hanno avuto una maggiore capacità attrattiva dei candidati di CS… anche perchè questi erano alle prese con un problema interno di identità e strategia del PD.
Maralai
l’udc ha preso molti voti perchè incardinato nella coalizione vincente del centrodestra liberale. il Pdl senza l’udc avrebbe vinto comunque e si sarebbe rafforzato di molto come progetto politico, che ha visto “sciogliersi” FI e AN e gli altri no. La base dell’Udc vota Pdl, mentre il vertice vuole la distruzione del Pdl e del bipartitismo ed anche del bipolarismo. L’udc anzichè “sciogliersi” si è scelto un enorme ed immeritato spazio all’interno del centrodestra; non per competere ma per corrodere alla radice il progetto riformatore della politica italiana per cui lo sosteniamo dando il meglio di noi stessi con l’attuale leadership a spada tratta. E perchè in futuro il leader emerga dalle primarie. Ieri al rientro da Cagliari ascoltavo la diretta del dibattito senatoriale su radio Radicale; ed ascoltando un intervento di fuoco di un senatore contro l’attuale maggioranza, mi domandavo se neppure la civile batosta allasarda potesse insegnare a vivere la politica senza tanto veleno contro l’avversario, ritenendo l’oratore militante dell’Italia dei Rancori di Di Pietro. Se non che in chiusura dell’intervento la voce in sottofondo del radiocronista che ricordata il nome del senatore e l’appartenenza politica: “tizio dell’Udc”. Avete capito bene: “il senatore Tizio dell’Udc”! Mentre Casini è solito distillare la razione quotidiana di cafè amaro al premier e alla maggioranza; mentre Cesa (segretario nazionale dell’udc) commentando il successo dell’Udc in Sardegna (mica il successo del centrodestra o del Pdl)ha detto che il voto ha dimostrato che in Italia c’è uno spazio politico al centro, e che il popolo non vuole (non metto virgolette poichè vado a braccio) partiti legati alla leadership di una persona. Perchè se sono così sicuri non andavano a chiedere il voto al centro, correndo da soli? Io non scrivo a caso questo commento perchè mi voglio e vi voglio interrogare su come si rapporterà l’Udici di Oppi (ma anche i Riformatori di Fantola) con Ugo Cappellacci: da alleato fedele o da rivale pestifero? Ripeto: Da alleato fedele o da rivali pestifero? Possibile che devono rovinarci il gusto della vittoria gli “alleati”.
saluti
Maralai
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
E perchè in futuro il leader emerga dalle primarie???? Ma stiamo scherzando vero???? Il futuro leader ha nome e cognome cioè GIANFRANCO FINI e su questo spero non si discuta…. Giorgio
Bobbore
L’udc anzichè “sciogliersi” si è scelto un enorme ed immeritato spazio all’interno del centrodestra; non per competere ma per corrodere alla radice il progetto riformatore
Bene ha fatto l’UDC e tutti i voti che ha preso alle regionali in Sardegna sono la prova che stai dicendo una cazzata quando sostieni che la base non condivide le scelte del partito. Il partito unico della destra, se non avessero vinto i piduisti, lo avrebbero dovuto formare UDC e AN.
Maralai
tg3 di adesso adesso; Cesa, Udc. :”Oramai il bipolarismo è fallito”.
saluti anche a Bobbore
M
Pagella on line
Tutta qui la sua analisi del voto? La faccevo meno mediocre…. Guardi che ha vinto la vendetta di alcuni pd più consociativismo… Le piacerebbe che fosse andata come dice lei murgia… Mente, sapendo di mentire, quasi meglio di berlusconi,ma le idiozie sono dello stesso tenore!
Paolo
—– Soru è andato a Bologna a una manifestazione con gli intellettuali, pensando che con due persone con la giacchetta “figa” si va sui giornali e si prendono voti—-
caspita! che analisi lucida e onesta
certo non tutti hanno la possibilità di controllare l’OTTANTA per cento dell’informazione facendo sapere alla gente quel cazzo che gli pare
è proprio dura da digerire questa cosa che chi usa la testa per pensare e non per scoreggiare stia dalla parte di Soru
Paolo
———Purtroppo per il sindaco non stava recitando. Caterina Murino, la nota attrice sarda, chiamata dal Comune come star del “Carnevale dei folli”, combina lo scherzetto di carnevale proprio a Emilio Floris. Stuzzicata dai giornalisti sull’esito delle recenti elezioni, la Murino prima fa gli auguri a Cappellacci (che ha appena annunciato l’annullamento del Ppr) e poi gli rivolge l’invito a seguire l’esempio di Soru. E a mantenere la tutela sulle coste. Scatenando l’imbarazzo generale in Municipio.
«Auguro al nuovo presidente della Regione Ugo Cappellacci di fare un buon lavoro per la Sardegna», ha auspicato la Murino, chiedendo al neogovernatore a «di seguire sempre il suo cuore e di continuare ad amare la sua terra per preservarne il patrimonio delle bellezze. Girando molto per lavoro ho visto tante bellissime isole veramente rovinate e per questo motivo», ha spiegato la Murino, «ho apprezzato il lavoro dell’ex governatore Renato Soru per la conservazione della nostra terra e per alcune leggi fatte proprio a tutela dell’ambiente e delle coste».———-
Daniele
Ma la Murino lo sa che Soru ha rovinato una bellissima spiaggia di Cagliari? Carta canta… e quando non lo fa spara cavolate (che sono comunque meglio delle sue canzoni).
Bruno
>pagella, ha ragione: persone mediocri frequentano gente mediocre.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Bruno mi devi scusare se pongo un problema non attinente all’argomento ma, mi premo molto….
Apprendo oggi da il Giornale che AN nel suo “Pantheon” cioè un elenco dei suoi padri spirituali non ha inserito il nome di GIORGIO ALMIRANTE… parliamoci chiaro…. ok al PdL, ok a essere una destra moderna ma, QUESTO E’ TROPPO!!!! Bruno scusami se prendo troppo spazio ma, questa cosa la devo postare…
Nel pantheon di An non c’è posto per Almirante
Roma – Nel tempo a cavallo fra la Seconda e la Terza Repubblica, quello in cui i partiti si sono abituati a riscrivere velocemente le proprie identità, un nuovo manifesto politico, o un nuovo pantheon di padri spirituali, innescano facilmente la polemica, se non addirittura – come in questo caso – il giallo. È successo ieri, che, intorno all’ultimo documento congressuale di Alleanza nazionale, quello preparato in vista del cosiddetto «congressino», quello chiamato a decidere lo scioglimento del partito nel Popolo della Libertà, si accendesse la fiamma della polemica, non tanto per i nomi nuovi, ma per uno che manca: quello di Giorgio Almirante.
È bastato, infatti, che nel pomeriggio di ieri le agenzie iniziassero a battere l’elenco di nomi che il gruppo di lavoro chiamato a stendere il documento aveva messo insieme, perché si accendessero delle reazioni. La prima, quella di donna Assunta Almirante (ovviamente), simbolicamente più importante, dato il rapporto di suo marito con la storia di An. Ma poi anche citazioni, correzioni di tiro, persino qualche diniego. I fatti, in breve sono questi. Al fianco del documento, c’è una lista di nomi una An’s list in cui saltano subito all’occhio molte new entry. Nomi del tutto fuori dalla politica, come quelli dei due padri della letteratura italiana, Dante Alighieri e Alessandro Manzoni.
Nomi di intellettuali antifascisti come Piero Gobetti e Pietro Calamandrei; ex comandanti partigiani, poi fondatori dell’industria di Stato, come Enrico Mattei. E poi anche divagazioni nel costume, nella musica che portano i nuovi costituenti del Pdl a inserire fra i loro miti e riferimenti Mogol e Lucio Battisti, ma anche un cantante lirico come Luciano Pavarotti. I nomi dei politici, citati nel documento, invece sono quattro, di cui tre viventi: Pinuccio Tatarella, indicato come precursore del nuovo partito unico, Helmut Kohl, l’ex cancelliere tedesco, nume tutelare del popolarismo europeo, e poi i due fondatori, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi.
Curioso, che al cronista in cerca di un timbro di paternità, gli uomini del gruppo di lavoro diano risposte elusive. «Io nel pantheon non ho proprio messo mano – spiega Angelo Mellone giovane intellettuale di centrodestra, uno dei principali estensori -, per questo rivolgetevi agli altri». E anche Gennaro Sangiuliano, altro storico estensore di documenti del partito, anche lui giovane, (ha iniziato con le tesi per il congresso di Bologna del 2003), pur avendo sopportato il grosso del lavoro di coordinamento, declina responsabilità: «Quei nomi sono usciti fuori da un lavoro di brain storming collettivo, io tutt’al più ho messo i punti e le virgole». E sicuramente Mellone e Sangiuliano sono due che volano alto, si occupano dei grandi problemi, ma chiunque poteva intuire, che la presenza o l’assenza di un nome come quello di Giorgio Almirante, proprio in uno dei più delicati momenti di passaggio identitario, avrebbe acceso le polveri.
Gli altri curatori dei testi congressuali sono Alex Voglino, un quadro alemanniano come Luigi Di Gregorio, e un solido giornalista politico come Salvatore Dama (attualmente in forza a Libero). Ma quei nomi, si scopre scavando più in là, sono stati davvero frutto di una mediazione collettiva, per esempio Mattei è stato voluto da La Russa così come Gobetti è entrato nella selezione in quanto discepolo di un altro nome come Giuseppe Prezzolini.
Il tempo della politica mordi e fuggi, dell’immagine, della velocità televisiva, determina anche questi inconvenienti. I nomi cambiano, le identità si trasformano, gli apparati intellettuali vengono imbracati in nuovi dispositivi identitari, che hanno bisogno della forza delle icone per arrivare altrettanto velocemente a destinazione. Tant’è vero che lo stesso problema si è creato anche a sinistra, dove si discusse per anni dei pellegrinaggi di Walter Veltroni sulla tomba di un cattolico come Dossetti. A guardarle male sono appropriazioni identitarie, ad essere benevoli sono movimenti di assestamento, quasi tellurici.
Il grande paradosso che resta, quando si dileguano le nubi del giallo, è che tutti i nuovi padri, che i partiti dell’era mediatica si scelgono, sono cresciuti fuori dalle case politiche che adesso li accolgono nei loro templi. Forse, al fianco di nuovi lucenti pantheon, bisognerà creare dei musei, in cui raccogliere anche le reliquie neglette di coloro che vengono dismessi, per far posto ai nuovi idoli. Sono sconcertato e non è finita adesso l’intervista a donna Assunta…. Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
“Chissenefrega: questi hanno letto solo Topolino”
Donna Assunta, ha visto? Nel nuovo pantheon di An, Almirante non c’è più.
«Ah sì? Posso dire chissenefrega o si scandalizza? Mi scusi, ma oggi non ho nulla da commentare».
No, non mi scandalizzo. Mi stupisco che non gliele importi.
«Ma questi non sanno più nemmeno da dove vengono! Cosa vuole che mi preoccupi se si scordano di Giorgio?».
Quindi non le importa perché non li stima più?
«Ha mostrato molta più serenità di giudizio storico Bertinotti, che ha commemorato mio marito, di loro, che fingono di dimenticarlo».
Perché Almirante per lei ci doveva stare.
«Ma che le devo dire? Vedo che per darsi un’aria spiritosa ci hanno messo Mogol e Battisti. E Pavarotti! Ma se hanno questo solidissimo impianto culturale aggiungano pure Bonolis che è persona degnissima, e vadano a Sanremo, a fare i… i… canterini».
Lei è arrabbiata, lo ammetta.
«Noooohhhh, come si può arrabbiarsi, per questi qui? Solo un anno fa facevano a botte per commemorare Almirante. Adesso fanno il pantheon e ci mettono Enzo Ferrari».
Le dispiace perché era comunista?
«Ma si figuri! Era un galantuomo e fra l’altro amicissimo di Giorgio. Se le dicessi…».
Dica, dica.
«Almirante dovette comprare tutte le sedi del Msi in Italia. E non perché avesse velleità speculative, perché non era certo quello il suo mestiere».
E perché allora?
«Perché in affitto non gliele voleva dare nessuno, per paura delle bombe».
E che c’entra Ferrari?
«Per trovare i soldi, Giorgio andava in giro a fare la questua: e più di una volta Ferrari contribuì e molto generosamente. Questa è la complessità della storia d’Italia. Almirante gli ha comprato la casa, in senso materiale, a quei ragazzini di An».
In senso politico, in questo caso.
«No, materiale: chi glieli ha fatti i contrattini da giornalisti al Secolo d’Italia, a loro? Babbo Natale? Gli ha dato la casa dove fare politica, e pure quella dove dormire».
Le secca che ci sia Tatarella?
«Per carità. Io ci avrei messo Nino La Russa, un fondatore del Msi, che casualmente era il padre di Ignazio».
Farà contento La Russa, allora.
«Non lo so. Era un uomo coerente, lui: infatti ha rifiutato la tessera di An».
E’ amareggiata, ammetta.
«Mannò! Gli italiani se lo ricordano Giorgio. Perché mai dovrebbero ricordarlo loro? Se non c’era la Destra nazionale, An non sarebbe mai nata».
Lei si sente la custode testamentaria della memoria di suo marito.
«Affatto. Infatti io nel manifesto ci avrei messo anche De Gasperi, che è l’uomo del 1948. E se dovevo citare un pugliese, al posto di Tatarella ci mettevo sicuramente Di Vittorio: uno che difendeva i lavoratori senza poltrone di governo. E se permette pure Terracini, che ha firmato la Costituzione».
Lei sembra dispiaciuta che siano al governo…
«Perché, sono al governo? Mi dà una notizia! Io per ora vedo solo baldoria e rivoluzione».
Non credo che lei sia davvero così drastica.
«Ossì, altro che drastica! Hanno un’idea delle istituzioni e delle regole molto approssimativa. Un senso dell’opportunismo che mi deprime».
Quindi è arrabbiata, ammetta.
«Le ho detto che non me frega niente! Anche se certo, mi stupisce davvero la presenza di Dante in quell’elenco».
Perché mai? È il sommo poeta.
«Guardi che se c’era un dantista quello era mio marito, che recitava la Divina Commedia a memoria».
Forse li avrà ispirati.
«Se hanno messo Dante, di certo avevano in mente qualche omonimo bar. Per tutto il tempo che li ho frequentati, non ho notato passioni travolgenti per la letteratura, in quel gruppo dirigente. Ma forse ero distratta, eh, eh…».
Davvero Almirante conosceva la Commedia a memoria?
«Lo chieda a Ciarrapico! Da editore preparò un’edizione speciale, che regalammo a Reza Pahlavi. Questi al massimo hanno letto Topolino…».
Sugli altri nomi che dice?
«Anche Calamandrei era molto stimato da mio marito. La presenza di Gobetti mi rallegra, sempre che non vogliano accopparlo di nuovo…».
Ma quanto è arrabbiata?
«Macché arrabbiata, felice. È bene che siano dimenticati gli uomini che valevano. Anche perché loro evidentemente non sanno nemmeno che cos’è il pantheon».
Un tempio romano?
«Attualmente è il sepolcro dei reali. Quindi Kohl, Berlusconi e Fini, ad esser pignoli, sono due volte abusivi: perché non sono morti, almeno biologicamente. E poi perché sono privi di sangue blu».
Questa è perfida.
«Poveretti, non li invidio: loro mummificati in vita dagli eruditi di An, Giorgio che continua ad esser vivo nella memoria di tutti, senza bisogno di certificazioni o patenti di nessuno. Sa che le dico? Non se ne sono resi conto, questi fini dantisti: ma gli hanno fatto un regalo».
Bruno mi dispiace ma, la base di Alleanza Nazionale non ci stà con questa porcheria in primis io… spero che tu concordi… perchè stiamo offendendo una comunità, stiamo calpestando la memoria di Almirante anzi stiamo calpestando NOI STESSI….. Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
PDL: LA RUSSA, AN NON PERDERA’ UN BRICIOLO DELLA PROPRIA IDENTITA’
“Alleanza nazionale non perderà un briciolo della sua identità”. Lo ha assicurato il reggente del partito e ministro della Difesa, Ignazio La Russa (foto di archivio), a margine del consiglio nazionale di Forza Italia. A chi gli ha domandato della leadership del Pdl, La Russa ha risposto: “Berlusconi è il candidato unico. Ciò non vuol dire che non ci saranno altri come Fini che quando non avrà ruoli istituzionali e quando vorrà avrà un ruolo di prestigio in questo partito”.
Sul percorso di avvicinamento al partito unico, il reggente di An ha aggiunto che “al di là delle identità diverse ora nasce un soggetto in cui l’unica regola sarà la concorrenza tra le qualità e il merito. E’ ovvio – ha continuato – che in un partito del 40% non c’è un’unica identità, ma una cornice unitaria di valori e, sono certo, che An nel Pdl non perderà un briciolo della sua identità”.
QUESTE SONO LE PAROLE DI LA RUSSA IL 4 DICEMBRE 2008, ADESSO NON SI STANNO RISPETTANDO…. SIAMO VERAMENTE ALLA FRUTTA!!!! Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
PDL: LA RUSSA, AN NON PERDERA’ UN BRICIOLO DELLA PROPRIA IDENTITA’
“Alleanza nazionale non perderà un briciolo della sua identità”. Lo ha assicurato il reggente del partito e ministro della Difesa, Ignazio La Russa a margine del consiglio nazionale di Forza Italia. A chi gli ha domandato della leadership del Pdl, La Russa ha risposto: “Berlusconi è il candidato unico. Ciò non vuol dire che non ci saranno altri come Fini che quando non avrà ruoli istituzionali e quando vorrà avrà un ruolo di prestigio in questo partito”.
Sul percorso di avvicinamento al partito unico, il reggente di An ha aggiunto che “al di là delle identità diverse ora nasce un soggetto in cui l’unica regola sarà la concorrenza tra le qualità e il merito. E’ ovvio – ha continuato – che in un partito del 40% non c’è un’unica identità, ma una cornice unitaria di valori e, sono certo, che An nel Pdl non perderà un briciolo della sua identità”.
QUESTE SONO LE PAROLE DI LA RUSSA IL 4 DICEMBRE 2008, ADESSO NON SI STANNO RISPETTANDO…. SIAMO VERAMENTE ALLA FRUTTA!!!! Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Talmento sono incazzato che ho ripetuto la cosa due volte scusa però è uno scandalo questo… Giorgio
Maralai
apprezzo molto bruno murgia perchè senza timori s’è definito intelligentemente deputato del Pdl; bruno non rinnega per niente la sua estrazione politica che si tiene stretta tra le cose care da ricordare e da difendere. ma la politica deve andare oltre la nostalgia e così l’amico bruno fa sentire anche noi essere un po anche di AN senza mai nominarla; perchè essere del Pdl vuol dire essere anche di AN e di FI, ed anche di tutto quel bagaglio politico culturale che ha contraddistinto ognuno di noi sino al momento di questo grande evento e ci accompagna nel cammino futuro; di vivere insieme l’esperienza del progetto politico storico: il bipartitismo. la strada è tracciata e noi insieme percorrendola la dobbiamo difendere. ecco perchè ho scritto dell’udc che quel progetto lo vuole erodere dall’interno; erodendo quel progetto vuol dire che (Casini) vuole erodere anche la leadership di Fini(più che quella di Berlusconi). Come l’udici sardo vuole erodere Cappellacci e AN. Io non scherzo su queste cose ma è ciò che sento di dire dettate dall’energia delle mie “antenne”. Bene ha fatto oggi Capezzone a mettere le mani avanti sulle pretese di Casini. Ho scritto ieri su questo sito per aprire gli occhi e creare delle batterie sarde di difesa del Pdl e di Cappellacci; oggi Oppi l’ha ripetuto: “noi come secondo partito…”. Visto? Uno di voi m’ha risposto che stavo scrivendo cazzate. Io, non uso mai frasi del genere perchè impronto il confronto sulla correttezza delle espressioni ed è certo che se ritorno su questo sito è per l’amico Bruno Murgia deputato del Pdl e così evito di essere preso a male parole. Potrei starmene al mio blog http://www.maralai.ilcannocchiale.it
M
Maralai
nel post di sopra ho erroneamente scritto:”..e così evito”, ritenendo vv di scrivere “…e così eviterei…”.
M
Pagella on line
Infatti, Murgia!! Cappellacci (fantoccio!!), Berlusconi ecc… mediocrità e inganno..gaias.. ti hanno fregato pure a te…
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Io sono sconcertato di questo modo di fare di quello che rimane di AN stiamo perdendo tutto veramente e io e tutti non qui non se ne stanno rendendo conto…. c’è un problema di fondo non dobbiamo essere un gradino più basso degli altri… di nessuno… Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Maralai io sono uno dei primi sostenitori del PdL ma, AN non può perdere tutto così…. Giorgio
Pagella on line
Giorgio, quando in tutte le discussioni si è parlato di quello che poteva rappresentare il rischio del nulla berlusconi e del nulla degli aderenti a forza italia si parlava esattamente di quello che ha dichiarato la Sig.ra Almirante… anche se di sinistra, convintamente, e molto amico di molte persone di an (di cui ho molta stima.. ma non ho amici di forza italia… chissà perchè..)
Pagella on line
mi è partito l’invio…
si è sempre parlato con loro del rischio che poteva rappresentare il modo di non fare politica di berlusconi… non mi posso dimenticare l’imbarazzo di fini (che è persona seria e degna) al parlamento europeo sul caso capò… e in tanti altri casi… non ultimo quello di eluana
Pagella on line
il nostro antiberlusconismo, sarebbe dovuto essere il vostro… vi sta faccendo scomparire (culturalmente) con le sue barzellette… condivisibile o no avete una storia e un ideologia da difedere dal nulla.. mi dici che cos’hanno loro? la tv? i giornali? le vallette? sveglia!!!
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Io adesso non sto dicendo che il PdL non si deve fare… io dico che AN non deve perdere i valori, la sua storia, i suoi uomini, le sue idee, i suoi PADRI ma prima di tutto non deve perdere il SUO ONORE… stanno calpestando con questo gesto più di 60 anni di storia, sai perchè dico questo?? Uno dei miei amici di AN oggi mi ha telefonato e mi ha detto il ho rotto la tessera ciao e buona fortuna e si iscrive alla destra… così si perdono i giovani e quelli che chiedono un minimo di dignità ad an…. Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
>Pagella non è così perchè Berlusconi è un grande leader e il PdL se nasce bene sarà un grande partito ma, così non la vedo bene la cosa…. io sono giovane e potrei dire cosa mi importa di Almirante e del MSI… invece mi importa perchè sono cresciuto con degli ideali in cui credo e non intendo metterli da una parte solo perchè all’interno del PDL qualcuno conta di più e altri meno… devono essere tutti uguali… più uniti c’è alleanza!!!! Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Io di Alleanza Nazionale mi pongo una domanda, cosa rimane dei valori della Destra Nazionale nel PdL??? Fini che dovrebbe essere il vice leader del PdL mi sembra diventato democristiano…. all’inizio della sua carriera politica era il delfino di Almirante, dico Almirante non uno qualunque, uno che ha visto la guerra e la fatta dalla parte di Salò ancor più difficile date poi le circostanze della storia….. Fini voleva fare il fascismo del 2000, diceva che Benito Mussolini era il più grande statista del 900′…. be questo Fini non c’è più anzi è la destra che non c’è più…. sono demoralizzato… per anni abbiamo combattuto per quei valori: Dio, Patria, Famiglia, Storia, Legalità…. molti sono i ragazzi del fronte della gioventù morti….per questi valori… per anni abbiamo onorato i caduti di Salò e adesso li rinnegiamo come se niete fosse??? No io non ci sto…. sono orgoglioso di essere Italiano, di destra e di venire dall’esperienza del MSI…. negli anni si sono fatte mille battaglie contro l’aborto, in favore della vita, per un’Italia migliore. Fini ci ha portato fuori dal ghetto, è vero questo, non contavamo niente e adesso siamo al governo, ma Fini sta facendo come il gambero torna indietro… io non sarò mai antifascista, non sarò mai a favore dell’aborto, dell’eutanasia… e però nel Popolo della Libertà questi valori ci sono??? Fini ha parlato di Almirante come un razzista, adesso non appartiene più alla nostra storia…. qui c’è un problema identitario… non SIAMO INFERIORI A NESSUNO….rinneghiamo le origini, e i nostri padri fondatori…. amici di AN ritroviamo l’orgoglio missino e riportiamolo dentro il PdL orgogliosi della nostra identità, della nostra storia pensando come da 80 anni facciamo noi di destra ad una Italia migliore….. nella speranza di vedere il Fini di una volta leader del Popolo della Libertà Giorgio Giovanni Gaias Scarpa….
Paolo
oh gaias . . .potete sempre chiedere al vostro PADRONE di farvi fare una comparsa su “striscia” per denunciare lo scandalo, oppure mandare una mail all’”indignato speciale” del TG5
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
>Paolo e finiscila con queste storielle….Giorgio
IoMe
Non credo che lei sia davvero così drastica.
«Ossì, altro che drastica! Hanno un’idea delle istituzioni e delle regole molto approssimativa. Un senso dell’opportunismo che mi deprime».
Giorgio Giovanni, queste sono parole dette dall’Almirante postate da te.
Ti faccio notare che quando io ho riportato ciò che diceva un ragazzo di An sulla perdita dei valori nel partito tu mi hai risposto che era meglio che passasse a Storace a cantare eia eia alalà. Detto da uno che conclude gl’interventi con Boia chi molla è tutto da ridere ma il problema è che ancora una volta non avevi capito ciò che ti si diceva. Adesso ti è più chiaro?
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
>IoMe avevi ragione ametto di aver sbagliato… con questo non dico che non sono favorevole al PdL ma, bisogna un po’ capire bene come lo si sta creando… Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Gasparri: “Fini? Così non potrà diventare il leader del Pdl”
Senatore Gasparri, si è pentito, di aver usato toni così bruschi?
«Fra gli sms che ho citato ce n’è persino uno inglese. Finisce così: Gasparri with the balls. Lei come lo traduce?».
Come lei, immagino. Ma basta questo a non farla sentire isolato?
«Al Senato è stata votata una mozione voluta da me, sostenuta anche da Rutelli, dall’Udc, da singoli esponenti del Pd… Uno dei voti con il consenso più ampio da inizio legislatura».
La direzione di An l’applaude…
«È un bel segno di solidarietà».
E quella frase su Napolitano?
«L’ho meditata in ogni parola, non mi pento. È legittima, la ripeterei: ma se ha offeso qualcuno mi spiace».
Cosa aveva valutato?
«In quei momenti tutti eravamo di fronte a scelte drammatiche. Ho pensato alla nostra scelta, a quanto ci è costata: e che anche a Napolitano sia costata altrettanto».
E quindi?
«Ho detto: peseranno le firme messe, e quelle non messe. Ovvero: la nostra e la sua».
Solo che prima lei parlava della morte di Eluana. Quindi firma apposta, o non apposta, su un decesso.
«Non voglio essere ipocrita. Pensavo, e credo che siano scelte drammatiche. Si può dare una interpretazione offensiva di quelle parole, ma io difendo il diritto di esprimere le opinioni su questo, anche sulla scelta del Quirinale di bocciare il decreto. Perché…»
Cosa?
«Se Napolitano diceva che quel decreto era incostituzionale, c’era una sola conseguenza possibile».
Quale?
«O aveva torto, come penso. Oppure il premier, il suo governo e i suoi parlamentari portavano avanti una legge incostituzionale. E questo non possiamo accettarlo da nessuno».
Il capo dello Stato è il garante della Costituzione.
«Ma questa era una materia inedita e controversa. Ho raccolto i pareri di decine di costituzionalisti, fra cui ex presidenti della Corte, che sostengono la piena liceità della nostra legge».
Quindi nessun rimpianto.
«No, ma una spiegazione. La notizia è arrivata mentre eravamo inchiodati in Aula, dopo ore di difficile dibattito. La mia addetta stampa mi leggeva l’agenzia fra le lacrime… La Roccella incredula mi chiedeva: “Sei certo”? Tutto il Parlamento era investito di un’onda di emotività. Non solo noi».
A chi si riferisce?
«A tutti. Ma sono rimasto colpito dal viso di Veronesi. Noi piangevamo, lui aveva stampato un ghigno…»
Vuol dire che per lei rideva?
«Vorrei poter dire che è stato un sorriso tirato per i nervi, cos’era davvero non lo so. Lo sa lui…».
E poi arriva la dichiarazione di Fini che le dà dell’irresponsabile. Vi conoscete da una vita…
«Trentasei anni».
Gli ha parlato dopo?
«No. Lui ha dato quell’interpretazione offensiva. Ha avuto un riflesso difensivo per il Colle me lo spiego così».
Non l’ha chiamata prima?
«No. E avrebbe potuto avvisarmi».
E lei come se lo spiega?
«Poteva essere un intervento da capo di An, su un membro di An».
E non è così?
«Io oggi sono il capogruppo di tutto il Pdl».
Vuol dire che Fini non lo sa?
«Lo sa. Ma a volte assume anche lui posizioni che sono in contrasto con il sentire medio dei militanti di An».
Quando dice queste cose sa che Fini potrebbe irritarsi?
«Io dico quello che penso, senza calcoli di opportunità. Fra l’altro io dico “cose di destra”: il mio gruppo mi ha applaudito in standing ovation, quando ho gridato “sono responsabile”».
Era una risposta a Fini.
«Certo, non erano frasi a caso».
Ma lei era infervorato…
«Non è che la passione sia alternativa al pensiero».
Lei dice anche che le prese di posizioni di Fini, dal voto agli immigrati, a quelle sull’Islam, alla bioetica non riscuotono consensi in An?
«Per carità! Molti consensi. Ma molti tra chi non ci vota. Ezio Mauro ha scritto di apprezzare Fini. Io ho ricevuto i complimenti di Belpietro».
Che futuro immagina per Fini?
«Lui può fare qualsiasi cosa voglia, anche il capo di un grande partito unitario di centrodestra… Certo, andando verso il Ppe, non credo che possa farlo su queste posizioni».
Fini l’ha anche degradata…
«Oh, certo. Nel 1997: fece una polemica contro i colonnelli, io ero coordinatore, mi destituì».
È stata dura?
«Durissima. Ma se sono sopravvissuto e come vede sono qui! Evidentemente non ero una nullità, eh, eh..».
Poi, il giorno del giuramento, nel 2005 saltò la poltrona da ministro.
«Fui io a non voler giurare. I miei dubbi erano sulla presenza di Storace, a quanto pare, ho avuto ragione».
La terza volta: sconfessione pubblica alla proiezione del «Mercante di pietre». Per lei era un film da sponsorizzare, per Fini «una boiata».
«Quello era una questione di gusti».
C’erano di mezzo il rapporto con l’Islam, il Corano nelle scuole…
«D’accordo. Ma anche su quello, credo che le nostre posizioni rappresentassero la maggioranza di An».
E poi c’è stata questa polemica.
«Ma per me non è una sconfessione. Ho avuto solidarietà da tutti! È stato un successo, non una sconfitta. Nel dramma di Eluana, in un clima difficile, abbiamo costruito un allargamento di consensi e una vittoria politica».
Però il suo maestro l’ha bocciata.
(Una pausa). «FINI NON E’ MICA ALMIRANTE. Un capo non è un maestro».
Lui era responsabile universitario, lei degli studenti, e Fini le dava i volantini a Sommacampagna.
«È stato il capo politico di una generazione. Lo è. Ma anche io ho 52 anni: fra poco andiamo tutti in pensione…».
Forse uno dei pochi ad essere ancora…… va be lasciamo perdere…… Giorgio
Paolo
—–Gli elettori italiani sono nati per soffrire. Di quelli del Pd già si sapeva (ora, per rincuorarli un po’ dopo gli ultimi rovesci, Enrico Letta annuncia una bella alleanza con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro). Quelli di destra invece erano abituati benino, nell’ultimo periodo, dunque meritavano anche loro una bella mazzata.Ha provveduto Gianni Alemanno, sindaco di Roma, annunciando che presto la Capitale dedicherà – a titolo di «doveroso omaggio e riconoscimento» – una strada a Bettino Craxi, «un grande leader che ha anticipato la modernizzazione del Paese. Un’esigenza oggi portata avanti dal Presidente Berlusconi». Sulla continuità fra Craxi e Berlusconi, niente da dire: la testimoniano anche i 23 miliardi di lire passati dai conti esteri del secondo a quelli del primo nei primi anni 90. Più controversa la questione del grande leader modernizzatore: forse Alemanno si riferisce alle due condanne per il magnamagna di Tangentopoli, o al rapporto debito-pil passato nei 4 anni del governo Craxi dal 70 al 92%, o all’alleanza coi generali argentini e col tiranno somalo Siad Barre, o alla fuga organizzata per sottrarre alla giustizia il terrorista palestinese Abu Abbas dopo il sequestro della nave Achille Lauro e l’assassinio di un ebreo paralitico americano. La via di Roma dedicata all’unico premier corrotto e latitante della storia dell’Occidente sarà quella antistante l’hotel Raphael. Una scelta non casuale: proprio lì, nell’aprile ’93 gli elettori delMsi, e poi di An e poi di Alemanno tirarono le monetine a Bettino urlando «via Craxi».——–
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Ci mancava solo questa fra poco sostituiamo al nome di Piazza Venezia piazza Stalin io dico che qualcuno si sta fortemente rincoglionendo pensasse a intitolare una via a Giorgio Almirante invece di pensare a un socialista delinquente cosa ce ne frega di Craxi dico io! Forse qualcuno ha perso veramente la memorai ma stiamo diventando pazzi o catto-comunisti??? AN quella vera sveglia??? Giorgio
andrea
“Gasparri è effettivamente un politico per cui non nutro nessuna stima”
Renato Soru
Enzo Cumpostu, Nuoro
Caro Bruno,
ho inserito questo posto nella mia home di Facebook.
Saluti in casa ci sentiamo presto.
Enzo
Enzo Cumpostu: cose dette e non…
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Ciao! Pensando e ripensando a questi fatti interni ad AN mi è venuto in mente che nella mia “enorme biblioteca di destra” ho una libro che spiega tutto quello che sta accadendo ad AN, io l’ho letto ormai un anno fa ma, è più attuale che mai, il libro è Il Passo delle oche “L’identità irrisolta dei post-fascisti” di Alessandro Giuli…. riporto qui la recensione…
Il passo delle oche è l’andatura oscillante e senza metodo di un partito concepito molto prima del 1995: un viaggio nell’universo politico, culturale, antropologico ed estetico della destra postfascita italiana, nata nel 1995 dallo scioglimento del Movimento Sociale Italiano e dalla nascita di Alleanza Nazionale. Il passo delle oche è l’incedere dei figli di Giorgio Almirante e del cieco sradicamento da un passato orgoglioso e catacombale. Il passo delle oche è anche il frutto di un’ubriacatura politica che ha travolto le menti di una classe dirigente scaraventata nel fuoco del potere senza i mezzi per reggerne il bagliore. Alessandro Giuli racconta un passato che non passa, guardando alle tribolazioni identitarie di un mondo che non ha ancora sciolto i nodi della propria natura e della propria vera funzione: l’uso del potere, il leaderismo, l’estetica, l’antropologia del quotidiano postfascista. Nello stesso tempo ritrae anche l’universo dei militanti che, quasi a dispetto dei propositi della dirigenza politica del partito, non paiono essersi molto allontanati da un mentalità che si riconosceva sotto il segno dei Ray-Ban o degli stivaletti a punta, o aveva come letture obbligate i testi di Evola o Junger… Il ritratto di coloro che, delusi e scettici, guardano con diffidenza il nuovo corso della destra finiana: l’altra metà oscura del bipolarismo ideologico italiano. Alla vigilia del probabile ingresso nel Partito popolare europeo, Fini e i suoi portano con sé il marchio di un partito che non è piú nazionale ma non sa essere apolide, non piú ghibellino ma nemmeno guelfo, occidentale per comodità e di destra per mancanza d’altro. Sopra questa incompiutezza An ha seminato la propria transizione da un passato impresentabile a quel nulla imbellettato di modernità chiamato postfascismo.
Il passo delle oche di Alessandro Giuli (Einaudi, 176 pagine, 14,50 euri) è un bellissimo pamphlet fin dal
titolo. In quel plurale pennuto c’è lo scarto
caricaturale che differenzia la presenza al
singolare di una cadenza militare rigidamente
consapevole, dal tronfio e ridondante movimento di volatili da cortile e senza fissa dimora, appesantiti da un fisico infelice, condannati a scatti improvvisi un po’ qua e un po’ là. “L’identità irrisolta dei neofascisti”,come recita il sottotitolo, è infatti proprio questa, un’andatura senza meta, ovvero una meta che si qualifica e si nutre della sua andatura: ora avanti, ora indietro, ora a destra, ora a sinistra, ora di fianco, ma sempre restando in fondo nello stesso posto, lì dove si celebra il trionfo di tutte le tattiche
e il vuoto di ogni strategia.
Giuli ha poco più di trent’anni, uno stile scabro, nessuna indulgenza per il giornalese, un periodare secco eppure aulico, nel senso nobile del termine, una vena ironico-amara con tratti di pietas. Per analizzare il percorso politico di Alleanza Nazionale, il suo libro
parte da un dato di fatto così sintetizzabile:
“L’altro ieri neofascisti per caso, ieri missini per necessità, oggi postfascisti per convinzione liberatoria e domani antifascisti per logica di causa-effetto”. Messo così, Il passo delle oche sfugge alla solita e ormai stanca diatriba su abiure e tradimenti e si concentra sul problema di un’identità di destra sfuggente,quanto conclamata.
Nato nel 1975, a Giuli è stata risparmiata una giovinezza missina, e questo gli consente un approccio etologico singolare. “Dentro AN abita un complesso tremendo. Il complesso di chi abbia sofferto il buio delle catacombe missine svilluppando un profilo rettilare per autodifesa e nessuna altra passione che non sia quella bassa e duratura del risentimento.L’ego rettilare si manifesta nell’organismo dell’animale che per paura di un attacco esterno concentra il sangue negli organi vitali riducendo il calore sanguigno periferico”. Il retaggio catacombale da un lato, la necessità di trasferire un’attitudine passiva, da autodifesa,appunto, nell’agone di una lotta politica
attiva e carnale, è in sé elemento di schizofrenia.
Lo testimonia l’eccesso di presenzialismo da un lato, il voler sempre e comunque far sentire la propria voce nel terrore che d’improvviso essa possa essere di nuovo silenziata, l’incapacità di trovare il tono giusto per esporla. Da ministri, da deputati, da presidenti di regione, da sindaci si troverà nelle loro dichiarazioni il battutismo spesso becero e fine a sé stesso, l’ovvietà ammantata di retorica, la disinvoltura di chi abbraccia un pensiero per tranquillamente contraddirlo
nella dichiarazione successiva. È quello che Giuli, parlando di Gianfranco Fini, definisce il “pensare breve”, ovvero l’idea che per l’analisi ci sia tempo: quel che conta è esserci,sempre e comunque.
Il retaggio e/o incubo catacombale è anche foriero – secondo Giuli – di una “sindrome da sottosuolo” che il venire alla luce del sole ha capovolto con effetti grotteschi. Lì dove un tempo c’era una
mania persecutoria, alimentata tuttavia da dati
di fatto, oggi c’è il suo opposto, ossia una
sorta di abbaglio da impunità, il poter fare
tutto, il non doversi negare niente. Al di là di
ogni valutazione giuridica, il retroterra delle
vicende umane legate a Vallettopoli
o al cosiddetto Sanità-Gate sta proprio
in questa non metabolizzata euforizzazione
da vita all’aria aperta.
Nel pamphlet l’autore dà ampio
spazio a Gianfranco Fini, e non
potrebbe essere altrimenti. Senza di
lui, Alleanza Nazionale non esisterebbe,
e in quest’ottica il pensiero, se
così lo vogliamo chiamare, dello
stesso Fini si è evoluto nel solco di
una convinzione che vede ormai quel
partito più un onere che un onore, più
un impaccio che un valore aggiunto.
Consapevole che c’è “un’enorme
sproporzione tra il micropotere detenuto
all’interno, una piccola satrapia
inespugnabile, e la scarsa credibilità
delle sue chance di capitanare una
rivoluzione politica nella Destra
nazionale ed europea”, Fini ha in
fondo deciso di risolverla usandolo
come “carburante personale” per
l’approdo in un contenitore più
ampio in cui l’etichetta di destra non
avrà più alcuna ragione di esistere.
Per una strana eterogenesi dei fini
(con la minuscola) si dovrà a lui,
insomma, l’eliminazione di quella
identità nel cui nome si era cancellata
la precedente denominazione
neofascista. Al nulla, come si vede,
non c’è mai fine (al singolare e
sempre con la minuscola).
E gli altri? In un partito cesaristico,
l’elemento correntizio è un
paravento, ovvero un gioco delle
parti che nasconde la mancanza di reali e credibili
alternative. Nel caso in questione, l’assenza
di competitors è aggravata dall’appartenere
più o meno tutti allo stesso ambito.
Gasparri, Storace, La Russa, l’imprinting è
quello almirantiano-finiano… Restano fuori
gli Urso e gli Alemanno, ma al primo si deve
una deriva liberal-liberista poi approdata a un
neo-destrismo politeista che conferma la
sostanziale strumentalità di ogni scelta.
Quanto al secondo, l’essere stato ministro non
è bastato a dargli un pensiero e una caratura
da leader.
Fini, dunque, è il deus ex machina di AN,
nonché il suo motore immobile: se ne attende
ogni giorno l’apparizione, se ne riconosce
ogni giorno l’insostituibilità. Ma mentre nei
suoi sottoposti l’ebbrezza della gloria non
supera i confini di una realizzazione personale,
qui siamo di fronte, come nota Giuli, “a
una personalità non sempre all’altezza delle
ambizioni”. È un leader che “non sopporta il
tradimento delle urne”, ovvero un politico
dall’ego sovrabbondante cui però non corrisponde
la conoscenza della realtà che lo circonda
e che incolpa quest’ultima perché si
ostina “a negargli ciò che lo spirito del tempo
ha stabilito per lui”. È una variante del
“destino cinico e baro” di saragattiana
memoria, aggravata però dal fatto che il vecchi
leader socialdemocratico credeva in
qualcosa, laddove l’ormai cinquantenne
leader aennino non ha mai creduto in nulla,
se non in sé stesso. Che poi, politicamente, è
la stessa cosa.
Questo spiega anche la necessità di vestirsi di
panni altrui. Gli ultimi, in ordine di tempo,
sono quelli di Nicolas Sarkozy, e fa un po’ sorridere
un leader affetto e afflitto da una sindrome
mimetica che non trova mai però nell’imitato
una vera sponda cui fare riferimento.
Più Fini applaude, celebrandone sui muri le
vittorie con tanto di manifesti, e facendo da
prefatore italiano ai suoi libri francesi, più dall’altro
lato non giunge alcuna eco… Anche
qui, è l’ombra lunga di Berlusconi a fare la
differenza: Berlusconi che su Sarkozy può
lasciar cadere un “è stato un mio avvocato”,
Berlusconi che di Sarkozy può orgogliosamente
dire “ha vinto imitando me”.
Sulla mancanza di cultura, in un ambiente già
di per sé refrattario alla cultura, Giuli scrive
pagine condivisibili, ma non nuove. Interessante
- ma, ahimé, datata – è la sua visione
di un ancoraggio a destra all’insegna dello
stile, mutuata da una visione evoliana elitaria
e antimoderna, inservibile in una società di
massa e per un partito che la voglia in qualche
modo rappresentare. Lì dove Alleanza nazionale
si attovaglia nell’onnivora ingestioneindigestione
di qualsiasi cibo intellettuale,
Giuli le oppone una cucina tradizionale, ma
penitenziale. Di certo autoctona, perché la sua
idiosincrasia per i suggerimenti culinarioideologici
d’oltralpe, lo porta a citazioni orecchiate
e quindi inesatte, da correggere in una
prossima ristampa. Montherlant ha una “t” e
non una “d” alla fine del cognome, Edmond
Radiguet non ha una “e” alla fine del suo
nome… Ma queste, in un tessuto altrimenti
eccellente, sono sì puntualizzazioni ortografiche evoliane, fuori dal tempo…
Bruno scusami se ho preso tanto spazio però penso che questo sia un argomento che interessi molto anche te… con questo chiudo dicendo che sono fortemente dispiaciuto di questa situazione… ciao Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Ogni tanto un po’ di modernità ci vuole nel sito… ciao Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Ti stai divertendo oggi e???? Giorgio
Bobbore
…è un po’ controproducente copiare e incollare qui altri articoli, tanto dubito che la gente si prenda la briga di leggere tutto. io per lo meno, a parte l’intervista a donna Assunta, non li ho mai letti. Dovreste mandare il link e commentarli al limite. Si intasa un po’ il blog.
Bobbore
Gasparri è difficile da stimare…ci penso e ci ripenso, ma non mi viene in mente niente associabile a gasparri che mi possa fare dire “per questo almeno è stimabile”. Persino di Berlusconi mi viene in mente qualcosa, ma di lui proprio no.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
>Bobbore lo so!!! Hai ragione ma, sono talmente deluso da questa storia che mi cascano le braccia e ho voluto riportare ciò che trovavo… Giorgio
Donna Assunta è donna Assunta…
Paolo
Bel template bru’!
Molto piu usabile!
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Yes Bru! Molto meglio e poi azzurro! Ciao Giorgio
Pagella on line
Dal sito http://martineden.blog.tiscali.it//Elezioni_in_Sardegna__tra_onde_anomale_e_faide_di_partito_1969838.shtml
un analisi un pò più obiettiva e meno faziosa del voto… per lei murgia
Se vivessimo in un paese normale, chi ha ben governato dovrebbe essere rieletto. Se vivessimo in un paese normale, il presidente del consiglio, si sarebbe occupato della drammatica situazione internazionale, o del tracollo economico del paese e non avrebbe avuto il tempo di fare la campagna elettorale al posto di un candidato sconosciuto. Se vivessimo in un paese normale nessuno si sognerebbe di votare un uomo a scatola chiusa, solo perché lo dice il Premier. Se vivessimo in un paese normale, l’editore del maggiore giornale isolano e della emittente sarda più guardata, si vergognerebbe di salire sul palco di uno dei due candidati e di ottenere un plateale ringraziamento dal presidente del consiglio in persona per il suo impegno quinquennale contro la politica del governatore uscente…
Ma forse non siamo un paese normale ed è ora che tutti i sostenitori dell’idea che lo sia e che non ci sia alcuna emergenza democratica, rivedano le loro convinzioni. Intendiamoci, nessuno osa mettere in discussione il risultato delle urne, ma spacciare il pesante doping a cui è stata sottoposta questa tornata elettorale per normale è a nostro parere un altro sintomo evidente dell’assoluta anomalia italiana che da quindici anni si cerca di far digerire al paese. Trovatemi un altro primo ministro che nel pieno di una crisi economica senza precedenti, trova il tempo per scendere cinque volte in un mese a fare la campagna elettorale (a carico dei contribuenti per giunta) al posto di un candidato che da solo aveva ben poche possibilità di vincere, trovatene un altro che dallo studio di una delle sue tante emittenti, lancia offese ed insulti all’avversario in vista di una competizione in cui, ripeto, lui non è nemmeno coinvolto direttamente e per di più protetto da una legge appena votata che lo mette al riparo persino da una eventuale querela, trovatemi infine un altro paese democratico dove il capo della coalizione decide il nome del candidato senza nemmeno discuterne con i propri alleati (che vengono informati dai giornali della scelta) ed io mi ricrederò.
A questo riguardo però, anche chi parla di regime, non mette in luce totalmente la particolarità italiana, perché l’attuale sistema è da certi punti di vista persino più subdolo di quello dittatoriale classico, in quanto riesce a perpetuarsi attraverso la produzione continua di una narcotizzante illusione della libertà. E questa è la cosa più deleteria, perché se la privazione della libertà risveglia negli animi un naturale desiderio di ribellione, come si può convincere uno chiavo che si crede libero a liberarsi di catene che neppure riesce a vedere?
Si dice che tutte queste critiche riscuotano scarso interesse presso il grande pubblico e che la demonizzazione di Berlusconi non abbia fatto altro che rafforzarlo. È possibile, ma agli amanti del political correct, voglio segnalare che a mio parere il problema non risiede nel demonizzare o meno Silvio Berlusconi, quanto nell’alternare periodi di forte e tenace esecrazione a periodi di improvvisa apertura, che mal vengono compresi da un opinione pubblica sonnacchiosa e poco incline a comprendere le sfumature di un atteggiamento politico altalenante.
Di conseguenza, ritengo che il diritto di critica, la manifestazione di dissenso e la capacità di indignarsi, siano non solo necessari ma addirittura obbligatori quando dall’altra parte si sfoggia un costante abuso di potere, il totale dispregio delle regole democratiche, della costituzione e delle libertà civili.
Io non so se la Sardegna avrà nei prossimi anni la forza di sorridere, né se quella che verrà sarà la Sardegna reale contro la Sardegna virtuale immaginata da Renato Soru, come Cappellacci ha commentato dopo aver appreso della sua vittoria, ma una cosa è certa, la Sardegna non potrà più esibire davanti al mondo quell’orgoglio e quell’autonomia di cui andava tanto fiera. Si diceva che Soru parlava “al cuore dei sardi” ma nemmeno questo è bastato, perché addirittura non era nemmeno necessario parlare, si poteva tranquillamente vincere sorridendo e stando in disparte, perché tanto c’era l’investitura dall’alto, la benedizione ecclesiastica (“Berlusconi è innamorato della Sardegna” avrebbe detto l’arcivescovo di Cagliari accogliendolo sull’isola), e il sostegno dei potentati economici isolani vogliosi di liberarsi di Renato Soru.
Quello a cui abbiamo assistito non è altro che una riuscita televendita in cui il grande imbonitore però quasi si dimenticava di presentare il prodotto, perché tanto c’era il marchio di fabbrica (“Berlusconi presidente”) a costituire da solo l’assoluta “garanzia di qualità”.
E Silvio Berlusconi, può a ragione gioire di questo ennesimo successo personale che gli permette di raggiungere, oltre al controllo della Regione Sardegna, il consolidamento (caso mai ce ne fosse stato il bisogno!) della sua leadership, la definitiva militarizzazione del partito e infine di troncare sul nascere l’ascesa di un avversario temibile come Renato Soru attorno alla cui figura il Pd avrebbe potuto riorganizzarsi.
Non ci si può nascondere che su questo successo abbiano influito anche altri fattori, come la litigiosità interna del PD, la frantumazione ulteriore della galassia della sinistra radicale e il coraggio o l’intransigenza con cui si sono portate avanti certe politiche rivelatesi impopolari ed è doveroso che il centrosinistra si interroghi sulle responsabilità interne di una disfatta di questa portata e trovi rapidamente delle risposte, per evitare che una crisi temporanea si trasformi in un processo entropico irreversibile.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
E ma che palle sempre la solita canzoncina dell’antiberlusconismo dell’orco Silvio e basta avete perso di brutto prendetene atto non potete scaricare le colpe dei vosti governi porcheria sulla popolazione italiana che secondo voi è anormale ed è tutta pazza perchè vota Silvio! Ma una volta che vi salti per la mente di essere voi gli anormali no e????????
Giorgio
Pagella on line
forse dovresti imparare a leggere….. quel contenuo è molto in linea con quello che hai sottolineato per il tuo partito… devi acquisire ancora molta capacità critica e la capacità di leggere la realtà. Ma mi sembra di aver capito che sei un ragazzino… e la strada è ancora lunga. Dovresti però mettere da parte ignoranza e preconcetti… forse non hai ancora capito, caro ignorantello, che la storia dell’antiberlusconismo è l’alibi con il quale far ingoiare alla gente ignorante qualsiasi cosa… sei tra quelli!! alcuni di an, anche se non possono esprimerlo palesemente, hanno capito bene questa cosa e hanno la capacità di capire che quello che sta accadendo segnerà anche la vostra fine… è già inziata.. siete tutti nel gran bazar di berlusconi, a tal punto da dover rinnegare una fugura storica come Almirante e far incazzare la sua vedova… vergogna! Rileggi bene quello che hai postato sulle dichiarazioni di Donna Assunta.. e leggerai che vi da dei buffoni esattamente come facciamo noi…
Franco-M.
Bruno, ma perchè hai cambiato la grafica?
Era la migliore in giro per il web… sul serio!
scua per l’ O.T.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Primo un conto e che me lo dia donna Assunta e non è cosi perchè vedi io sono fortemente preoccupato per il futuro di AN nel PdL ma non adesso ma nel momento in cui Berlusconi non ci sarà più il più tardi possibile spero! Sei tu che non capisci,
è chiaro che contesto il fatto su Almirante ma non per questo si butta all’aria il PdL bisogna solo entrarci portando dietro i nostri valori tutto qui! Ignorante lo dici ad altri sfido te a trovare uno come me a 17 anni che si legge il giornale tutti i giorni,
che ha la camera piena di libri e che viene in un blog a portare le sue idee,
e che si impegna a fare una campagna elettorale dura in un paese rosso, che riesce a fare pressioni per organizzare un incontro a Bolotana con un sottosegretario del governo, che si impegna per portare avanti le sue idee di libertà e di DESTRA orgoglioso
e fiero quindi amico mio tacere in questi casi non è nota di cortesia ma segno di onestà che a sinistra non c’è!
Buonanotte Giorgio Scarpa
Pagella on line
tra i tuoi libri vedi se c’è: PLURALITA’ DELL’INFORMAZIONE!!!! ne hai bisogno… francamente conosco altri ragazzi di 17 anni, meno presuntuosi, che leggono i giornali (magari più di uno) e che hanno la capacità di formarsi delle opinioni… malgrado libri, incontri e tutto quello che vuoi a te questa capacità manca!! se sapessi cosa significa poratre avanti idee di destra, non useresti nè il termine libertà, nè ti affanneresti così tanto a difendere berlusconi… o hai sbagliato libri, o non sai leggere! notte e buona scuola domani (se ci vai) perchè ne hai veramente bisogno…
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Vai alla casa del popolo! Vedi se invece nella tua libreria trovi il bestiaro della sinistra oh! Scusa continua a leggere il libro rosso di Mao! Dm è vacanza per carnevale!
Comunque leggo almeno tre giornali al giorno compre la Repubblica! Giorgio
Pagella on line
solo luoghi comuni… secondo me sei di forza italia non di an…
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Ascolta sai cosa sono io??? Un Camerata! Chiuso qui l’argomento! Ma dai di fi io?? Giorgio