All’ombra dell’ombra
C’è una cosa che può far sperare bene il centrodestra per le prossime regionali e in genere per gli anni a venire: l’evanescenza del PD. Questo aspetto è tanto reale, in quanto colto dagli stessi riottosi governanti del centrosinistra nelle amministrazioni locali.
Prendiamo il caso Soru: è chiaro il suo tatticismo. Le dimissioni non vengono a caso. Ma il PD è riuscito ad andare alle carte bollate per una non meglio identificata questione (la lotta sulla segreteria, che barba!). Non è il caso che io vi riassuma tutta la sequela di avvenimenti che hanno portato alle dimissioni del presidente della giunta, ma le motivazioni sono tutte politiche.
Che i sindaci e i presidenti di regione del PD soffrano di un calo di fiducia è reso noto dai sondaggi, ma testimoniato dai comportamenti sempre più scomposti degli stessi. A Soru aggiungi Chiamparino. Stamattina poi ho sentito parlare il sindaco di Venezia di federalismo: Cacciari sembrava Calderoli, se non fosse per la erre strascicata e per una proprietà di linguaggio totalmente differenti.
In più, come rileva il Giornale, ricordando le non note disavventure giudiziarie di Soru (alle quali aggiungo il Mistero Talgo), non sono pochi gli amministratori che devono fronteggiare delle grane personali.
L’Espresso, organ house del centosinistra, definisce questa incazzatura-insoddisfazione, come il partito-ombra del PD, che già ha formato un governo ombra di 60 elementi. All’ombra dell’ombra dunque, in attesa che spunti il sole da qualche parte. L’altro giorno non l’ho buttata lì a caso, riguardo alle ambizioni di Soru. E’ che a sinistra c’è in atto una forte crisi di rigetto sul modello del Partito Democratico. Veltroni lo voleva in un modo (all’americana, si sa che lui è fissato con queste cose, ma senza regole chiare), D’Alema preferisce di gran lunga rimanere socialista, o almeno provarci, provando a mettere delle gambe sopra questi tavoli sui quali stanno seduti troppi intellettuali.
D’Alema ha capito una cosa scientifica, matematica: ndo vai se la maggioranza non ce l’hai? Da qui le aperture a Casini e i contrasti con i governatori e i sindaci, che vorrebbero contare di più, oltre a portare voti.
La questione sarda comunque non è totalmente indipendente da questi sommovimenti. Soru gioca le sue carte e ha vita facile contro i vecchi simulacri della sinistra sarda, tipo Cabras. Ma anche lui da solo non va da nessuna parte, a meno che noi non gli si offra il plebiscito sul classico piatto d’argento. Ecco perché abbiamo una possibilità che non possiamo sprecare.