Entries from: dicembre 2008

Un sindaco scadente che disonora la propria città (e I Ragazzi della Via Paal)

A Nuoro cè un sindaco convinto di non avere poteri

A Nuoro c'è un sindaco convinto di non avere poteri

Che Nuoro sia una città al collasso, malissimo amministrata da un sindaco scadente, non è una novità. Che lo stesso sindaco poi cerchi di scaricare su di me le sue lunghissime colpe (ma quando te ne vai da Nuoro? Non hai già fatto abbastanza danni?) è ridicolo. Il cosiddetto sindaco non sopporta che lo si attacchi per l’Università. Beh, dovrebbe spiegare che cosa cavolo costui abbia fatto, se non assistere prono allo smantellamento ideato da Soru. Un sindaco sputtanato dal Gabibbo, che ho portato a Roma da Giuseppe Cossiga per risolvere il problema della Caserma, altrimenti se la sarebbe spassata in Comune a scrivere quelle sciocche lettere finto-cattive utili per un paio di colonne sui giornali, senza alcuna autorità morale.

Si preoccupi, il sindaco-scadente, di dare ciò che ha promesso mille anni fa: il campus (non ti vergogni?), un Monte Ortobene vivibile (te li ricordi i soldi che il centrodestra ti ha dato per la sua bonifica? Come li stai utilizzando?) un piano urbanistico dopo aver cacciato un grande professionista come Portoghesi.

Ma il sindaco-scarso non è capace di dire la sua nemmeno sulla nuova facciata del Man. Si tratta di dire sì o no. Ma il coniglietto mannaro si schermisce facendo ricorso alla legge, come un avvocaticchio di borgata. E blatera scemenze. E’ ovvio che lui sia contro la facciata e contro la Collu, che è decisamente più brava e intelligente di lui. Ma solo per sciocca invidia.

Da ultimo. Il sindaco-Gabibbo dice che io sono come i ragazzi della via Paal. Se avesse letto quello splendido romanzo ci avrebbe trovato qualche cosa che ha a che fare con l’onore. Che ovviamente lui non ha.

Spero che lo candidino alle regionali: almeno sarà costretto a dimettersi. Chiunque verrà dopo di lui, anche uno del Pd (mi auguro di no) ridarà un minimo di quella dignità perduta per colpa sua.

Nella pagina dei comunicati stampa troverete il documento integrale inviato agli organi di informazione. Inutile dire che chi l’ ha pubblicato, l’ Unione del 17, l’ ha tagliato e addolcito notevolmente.

Le analisi post voto di Veltroni

Veltroni è convinto che il PDL abbia perso in Abruzzo

Veltroni è convinto che il PDL abbia perso in Abruzzo

Credo stia diventando un classico della letteratura politica. Ogni volta che il centrosinistra perde malamente qualche elezione, Veltroni rilascia una dichiarazione universale nella quale fa di tutto per non centrare il punto focale.

Prendete le elezioni in Abruzzo. La sconfitta del centrosinistra non era davvero annunciata. Certo, il caso Del Turco ha mandato in rovina la coalizione dal punto di vista amministrativo, ma quella Regione ne ha viste anche di peggio dal punto di vista giudiziario. Tuttavia, il partito di Di Pietro era dato in forte ascesa e sicuramente poteva colmare l’emorragia di voti del PD.

Risultato a metà. Forte astensione, vittoria del centrodestra, Di Pietro avanza nei voti, ma il PD perde.

E Veltroni cosa dice?

“Voglio sottolineare che il voto in Abruzzo meriterebbe una riflessione piu’ seria e compiuta della lettura che vedo fare tradizionalmente politicista. Il voto, invece -ha in se’ un malessere sociale e istituzionale profondo. Se in due anni il 30 per cento in meno di elettori e’ andato a votare, vuol dire che c’e’ qualcosa di profondo, che riguarda sia il Pdl che il Pd, entrambi perdono voti”.

Che faccia tosta! Ma non sarebbe stato più serio dire la verità? Che cioé il PD ha perso perché il suo ex governatore è accusato di aver intascato delle tangenti e che la gente probabilmente si è scocciata di un simile modo di governare, al di là della presunzione di innocenza, sempre accordata a chiunque.

E’ un po’ come la questione morale. Se qualche amministratore del centrodestra viene colto con le mani nel sacco si scrive che quelli di centrodestra sono ladri, in modo preciso e circostanziato. Se vengono beccati quelli di centrosinistra si tirà su la bandiera della questione morale, in modo che chi la sollevi, paradossalmente, sia esattamente colui contro il quale dovrebbe essere sollevata.