Attilio Deffenu

Attilio Deffenu

Lettera di risposta a questo intervento di Giancarlo Porcu, responsabile editoriale delle edizioni Il Maestrale e curatore della raccolta “Scritti giornalistici” di Attilio Deffenu.

Caro Giancarlo, nel tuo meditato intervento su questo blog, di cui ti ringrazio, hai deciso che non posso dare una lettura di destra di Attilio Deffenu e che dovrei rileggerlo e apprezzarne solo la versione socialista e rivoluzionaria. Non nego che questa mi affascini e che trovo vicinissima a molte delle mie idee di formazione. Per il resto, niente da dire. Altrimenti scatta l’accusa pavloviana: “fascisti”.

Premetto che ho letto e regalato il tuo splendido “Scritti giornalistici”. Ho fatto ricerche sul personaggio con il materiale a disposizione e posso affermare, timidamente, di aver preso una certa confidenza con l’argomento.

Che Deffenu si fosse accostato ai movimenti anarchici di inizio secolo, che fosse un sindacalista rivoluzionario, un antiprotezionista e un interventista è fatto assodato.

Dove sta, allora, il problema? Te lo dico io: il tuo rigorosissimo lavoro filologico vuole sfilare Deffenu ad una certa vulgata sardo-fascista, per riconsegnarlo in quell’ambito descritto prima. Non è molto facile però: lo stesso Mussolini a piazza San Sepolcro nel 1919 disse: “Corridoni, Regazzoni, Vidali, Serrani, Deffenu, questa gioventù meravigliosa che è andata al fronte e che là è rimasta…”. Ovvio che non basta una simile menzione, per quanto importante e piena di significati, considerando il pensiero di allora di Mussolini, ma se vuoi riannodare il sindacalismo rivoluzionario ad un indistinto progressismo, ti dico che per me sei fuori strada.

Dopotutto la vicenda di Mussolini, prima della Grande Guerra, non è particolarmente diversa da quella del nostro eroe. La morte sul campo di battaglia però ha spento una storia ancora tutta da scrivere e ognuno dà della vita di Deffenu l’interpretazione che crede. Sarebbe diventato fascista come molti altri reduci dal fronte? Oppure un rigoroso autonomista? O ancora sarebbe stato anti-fascista? Il fatto è che nel primo dopoguerra gli scontenti erano molti e il Fascismo rappresentò, di fatto, una via d’uscita da un tunnel di disordini e minacce di rivoluzione, che fu accolta con sollievo da chi aveva voglia di pace. Attenzione: non voglio dire che il Fascismo fu la risposta per forza positiva, ma il fatto è che l’Italia era divisa anche in guerra e Mussolini si inserì nel cuneo di queste divisioni, propugnando una sistemazione delle grandi contese che fino allora avevano gravato a tal punto da far ritenere molto prossimo il disastro nazionale (dopo Caporetto, le accuse di disfattismo si sprecarono, alcuni accusavano gli imboscati, altri ritenevano la causa persa, altri volevano semplicemente il silenzio delle armi). Tuttavia il Mussolini ante-guerra, come sappiamo, era un personaggio profondamente anarchico, rivoluzionario, socialista, ribelle fino al punto di cambiare completamente prospettiva. Una prospettiva che gli fu offerta dai fatti, in ragione della sua ambizione personale e della sua abilità di saper cogliere, meglio di altri, in termini politici, le opportunità. Dopo la guerra e particolarmente durante le fasi della formazione del primo governo, tutto si può racchiudere nella formula del “compromesso”, formula rotta  dall’esecrabile omicidio Matteotti.

Il punto è che in tanti hanno un pregiudizio, del quale mi sembra che sia prigioniero anche tu: uno di destra non può avere intellettuali di riferimento, non può costruire niente se non quello che qualcuno – anche tu, in questo caso – gli impone.

Devo dirti, invece, che mi piace soprattutto il Deffenu che da meridionalista propone scelte anti-protezionistiche: proprio perchè il suo è un autonomismo che oggi definirei aperto. Quanto di più lontano sia possibile pensare dalle idee sardo-comuniste che hanno attraversato la gran parte degli anni della nostra autonomia.

La Nuova Sardegna del 4 gennaio, in un articolo di Manlio Brigaglia sul Nostro, fa un titolo che non vuol dire niente: il pensiero intransigente. Rispetto a chi? A che cosa? Allo studio dell’economia su basi scientifiche? Può essere. Ma non è certo l’intransigenza la cifra dell’esistenza di Deffenu.

Ti dico io però che cosa ti infastidisce. Cappellacci cita Deffenu. Cappellacci è Berlusconi. Berlusconi sono i nuraghi-magazzini. Perdona: non mi interessa la propaganda. Alla nostra gente Deffenu piace. Lo sentono parte di una lunga storia. Lo avvertono temerario, deciso, nobile. Lasciacelo leggere: non succederà niente. Resteremo sinceri democratici anche provando a farlo un po’ nostro. Un caro saluto.

Bruno Murgia
* Attilio Deffenu, il maestro sul quale fondare la nuova identità.

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