Su Attilio Deffenu, maestro di Identità

Attilio Deffenu
Lettera di risposta a questo intervento di Giancarlo Porcu, responsabile editoriale delle edizioni Il Maestrale e curatore della raccolta “Scritti giornalistici” di Attilio Deffenu.
Caro Giancarlo, nel tuo meditato intervento su questo blog, di cui ti ringrazio, hai deciso che non posso dare una lettura di destra di Attilio Deffenu e che dovrei rileggerlo e apprezzarne solo la versione socialista e rivoluzionaria. Non nego che questa mi affascini e che trovo vicinissima a molte delle mie idee di formazione. Per il resto, niente da dire. Altrimenti scatta l’accusa pavloviana: “fascisti”.
Premetto che ho letto e regalato il tuo splendido “Scritti giornalistici”. Ho fatto ricerche sul personaggio con il materiale a disposizione e posso affermare, timidamente, di aver preso una certa confidenza con l’argomento.
Che Deffenu si fosse accostato ai movimenti anarchici di inizio secolo, che fosse un sindacalista rivoluzionario, un antiprotezionista e un interventista è fatto assodato.
Dove sta, allora, il problema? Te lo dico io: il tuo rigorosissimo lavoro filologico vuole sfilare Deffenu ad una certa vulgata sardo-fascista, per riconsegnarlo in quell’ambito descritto prima. Non è molto facile però: lo stesso Mussolini a piazza San Sepolcro nel 1919 disse: “Corridoni, Regazzoni, Vidali, Serrani, Deffenu, questa gioventù meravigliosa che è andata al fronte e che là è rimasta…”. Ovvio che non basta una simile menzione, per quanto importante e piena di significati, considerando il pensiero di allora di Mussolini, ma se vuoi riannodare il sindacalismo rivoluzionario ad un indistinto progressismo, ti dico che per me sei fuori strada.
Dopotutto la vicenda di Mussolini, prima della Grande Guerra, non è particolarmente diversa da quella del nostro eroe. La morte sul campo di battaglia però ha spento una storia ancora tutta da scrivere e ognuno dà della vita di Deffenu l’interpretazione che crede. Sarebbe diventato fascista come molti altri reduci dal fronte? Oppure un rigoroso autonomista? O ancora sarebbe stato anti-fascista? Il fatto è che nel primo dopoguerra gli scontenti erano molti e il Fascismo rappresentò, di fatto, una via d’uscita da un tunnel di disordini e minacce di rivoluzione, che fu accolta con sollievo da chi aveva voglia di pace. Attenzione: non voglio dire che il Fascismo fu la risposta per forza positiva, ma il fatto è che l’Italia era divisa anche in guerra e Mussolini si inserì nel cuneo di queste divisioni, propugnando una sistemazione delle grandi contese che fino allora avevano gravato a tal punto da far ritenere molto prossimo il disastro nazionale (dopo Caporetto, le accuse di disfattismo si sprecarono, alcuni accusavano gli imboscati, altri ritenevano la causa persa, altri volevano semplicemente il silenzio delle armi). Tuttavia il Mussolini ante-guerra, come sappiamo, era un personaggio profondamente anarchico, rivoluzionario, socialista, ribelle fino al punto di cambiare completamente prospettiva. Una prospettiva che gli fu offerta dai fatti, in ragione della sua ambizione personale e della sua abilità di saper cogliere, meglio di altri, in termini politici, le opportunità. Dopo la guerra e particolarmente durante le fasi della formazione del primo governo, tutto si può racchiudere nella formula del “compromesso”, formula rotta dall’esecrabile omicidio Matteotti.
Il punto è che in tanti hanno un pregiudizio, del quale mi sembra che sia prigioniero anche tu: uno di destra non può avere intellettuali di riferimento, non può costruire niente se non quello che qualcuno – anche tu, in questo caso – gli impone.
Devo dirti, invece, che mi piace soprattutto il Deffenu che da meridionalista propone scelte anti-protezionistiche: proprio perchè il suo è un autonomismo che oggi definirei aperto. Quanto di più lontano sia possibile pensare dalle idee sardo-comuniste che hanno attraversato la gran parte degli anni della nostra autonomia.
La Nuova Sardegna del 4 gennaio, in un articolo di Manlio Brigaglia sul Nostro, fa un titolo che non vuol dire niente: il pensiero intransigente. Rispetto a chi? A che cosa? Allo studio dell’economia su basi scientifiche? Può essere. Ma non è certo l’intransigenza la cifra dell’esistenza di Deffenu.
Ti dico io però che cosa ti infastidisce. Cappellacci cita Deffenu. Cappellacci è Berlusconi. Berlusconi sono i nuraghi-magazzini. Perdona: non mi interessa la propaganda. Alla nostra gente Deffenu piace. Lo sentono parte di una lunga storia. Lo avvertono temerario, deciso, nobile. Lasciacelo leggere: non succederà niente. Resteremo sinceri democratici anche provando a farlo un po’ nostro. Un caro saluto.
Bruno Murgia
* Attilio Deffenu, il maestro sul quale fondare la nuova identità.
Comments
Massimiliano
Ci risiamo, sempre il problema della presunta superiorità culturale della sinistra… che poi ha partorito il topolino… cioè un sacco di gente che, dopo le barricate sessantottine, ha di fatto raggiunto tutti gli stereotipi borghesi senza troppi sensi di colpa ed in maniera macchiavellica.
Spesso si tratta di persone assai concentrate nella ricerca del benessere, degli immobili, delle carriere politicizzate… (non è questo il caso di Giancarlo Porcu).
Io caro Bruno dopo un po di chiacchierate con amici o semplici conoscenze ho preso ormai atto che chi è di sinistra non digerisce l’era berlusconiana e ritiene che chi segue quella parte politica abbia inevitabilmente il cervello all’ammasso… invece noi siamo persone libere che spesso non etichettano e mettono il codice a barre sulla cultura con cui vengono a contatto… ma non dobbiamo dimostrare niente a nessuno.
Ciao
Guido
scambio di opinioni di altissimo livello, da conservare. io, intanto, stasera ho ordinato il libro…
Bobbore
Cappellacci cita Deffenu. Cappellacci è Berlusconi. Berlusconi sono i nuraghi-magazzini.
Ottimo sillogismo. Da sinistra ti dico che effettivamente funziona: Berlusconi per me rappresenta quelli che stappano spumante e affettano mortadella in uno dei luoghi santi della politica italiana. Sentire gente di questa risma parlare di Deffenu mi da fastidio.
Elementarizzo, da sinistra. Forse è anche questo un riflesso pavloviano :)
La lettura di destra di Deffenu, calza alla definizione “temerario, deciso, nobile”…è un po’ un ribelle jungeriano, anche secondo me. Ma, come hai detto tu, è prefascista, e non ci è dato sapere che piega avrebbe preso il SUO socialismo se la storia non ce l’avesse rubato.
Complimenti per l’articolo.
Bruno
>bobbore, chi affettava mortadella era il senatore nino strano, di alleanza nazionale ! un saluto.
>guido, grazie. cerco, malamente e un po’ di solitudine, di costruire una destra sarda che abbia buone basi culturali. a proposito: qui qualcuno dice che epolis è per cappellacci. non mi pare, leggendolo … oggi, per esempio, si apre con l’ intervista a mr tiscali.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Perchè Berlusconi e Cappellacci non possono citarlo? Bella domanda l’ultima però! La risposta non la sapremo mai, io ho la mia idea ma è meglio che non la dica! Giorgio
Bobbore
eh oh…pensavo se li fossero divisi tutti forza italia e la lega…che ti devo dire, non lo ammetterai mai, ma il biscione è il prototipo del politico rozzo, questo intendevo. Io gli avrei ritirato la tessera del partito, o come minimo lo avrei sospeso (disciplina socialista bipartisan).
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Direi disciplina o sei con me o contro di me la stessa usata dall’Obama di Sanluri!
> Bruno partire da Deffenu per poter costruire l’edentità di una destra sarda è una buona idea! Giorgio!
Bobbore
No disciplina “per fare il pagliaccio te ne vai a casa tua o nel gruppo misto”.
Bruno
>bobbore, scrivi molto bene e mi sembra persino di conoscerti… però no: ci sono molti buonissimi politici del biscione come dici tu. la lega la conosco meno, ma maroni ti assicuro che è uno in gamba. br
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Si chiamano voltagabbana e io li odio quelli così!
Bobbore
Ecco è vero, forse ci siamo. Maroni è un bravo politico. Non condivido tante sue idee (figurarsi) ma è un buon uomo politico. Ma con un leader come Bossi, e compari mediaticamente sovraesposti come Borghezio, io nella Lega non riesco a vederci della buona politica.
Tremonti è un bravo politico, e un ottimo economista e sia dal punto di vista politico che -figurarsi!!- dal punto di vista economico, non condivido molte sue idee. Ma il suo capo è Berlusconi.
Il Nino Strano che tu hai detto, mai avrei detto che fosse di AN, non perchè lo ritenessi impossibile. Ma perchè Fini…
Spero di essermi spiegato, perchè mi hai regalato un ottimo ragionamento.
Bobbore
PS: Ti assicuro che no cmq, non ci conosciamo.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Maroni è un buon polico e hai ragione Bossi è quello che è! Borghezio mi sta simpatico! Tremonti è uno dei migliori del PdL! Quel gesto della mortadella è stata l’unica volta che mi sono un po vergognato della mia parte politica perchè pur capendo l’euforia del momento ricopri una carica istituzionale e siedi in un luogo sacro della Patria quale è il Senato come la Camera! Giorgio
Franco-M.
Bruno, sono molto curioso di sapere di questo tuo progetto di una destra sarda. aspetto un post specifico sull’argomento.
Bruno
>franco-m, nei documenti trovi molte idee. in ogni caso scriverò qualcosa nei prossimi giorni sulla cultura, ambiente e ricerca. ciao. br
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
È molto interessante il documento sui giovani Bruno! Giorgio
MARCELLO FOIS
Caro Bruno,
fare distinzioni è un esercizio che ci avvicina agli dei, ha scritto qualcuno; ecco fare distinzioni, a mio parere comincia a diventare importante, perché in questo calderone virtuale dove ognuno dice la sua, come tu mi insegni, bisogna fare la tara su quelli, a destra, a sinistra, al centro, che parlano solo perché hanno la lingua in bocca. Quindi provo a partire dal principio: le persone colte e oneste, sono patrimonio di tutti. Attilio Deffenu è stato, insieme a molti altri (vogliamo parlare in altro ambito di Cambosu, Dessanay?), una sorta di patrimonio silente. Noi nuoresi, troppo spesso siamo di quelli che non hanno abbastanza denti per tutto il pane che hanno in dispensa. E questo vale persino per quegli intellettuali (vedi Deledda, vedi i Satta) di cui riteniamo di sapere tutto. Se io dovessi trovare un eroe della destra nuorese e sarda tutta, per esempio, mi rivolgerei con più tranquillità, corroborata da fatti parole e opere, alla Deledda che a Deffenu. Ora capisco che il giovane anarcoide morto in guerra nel fiore degli anni rispetta, come dire, il topos un po’ machista che tanto piace a chi ce l’ha sempre duro, ma perché rischiare un salto nel vuoto dove quello che conta non è quello che è stato, ma la presunzione di quello che sarebbe stato? Chiunque si appropri della carcassa di Deffenu farebbe solo sciaccallaggio, i patrimoni pubblici, in quanto tali, debbono essere messi a disposizione di tutti, raccontati con onestà, non certo piegati verso un possibile esito di cui non potremo mai essere sicuri. La Deledda è esplicitamente un campione della destra locale eppure non la volete. E’ una scrittrice magnifica, ha preso, secondo me meritatamente il Nobel (non sono di quei nuoresi che pensano che l’abbia rubato a qualcuno che lo meritava di più), e, per dirla tutta, è lei che ha costruito l’idea che il mondo si è fatto della Sardegna. Provate a chiedere in giro che cosa possono dire della Sardegna e vi risponderanno due cose: mare e banditi (o pastori, per molti sono la stessa cosa). La prima risposta è un frutto dei tempi (Briatore è più famoso di Simon Mossa, anche per i sardi); la seconda è un risultato della Sardegna letteraria messa a punto della Deledda. Nel ‘27 siamo diventati Capoluogo di Provincia e Prefettura grazie a lei. Mussolini la omaggiava e venerava. Senza se, senza ma. Da un punto di vista letterario Nuoro è una capitale al pari di Buenos Aires, o Parigi. Cagliari, nell’Atlante Universale della Letteratura è segnata da un vago puntino. Eppure come padre, o madre fondante, non pare funzionare. E non funziona perché non è malleabile e quindi non la si può tirare per la giacchetta, ma bisogna ascoltarla. Se si ascolta Deffenu, risulta piuttosto difficile prevedere che cosa sarebbe successo della sua vita, magari diventava Lussu, magari diventava Graziani (altro eroe locale negletto conclamatamene di destra). E questo magari inficia un poco tutto l’entusiasmo avanguardistico di cui stai forzatamente investendo il giovane Attilio. Ancora, Salvatore Satta, non si può dire che fosse certo un progressista, quello sarebbe un altro padre ricco di contenuti, universalmente riconoscibile, senza dubbio ascrivibile ad un punto di vista conservatore piuttosto che progressista. Perché non hai pensato a lui nel tuo, secondo me, lecito e meritorio tentativo di costruire un apparato nobile della destra storica locale? Ho l’impressione che non l’hai fatto perché questi giganti ti raccontano quello che siete stati e quello che non siete più. Se oggi sei ridotto a dover fare il tour operator per Cappellacci, evidentemente di Satta e della Deledda, non te ne puoi fare niente. Vedi, Bruno, io quando penso ai rapporti di rispetto tra parti avverse penso a noi due e poi anche ai miei nonni. Mia nonna che regalò di nascosto la sua fede per la Patria e mio nonno che era un socialista convinto. Si sono amati moltissimo, hanno generato una famiglia di individui, ma sotto elezioni non si parlavano. Io contavo moltissimo sul fatto che politici rispettabili e onesti come te sentissero il dovere di arginare l’umiliazione di un Primo Ministro che vuol dimostrare di essere talmente potente, talmente supponente da pensare che i sardi, se lui lo proponesse, sarebbero felici di eleggere a Presidente della Regione anche un manico di scopa. Una destra rispettabile, corroborata dall’esempio di padri e madri nobili, compresa mia nonna, questo non avrebbe potuto accettarlo. Perciò è gioco forza rispolverare Deffenu, che è vissuto troppo poco per contraddire chiunque lo voglia usare.
Resti un amico caro, un avversario, mai un nemico. Marcello
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Cavoli ragionamento straordinario, non condivido solo la storia del manico di scopa! Ma che destra vera destra non ce ne sia più è una realtà! Bruno in qualche modo sta cercando di costruirla almeno culturalmente ma ho la netta impressione che sia il solo! Oggi come oggi la cultura è in mano alla sinistra basti pensare che per scrivere le atrocità partigiane abbiamo dovuto aspettare uno di sinistra Giampaolo Pansa persona che io stimo in maniera enorme! In Sardegna è ancora più complicato creare delle basi culturali di una destra vera primo perchè è anche tardi e nessuno ci ha mai provato, secondo perchè una sola persona cioè te Bruno non può farcela! La Deledda era osannata da Mussolini certo, ma il problema è che non puoi parlare di certe cose perchè vieni considerato un fascista! Esempio mio: l’anno scorso il 10 febbraio giorno in ricordo delle foibe ho fatto un compito su questo argomento e sono stato preso a voci come un fascista un nostalgico del tiranno! Vedete l’Italia dopo oltre 60 anni è piu spaccata che mai e la destra non ha una sua base culturale! Perchè io ho una 50 di libri sulla destra, fascismo ecc. la maggior parte grazie a internet perchè nelle librerie non ne trovi! Bruno la tua è una grande battaglia ma è ardua da vincere! La storia ci poteva dare ragione ma l’hanno scritta gli altri! A livello di informazione solo Libero cerca di guardare la storia dall’altra parte con opere gratuite su quello che è stata la destra nel ventennio senza pregiudizi! La storia purtroppo la fanno i vincitori! Deffenu è morto troppo presto per sapere come la pensava ma sono convinto che se avesse vinto la “parte sbagliata” le cose sarebbero radicalmete diverse ma possiamo solo immaginare così come per Deffenu! Siamo stati attori che recitavamo nel teatro dei secoli non so se lo saremo più! Giorgio
watergate
Ma l’ideale “eroico”, che Fois definisce frettolosamente “machista”, con linguaggio giornalistico, non è in qualche modo speculare all’ideale “rivoluzionario” al quale si sentono tanto legati molti giovani di sinistra di oggi e di ieri?
Dopotutto la ricerca dei padri nobili è tipica di ogni generazione che viene dopo e non penso che la ricerca abbia luogo per un desiderio nascosto di appropriarsi indebitamente di pensieri e opere altrui. Altrimenti il commento di Fois si sarebbe interrotto alla frase “le persone colte e oneste, sono patrimonio di tutti”, con buona pace di chiunque. Ovviamente ci sono operazioni di legittimazione, fra tante operazioni in buona fede, come può essere questa di recuperare Deffenu (e non la Deledda) alla causa della destra sarda, e non nascondo che spesso la legittimazione e il bisogno di ricorrere all’adozione tardiva di “padri del pensiero” siano una spia della mancanza di fondamenta. Ma non è questo il caso. E non interpreto l’urgenza di Bruno di prendere come esempio Deffenu come un tentativo di colmare un vuoto intellettuale o di evitare gli ammonimenti profondi di un Satta.
Io penso che Bruno voglia semplicemente indicare ai ragazzi un ideale eroico differente da quelli trasmessi, sottotraccia, dai postfascisti. Sempre meglio Deffenu che Mussolini, no?
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Questa frase per me è molto significativa riguardo all’argomento: ” senza quantità non c’è qualità. Senza numero non c’è potenza come senza alberi non c’è foresta e senza cultura non c’è umanità” non vi dico di chi è però! Ma si capisce!
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Deffenu va bene! Ma Mussolini non è peggio per niente! Bisogna valutare tutto non solo le cretinate che dicono su di lui! È questo che mi da fastidio il sentire Benito come un peso per noi di destra ma non è cosi! Giorgio
cicitu
Caro giorgio giovanni gaias scarpa, sei un ragazzo simpatico e sicuremante molto convinto nella tua fede politica, anch’io ho decine di libri del fascismo di mussolini, hitler, del ventennio etc , li divoro avvidamente. Il periodo storico relativo alle due guerre mondiali mi affascina molto.
Però ti consiglio anche qualche ulteriore lettura che possa aprirti altri orizzonti. Ci sono diversi libri che potrebbero aiutare a crescere la tua sicuramete sveglia e brillante mente. Hai mai pensato di approfondire il pensiero e la vita del più Grande Politico Intellettuale e Pensatore Sardo, è un certo Nino Gramsci da Ghilarza, un ragazzoto un po deforme e rachitico ma con una gran testa nato e vissuto nel cuore della Sardegna, ucciso dalle carceri fasciste perche aveva la presunzione di voler pensare qualcosa di diverso dal regime fascista.
Condannato per le sue idee a 24 anni di galera, perchè come disse il pubblico ministero del tribunale fascista “Bisogna spegnere il cervello di questa persona”. Poi ti consiglio qualcosa che proprio in questi giorni di commemorazione della giornata dell’olocausto trovi in offerta in edicola, la raccolta degli scritti di Primo Levi,potrei proseguire con tanti altri ma prima inizia con questi… forse ti aiuteranno a capire meglio e a saper fare i giusti distinguo, relativamente al peso delle responsabilità su quanto accaduto e su un tipo di ideali e metodi di cui ogni tanto qualcuno ha purtroppo ancora nostalgia.
Senza offesa, con simpatia
Bruno consiglia anche tu qualche Buona lettura agli amici del tuo fans club!! se no questi sono ancora convinti che l’olocausto e la persecuzione razziale e e politica, sia stata un’invenzione dei comunisti.
ps complimenti per il sito, ma perchè è l’unico?
cicitu
dimenticavo, Bravo Marcello Fois!
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Tu non capisci allora! Io dico di lasciare da parte il fascismo, dobbiamo concentrarci sul governo! L’Italia ha bisogno di una destra moderna e non nostalgica! Abbiamo però il dovere di riscrivere la nostra storia è una missione diversa da quella di creare una destra moderna, ma è per noi lo dobbiamo ai morti che abbiamo nelle strade la cultura di destra va costruita da li! Mussolini è stato uomo del suo tempo, io sono un sostenitore del PdL per questo! Ma non dobbiamo dimenticare il passato pur guardando al futuro! Sia per non ripetere certi errori come l’olocausto che è veramente il male assoluto così come i gulag! Ricordare i martire delle foibe è un dovere di tutti cosí come il 25 aprile! Giorgio
MARCELLO FOIS
Esatto watergate, il punto è proprio questo: a scegliere un referente in progress si rischia di infilarsi in un vicolo chiuso. Allo stato delle cose solo la sinistra sarebbe autorizzata a mettere Deffenu tra i propri punti di riferimento. L’inserimento a destra è una forzatura in prospettiva che può riuscire per sillogismo: Mussolini ha fatto quel percorso quindi si può supporre che l’avrebbe fatto anche Attilio Deffenu. Per questo mi pare un progetto lecito, ma opinabile. Soprattutto considerando che i padri nobili della destra non mancano. Il giovanissimo Offeddu per esempio, lo conoscete? Suo fratello è stato un importante e rispettato membro della destra nuorese… Il giovane Offeddu era padrino di battesimo di mia madre (mio nonno non si presentò nemmeno alla cerimonia), ma erano tempi in cui le persone valevano di più della parte politica a cui facevano riferimento. Mia madre che era una moderata di centro diceva di suo padrino che era un “fascistone” e lo diceva con molto affetto. Esiste uno stile che non può mai essere disatteso anche nella battaglia politica. L’appiattimento su una compagine priva di questo stile come FI da parte della Destra ha reso impossibile un rapporto tra persone e l’ha trasformato in un rapporto tra nemici. Io, romanticamente continuo a rifiutare questa deriva e continuo a pensare che a soffrire maggiormente dell’attuale contingenza sia la Destra vera, quella con la quale si sarebbe potuto e dovuto dibattere alla pari e con la quale non sarebbe stato terribile nemmeno il pensiero dell’alternanza.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Non credo che Deffenu possa essere usato dalla sinistra! La destra sarda come quella a livello nazionale non ha basi culturali anche se almeno due forse li individuo e sono Renzo de Felice e Giovannino Guareschi che però nelle scuole non vengono menzionati mentre Gramsci o Levi sono ogni anno presenti! L’olocausto giustamente è studiato mentre per le foibe non vi è la stessa attenzione come per la tragedia dei gulag! Giorgio
Fabrizio
Molto impressionato dalla lucidità di Fois… davvero una spanna sopra in questo passaggio
cicitu
Giorgio è inutile che siano presenti se non li studi!
Per le foibe non c’è giustificazione, però mettiti nei panni di chi grazie al fascismo ha avuto rastrellamenti, madri figlie e mogli violentate e uccise, dagli italiani fascisti assieme ai nazisti, e poi pensa…
ogni contesto storico va analizzato in base al momento..
Marcello Fois sei sprecato quà dentro, non hanno argomenti, adesso la stanno buttando sulla diffamazione di Soru a 360 gradi, senza nessuna prova concreta di quello che dicono ma solo sulla base di illazioni.
Hanno il fuoco sotto i piedi, dai sondaggi hanno saputo che soru è avanti di almeno 5 punti, e ogni volta che viene berluska la coalizione ne recupera 3/4.
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Il discorso non è mettermi nei panni di, o se il fascismo ha fatto male ma creare una cultura di destra che deve partire da li! Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Bruno ciao! Ho letto nella Nuova che ieri hai citato Deffenu durante la visita di Pisanu a Nuoro….. sei l’unico che sta cercando veramente di costruire dalle fondamenta le basi culturali di una destra sarda che deve guardare al futuro ma, senza dimenticare il passato… stai partendo da Deffenu che è un prefascista e questo è ancora più importante poichè la destra non inizia ne finisce con l’esaltante seppur contradditoria esperienza Mussoliniana come qualcuno vuole farci credere….. per la verità è stato un certo Burgia a dirlo hanno sbagliato tipico della Nuova…Giorgio….
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Ciao c’è un buon libro che parla della cultura della destra italiana io l’ho letto ormai due anni fa…. è: Fascisti immaginari ” Tutto quello che c’è da sapere sulnela destra” il titolo può ingannare ma, è un libro intessante non so se tu l’hai letto… è di Luciano Lanna & Filippo Rossi…. nell’introduzione c’è una fraseche mi ha colpito molto….Come mai, nel linguaggio corrente e quotidiano, nel vissuto profondo della società italiana e nell’immaginario collettivo, la parola “destra” non riesce a godere della stessa fortuna del termine “fascista”???? E’ una domanda a cui poi si darà risposta nel libro che è bello grosso sono 516 pagine…. scusami ma, sai io sono sempre alla ricerca di questa cose… comunque molte riflessioni sulla cultura di destra si trovano nel Borghese e nella Destra delle Libertà lo so perchè ci sono abbonato… Ciao Bru…
Giorgio Scarpa
La destra oggi
La destra e la sinistra hanno ancora un senso?
Una promessa irrealizzabile
La destra come principio di realtà
Il genio è di destra o di sinistra?
Il sogno di una società perfetta
La Patria oggi
Le istituzioni e la religione
L’immigrazione
La Globalizzazione
Religione e cittadinanza e bioetica
Progetto Italia
Il genio è di destra o di sinistra?
L’egemonia culturale della sinistra ha una responsabilità in più, perché ha avuto la tendenza ad avere monopolio e nello stesso tempo negare la dignità culturale a coloro che non rientravano nel suo cono di luce, negando così alla destra la dignità culturale, ricacciandola nella barbarie e negandogli a priori ogni visibilità e credibilità, identificando ogni posizione, ideologicamente scorretta con il nazi-fascismo e dintorni. La cultura di sinistra ha invece incoraggiato da un verso la crescita di una destra incolta e impresentabile e dall’altra ha incrementato la crescita di un ceto di intellettuali venuti da sinistra per portare lumi agli aborigeni della destra. E come se solo a chi venisse da sinistra si potesse dare un certo valore culturale. Ad esempio i revisionisti di sinistra “hanno” scoperto storie e temi già noti alla cultura della destra, ma sconosciuta al grande pubblico, c’è voluto il loro arrivo perché si ridestasse interesse a quelle pagine oscurate. E’ semplice dire che a destra c’è il niente, se niente di destra suscita attenzione.
Qualcuno dice che il genio per natura eversivo o almeno trasgressivo e dunque non può che abitare a sinistra. I grandi del passato dimostrano il contrario: grandi geni furono reazionari e tutt’altro che trasgressivi. Vi furono perfino capolavori nati per compiacere il padrone di casa, imperatori e papi (Virgilio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo), quindi se il genio non può che essere nemico del potere e del conformismo, i talenti dovrebbero fiorire a destra. Non si può credere che l’universo culturale si possa esprimere entro le proprie mura, sarebbe una forma di provincialismo ideologico. La grande cultura è sempre riuscita, parlando del proprio microcosmo a parlare della condizione umana e del mondo intero. La Divina Commedia ha una dimensione poco più che provinciale, ma la sua apertura è universale. Viceversa, si può avere un orizzonte globale, professare l’internazionalismo, ma poi comunicare solo a un piccolo mondo intellettuale.
E’ però vero che a destra persista un’antica allergia verso il cosiddetto “culturame” e una stagionata antipatia verso la figura dell’intellettuale. Questa diffidenza deriva dalla radice religiosa, militare e contadina della cultura tradizionale di destra. Dove vige il “Credere, Obbedire e Combattere” è difficile pensare, obbiettare, dibattere, e dove domina l’abilità e il profitto e più difficile far valere e circolare le idee. Non va dimenticato poi, che l cultura tradizionale, e una cultura orale, affidata alle immagini e tramandata dalle pratiche di vita, ben diversa dall’erudizione libresca. Così la nuova destra si alimenta della cultura orale e visive del nostro tempo, quella televisiva, La diffidenza verso la cultura dei libri e degli intellettuali appartiene non tanto alla destra radicale, quanto alla destra moderata che rispetta la definizione stretta di destra. Esiste anche il fenomeno emergente della destra “selvatica”, diffidente verso tutti i centri del potere e dei luoghi della mediazione. Una destra che trae le sue forze dalla concretezza del presente, del rigetto della provenienza, una destra che giudica ogni cultura come un impaccio. La Tv, il conto in banca prendono il posto del pulpito e dell’orto e diventano le nuove colonne basilari della casa. La cultura dei libri e degli intellettuali e percepita come inutile.
Per concludere, la cultura della destra da un verso ha espresso individualità geniali ma disorganiche, dall’altro rimanda al comune sentire di un popolo, alla sua tradizione, al patrimonio di conoscenze, saperi, usanze trasmesse. Nella cultura di sinistra accadeva esattamente il contrario: poca e scarsa adesione al “sentire” popolare ma un forte ceto di intellettuali militanti, un intensa azione pedagogica di massa. In definitiva la cultura della destra si riferisce a miti, mentalità, religioni e costumi che hanno permeato secoli e popoli. Questo un tempo si definiva come visione del mondo e della vita dove la sfera dell’agire prevale su quella della ragione. Quindi non si può propriamente parlare di “cultura della Destra” perché si dovrebbe piuttosto parlare di cultura comunitaria e tradizionale.
Nella cultura di destra c’è l’accettazione del pluralismo delle libertà e delle fratture della modernità. Riconoscendosi come cultura della destra essa accetta di rappresentare non il tutto ma ma una parte. Ma la regione della profonda differenza con la cultura della sinistra nasce con la difficoltà di paragonare le due culture stesse. A cominciare proprio dalla stessa idea di cultura. Il modello della cultura di destra coincide con l’idea di tradizione. La cultura in questo senso è l’anello di congiunzione tra culto e coltivazione, cioè tra l’apertura al cielo e il legame con la terra, senso del sacro e delle radici.
C’è però un punto che merita attenzione. La differenza risolutiva tra cultura di destra e cultura di sinistra passa semplicemente dall’opinione radicale tra utopia e realtà ovvero tra il progetto di modificare gli assetti e la fedeltà al mondo così com’è. Nel cuore della cultura di destra c’è un’aspettativa ulteriore rispetto al mondo reale che non va rimossa né va confusa con l’utopismo della cultura di sinistra. Ma Va Meglio precisata.
Liberamente ispirato dal libro “La Destra oggi” di Marcello Veneziani – Laterza Editrice
Spero che non lo prendiate come il classico copia e incolla ma, questo testo possa far riflettere… Bruno cosa ne pensi???? Giorgio
GIORGIO GIOVANNI GAIAS SCARPA
Il genio è di destra o di sinistra?
L’egemonia culturale della sinistra ha una responsabilità in più, perché ha avuto la tendenza ad avere monopolio e nello stesso tempo negare la dignità culturale a coloro che non rientravano nel suo cono di luce, negando così alla destra la dignità culturale, ricacciandola nella barbarie e negandogli a priori ogni visibilità e credibilità, identificando ogni posizione, ideologicamente scorretta con il nazi-fascismo e dintorni. La cultura di sinistra ha invece incoraggiato da un verso la crescita di una destra incolta e impresentabile e dall’altra ha incrementato la crescita di un ceto di intellettuali venuti da sinistra per portare lumi agli aborigeni della destra. E come se solo a chi venisse da sinistra si potesse dare un certo valore culturale. Ad esempio i revisionisti di sinistra “hanno” scoperto storie e temi già noti alla cultura della destra, ma sconosciuta al grande pubblico, c’è voluto il loro arrivo perché si ridestasse interesse a quelle pagine oscurate. E’ semplice dire che a destra c’è il niente, se niente di destra suscita attenzione.
Qualcuno dice che il genio per natura eversivo o almeno trasgressivo e dunque non può che abitare a sinistra. I grandi del passato dimostrano il contrario: grandi geni furono reazionari e tutt’altro che trasgressivi. Vi furono perfino capolavori nati per compiacere il padrone di casa, imperatori e papi (Virgilio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo), quindi se il genio non può che essere nemico del potere e del conformismo, i talenti dovrebbero fiorire a destra. Non si può credere che l’universo culturale si possa esprimere entro le proprie mura, sarebbe una forma di provincialismo ideologico. La grande cultura è sempre riuscita, parlando del proprio microcosmo a parlare della condizione umana e del mondo intero. La Divina Commedia ha una dimensione poco più che provinciale, ma la sua apertura è universale. Viceversa, si può avere un orizzonte globale, professare l’internazionalismo, ma poi comunicare solo a un piccolo mondo intellettuale.
E’ però vero che a destra persista un’antica allergia verso il cosiddetto “culturame” e una stagionata antipatia verso la figura dell’intellettuale. Questa diffidenza deriva dalla radice religiosa, militare e contadina della cultura tradizionale di destra. Dove vige il “Credere, Obbedire e Combattere” è difficile pensare, obbiettare, dibattere, e dove domina l’abilità e il profitto e più difficile far valere e circolare le idee. Non va dimenticato poi, che l cultura tradizionale, e una cultura orale, affidata alle immagini e tramandata dalle pratiche di vita, ben diversa dall’erudizione libresca. Così la nuova destra si alimenta della cultura orale e visive del nostro tempo, quella televisiva, La diffidenza verso la cultura dei libri e degli intellettuali appartiene non tanto alla destra radicale, quanto alla destra moderata che rispetta la definizione stretta di destra. Esiste anche il fenomeno emergente della destra “selvatica”, diffidente verso tutti i centri del potere e dei luoghi della mediazione. Una destra che trae le sue forze dalla concretezza del presente, del rigetto della provenienza, una destra che giudica ogni cultura come un impaccio. La Tv, il conto in banca prendono il posto del pulpito e dell’orto e diventano le nuove colonne basilari della casa. La cultura dei libri e degli intellettuali e percepita come inutile.
Per concludere, la cultura della destra da un verso ha espresso individualità geniali ma disorganiche, dall’altro rimanda al comune sentire di un popolo, alla sua tradizione, al patrimonio di conoscenze, saperi, usanze trasmesse. Nella cultura di sinistra accadeva esattamente il contrario: poca e scarsa adesione al “sentire” popolare ma un forte ceto di intellettuali militanti, un intensa azione pedagogica di massa. In definitiva la cultura della destra si riferisce a miti, mentalità, religioni e costumi che hanno permeato secoli e popoli. Questo un tempo si definiva come visione del mondo e della vita dove la sfera dell’agire prevale su quella della ragione. Quindi non si può propriamente parlare di “cultura della Destra” perché si dovrebbe piuttosto parlare di cultura comunitaria e tradizionale.
Nella cultura di destra c’è l’accettazione del pluralismo delle libertà e delle fratture della modernità. Riconoscendosi come cultura della destra essa accetta di rappresentare non il tutto ma ma una parte. Ma la regione della profonda differenza con la cultura della sinistra nasce con la difficoltà di paragonare le due culture stesse. A cominciare proprio dalla stessa idea di cultura. Il modello della cultura di destra coincide con l’idea di tradizione. La cultura in questo senso è l’anello di congiunzione tra culto e coltivazione, cioè tra l’apertura al cielo e il legame con la terra, senso del sacro e delle radici.
C’è però un punto che merita attenzione. La differenza risolutiva tra cultura di destra e cultura di sinistra passa semplicemente dall’opinione radicale tra utopia e realtà ovvero tra il progetto di modificare gli assetti e la fedeltà al mondo così com’è. Nel cuore della cultura di destra c’è un’aspettativa ulteriore rispetto al mondo reale che non va rimossa né va confusa con l’utopismo della cultura di sinistra. Ma Va Meglio precisata.
Liberamente ispirato dal libro “La Destra oggi” di Marcello Veneziani – Laterza Editrice
Non è il solito taglia e incolla…. penso che faccia riflettere cosa ne pensi Bru??
Quei commenti che sono andati in moderazione eliminali tanto li ho riscritti…. Giorgio..