Donne in pensione a 65 anni? Parliamone
Se non riformiamo il nostro sistema di Welfare, a partire dall’innalzamento dell’ età pensionabile, puniremo le generazioni più giovani.

Guardate questa tabella: se non fossimo il paese timoroso che sappiamo, dovremmo ammettere che Brunetta ha proprio ragione. Le donne italiane vanno in pensione molto prima delle altre nel resto d’ Europa e l’ aspettativa di vita è di 83 anni.
Il ministro tascabile con l’ aria da James Cagney ha il brutto vizio di mettere sempre il dito nella piaga e di scatenare un mucchio di polemiche. Qualcuno a destra dice: “non era il momento” ( se non ora, quando ? ). I sindacati sono nettamente contrari e non avevamo dubbi perché essi sono il più grande freno alla modernizzazione dell’Italia.
Diciamo sempre che soffriamo la crisi dei posti di lavoro, che il nostro sistema di welfare non è moderno, che gli ammortizzatori sociali sono esigui e per pochissimo tempo. Non agiamo, però, di conseguenza.
Non c’è bisogno di essere un Giavazzi o un Boeri o un Pietro Garibaldi per affermare che in Italia la nostra classe dirigente lavora sistematicamente contro i giovani. Andare i pensione così presto ( dopo aver abolito lo scalone, che invece molte risorse recuperava) significa togliere soldi preziosi al welfare e alle casse dello Stato, che li utilizzerebbe molto meglio.
Conosco poi la obiezione della mia amica Barbara Saltamartini: “ prima di arrivare all’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne, è prioritario avviare serie politiche di conciliazione e di promozione della maternità per sostenere le donne all’interno del mondo del lavoro”. Il ragionamento non fa una piega. Ma domando : con quali soldi ? Non è il caso di rischiare qualcosa e cambiare il nostro welfare in profondità ? A sinistra ci sono donne favorevoli ( Bonino, Lanzillotta, Mafai) a patto che ci sia più lavoro e più asili. Posto che siamo d’ accordo sul fatto che le donne faticano più degli uomini a trovare lavoro, che c’entrano gli asili? Una donna di 35 anni infatti ha il problema di gestire i propri figli, ma è in piena attività lavorativa. Non pensa alla pensione.
Prendete questi dati: il 62% circa del nostro sistema benessere è assorbito dalle pensioni, contro la media europea del 46%. Il 2% va ai sussidi alla disoccupazione, contro la media europea del 6,5%. Solo il 28,5% accede ai sussidi quando perde il lavoro. Il 22,5% ha un’ integrazione di reddito, ma per i 2/3 niente. Solo 3 famiglie su 22 vengono aiutate, contro le 18 su 26 della Gran Bretagna.
Sono cifre che riporto da un mio vecchio intervento alla Camera quando si discuteva di Protocollo del Welfare. Ministro era Damiano, la mediazione con Rifondazione assumeva tratti esilaranti. Con questi dati, come è possibile fare politiche di sostegno alle famiglie, costruire più asili e investire nella salute ? impossibile.
Ora la faccenda è questa: come riformare lo stato sociale mantenendo i vantaggi per le famiglie e per le donne ? La mia risposta è semplice: non certo lasciando le cose immutate. Dunque Brunetta-Cagney ha fatto bene ad aprire la discussione. La prossima volta dirò ciò che penso della riforma del contratto di lavoro e della precarietà.
Comments
watergate
basta che non sia l’ennesima riforma parlata e annunciata e poi non fatta
admin
sacconi non ha ancora detto una parola. considero questo abbastanza preoccupante. br
BARBARA SALTAMARTINI
Caro Bruno, non posso non intervenire in questa tua interessante discussione. Come hai giustamente riportato, e te ne ringrazio, la mia posizione circa l’equiparazione dell’età pensionabile è contraria. Sono conraria perchè le tanto decantate PARI OPPORTUNITA’ debbono essere sancite in partenza e non solo richieste alla fine del percorso di vita professionale.Tra l’altro questo principio è ancor più valido se si crede in quello del MERITO … a parità di condizioni chi è più bravo vince, a prescindere se sia uomo o donna. Purtroppo in Italia ciò non è ancora nei fatti.
Il secondo motivo, che contraddice la tua tesi, è che dall’operazione riforma dell’età pensionabile non si traggono tanti e tali benifici economici che, come tu sostieni, potrebbero essere rinvestiti nelle politiche di conciliazione vita/lavoro. Infatti il primissimo calcolo effettuato dagli uffici competenti ci dice che a regime dal 2013 (fra 5 lunghi anni…) il risparmio potrebbe essere di circa 210 milioni di euro. Sai bene che non ci facciamo nulla a favore delle donne, né possiamo utilizzare queste rirse per arrivare alla tanto sperata equiparazione dei salari (in Italia le donne sono pagate circa il 25% in meno dei colleghi uomini con stesso incarico e grado).
Allora, per concludere, l’Unione europea ci ha condannato all’infrazione perchè giudica discriminante per le donne il fatto di andare in pensione 5 anni prima rispetto agli uomini. Ciò detto il nostro Governo dovrà entro il 13 gennaio predisporre una risposta a riguardo, nel frattempo noi classe dirigente politica siamo chiamati a confrontarci per far sì che le VERE discriminazioni delle donne siano superate….Io mi sto impegnando affinchè nel nostro Paese le donne non debbano scegliere se essere madri o lavoratrici.
Un caro saluto, a presto.
Barbara