Il destino di AN nel PDL: è l’ora del coraggio e delle proposte

Alemanno: "condivisione tra An e Fi"
“Per costruire bene il PDL bisogna sempre mantenere l’equilibrio tra le anime diverse. Anche per quanto riguarda l’esecutivo è necessario confrontarsi con lealtà e amicizia“.
(Gianni Alemanno, Il Tempo, 7 gennaio 2009)
La parte più interessante delle parole del sindaco di Roma è quella riguardante la concezione delle anime diverse. Io concordo nel modo più assoluto e vorrei che questa distinzione fosse ben presente in tutti gli esponenti nazionali di An, che adesso stanno gestendo la fusione con FI per il nascituro PDL (che nei fatti esiste già).
An si deve fondere con FI, ma i suoi uomini devono comportarsi avendo bene in mente qual è il loro apporto in termini di valori, contenuti, proposte e soluzioni. Fare il PDL non significa accettare idee che non state messe nero su bianco: significa portare la nostra visione e conciliarla con quella di FI, avendo rispetto anche dei voti espressi dai cittadini.
Sappiamo che Berlusconi è il leader e che FI è il partito di maggioranza relativo e la parte dominante, ma questo non significa ridurre AN ad un cespuglio, perché non lo è mai stato. Si stanno fondendo il 1° e il 3° partito italiano, non il 1° e l’11° e di questo è necessario prendere atto. Aggiungo, concordando con Alemanno: Fi non si deve scandalizzare se facciamo valere questo peso, perché è sempre stato determinante per vincere insieme e condividere un leader forte e riconoscibile come Berlusconi.
Tuttavia, AN deve farsi trovare pronta e fare proposte proprie già sull’organizzazione del PDL, non può presentarsi solo a mercanteggiare la distribuzione dei posti di comando, ma deve poter dire la propria in termini di proposta: queste dovrebbero essere le regole del PDL secondo me. Se l’idea è buona dubito che FI possa ragionevolmente respingerla, a meno da non volerci costringerci a una sudditanza che sarebbe dannosa per tutti.
Inoltre va valutata attentamente la questione leadership. Berlusconi è il leader carismatico e concordo che senza di lui probabilmente si farebbe pochissima strada, ma la leadership carismatica non può essere la pietra angolare del nuovo partito. Alla base ci devono stare proposte, idee, valori, soluzioni, analisi e certamente avrebbero la preminenza quegli aspetti che rientrano nella sfera “dell’azione di governo”, quindi corrispondenti alla visione del Presidente del Consiglio. Ma dico questo perché la Storia ci ha insegnato che fine fanno i partiti retti dal solo carisma del leader: cessata la leadership, cessato il partito. Invece dobbiamo dar corpo alla speranza di Berlusconi: un grande partito dei moderati, in grado di far crescere delle leadership forti, proprio come auspicato nella conferenza stampa di fine anno.
E noi di AN su questo punto non possiamo eclissarci. Dobbiamo proporre la nostra idea di PDL. La mia è già espressa nei documenti, a partire dalle considerazioni svolte dal coordinatore di Forza Italia Denis Verdini.