Una grande coalizione post-ideologica può costruire un ruolo attivo dell’ Isola nel Mediterraneo

Cagliari può diventare la nuova Barcellona del Mediterraneo

Cagliari può diventare la nuova Barcellona del Mediterraneo

Nel 2001, poco prima dell’avvento del governo Pili che sostituiva quello di Mariolino Floris, avevo in mente di costruire una coalizione con i sardisti e i socialisti riformisti che avessero voluto condividere un nuovo progetto politico per l’ Isola. Si trattava di una mossa forse troppo precoce. Scrissi comunque un pezzo per la Nuova Sardegna che firmai con il collega Luigi Biggio. La cosa destò un certo scalpore, in casa sardista soprattutto e al mio interno. La sinistra comunista del Psd’az bloccò tutto. Il resto lo fecero Pili e Gianfranco Anedda, che chiusero qualsiasi possibilità. E il mio amico Giacomo Sanna può ben testimoniare.

Oggi il fatto storico è questo: il Partito sardo apre al Pdl con un interessante documento che si sviluppa intorno a nodi molto concreti. Può nascere un laboratorio-ossigeno che unisce il sogno sardista alla concretezza della politica. Dunque: coniughiamo il fustagno alle misure concrete a sostegno dello sviluppo e della crescita. Oggi il dramma si chiama lavoro, si chiama perdita di ottimismo. Soru, su questi aspetti, ha fallito. E di brutto.

Un altro fatto. Apparentemente non c’entra niente, ma. Circa 22 mila italiani vivono a Barcellona. Il motivo è semplice:giovani, neo-laureati, spesso delusi dal panorama politico e sociale dell’Italia e dalla mancanza di opportunità professionali in patria, i nuovi emigranti vedono nella città catalana un mondo giovane, dinamico ed efficace.

Nella mia testa la Sardegna dovrebbe essere, per molti europei, e soprattutto per i sardi, un luogo rilassato dove vivere, investire, studiare e fare ricerca. Se fossi in Cappellacci convocherei una ventina di giovani professionisti per discutere di questi temi.