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	<title>Commenti a: Su Attilio Deffenu, maestro di Identità</title>
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		<title>Di: GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1777</link>
		<dc:creator>GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 15:08:21 +0000</pubDate>
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		<description>Il genio è di destra o di sinistra?

L&#039;egemonia culturale della sinistra ha una responsabilità in più, perché ha avuto la tendenza ad avere monopolio e nello stesso tempo negare la dignità culturale a coloro che non rientravano nel suo cono di luce, negando così alla destra la dignità culturale, ricacciandola nella barbarie e negandogli a priori ogni visibilità e credibilità, identificando ogni posizione, ideologicamente scorretta con il nazi-fascismo e dintorni. La cultura di sinistra ha invece incoraggiato da un verso la crescita di una destra incolta e impresentabile e dall&#039;altra ha incrementato la crescita di un ceto di intellettuali venuti da sinistra per portare lumi agli aborigeni della destra. E come se solo a chi venisse da sinistra si potesse dare un certo valore culturale. Ad esempio i revisionisti di sinistra &quot;hanno&quot; scoperto storie e temi già noti alla cultura della destra, ma sconosciuta al grande pubblico, c&#039;è voluto il loro arrivo perché si ridestasse interesse a quelle pagine oscurate. E&#039; semplice dire che a destra c&#039;è il niente, se niente di destra suscita attenzione.

  Qualcuno dice che il genio per natura eversivo o almeno trasgressivo e dunque non può che abitare a sinistra. I grandi del passato dimostrano il contrario: grandi geni furono reazionari e tutt&#039;altro che trasgressivi. Vi furono perfino capolavori nati per compiacere il padrone di casa, imperatori e papi (Virgilio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo), quindi se il genio non può che essere nemico del potere e del conformismo, i talenti dovrebbero fiorire a destra. Non si può credere che l&#039;universo culturale si possa esprimere entro le proprie mura, sarebbe una forma di provincialismo ideologico. La grande cultura è sempre riuscita, parlando del proprio microcosmo a parlare della condizione umana e del mondo intero. La Divina Commedia ha una dimensione poco più che provinciale, ma la sua apertura è universale. Viceversa, si può avere un orizzonte globale, professare l&#039;internazionalismo, ma poi comunicare solo a un piccolo mondo intellettuale.

  E&#039; però vero che a destra persista un&#039;antica allergia verso il cosiddetto &quot;culturame&quot; e una stagionata antipatia verso la figura dell&#039;intellettuale. Questa diffidenza deriva dalla radice religiosa, militare e contadina della cultura tradizionale di destra. Dove vige il &quot;Credere, Obbedire e Combattere&quot; è difficile pensare, obbiettare, dibattere, e dove domina l&#039;abilità e il profitto e più difficile far valere e circolare le idee. Non va dimenticato poi, che l cultura tradizionale, e una cultura orale, affidata alle immagini e tramandata dalle pratiche di vita, ben diversa dall&#039;erudizione libresca. Così la nuova destra si alimenta della cultura orale e visive del nostro tempo, quella televisiva, La diffidenza verso la cultura dei libri e degli intellettuali appartiene non tanto alla destra radicale, quanto alla destra moderata che rispetta la definizione stretta di destra. Esiste anche il fenomeno emergente della destra &quot;selvatica&quot;, diffidente verso tutti i centri del potere e dei luoghi della mediazione. Una destra che trae le sue forze dalla concretezza del presente, del rigetto della provenienza, una destra che giudica ogni cultura come un impaccio. La Tv, il conto in banca prendono il posto del pulpito e dell&#039;orto e diventano le nuove colonne basilari della casa. La cultura dei libri e degli intellettuali e percepita come inutile.

  Per concludere, la cultura della destra da un verso ha espresso individualità geniali ma disorganiche, dall&#039;altro rimanda al comune sentire di un popolo, alla sua tradizione, al patrimonio di conoscenze, saperi, usanze trasmesse. Nella cultura di sinistra accadeva esattamente il contrario: poca e scarsa adesione al &quot;sentire&quot; popolare ma un forte ceto di intellettuali militanti, un intensa azione pedagogica di massa. In definitiva la cultura della destra si riferisce a miti, mentalità, religioni e costumi che hanno permeato secoli e popoli. Questo un tempo si definiva come visione del mondo e della vita dove la sfera dell&#039;agire prevale su quella della ragione. Quindi non si può propriamente parlare di &quot;cultura della Destra&quot; perché si dovrebbe piuttosto parlare di cultura comunitaria e tradizionale.

  Nella cultura di destra c&#039;è l&#039;accettazione del pluralismo delle libertà e delle fratture della modernità. Riconoscendosi come cultura della destra essa accetta di rappresentare non il tutto ma ma una parte. Ma la regione della profonda differenza con la cultura della sinistra nasce con la difficoltà di paragonare le due culture stesse. A cominciare proprio dalla stessa idea di cultura. Il modello della cultura di destra coincide con l&#039;idea di tradizione. La cultura in questo senso è l&#039;anello di congiunzione tra culto e coltivazione, cioè tra l&#039;apertura al cielo e il legame con la terra, senso del sacro e delle radici.

  C&#039;è però un punto che merita attenzione. La differenza risolutiva tra cultura di destra e cultura di sinistra passa semplicemente dall&#039;opinione radicale tra utopia e realtà ovvero tra il progetto di modificare gli assetti e la fedeltà al mondo così com&#039;è. Nel cuore della cultura di destra c&#039;è un&#039;aspettativa ulteriore rispetto al mondo reale che non va rimossa né va confusa con l&#039;utopismo della cultura di sinistra. Ma Va Meglio precisata.   
 Liberamente ispirato dal libro &quot;La Destra oggi&quot; di Marcello Veneziani - Laterza Editrice
Non è il solito taglia e incolla.... penso che faccia riflettere cosa ne pensi Bru??
Quei commenti che sono andati in moderazione eliminali tanto li ho riscritti.... Giorgio..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il genio è di destra o di sinistra?</p>
<p>L&#8217;egemonia culturale della sinistra ha una responsabilità in più, perché ha avuto la tendenza ad avere monopolio e nello stesso tempo negare la dignità culturale a coloro che non rientravano nel suo cono di luce, negando così alla destra la dignità culturale, ricacciandola nella barbarie e negandogli a priori ogni visibilità e credibilità, identificando ogni posizione, ideologicamente scorretta con il nazi-fascismo e dintorni. La cultura di sinistra ha invece incoraggiato da un verso la crescita di una destra incolta e impresentabile e dall&#8217;altra ha incrementato la crescita di un ceto di intellettuali venuti da sinistra per portare lumi agli aborigeni della destra. E come se solo a chi venisse da sinistra si potesse dare un certo valore culturale. Ad esempio i revisionisti di sinistra &#8220;hanno&#8221; scoperto storie e temi già noti alla cultura della destra, ma sconosciuta al grande pubblico, c&#8217;è voluto il loro arrivo perché si ridestasse interesse a quelle pagine oscurate. E&#8217; semplice dire che a destra c&#8217;è il niente, se niente di destra suscita attenzione.</p>
<p>  Qualcuno dice che il genio per natura eversivo o almeno trasgressivo e dunque non può che abitare a sinistra. I grandi del passato dimostrano il contrario: grandi geni furono reazionari e tutt&#8217;altro che trasgressivi. Vi furono perfino capolavori nati per compiacere il padrone di casa, imperatori e papi (Virgilio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo), quindi se il genio non può che essere nemico del potere e del conformismo, i talenti dovrebbero fiorire a destra. Non si può credere che l&#8217;universo culturale si possa esprimere entro le proprie mura, sarebbe una forma di provincialismo ideologico. La grande cultura è sempre riuscita, parlando del proprio microcosmo a parlare della condizione umana e del mondo intero. La Divina Commedia ha una dimensione poco più che provinciale, ma la sua apertura è universale. Viceversa, si può avere un orizzonte globale, professare l&#8217;internazionalismo, ma poi comunicare solo a un piccolo mondo intellettuale.</p>
<p>  E&#8217; però vero che a destra persista un&#8217;antica allergia verso il cosiddetto &#8220;culturame&#8221; e una stagionata antipatia verso la figura dell&#8217;intellettuale. Questa diffidenza deriva dalla radice religiosa, militare e contadina della cultura tradizionale di destra. Dove vige il &#8220;Credere, Obbedire e Combattere&#8221; è difficile pensare, obbiettare, dibattere, e dove domina l&#8217;abilità e il profitto e più difficile far valere e circolare le idee. Non va dimenticato poi, che l cultura tradizionale, e una cultura orale, affidata alle immagini e tramandata dalle pratiche di vita, ben diversa dall&#8217;erudizione libresca. Così la nuova destra si alimenta della cultura orale e visive del nostro tempo, quella televisiva, La diffidenza verso la cultura dei libri e degli intellettuali appartiene non tanto alla destra radicale, quanto alla destra moderata che rispetta la definizione stretta di destra. Esiste anche il fenomeno emergente della destra &#8220;selvatica&#8221;, diffidente verso tutti i centri del potere e dei luoghi della mediazione. Una destra che trae le sue forze dalla concretezza del presente, del rigetto della provenienza, una destra che giudica ogni cultura come un impaccio. La Tv, il conto in banca prendono il posto del pulpito e dell&#8217;orto e diventano le nuove colonne basilari della casa. La cultura dei libri e degli intellettuali e percepita come inutile.</p>
<p>  Per concludere, la cultura della destra da un verso ha espresso individualità geniali ma disorganiche, dall&#8217;altro rimanda al comune sentire di un popolo, alla sua tradizione, al patrimonio di conoscenze, saperi, usanze trasmesse. Nella cultura di sinistra accadeva esattamente il contrario: poca e scarsa adesione al &#8220;sentire&#8221; popolare ma un forte ceto di intellettuali militanti, un intensa azione pedagogica di massa. In definitiva la cultura della destra si riferisce a miti, mentalità, religioni e costumi che hanno permeato secoli e popoli. Questo un tempo si definiva come visione del mondo e della vita dove la sfera dell&#8217;agire prevale su quella della ragione. Quindi non si può propriamente parlare di &#8220;cultura della Destra&#8221; perché si dovrebbe piuttosto parlare di cultura comunitaria e tradizionale.</p>
<p>  Nella cultura di destra c&#8217;è l&#8217;accettazione del pluralismo delle libertà e delle fratture della modernità. Riconoscendosi come cultura della destra essa accetta di rappresentare non il tutto ma ma una parte. Ma la regione della profonda differenza con la cultura della sinistra nasce con la difficoltà di paragonare le due culture stesse. A cominciare proprio dalla stessa idea di cultura. Il modello della cultura di destra coincide con l&#8217;idea di tradizione. La cultura in questo senso è l&#8217;anello di congiunzione tra culto e coltivazione, cioè tra l&#8217;apertura al cielo e il legame con la terra, senso del sacro e delle radici.</p>
<p>  C&#8217;è però un punto che merita attenzione. La differenza risolutiva tra cultura di destra e cultura di sinistra passa semplicemente dall&#8217;opinione radicale tra utopia e realtà ovvero tra il progetto di modificare gli assetti e la fedeltà al mondo così com&#8217;è. Nel cuore della cultura di destra c&#8217;è un&#8217;aspettativa ulteriore rispetto al mondo reale che non va rimossa né va confusa con l&#8217;utopismo della cultura di sinistra. Ma Va Meglio precisata.<br />
 Liberamente ispirato dal libro &#8220;La Destra oggi&#8221; di Marcello Veneziani &#8211; Laterza Editrice<br />
Non è il solito taglia e incolla&#8230;. penso che faccia riflettere cosa ne pensi Bru??<br />
Quei commenti che sono andati in moderazione eliminali tanto li ho riscritti&#8230;. Giorgio..</p>
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		<title>Di: Giorgio Scarpa</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1773</link>
		<dc:creator>Giorgio Scarpa</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 14:49:46 +0000</pubDate>
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		<description>La destra oggi
 
La destra e la sinistra hanno ancora un senso?
Una promessa irrealizzabile

La destra come principio di realtà

Il genio è di destra o di sinistra?

Il sogno di una società perfetta

La Patria oggi

Le istituzioni e la religione


L&#039;immigrazione 

La Globalizzazione

Religione e cittadinanza e bioetica

 Progetto Italia
  Il genio è di destra o di sinistra?

L&#039;egemonia culturale della sinistra ha una responsabilità in più, perché ha avuto la tendenza ad avere monopolio e nello stesso tempo negare la dignità culturale a coloro che non rientravano nel suo cono di luce, negando così alla destra la dignità culturale, ricacciandola nella barbarie e negandogli a priori ogni visibilità e credibilità, identificando ogni posizione, ideologicamente scorretta con il nazi-fascismo e dintorni. La cultura di sinistra ha invece incoraggiato da un verso la crescita di una destra incolta e impresentabile e dall&#039;altra ha incrementato la crescita di un ceto di intellettuali venuti da sinistra per portare lumi agli aborigeni della destra. E come se solo a chi venisse da sinistra si potesse dare un certo valore culturale. Ad esempio i revisionisti di sinistra &quot;hanno&quot; scoperto storie e temi già noti alla cultura della destra, ma sconosciuta al grande pubblico, c&#039;è voluto il loro arrivo perché si ridestasse interesse a quelle pagine oscurate. E&#039; semplice dire che a destra c&#039;è il niente, se niente di destra suscita attenzione.

  Qualcuno dice che il genio per natura eversivo o almeno trasgressivo e dunque non può che abitare a sinistra. I grandi del passato dimostrano il contrario: grandi geni furono reazionari e tutt&#039;altro che trasgressivi. Vi furono perfino capolavori nati per compiacere il padrone di casa, imperatori e papi (Virgilio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo), quindi se il genio non può che essere nemico del potere e del conformismo, i talenti dovrebbero fiorire a destra. Non si può credere che l&#039;universo culturale si possa esprimere entro le proprie mura, sarebbe una forma di provincialismo ideologico. La grande cultura è sempre riuscita, parlando del proprio microcosmo a parlare della condizione umana e del mondo intero. La Divina Commedia ha una dimensione poco più che provinciale, ma la sua apertura è universale. Viceversa, si può avere un orizzonte globale, professare l&#039;internazionalismo, ma poi comunicare solo a un piccolo mondo intellettuale.

  E&#039; però vero che a destra persista un&#039;antica allergia verso il cosiddetto &quot;culturame&quot; e una stagionata antipatia verso la figura dell&#039;intellettuale. Questa diffidenza deriva dalla radice religiosa, militare e contadina della cultura tradizionale di destra. Dove vige il &quot;Credere, Obbedire e Combattere&quot; è difficile pensare, obbiettare, dibattere, e dove domina l&#039;abilità e il profitto e più difficile far valere e circolare le idee. Non va dimenticato poi, che l cultura tradizionale, e una cultura orale, affidata alle immagini e tramandata dalle pratiche di vita, ben diversa dall&#039;erudizione libresca. Così la nuova destra si alimenta della cultura orale e visive del nostro tempo, quella televisiva, La diffidenza verso la cultura dei libri e degli intellettuali appartiene non tanto alla destra radicale, quanto alla destra moderata che rispetta la definizione stretta di destra. Esiste anche il fenomeno emergente della destra &quot;selvatica&quot;, diffidente verso tutti i centri del potere e dei luoghi della mediazione. Una destra che trae le sue forze dalla concretezza del presente, del rigetto della provenienza, una destra che giudica ogni cultura come un impaccio. La Tv, il conto in banca prendono il posto del pulpito e dell&#039;orto e diventano le nuove colonne basilari della casa. La cultura dei libri e degli intellettuali e percepita come inutile.

  Per concludere, la cultura della destra da un verso ha espresso individualità geniali ma disorganiche, dall&#039;altro rimanda al comune sentire di un popolo, alla sua tradizione, al patrimonio di conoscenze, saperi, usanze trasmesse. Nella cultura di sinistra accadeva esattamente il contrario: poca e scarsa adesione al &quot;sentire&quot; popolare ma un forte ceto di intellettuali militanti, un intensa azione pedagogica di massa. In definitiva la cultura della destra si riferisce a miti, mentalità, religioni e costumi che hanno permeato secoli e popoli. Questo un tempo si definiva come visione del mondo e della vita dove la sfera dell&#039;agire prevale su quella della ragione. Quindi non si può propriamente parlare di &quot;cultura della Destra&quot; perché si dovrebbe piuttosto parlare di cultura comunitaria e tradizionale.

  Nella cultura di destra c&#039;è l&#039;accettazione del pluralismo delle libertà e delle fratture della modernità. Riconoscendosi come cultura della destra essa accetta di rappresentare non il tutto ma ma una parte. Ma la regione della profonda differenza con la cultura della sinistra nasce con la difficoltà di paragonare le due culture stesse. A cominciare proprio dalla stessa idea di cultura. Il modello della cultura di destra coincide con l&#039;idea di tradizione. La cultura in questo senso è l&#039;anello di congiunzione tra culto e coltivazione, cioè tra l&#039;apertura al cielo e il legame con la terra, senso del sacro e delle radici.

  C&#039;è però un punto che merita attenzione. La differenza risolutiva tra cultura di destra e cultura di sinistra passa semplicemente dall&#039;opinione radicale tra utopia e realtà ovvero tra il progetto di modificare gli assetti e la fedeltà al mondo così com&#039;è. Nel cuore della cultura di destra c&#039;è un&#039;aspettativa ulteriore rispetto al mondo reale che non va rimossa né va confusa con l&#039;utopismo della cultura di sinistra. Ma Va Meglio precisata.   

Liberamente ispirato dal libro &quot;La Destra oggi&quot; di Marcello Veneziani - Laterza Editrice
Spero che non lo prendiate come il classico copia e incolla ma, questo testo possa far riflettere... Bruno cosa ne pensi???? Giorgio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La destra oggi</p>
<p>La destra e la sinistra hanno ancora un senso?<br />
Una promessa irrealizzabile</p>
<p>La destra come principio di realtà</p>
<p>Il genio è di destra o di sinistra?</p>
<p>Il sogno di una società perfetta</p>
<p>La Patria oggi</p>
<p>Le istituzioni e la religione</p>
<p>L&#8217;immigrazione </p>
<p>La Globalizzazione</p>
<p>Religione e cittadinanza e bioetica</p>
<p> Progetto Italia<br />
  Il genio è di destra o di sinistra?</p>
<p>L&#8217;egemonia culturale della sinistra ha una responsabilità in più, perché ha avuto la tendenza ad avere monopolio e nello stesso tempo negare la dignità culturale a coloro che non rientravano nel suo cono di luce, negando così alla destra la dignità culturale, ricacciandola nella barbarie e negandogli a priori ogni visibilità e credibilità, identificando ogni posizione, ideologicamente scorretta con il nazi-fascismo e dintorni. La cultura di sinistra ha invece incoraggiato da un verso la crescita di una destra incolta e impresentabile e dall&#8217;altra ha incrementato la crescita di un ceto di intellettuali venuti da sinistra per portare lumi agli aborigeni della destra. E come se solo a chi venisse da sinistra si potesse dare un certo valore culturale. Ad esempio i revisionisti di sinistra &#8220;hanno&#8221; scoperto storie e temi già noti alla cultura della destra, ma sconosciuta al grande pubblico, c&#8217;è voluto il loro arrivo perché si ridestasse interesse a quelle pagine oscurate. E&#8217; semplice dire che a destra c&#8217;è il niente, se niente di destra suscita attenzione.</p>
<p>  Qualcuno dice che il genio per natura eversivo o almeno trasgressivo e dunque non può che abitare a sinistra. I grandi del passato dimostrano il contrario: grandi geni furono reazionari e tutt&#8217;altro che trasgressivi. Vi furono perfino capolavori nati per compiacere il padrone di casa, imperatori e papi (Virgilio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo), quindi se il genio non può che essere nemico del potere e del conformismo, i talenti dovrebbero fiorire a destra. Non si può credere che l&#8217;universo culturale si possa esprimere entro le proprie mura, sarebbe una forma di provincialismo ideologico. La grande cultura è sempre riuscita, parlando del proprio microcosmo a parlare della condizione umana e del mondo intero. La Divina Commedia ha una dimensione poco più che provinciale, ma la sua apertura è universale. Viceversa, si può avere un orizzonte globale, professare l&#8217;internazionalismo, ma poi comunicare solo a un piccolo mondo intellettuale.</p>
<p>  E&#8217; però vero che a destra persista un&#8217;antica allergia verso il cosiddetto &#8220;culturame&#8221; e una stagionata antipatia verso la figura dell&#8217;intellettuale. Questa diffidenza deriva dalla radice religiosa, militare e contadina della cultura tradizionale di destra. Dove vige il &#8220;Credere, Obbedire e Combattere&#8221; è difficile pensare, obbiettare, dibattere, e dove domina l&#8217;abilità e il profitto e più difficile far valere e circolare le idee. Non va dimenticato poi, che l cultura tradizionale, e una cultura orale, affidata alle immagini e tramandata dalle pratiche di vita, ben diversa dall&#8217;erudizione libresca. Così la nuova destra si alimenta della cultura orale e visive del nostro tempo, quella televisiva, La diffidenza verso la cultura dei libri e degli intellettuali appartiene non tanto alla destra radicale, quanto alla destra moderata che rispetta la definizione stretta di destra. Esiste anche il fenomeno emergente della destra &#8220;selvatica&#8221;, diffidente verso tutti i centri del potere e dei luoghi della mediazione. Una destra che trae le sue forze dalla concretezza del presente, del rigetto della provenienza, una destra che giudica ogni cultura come un impaccio. La Tv, il conto in banca prendono il posto del pulpito e dell&#8217;orto e diventano le nuove colonne basilari della casa. La cultura dei libri e degli intellettuali e percepita come inutile.</p>
<p>  Per concludere, la cultura della destra da un verso ha espresso individualità geniali ma disorganiche, dall&#8217;altro rimanda al comune sentire di un popolo, alla sua tradizione, al patrimonio di conoscenze, saperi, usanze trasmesse. Nella cultura di sinistra accadeva esattamente il contrario: poca e scarsa adesione al &#8220;sentire&#8221; popolare ma un forte ceto di intellettuali militanti, un intensa azione pedagogica di massa. In definitiva la cultura della destra si riferisce a miti, mentalità, religioni e costumi che hanno permeato secoli e popoli. Questo un tempo si definiva come visione del mondo e della vita dove la sfera dell&#8217;agire prevale su quella della ragione. Quindi non si può propriamente parlare di &#8220;cultura della Destra&#8221; perché si dovrebbe piuttosto parlare di cultura comunitaria e tradizionale.</p>
<p>  Nella cultura di destra c&#8217;è l&#8217;accettazione del pluralismo delle libertà e delle fratture della modernità. Riconoscendosi come cultura della destra essa accetta di rappresentare non il tutto ma ma una parte. Ma la regione della profonda differenza con la cultura della sinistra nasce con la difficoltà di paragonare le due culture stesse. A cominciare proprio dalla stessa idea di cultura. Il modello della cultura di destra coincide con l&#8217;idea di tradizione. La cultura in questo senso è l&#8217;anello di congiunzione tra culto e coltivazione, cioè tra l&#8217;apertura al cielo e il legame con la terra, senso del sacro e delle radici.</p>
<p>  C&#8217;è però un punto che merita attenzione. La differenza risolutiva tra cultura di destra e cultura di sinistra passa semplicemente dall&#8217;opinione radicale tra utopia e realtà ovvero tra il progetto di modificare gli assetti e la fedeltà al mondo così com&#8217;è. Nel cuore della cultura di destra c&#8217;è un&#8217;aspettativa ulteriore rispetto al mondo reale che non va rimossa né va confusa con l&#8217;utopismo della cultura di sinistra. Ma Va Meglio precisata.   </p>
<p>Liberamente ispirato dal libro &#8220;La Destra oggi&#8221; di Marcello Veneziani &#8211; Laterza Editrice<br />
Spero che non lo prendiate come il classico copia e incolla ma, questo testo possa far riflettere&#8230; Bruno cosa ne pensi???? Giorgio</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1743</link>
		<dc:creator>GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 11:55:46 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao c&#039;è un buon libro che parla della cultura della destra italiana io l&#039;ho letto ormai due anni fa.... è: Fascisti immaginari &quot; Tutto quello che c&#039;è da sapere sulnela destra&quot; il titolo può ingannare ma, è un libro intessante non so se tu l&#039;hai letto... è di Luciano Lanna &amp; Filippo Rossi.... nell&#039;introduzione c&#039;è una fraseche mi ha colpito molto....Come mai, nel linguaggio corrente e quotidiano, nel vissuto profondo della società italiana e nell&#039;immaginario collettivo, la parola &quot;destra&quot; non riesce a godere della stessa fortuna del termine &quot;fascista&quot;???? E&#039; una domanda a cui poi si darà risposta nel libro che è bello grosso sono 516 pagine.... scusami ma, sai io sono sempre alla ricerca di questa cose... comunque molte riflessioni sulla cultura di destra si trovano nel Borghese e nella Destra delle Libertà lo so perchè ci sono abbonato... Ciao Bru...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao c&#8217;è un buon libro che parla della cultura della destra italiana io l&#8217;ho letto ormai due anni fa&#8230;. è: Fascisti immaginari &#8221; Tutto quello che c&#8217;è da sapere sulnela destra&#8221; il titolo può ingannare ma, è un libro intessante non so se tu l&#8217;hai letto&#8230; è di Luciano Lanna &amp; Filippo Rossi&#8230;. nell&#8217;introduzione c&#8217;è una fraseche mi ha colpito molto&#8230;.Come mai, nel linguaggio corrente e quotidiano, nel vissuto profondo della società italiana e nell&#8217;immaginario collettivo, la parola &#8220;destra&#8221; non riesce a godere della stessa fortuna del termine &#8220;fascista&#8221;???? E&#8217; una domanda a cui poi si darà risposta nel libro che è bello grosso sono 516 pagine&#8230;. scusami ma, sai io sono sempre alla ricerca di questa cose&#8230; comunque molte riflessioni sulla cultura di destra si trovano nel Borghese e nella Destra delle Libertà lo so perchè ci sono abbonato&#8230; Ciao Bru&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1725</link>
		<dc:creator>GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 10:21:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.brunomurgia.it/?p=585#comment-1725</guid>
		<description>Bruno ciao! Ho letto nella Nuova che ieri hai citato Deffenu durante la visita di Pisanu a Nuoro..... sei l&#039;unico che sta cercando veramente di costruire dalle fondamenta le basi culturali di una destra sarda che deve guardare al futuro ma, senza dimenticare il passato... stai partendo da Deffenu che è un prefascista e questo è ancora più importante poichè la destra non inizia ne finisce con l&#039;esaltante seppur contradditoria esperienza Mussoliniana come qualcuno vuole farci credere..... per la verità è stato un certo Burgia a dirlo hanno sbagliato tipico della Nuova...Giorgio....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bruno ciao! Ho letto nella Nuova che ieri hai citato Deffenu durante la visita di Pisanu a Nuoro&#8230;.. sei l&#8217;unico che sta cercando veramente di costruire dalle fondamenta le basi culturali di una destra sarda che deve guardare al futuro ma, senza dimenticare il passato&#8230; stai partendo da Deffenu che è un prefascista e questo è ancora più importante poichè la destra non inizia ne finisce con l&#8217;esaltante seppur contradditoria esperienza Mussoliniana come qualcuno vuole farci credere&#8230;.. per la verità è stato un certo Burgia a dirlo hanno sbagliato tipico della Nuova&#8230;Giorgio&#8230;.</p>
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		<title>Di: GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1683</link>
		<dc:creator>GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 17:05:38 +0000</pubDate>
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		<description>Il discorso non è mettermi nei panni di, o se il fascismo ha fatto male ma creare una cultura di destra che deve partire da li! Giorgio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il discorso non è mettermi nei panni di, o se il fascismo ha fatto male ma creare una cultura di destra che deve partire da li! Giorgio</p>
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		<title>Di: cicitu</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1681</link>
		<dc:creator>cicitu</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 17:00:33 +0000</pubDate>
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		<description>Giorgio è inutile che siano presenti se non li studi!
Per le foibe non c&#039;è giustificazione, però mettiti nei panni di chi grazie al fascismo ha avuto rastrellamenti, madri figlie e mogli violentate e uccise, dagli italiani fascisti assieme ai nazisti, e poi pensa...
ogni contesto storico va analizzato in base al momento..
Marcello Fois sei sprecato quà dentro, non hanno argomenti, adesso la stanno buttando sulla diffamazione di Soru a 360 gradi, senza nessuna prova concreta di quello che dicono ma solo sulla base di illazioni.
Hanno il fuoco sotto i piedi, dai sondaggi hanno saputo che soru è avanti di almeno 5 punti, e ogni volta che viene berluska la coalizione ne recupera 3/4.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giorgio è inutile che siano presenti se non li studi!<br />
Per le foibe non c&#8217;è giustificazione, però mettiti nei panni di chi grazie al fascismo ha avuto rastrellamenti, madri figlie e mogli violentate e uccise, dagli italiani fascisti assieme ai nazisti, e poi pensa&#8230;<br />
ogni contesto storico va analizzato in base al momento..<br />
Marcello Fois sei sprecato quà dentro, non hanno argomenti, adesso la stanno buttando sulla diffamazione di Soru a 360 gradi, senza nessuna prova concreta di quello che dicono ma solo sulla base di illazioni.<br />
Hanno il fuoco sotto i piedi, dai sondaggi hanno saputo che soru è avanti di almeno 5 punti, e ogni volta che viene berluska la coalizione ne recupera 3/4.</p>
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		<title>Di: Fabrizio</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1669</link>
		<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 15:55:56 +0000</pubDate>
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		<description>Molto impressionato dalla lucidità di Fois... davvero una spanna sopra in questo passaggio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto impressionato dalla lucidità di Fois&#8230; davvero una spanna sopra in questo passaggio</p>
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		<title>Di: GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1663</link>
		<dc:creator>GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 15:12:22 +0000</pubDate>
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		<description>Non credo che Deffenu possa essere usato dalla sinistra! La destra sarda come quella a livello nazionale non ha basi culturali anche se almeno due forse li individuo e sono Renzo de Felice e Giovannino Guareschi che però nelle scuole non vengono menzionati mentre Gramsci o Levi sono ogni anno presenti! L&#039;olocausto giustamente è studiato mentre per le foibe non vi è la stessa attenzione come per la tragedia dei gulag! Giorgio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo che Deffenu possa essere usato dalla sinistra! La destra sarda come quella a livello nazionale non ha basi culturali anche se almeno due forse li individuo e sono Renzo de Felice e Giovannino Guareschi che però nelle scuole non vengono menzionati mentre Gramsci o Levi sono ogni anno presenti! L&#8217;olocausto giustamente è studiato mentre per le foibe non vi è la stessa attenzione come per la tragedia dei gulag! Giorgio</p>
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		<title>Di: MARCELLO FOIS</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1628</link>
		<dc:creator>MARCELLO FOIS</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 11:15:09 +0000</pubDate>
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		<description>Esatto watergate, il punto è proprio questo: a scegliere un referente in progress si rischia di infilarsi in un vicolo chiuso. Allo stato delle cose solo la sinistra sarebbe autorizzata a mettere Deffenu tra i propri punti di riferimento. L&#039;inserimento a destra è una forzatura in prospettiva che può riuscire per sillogismo: Mussolini ha fatto quel percorso quindi si può supporre che l&#039;avrebbe fatto anche Attilio Deffenu. Per questo mi pare un progetto lecito, ma opinabile. Soprattutto considerando che i padri nobili della destra non mancano. Il giovanissimo Offeddu per esempio, lo conoscete? Suo fratello è stato un importante e rispettato membro della destra nuorese... Il giovane Offeddu era padrino di battesimo di mia madre (mio nonno non si presentò nemmeno alla cerimonia), ma erano tempi in cui le persone valevano di più della parte politica a cui facevano riferimento. Mia madre che era una moderata di centro diceva di suo padrino che era un &quot;fascistone&quot; e lo diceva con molto affetto. Esiste uno stile che non può mai essere disatteso anche nella battaglia politica. L&#039;appiattimento su una compagine priva di questo stile come FI da parte della Destra ha reso impossibile un rapporto tra persone e l&#039;ha trasformato in un rapporto tra nemici. Io, romanticamente continuo a rifiutare questa deriva e continuo a pensare che a soffrire maggiormente dell&#039;attuale contingenza sia la Destra vera, quella con la quale si sarebbe potuto e dovuto dibattere alla pari e con la quale non sarebbe stato terribile nemmeno il pensiero dell&#039;alternanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Esatto watergate, il punto è proprio questo: a scegliere un referente in progress si rischia di infilarsi in un vicolo chiuso. Allo stato delle cose solo la sinistra sarebbe autorizzata a mettere Deffenu tra i propri punti di riferimento. L&#8217;inserimento a destra è una forzatura in prospettiva che può riuscire per sillogismo: Mussolini ha fatto quel percorso quindi si può supporre che l&#8217;avrebbe fatto anche Attilio Deffenu. Per questo mi pare un progetto lecito, ma opinabile. Soprattutto considerando che i padri nobili della destra non mancano. Il giovanissimo Offeddu per esempio, lo conoscete? Suo fratello è stato un importante e rispettato membro della destra nuorese&#8230; Il giovane Offeddu era padrino di battesimo di mia madre (mio nonno non si presentò nemmeno alla cerimonia), ma erano tempi in cui le persone valevano di più della parte politica a cui facevano riferimento. Mia madre che era una moderata di centro diceva di suo padrino che era un &#8220;fascistone&#8221; e lo diceva con molto affetto. Esiste uno stile che non può mai essere disatteso anche nella battaglia politica. L&#8217;appiattimento su una compagine priva di questo stile come FI da parte della Destra ha reso impossibile un rapporto tra persone e l&#8217;ha trasformato in un rapporto tra nemici. Io, romanticamente continuo a rifiutare questa deriva e continuo a pensare che a soffrire maggiormente dell&#8217;attuale contingenza sia la Destra vera, quella con la quale si sarebbe potuto e dovuto dibattere alla pari e con la quale non sarebbe stato terribile nemmeno il pensiero dell&#8217;alternanza.</p>
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	<item>
		<title>Di: GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</title>
		<link>http://www.brunomurgia.it/2009/01/22/su-attilio-deffenu-maestro-di-identita/comment-page-1/#comment-1625</link>
		<dc:creator>GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 10:46:02 +0000</pubDate>
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		<description>Tu non capisci allora! Io dico di lasciare da parte il fascismo, dobbiamo concentrarci sul governo! L&#039;Italia ha bisogno di una destra moderna e non nostalgica! Abbiamo però il dovere di riscrivere la nostra storia è una missione diversa da quella di creare una destra moderna, ma è per noi lo dobbiamo ai morti che abbiamo nelle strade la cultura di destra va costruita da li! Mussolini è stato uomo del suo tempo, io sono un sostenitore del PdL per questo! Ma non dobbiamo dimenticare il passato pur guardando al futuro! Sia per non ripetere certi errori come l&#039;olocausto che è veramente il male assoluto così come i gulag! Ricordare i martire delle foibe è un dovere di tutti cosí come il 25 aprile! Giorgio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tu non capisci allora! Io dico di lasciare da parte il fascismo, dobbiamo concentrarci sul governo! L&#8217;Italia ha bisogno di una destra moderna e non nostalgica! Abbiamo però il dovere di riscrivere la nostra storia è una missione diversa da quella di creare una destra moderna, ma è per noi lo dobbiamo ai morti che abbiamo nelle strade la cultura di destra va costruita da li! Mussolini è stato uomo del suo tempo, io sono un sostenitore del PdL per questo! Ma non dobbiamo dimenticare il passato pur guardando al futuro! Sia per non ripetere certi errori come l&#8217;olocausto che è veramente il male assoluto così come i gulag! Ricordare i martire delle foibe è un dovere di tutti cosí come il 25 aprile! Giorgio</p>
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