In occasione della votazione della fiducia sul decreto Gelmini ho presentato il seguente ordine del giorno a favore dei ricercatori italiani. L’ordine del giorno è stato approvato.

La Camera,
premesso che:

- il progresso di una società civile è fortemente legato alla ricerca scientifica;

- in Italia la percentuale di PIL investita nel settore della ricerca è decisamente inferiore alla media europea che, invece, risulta ogni anno in costante aumento;

- in Europa, mediamente, si investe per la ricerca l’1,6 per cento del prodotto interno lordo mentre nel nostro Paese appena lo 0,8 per cento: ne consegue che la fuga dei «cervelli italici» è connessa alla scarsa competitività del Paese nei settori economici di punta;

- la carenza di finanziamenti ha causato non solo un notevole gap in termini di progresso scientifico e civile tra i Paesi che investono ed il nostro, ma è stata determinante per lo sviluppo del fenomeno del brain drain;

- moltissimi ricercatori italiani sono costretti, ogni anno, a cercare lavoro all’estero e le cause sono molteplici: la mancanza di finanziamenti rende impossibile il progresso di qualsiasi attività di ricerca, gli studiosi si trovano sempre più spesso nell’impossibilità di avanzare nelle carriere per il noto fenomeno del “baronato universitario”, gli stipendi non risultano adeguati, mancano le strutture e l’organizzazione per accogliere nuovi gruppi di studio e per sviluppare nuove idee che possano far “decollare” la ricerca italiana;

- le conseguenze culturali di questa singolare esportazione sono gravi, anche se difficili da quantificare, ma quelle di natura economica sono sotto gli occhi di tutti: il nostro Paese è l’unico, tra i circa trenta Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ad avere un deficit strutturale nella bilancia dei pagamenti relativa alle tecnologie più avanzate;

- alla luce di quanto appena premesso, è evidente che i ricercatori italiani considerino molto più conveniente per il loro futuro professionale trasferirsi all’estero privando così il nostro Paese di risorse umane fondamentali;

- è paradossale, ed altresì grave, che l’Italia continua ad investire nella formazione di studenti che poi lavorano all’estero e contribuiscono allo sviluppo dei Paesi competitori senza che la politica dimostri di averne quantomeno contezza;

- sarebbe, quindi, assolutamente necessario promuovere e sviluppare la cultura della scienza intesa come tendenza all’innovazione che in tutti i Paesi del mondo è determinante per la positiva evoluzione della società civile;

- sarebbe, altresì, fondamentale fornire ai giovani “cervelli” italiani condizioni certe di inserimento e di avanzamento nel mondo del lavoro in Italia che li invoglino a contribuire allo sviluppo scientifico del nostro Paese;

- è opportuno avanzare l’ipotesi che il futuro dei giovani ricercatori dipenderà da come la politica si renderà conto delle loro esigenze e di quanti piccoli passi saprà muovere verso il loro reintegro in Italia;

impegna il Governo

ad agevolare il rientro dei ricercatori italiani impegnati in attività lavorative all’estero attraverso costanti interventi volti a garantire loro condizioni strutturali, organizzative ed economiche idonee al corretto svolgimento della ricerca scientifica in Italia;

a riconoscere, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, un credito d’imposta pari al 45 per cento delle spese sostenute ai soggetti che hanno sostenuto spese a titolo di tasse e di contributi universitari per la frequenza di corsi di istruzione post-universitari all’estero e che rientrino in Italia a svolgere la propria professione.

On. Bruno Murgia

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