Tutti gli osservatori danno un testa a testa tra Cappellacci e Soru. Vittoria del centrodestra sulle liste, per il resto è battaglia dura. La Sardegna diventa test nazionale e comunque vada niente sarà più come prima. Soru ha calcato sulla sua personale sardità, Cappellacci sui toni medi e sul concreto: visioni contrapposte. Soru cerca di vincere da solo, Cap con una squadra e con un progetto che ovviamente deve essere verificato sul campo, una volta vinto.

Comunque vada, la necessità sarà quella di  modernizzare l’ Isola e di tirarla fuori da un deciso declino. La disputa sui dati dell’ occupazione, sotto questo aspetto, non mi è sembrata particolarmente interessante. E’ come discutere con un malato: ha la febbre a 40 o a 39,5 ?

Soru ha molto radicalizzato lo scontro. Le sue magagne sono molte: Cappellacci ha deciso un’ altra strada che è stata quella di non attaccarlo e basta. Nei suoi discorsi, alla parte “distruttiva” ne seguiva una costruttiva. Soru spesso si è lasciato andare agli umori, vedi quella strana vicenda dell’ intervista data-non data a Studio Aperto. Veltroni si è fatto un giro in Sardegna: ha tenuto comizi senza il candidato, a testimonianza che la sua stella è malinconicamente tramontata e dalle parti dell’ ex governatore l’ idea dell’ assalto al Pd nazionale permane.  Su Io donna del Corsera di ieri c’era un imbarazzante pezzullo della poetessa Valduga che osannava Soru: come Gramsci e Berlinguer! Neanche Giorgio Melis sarebbe stato capace di tanto.

E poi: è ritornato l’ odio verso Berlusconi. La chiave di tutta la campagna: bordate personali e insulti, come non si vedeva (e sentiva ) da molto tempo. Anche aver rivisto il peggiore tra tutti, quel lombrico di Scalfaro, tenere una lezione sulla Costituzione è rientrato nel quadro di demonizzazione. Gli intellettuali sardi che si sono schierati hanno denigrato Cappellacci dicendo che non avesse voce e che fosse un burattino del Cav. Molti di essi sono ambientalisti un po’ della domenica: hanno deciso che un milione  e trecentomila metri cubi durante il regno soriano sono niente. Beati voi: che coerenza.

Noi ci siamo divertiti. Non sempre la rete è luogo di stimolo. Ci siamo riusciti cercando di innescare qualche piccolo dibattito. Abbiamo scritto cose che non si trovavano sui giornali tradizionali che, a mio avviso, fanno prodotti a volte pallosi. Buoni, schierati ma anche pallosi. Non sempre emergono le voci differenti dell’ Isola o quelle nuove. Sono convintissimo che al centrodestra – nella proiezione futura e nella costruzione del progetto politico culturale- manchino fogli di opinione tipo palestra. Ci vogliono soldi, naturalmente, e i giornali online non credo possano bastare.

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