Obama e il blog della Casa Bianca

La Casa Bianca
Fin dal giorno della sua apparizione Barack Obama ha fatto di internet lo strumento principale della sua ascesa politica. In particolare ha capito che internet sarebbe diventasto un ottimo strumento per raccogliere fondi, rimanere meno legati alle lobbies (contro le quali aveva co-firmato delle leggi in Senato), e soprattutto finanziare la campagna elettorale sui media tradizionali (notevole il suo ultimo grande spot elettorale di mezzora, per efficacia e denaro speso).
Così, contemporaneamente alla formula del giuramento, il sito della Casa Bianca, sede ufficiale dell’uomo più potente del mondo, ha cambiato pelle – no, non è diventata abbronzata :-)!
La prima cosa che colpisce è l’assoluta modernità della home page, cioé sembra di entrare in un blog dove i collegamenti hanno tutti il loro posto e l’ordine, nella navigazione, regna sovrano. In alto si può notare come il sito è marchiato a fuoco dal nuovo presidente. Le sue immagini grandi, nitide, immediate riportano l’Obama comunicatore di cui vi ho già detto (a metà tra Reagan e Kennedy). In basso c’è l’Agenda, che poi sono gli appuntamenti dell’inquilino del palazzo. Ma è anche un modo per far scandire il tempo giorno per giorno. E infatti non può esservi sfuggito il collegamento al blog, che appunto rimanda a una serie di post che presentano notizie direttamente dall’ufficio del presidente (the briefing room). Penso che sia un modo di comunicare moderno, semplice e accattivante e non necessariamente piacione, perché da nessuna parte si perde il senso dell’ufficialità e della serietà degli incarichi.
Il sito del governo italiano non è fatto male, riesce a comunicare discretamente, ma ovviamente tradisce la poca dimestichezza personale con le nuove fonti di informazione della nostra classe politica.
Comments
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Che Obama abbia capito l’importanza di internet è fuori discussione! Però a me questo non piace! È li da meno di una settimana e ha gia combinato porcherie chiudere Guantanamo è sbagliato, assolutamente. Sull’aborto poi non ne parliamo a me da l’impressione che sia tutto fumo e niente arrosto! L’America a mio parere ha fatto un grave errore, è anche simpatico ma, sembra un po’ ingenuo! Di altra pasta sarebbe stato il repubblicano! Comunque popolo sovrano, io mi aguro che faccia bene ma, ci credo poco! L’unico fatto positivo può essere che in America siano caduti i pregiudizi contro le persone di colore! Giorgio
AggiusTano
Scusa eh, ma io a uno che si è fatto non so quanti anni di torture in mano ai vietcong non gliela avrei data la guida degli Stati Uniti. Cioè, quanto meno potrebbe essere un po’ instabile.
Obama si, è simpatico per essere un negro. Poi ha un sorriso bianchissimo!
fattinonparole
Si, penso che il Presidente Obama stia proprio:
“..to creating the most open and accessible administration in American history.”
Molto aperta e democratica la parte dei Contatti(generalmente sottovalutata ma importante porta d’ingresso per l’ascolto)
Non solo riferimenti di numeri o fredde email,
anche indicazioni su a chi e come indirizzare pensierini, regali, fiori, lettere.
Si, magari sono piccole cose ma per chi l’ha votato sono importanti.
Bella la sezione Agenda: rigorosamente in ordine alfabetico.
Dovrebbe essere la sezione nella quale, il cittadino, verifica l’andamento dell’amministrazione riguardo i vari temi.
Bella visibilità (pulita diretta).
Mi pare rispecchi in pieno l’apertura e il porsi del Presidente stesso.
La grafica/funzionalità:
Personalmente, preferisco “trovare” tutte le aree di accesso alle informazioni,
a portata di mouse (senza dover scorrere la pagina verso il basso, o aprire tendine di menu per avere la mappa “del dovo trovo cosa”)
In modo da “fare meno fatica” e arrivare al dato che mi occorre senza perdere la concentrazione o farmi venire i crampi alle dita…)
Capisco bene che questo toglierebbe il look accattivante a quasi tutti i siti
(però, come ai vecchi tempi…,
ricordiamoci che Internet in Italia, non ce l’hanno tutti “veloce…”
o non tutti hanno pc da formula uno,
o le ultime versioni di browser e sw vari,
quindi molti sono esclusi da una notizia, solo perchè l’animazione o altro rallenta… o non viene scaricata)
Sui siti del Governo Italiano, non mi pronuncio, non conosco abbastanza i contenuti.
Colgo l’opportunità, per segnalare un aspetto che non condivido nella gestione di Intenet in Italia.
In particolare per i siti delle Istituzioni che trattano dati e documenti sensibili, riservati o di importanza per il cittadino e la nazione.
Mi pare di capire che il Web è fatto di:
1) contenuti (documenti sui siti).
2) Poi lo scambio di informazioni (ricercare dati e inviare dati) genera altri contenuti “chiamiamoli in transito sulla rete” (tanti treni con vagoni che contengono dati).
3) Poi c’è la rete (le rotaie)
4) Poi ci sono le stazioni (server, router, backbone…?)
5) E infine gli snodi o scambi.
Problema grave, per il sito del Governo e della Repubblica (a mio parere):
essere su apparecchiature (stazioni)
e utilizzare rotaie non di proprietà e
controllo diretto del Governo stesso.
Un esempio:
il sito di Palazzo Chigi e della nostra Nazione sta su un server CUBA.INITALIA.IT
(come il portale del turismo Italia.it ecc.ecc.)
Come è possibile?
Immagino che la gestione delle infrastrutture e
dei siti sia sempre rimasta (come in origine) al
CAPSUR Consorzio Interuniversitario per il supercalcolo e la ricerca.
Per carità, si sa che chi lavora nelle realtà scientifica universitaria italiana, ha spirito e fantasia.
Ma preferirei (pari opportunità) che lo facessero a casa loro,
non nella casa e con i soldi di tutti.
Magari, se lei può verificare, giusto per non farci sghiggnazzare dietro dal mondo intero.
Internet non è nata per l’uso di informazioni “sensibili”
E’ un’architettura aperta.
Chiunque può “far fermare per traffico i vagoni”
o farli passare da un’altra stazione e voilà:
tutto quello che viaggia sulle rotaie è drammaticamente disponibile!!
E in Italia, come in Sardegna, stiamo regalando le rotaie tecnologiche, le stazioni e gli scambi a Interoute (sorella di Tiscali) e altri stranieri.
Il gioco sporco è stato iniziato con il passaggio Stet, Sip e poi privatizzazione Telecom.
Andando al sodo:
cosa lega Telecom a Tiscali, mi pare,
il fatto che di tutto il traffico generato da Tiscali il 50% gli viene riconosciuto da Telecom.
Più cavi si stendono (di proprietà straniera nel sottosuolo italiano) più Telecom e Tiscali ci guadagnano.
Al cittadino va il vantaggio di scaricare i film più velocemente (nghè!)
e il risparmio della carta nella pubblica amministrazione.
Attenzione:
quando i vagoni sono in stazione
quello che c’è dentro può essere rubato o sostituito…nella migliore delle ipotesi.
Non male no?
Continui a dare la sua apertura e disponibilità,
Grazie
Bruno
continua con i tuoi commenti, sempre molto interessanti. Grazie.
watergate
Importante è che non si ripresenti quel mitico sito presentato da Rutelli.