Eccolo, il pezzo di Marcello Fois tanto invocato. E’ uscito sulla pagina dei commenti della Nuova Sardegna di sabato mattina. E’ ferocemente antiberlusconiano. Come fossimo ancora nel 1994, ai tempi della discesa in campo del Cav. Come se non ci fossero stati, nel frattempo, Prodi, Veltroni, D’Alema, Bertinotti, Fini e Casini. L’ articolo è ovviamente scritto molto bene ma dice cose non totalmente vere: come la faccenda delle centrali nucleari nell’interno o della città costiera continua. Non c’è traccia di una possibile, minimissima critica al potere soriano in Sardegna. Ma se, caro Marcello, Maninchedda, Peppe Pisanu, Cossiga e il sottoscritto si trovano sulla stessa barca forse qualche cosa che nell’Isola non funziona c’è. E non basta l’ antiberlusconismo viscerale e vellutesco  per nasconderla. Bruno.

Esiste una pelosità malcelata in questo insistere sul presunto conflitto d’interessi di Renato Soru. La campagna elettorale dei catoni del centro destra, compresa la scheggia “tattica” del disintegrato PsD’Az, è incentrata sul fatto che il governatore dimissionario non avrebbe titoli per ricandidarsi in quanto ferito da un vulnus insormontabile, anzi due: che è un imprenditore, che è ricco. E badate bene che non stiamo parlando del Primo Ministro in carica. In pratica tutto quello che costituirebbe impedimento per Soru, sarebbe al contrario garanzia di buon governo per Berlusconi. Detta in altri termini: ciò che non è un problema in Italia è un ostacolo decisivo in Sardegna. Mi pare paradossale e soprattutto falso.

Diciamoci tutto: la legge sul conflitto di interessi vigente è un pasticcio messo in piedi dal centro destra per posare una foglia di fico sull’obbrobbrio, quello sì, del conflitto berlusconiano. Ora il dato che balza a gli occhi, incontrovertibile, è che il candidato Soru ha ottemperato in tutto e per tutto a quella legge, mentre chi l’ha pensata e l’ha imposta si è guardato bene dal seguirla.

Dal mio punto di vista, ammesso che possano essere comparabili, le due situazioni sono affatto (del tutto, completamente) diverse e mi spingerei fino a dire che dovremmo essere tanto democratici da applicare a tutti il principio che essere imprenditori e ricchi non è necessariamente sinonimo di pessimi politici. E posso dirlo perché il mio problema non è che Silvio Berlusconi sia imprenditore e ricco, ma che sia, a mio parere, un pessimo politico, un populista criptofascista. Ma, probabilmente, questa sensazione dipende dal fatto che io non sono nient’altro che il solito «intellettuale» comunista.

Insomma, per citarne alcuni, mi perdonino gli assenti, cari Maninchedda (la politica come dal sarto), Pittalis (ben tornato a casa), Cossiga junior (troppo esperto per esporsi, la genetica non è acqua fresca), Murgia (migliore di quanto vuol far credere), e, faccio fatica ad inquadrarlo, caro dottor Cappellacci, in cosa consisterebbe l’impedimento? Nel fatto che Soru assomiglierebbe a Berlusconi? Per voi, se tale somiglianza esistesse, dovrebbe essere una garanzia di buon governo, no? A meno che non siate d’accordo con me nel dire che nessuno è più distante che Soru da Berlusconi. Il che, se permettete, rappresenta una garanzia di buon governo dal mio punto di vista. E, fortunatamente non solo dal mio.

Nonostante la modestia delle mie analisi politiche, perdonate non sono nel ramo, io qualche cosa di questa campagna elettorale credo di averla capita.

Primo: Soru è talmente forte da meritare l’impegno fine settimanale da qui alla data delle elezioni niente popò di meno che di Berlusconi in persona.

Secondo, conseguenza del primo: che non essendo disponibili il pedicure o il logopedista sardi di Berlusconi si è dovuto ricorrere al figlio dell’amministratore delle ville sarde del premier.

Terzo: che il candidato governatore, qualora venisse eletto, avrà pochissimo lavoro da fare se non viaggiare da Roma a Cagliari, da Arcore a Cagliari, da Porto Rotondo a Cagliari.

Quarto: che, finalmente, tranquillizzato il partito del mattone, si può procedere verso il grande progetto della città costiera continua e della costruzione delle centrali nucleari all’interno, oltre, s’intende, che delle piantagioni con lavoranti indigeni (tutti giardinieri) per nutrire il turista esigente.

Quinto: che i catoni locali muniti della presidenza o dell’assessorato pattuito, dimenticheranno il concetto stesso di conflitto di interessi, a partire dal loro personale.

Sesto: che l’onorevole Beppe Pisanu, vincitore sicuro, si è guardato bene dall’accettare la candidatura, e così l’eroe di Tuvixeddu Emilio Floris, il che vorrà significare qualcosa.

Settimo: che la destra le dimissioni di Soru non le voleva proprio.

Ottavo: che il voto disgiunto previsto dalla legge elettorale per le regionali è un’opportunità che non si può lasciarsi sfuggire.

Nono: che agli intellettuali, o presunti tali, non dovrebbe spettare mai alcun incarico che non sia quello di rompere le scatole.

Dieci: che Soru sbaglia se non la smette di accarezzare il capo a chi accetta incarichi ben retribuiti e poi gli morde la mano.

Marcello Fois, scrittore, La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2009

UPDATE. Ringrazio di cuore Marcello: non tutti i grandi scrittori hanno la pazienza e la voglia di confrontarsi su un blog e di scrivere senza rete, dicendo cose precise e chiare. Tra l’ altro, Marcello è un nuorese che non ha predicato le cose: le ha fatte. Ha lavorato duro ed è emerso. Senza piagnistei, senza prendersela con il destino e con la sfiga cosmica che graverebbe sui barbaricini. Per tanti di noi, un esempio. br

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