La destra e la cultura

Antonio Gramsci

Antonio Gramsci

Ad Alghero l’ex ministro Beppe Pisanu approfitta dell’occasione per criticare gli intellettuali che hanno firmato un manifesto pro Soru: «Come diceva Kant, anziché tenere lo strascico al principe, dovrebbero cercare d’illuminarlo, così come avete fatto voi in questa sede dando suggerimenti e consigli costruttivi».

In questo blog abbiamo parlato spesso del rapporto tra politica e mondo della cultura. Abbiamo ricevuto interventi qualificati e fatto un dibattito di discreto livello. Come è noto sono un po’ fissato e penso che il centrodestra, la coalizione autonomistica di destra, insomma chiamiamola come vogliamo, dovrebbe avere un solido mondo culturale di riferimento.

Da tempo, intorno a Soru si è creato un mood, un sentimento che ha portato all’appello bolognese e al sostegno incondizionato delle politiche del tycoon sardo. Il fenomeno della nuova narrativa sarda vede in Soru un riferimento sicuro. Per alcuni sarà pure un modo come un altro per cercare sostegno ad attività che altrimenti non partirebbero nemmeno, per altri (tipo Marcello Fois) c’è una convinzione vera e propria, incrollabile, anche, oserei dire, quando certi elementi consiglierebbero meno atti di fede.

Ci ho riflettuto bene e la domanda che mi sono fatto è questa: un intellettuale deve occuparsi di politica o essere libero? E’ una discussione che tira avanti fin da Platone, scosso dalla condanna di Socrate. La risposta può essere questa: è giusto buttarsi nell’agone politico, schierarsi, mantenendo però libertà e senso critico.

Ora, mi pare che questo nella competizione elettorale non sia avvenuto e che molti giudizi contro Ugo Cappellacci siano stati viziati – nella migliore delle ipotesi – da un antiberlusconismo feroce e fanatico.

Anche l’atteggiamento intollerante verso chi non ha sposato la causa soriana la dice lunga su certo modo di fare e pensare: Paolo Maninchedda, Peppino Marci e Simonetta Sanna sono stati colpiti duramente per il solo fatto che non stavano con il presunto principe sardo e ne hanno messo a nudo tutti i grossi difetti. Diciamo che siamo nel solco della tradizione della sinistra italiana, che ha fatto pagare posizioni eterodosse a intellettuali di spessore quali Vittorini, Silone e da ultimo Pansa.

Questo dato oggettivo però – attenzione – non salva il centrodestra sardo da un rapporto abbastanza inesistente con il mondo della cultura. Cioè: non vi è una visione sistematica e una elaborazione di idee continua, non abbiamo creato rapporti stabili con scrittori e pensatori, se non in maniera sporadica e personalistica. So, ad esempio, che questo è un lavoro che ha fatto Giorgio La Spisa e la parte più avvertita di chi porta avanti le posizioni autonomistiche nella nostra coalizione. L’ho fatto io, ma con enormi limiti e in via del tutto personale.

Il tema ce lo ponemmo già nel quinquennio con Pasquale Onida assessore alla cultura (protagonisti furono Roberto Capelli e Mariella Pilo). Ci lavorammo su e facemmo buone cose per il sistema delle biblioteche e delle università, senza strappi e visioni utopistiche alla Soru, ma confrontandoci sempre con gli operatori e le persone in carne ed ossa. Organizzammo il forum di Chia e cercammo di costruire una visione alternativa alla cultura dominante. Poi finì lì, un po’ malinconicamente.

La scommessa è questa: smetterla di guardare con molto (e in certi casi giusto) sospetto agli scrittori che si commuovono alle cose dette da Soru e provare noi a fare cose diverse, a organizzare un mondo e una visone dell’Isola nel mondo, uscendo fuori da certo ciarpame folk e tradizionalistico.

A destra il percorso da fare è comunque più tortuoso, perché a differenza degli eredi della grande tradizione comunista italiana, si è persa l’idea della cultura come generatrice di consenso democratico. Una peculiarità che era propria della visione di Gramsci, ma anche della visione di Mussolini e Gentile, impegnati da sempre a far passare una dimensione culturale della rivoluzione fascista (prova ne sia l’epica impresa culturale dell’enciclopedia italiana).

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Comments

155 Responses to “La destra e la cultura”
  1. GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA scrive:

    >Enrico io ieri sera ho visto Ugo e Silvio che univano le bandiere sarde e italiane ecco il nostro motto…. MEGLIO INSIEME…. Giorgio

  2. Pagella on line scrive:

    che voglia di vomitare, giorgio…

  3. Antonello G. scrive:

    Vorrei far notare all’ amico Marcello Fois che per nostra fortuna non abbiamo necessità dei suoi suggerimenti per proporre la nostra cultura,i nostri valori e le nostre idee.
    Caro Marcello hai del sapere una visione molto commerciale, la tua idea è che la cultura debba essere “distribuita” con un dispenser il cui uso è a discrezione del Partito Intellettuale.
    A proposito di Partito intellettuale faccio mie le parole di Jean Cau che in Le Scuderie dell’Occidente affermava -Il partito intellettuale perdona tutto ( la mancanza di talento,il balbettare, l’oscurità, la vanità, la stupidità, la menzogna, la logorrea l’incultura e perfino i soldi) , a condizione che non si sveli che gli intellettuali di sinistra costituiscono ormai una loggia,una setta, una chiesa, un partito >>.
    La Tua affermazione che la cultura bisogna potersela permettere nasconde un vanitoso sentimento di superiorità intellettuale che per certi versi fa sorridere.
    Se posso permettermi Ti consiglio la lettura del libro PERCHÉ SIAMO ANTIPATICI “ la sinistra e il complesso dei migliori” scritto dal sociologo di sinistra Luca Ricolfi ( Longanesi & C.)
    Ciao con affetto Antonello

  4. MARCELLO FOIS scrive:

    Mi spiace che tu non abbia bisogno dei miei suggerimenti, io farò tesoro dei tuoi.
    Ciao, con affetto, Marcello

  5. GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA scrive:

    >Pagella a me invece ha fatto molto piacere vedere quella scena…. meglio insieme… Giorgio
    Ciao Antonello!!!!Giorgio