Sottovoce qualcuno dice che il suo obiettivo vero sia Palazzo Chigi


“Non avete ancora capito dove punta Renato Soru”. Sono parole di un importante dirigente del Pd sardo. Uno che dovrebbe essere amico del governatore e che non ha dubbi nel dire che il tycoon sardo punta direttamente a sostituire Veltroni quale candidato alla presidenza del Consiglio alle prossime politiche.

Un’idea incredibile? Per niente. Guardiamo i giornali e le tv degli ultimi mesi. Oggi il governatore della Sardegna è diventato il volto buono e presentabile del Pd. Ostinato, con il fisico giusto (alto, ben vestito, ascetico), senza alcun contradditorio sulla grande stampa. Senza nessuno che ne metta in dubbio gli effettivi risultati (a parte l’Unione Sarda, come direbbe l’ossessionato Giorgio Melis).

Non c’è giorno dove Soru non compaia pensoso e incazzato su qualche rotocalco. Non c’è volta dove Mr Tiscali non dica che ha a cuore i ragazzi dell’Isola (che continuano a scappare via, andrebbe detto) o che in Sardegna è cominciata la redistribuzione del reddito (boh), almeno dalla prossima ipotetica finanziaria.

E’ rupture in salsa nuragica, come scrive il Foglio oggi. L’uomo solo al comando (definizione dell’amico Sole 24 ore) ha ottimi rapporti con Veltroni, con Letta e con D’Alema. Ha un giornale suo, l’Unità, e i sorrisi emozionati dei grandi quotidiani nazionali. E’ in armonia con Carlo De Benedetti, vero king maker della sinistra italiana. Come dire: i tasselli sono al posto giusto per guardare veramente in alto. Molto, molto in alto.

Forte di questi contatti, Soru ha rotto ogni indugio e attende le contromosse del Pdl per poi agire definitivamente.

Solo Beppe Pisanu fa veramente paura al governatore. Se il capo della commissione antimafia decidesse di cambiare idea, la favola soriana potrebbe subire una brusca frenata.

Così si scoprirebbero molte, moltissime cose. Alcune le ha ricordate stamattina Paolo Maninchedda che dal nuovo mito soriano non si fa incantare per niente. Non solo l’industria a pezzi, ma anche la questione morale che, se tocca la sinistra, non vale niente.

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