A proposito di una politica ambientale di destra
Visto che se ne è parlato diffusamente nei commenti al post sottostante, dedicato all’intervento di Marcello Fois, voglio riassumere la mia posizione:
1) Non sono d’accordo col progetto di “città continua” e non penso che tale progetto sia all’ordine del giorno. La mia visione dell’ambiente è duplice: conservativa, ma funzionale. Funzionale a cosa? Al benessere dei sardi e alla possibilità che in qualche modo generi reddito.
2) Non sono per la politica della “campana di vetro” (ipocrita in ogni caso) di Renato Soru. E’ una pura utopia pensare come ha detto Soru che la Sardegna sarebbe migliore se le sue coste fossero spopolate e praticamente vergini. Un conto è lo sviluppo esagerato e la cementificazione. Un conto è il sottosviluppo economico.
3) Le zone interne. La costa dovrebbe rappresentare un volano per lo sviluppo dell’interno. Dev’essere abbandonata l’idea delle cattedrali nel deserto, l’industria pesante ha fallito, incidendo in maniera seria sull’ecosistema. Pertanto va promossa l’idea dello sviluppo integrato. Cosa rappresenta?
Lo sviluppo integrato consiste in una visione totale della Sardegna e in una rivoluzione globale della sua vocazione economica, agricola e turistica. L’ambiente è il perno attraverso il quale ruota questo sviluppo. Ma non nel senso della falsa campana di vetro imposta da Soru.
a) La Sardegna non è Yellowstone. E’ bella, delicata, fruibile, praticamente unica. Ma non è un parco nazionale, una riserva dove chi entra paga e gode. E’ una visione ridicola, che non fa i conti con un problema insormontabile: la Sardegna è un’isola abitata, con comuni costieri e montani e non può essere recintata e trasformata in museo o in Parco. Ogni metro della nostra terra merita rispetto, ma non possiamo sottomettere tutto a vincoli che sarebbero economicamente controproducenti. O noi sardi andiamo a vivere fuori e ce la teniamo bella da guardare, oppure ci abitiamo e tentiamo di difenderla, ma pur sempre vivendoci sopra, che equivale a stabilirci delle normali attività economiche.
b) In questo senso: l’ambiente deve produrre reddito. Ma non nella visione del parco, o nella visione della tassa sul lusso, o in altre misure restrittive per i turisti (finte, come sappiamo le deroghe di Soru al PPR sono fatte verso gli amici suoi, spesso continentali). L’ambiente deve produrre reddito in quanto spendibile come risorsa economica collaterale. Le industrie pesanti hanno fallito! La conservazione dell’ambiente passa allora per la creazione di farm a bassa incidenza ambientale, sul modello californiano, che organizzate in distretti, si occupino di alta tecnologia, energie rinnovabili, artigianato di qualità.
Per fare questo il prodotto Sardegna dev’essere appetibile, non solo come centro turistico d’elite e/o di massa (a seconda della aree geografiche), ma anche come ospite di nuove imprese ad alta tecnologia, ecologicamente sostenibili, in grado di corrispondere alla domanda di lavoro. Le Università, la Regione, i Comuni e le Province, nonché le associazioni di impresa e le istituzioni e le fondazioni bancarie devono sostenere questo riciclo dell’economia isolana, promuovendo corsi universitari adeguati, corsi sperimentali nelle scuole, corsi di formazione, centri di ricerca, borse di studio, dottorati di ricerca e agevolazioni creditizie. Si deve fare in modo che l’intero territorio isolano sia coinvolto negli accordi, promuovendo nuovi distretti tecnologici, caratterizzati dalla specializzazione e differenziazione degli ambiti di produzione. Ci sono chiarissimi esempi all’estero che indicano che questa strada è percorribile, anche in sistemi economici complessi come il nostro, nel quale il costo del lavoro è determinante per ogni attività d’impresa. Questo è ovviamente un programma di ampio respiro: importante è camminare in questa direzione, trovando gli stimoli per raggiungere risultati di alta efficienza nel tempo. L’importante è fare il primo passo.
c) Dev’essere data continuazione all’accordo quadro sulla biodiversità, la biomedicina e la biotecnologia e sulle produzioni agricole autoctone. I distretti tecnologici devono essere collegati a nuovi distretti culturali. Per favorire questa autentica rivoluzione della vocazione sarda allo sviluppo serve un’azione profonda e incisiva:
- Nuove infrastrutture, aggiornamento delle reti viarie
- Capacità di innovazione culturale degli operatori del mercato
- Nuove discipline a livello scolastico, di formazione e universitario
Vi invito pertanto a leggere i documenti che ho già proposto, per completare il discorso.
Comments
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
La falsa politica ambientalista di Soru è sotto gli occhi du tutti…… vediamo giorno dopo giorno quanta gente è a terra (economicamente) colpa dei vincoli soriani-pazzoidi di non far costruire nelle coste, si però lui la sua bella villa l’ha costruita…. senza problemi… poi pulisce le coste e porta l’amianto nel centro???? Bello questo ambientalismo….. con questa politica non si va avanti….. anzi…. l’ambiente così non produrrà mai reddito… ecco l’ennesima porcata di Soru…. ma se ne vada a casa sua…. largo al Popolo della Libertà e a Cappellacci per una Sardegna migliore… un po’ più azzurra e libera… Giorgio
G. Satta
Giorgio, Soru ha comprato una villa già costruita. Chi ha usato quelle vicende a scopi propagandistici, è attualmente indagato per DIFFAMAZIONE AGGRAVATA.
Bruno, ha sottolineato dei punti. Discutiamo su quello, senza fare la solita campagna elettorale diffamatoria.
Massimiliano
Bruno
L’ambiente è il nostro contesto di vita e vivere significa spostarsi, coltivare, alloggiare, fruire, guardare, mangiare, lvorare, consumare…
Secondo qualcuno l’uomo è un virus che infetta la terra pertanto l’uomo stesso è non “sostenibile” dall’ambiente.
Tante volte ciò può essere vero tuttavia noi viviamo oggi e abbiamo diritto alla sopravvivenza… a prescindere dal reddito e dalle opportunità alla nascita.
Politica Ambientale di Destra… affascinante:
- libertà di vivere l’ambiente;
- lancio della bioedilizia come occasione di impresa;
- educazione civica;
- divieto assoluto non di costruire ma di realizzare certe tipologie edilizie, ad es. case a schiera; volumi troppo concentrati; modelli architettonici fuori contesto…
- miglioramento estetico e funzionale dei borghi e delle città;
- ordine, pulizia, gestione rifiuti;
La Politica ambientale è un contenitore strategico… può guidare l’economia di un’intera Regione ma ad una condizione: nessuna imposizione, coinvolgimento, investimento culturale e formativo, assenza di tutori paternalistici e poco coerenti;
senza condivisione e con imposizioni ci sarà sempre e comunque un rigetto.
L’argomento è comunque fondamentale.
Bobbore
Rieccomi (toccata e fuga)…io credo che sia sbagliato puntare così tanto, anzi sarebbe meglio dire “sperare”, nel turismo edificatore. Dovremmo porci l’obiettivo di un turismo “diffuso”, che allontanandosi dalle coste riduca di conseguenza il suo impatto ambientale, distribuendo la ricchezza legata a questo settore (decentrandola rispetto alla costa), che secondo me deve per forza cambiare faccia (turismo culturale, responsabile, sostenibile, sono parole che non sono necessariamente legato all’albergo sulla spiaggia).
Io non credo che ci guadagneremmo altro che stress e precariato a diventare la costa brava d’Italia.
Vorrei ricordare che l’indotto legato al turismo, è un indotto altamente instabile, instabilità legata alla stagionalità.
E aggiungo, e questo so che per voi suonerà come il solito pippotto comunista -è quello che è, e siamo tutti daccordo- che la ricchezza che crea, è altamente concentrata attualmente, nelle mani dei soli imprenditori (e non dico che sia poco eh, per carità, non dico neanche che siano tutti istranzos…). Alta concentrazione e stagionalità fanno si che tutti gli operatori, la manovalanza, non sono nelle condizioni per avere la stabilità necessaria per due cosine fondamentali per pianificare il loro futuro in modo dinamico: pensare di investire, pensare di costruire una famiglia.
Solo una battuta circa il sottosviluppo…io è quando vedo in tv le immagini sbrilluccicose della costa smeralda che spesso mi sento sottosviluppato. Nel senso, mi sembra di essere un caraibico che vede Alle Falde del Kilimangiaro.
Bobbore
Poi è vero, anche io vorrei avere dati alla mano, una misura dell’impatto sul settore edilizio (e satelliti), del blocco delle costruzioni. Perchè non dico che sia un aspetto da trascurare alla leggera. Ma nessuno si è mai premurato di indagare in questo senso, e fornire dati.