La campagna elettorale di Renato Soru è già partita, sul suo sito personale. C’è poco da dire: sfondo bianco, sprazzi di colore qua e là e molte notizie. Il sito di Soru è fatto bene, pulito, comprensibile e soprattutto aggiornato. C’erano pochi dubbi : Soru è probabilmente il politico italiano che ha maggior dimestichezza con internet. Tuttavia voglio porre l’accento sul messaggio elettorale:

Il nuovo manifesto di Renato Soru
Ancora una volta si conferma la volontaristica identificazione di Soru con la Sardegna, “più sardo dei sardi” l’ho definito varie volte, perchè trasporta questa sua visione totalmente inaffidabile e insicera (Soru si presenta come un classico ragazzo sardo, povero, che ha fatto strada, mentre in realtà da bambino stava sicuramente meglio della gran parte dei suoi coetanei e ha potuto studiare in una della più note e costose università italiane) in un messaggio politico contornato da un linguaggio che viene fuori a stento, rotto, semplice, di sicuro impatto.
Soru però rimane nello standard del politico che ha governato per tanti anni. Di fronte allo sgretolamento della sua maggioranza ha effettivamente una via obbligata: mostrare quello che ha fatto, che ritiene positivo e che intende fare nei prossimi anni, per completare l’opera, nonostante avesse detto che si sarebbe fermato dopo un lustro. Certo, non è al livello del mitico Berlusconi di Matrix, quando srotolò di fronte a uno sbiancato Rutelli tutto l’elenco degli interventi attuati dal suo governo nel quinquennio 2001-2006, ma un po’ tende a ricalcarlo (e questo parallelo è stato notato anche nei commenti).
Non stupisce, infine, che nel più classico cliché della sinistra radical chic unisca alle sue proposte quelle di uno stuolo di intellettuali sardi, sempre disponibili a seguirlo nelle sue avventure politiche. Dopotutto ci sono sempre delle briciole che cadono dalla tavola.