Cappellacci può sorridere: il centrodestra ha stravinto.

Cappellacci può sorridere: il centrodestra ha stravinto.

1) Durante la campagna elettorale avevo detto che Soru era un “bluff”, che non bastava presentarsi nei salotti televisivi della sinistra salottiera per aumentare il proprio consenso. Certa sinistra adulatrice e servile alimenta solo una considerazione di sè in modo eccessivo. Soru ne è rimasto travolto e si è messo a giocare contro Berlusconi, ignorando Cappellacci, che si è preso una severa rivincita.

2) Il voto disgiunto è un meccanismo perverso, non tanto negli effetti, quanto in relazione alla campagna elettorale e Soru lo ha totalmente frainteso. Ha si proposto una coalizione allargata, ma ha pensato bene di sostituirsi al proprio partito di riferimento (il PD), favorendo il proprio insuccesso.

3) Infatti, il voto disgiunto consente di ottenere molte preferenze personali dei singoli candidati, i quali possono chiedere il voto anche a coloro che vogliono votare un altro presidente. Le elezioni regionali si trasformano in grandi elezioni comunali, nelle quali conta principalmente l’effetto di trascinamento. Un PD lesionato dalla faida interna, che ha visto Soru al centro di tutto, non è proprio il massimo su cui far conto.

4) Nel voto del presidente Soru ha sbagliato a sfidare Berlusconi. Non si è curato di Cappellacci, che invece lo ha demolito, grazie a una campagna elettorale efficace, giocata bene, e un’immagine di persona perbene qual è (nonostante gli insulti ricevuti), umile, che ha saputo battere un candidato enormemente più conosciuto di lui.

5) Soru non è così valido come sembra. Probabilmente ha più le doti di uomo di governo che di capo-popolo. Anche se il governo che preferisce è quello personalistico, nel quale non siano presenti voci discordanti. Si è illuso di poter battere Berlusconi, lui come tanti altri presunti leader della Sardegna, fallendo clamorosamente.

6) Il motivo principale è l’ultimo che elenco: Soru non ha capito l’anima profonda dei sardi. Alla fine sembrava il classico tipo che “sa tutto lui” e che i sardi hanno imparato bene a disprezzare, perchè il motto dei sardi è “solidaristico” per natura: fortza paris. Troppa protervia, troppa superbia e troppa presunzione. Ingiustificate, tra le altre cose. Ha parlato in tv e sui giornali di una Sardegna “isola felice”, inesistente. E mentre lui parlava di queste scelte, gli scioperi aumentavano, le fabbriche chiudevano. Totalmente fuori dal mondo.

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