Lo scorso anno Veltroni chiamà a sè diverse persone dal mondo della società civile avanzata, un’avanguardia di persone impegnate nel mondo della cultura che avessero voglia di dare una mano al partito, per infondere nuove idee: c’erano Paolo Fresu, Ennio Morricone, Luca Sofri e tra le altre Irene Tinagli, meno nota al grande pubblico. Un anno dopo la Tinagli sbatte la porta: me ne vado. E lo fa svelando il bluff riformista del PD.

Caro Walter, ti scrivo perché ho deciso di dimettermi dalla Direzione nazionale del Partito democratico. Una scelta non facile che nasce dall’esperienza di quest’ultimo anno e dai dubbi crescenti sulla capacità del Pd di proporsi come forza riformista e innovativa, come aveva annunciato di voler fare un anno fa.

Il Pd aveva un’obiettivo ambizioso al quale avevo aderito con entusiasmo e che ora faccio fatica a riconoscere in questo partito, in numerosi ambiti. Dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti più cruciali per la crescita del Paese: istruzione, ricerca e innovazione. Era su questi temi che coltivavo le aspettative maggiori verso il Pd. Ero stata molto delusa dalle politiche del Governo Prodi, ma speravo che con il Pd si aprisse una stagione nuova, fatta di elaborazione di idee e proposte significative.

Di fronte alle posizioni del Pd su questi fronti non posso che essere sconcertata. Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non “andare contro” la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i più scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l’immagine della scuola come strumento occupazionale. È questa la linea nuova e riformista del Pd? (Leggi il resto della lettera)

Faccio una provocazione: il Ministro Gelmini faccia una telefonata a Irene Tinagli. Io ho letto il suo libro e l’ho trovato molto interessante. Chissà che non possa offrire il suo contributo per migliorare il mondo della scuola. Non vi sembra?