Un interessante articolo sul paese vecchio, gerontocratico, che sceglie come soluzione il pur stimato Sergio Zavoli, classe 1923.

Il punto principale della questione, il nervo scoperto del sistema Italia, sta nella scarsa volontà competitiva dei singoli ambiti. Una legge come quella elettorale attuale – per guardare la politica – ha due aspetti che ciascuno di noi può giudicare liberamente, ma che sembrano contraddittori. Da una parte con l’eliminazione delle preferenze personali si elimina la capacità di promuovere dal basso i candidati, dall’altra parte l’introduzione dello sbarramento aumenta la competitività del settore, inducendo le forze politiche a lottare per la sopravvivenza e quindi a cercare un consenso che non basta a sè stesso e serve a raccattare il rimborso elettorale.

Perché farsi un partito conviene, è persino facile, siamo in democrazia. Ma un conto è fare un partito, un conto è competere nel campo delle idee e del consenso.

Nella vita civile accade lo stesso meccanismo, a dimostrazione che non c’è nulla di più italiano che gli italiani stessi. Tutti i settori sono corporativi, intoccabili per definizione. Esistono miriadi di sottosigle sindacali, comitati di protesta, gruppi spontanei di opposizione, che hanno l’unico obbiettivo di difendere una piccola categoria che gode di privilegi. E il punto è che nessuno lotta veramente per eliminare i privilegi, perchè tutti lottiamo per mantenerli, ognuno difendendo i propri.

E’ per questo motivo che il sistema è fondamentalmente chiuso e ostracista nei confronti dei giovani. Perché fino a che un giovane non conquista una piccola fetta di potere e privilegi, non conterà mai nulla. Le soluzioni ci sono? Si, ci sarebbe sempre quella famosa rivoluzione liberale da fare, improntata sul merito. Ma oggi il liberalismo è sotto attacco e persino fuori moda.