Fini è sempre coerente nel suo percorso storico (foto: Para)

Fini è sempre coerente nel suo percorso storico (foto: Para)

A volte, nei nostri ambienti, si sente dire: “Ma che combina Fini? Perché ha fatto quelle affermazioni?”. E giù un diluvio di accuse legate al passato: la storia, le radici, le tradizioni e tutto l’armamentario delle nostre discussioni, dove c’era sempre qualcuno più puro degli altri. Salvo chiederti – fascistissimamente e al termine della riunione infuocata – di sistemargli la nipote alla Asl o il cugino al comune.

Almeno Fini dice cose che fanno discutere e qualche ragnatela si sgretola dal soffitto. In questo caso, la Chiesa che chiude un occhio sulle leggi razziali, il presidente della Camera ha affermato un concetto sul quale gran parte degli storici concordano.

La vulgata comune dice che Fini è andato a mettersi contro la Chiesa. Non è proprio così. Un uomo di Stato, che segue un percorso piuttosto chiaro da anni, non può né tornare indietro né fare sconti sull’analisi delle vicende che hanno caratterizzato la storia d’Italia.

A Fini ormai nessuno può chiedere di fare i conti col passato, perché non si può andare oltre e crocifiggere la passione e l’ideale giovanile. I conti li ha già fatti e affrontare un momento storico come quello significa affrancarsi, appunto, dalla nostra vulgata, che è molto più spesso eroica, mitica e non storica.

La questione Fascismo / Antifascismo nell’evoluzione della destra italiana è molto delicata, perché chi non era abbastanza fascista, ma era anticomunista e aveva valori tradizionali, conservatori, esplicitamente cattolici finiva per votare Democrazia Cristiana, entrando nell’arco costituzionale dalla porta di servizio (che dava accesso al forziere del sottogoverno). Insomma, lo sappiamo tutti che sessanta anni fa per un conservatore, tradizionalista, persino cattolico intransigente era più semplice mostrarsi democristiano che fascista. Anche perché il Fascismo delle origini era una forza violenta, senza dubbio, ma la cui carica rivoluzionaria investiva l’osteoporotica gerarchia ecclesiastica. Mussolini, prima del concordato, era il più anticlericale degli italiani. Tra l’altro le Leggi Razziali sono sicuramente la maggior vergogna di cui si rese responsabile il regime fascista, ed è utile ricordare che il Fascismo delle origini, benché alla ricerca confusa della terza via, non aveva ascendenze antisemitiche. Mussolini, nel suo intimo, secondo i biografi maggiori, era tutto tranne che un sincero antisemita. Negli ultimi anni, dopo il 1937, prendeva decisioni mirate ad alimentare il suo mito, più che unificare delle direttrici di Governo. Nel 1938 la rivoluzione era spenta: il fascismo era talmente imborghesito che oramai era compromesso con tutti i centri di potere precedenti all’epoca fascista: la chiesa, il sistema bancario, gli industriali. Non c’era nulla di veramente antitetico e le invenzioni di Starace sapevano più di folclore che di vera rivoluzione.

E’ ironico notare che “i puristi dell’eredità fascista” di oggi, contrari a questi continui ravvedimenti storici di Fini, non si accorgano che le parole di Fini sulle leggi razziali e la Chiesa, nella loro duplice chiave di interpretazione, siano assai più vicine al “fascismo delle origini” di ogni altra dichiarazione pronunciata prima. Anticlericale e non antisemita, anche se l’aspetto comunque violento del fascismo avrebbe potuto condurre a leggi vergognose come quelle (e infatti nulla le impedì, De Felice, ricordo, considerava totalmente di importazione germanica l’antisemitismo italiano).

Tra le altre cose Fini non voleva essere anticlericale, tanto è vero che, replicando all’Osservatore Romano, ha dichiarato di essersi sufficientemente documentato e di aver rilasciato quella dichiarazione proprio in base ai documenti ufficiali della Santa Sede (in particolare a quelli prodotti da Papa Giovanni Paolo II, che negli ultimi anni del suo pontificato aveva rivisto in modo critico alcuni “errori” della Chiesa del passato, tra i quali, appunto, una generica mancanza di attenzione sull’antisemitismo e le deportazioni naziste).

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