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Brunetta, il James Cagney del Governo che dimostra il bluff del Pd sul riformismo

Adesso c’è questo vezzo (Gelmini, Brunetta) di dire che “noi siamo, per certi versi, di sinistra”. Non so bene che cosa significhi, so per certo che la sinistra italiana non ha niente a che fare con le riforme. Anzi, tutto ciò che fa, lo fa per salvare lo status quo, per proteggere chi ha sempre comandato e tutte le rendite di posizione.

Renato Brunetta ha sfoderato una grinta che è difficile rintracciare in qualsiasi altro politico italiano. A vederlo da vicino è mostruosamente basso, ma sprizza energia e quando lo incrocio alla Camera mi fa pensare a James Cagney con il mitra in mano.

Il titolare della Pubblica Ammnistrazione ieri ha detto qualcosa che tutti pensano. Qualcosa che a tutti noi succede. Recentemente ho incontrato dei dipendenti pubblici. Bravissime persone, di sinistra, vicine a Rifondazione e alla Cgil. Odiavano Brunetta, però. Di un odio viscerale e assoluto. Ho provato a ragionarci e dire che era difficile avere – dagli uffici pubblici- risposte in tempi europei. No e poi no.

La sinistra, o quello che ne è rimasto, perchè non si capisce che cosa sia, ha da fare un incredibile salto di livello culturale. Veltroni ci aveva provato con il discorso di Torino al Lingotto, disegnando un Pd riformista e coraggioso. In quell’ occasione aveva ripulito il suo linguaggio pure dalle solite melensaggini e aveva fatto sperare nella nascita di un partito dall’ autentica vocazione riformista.

Oggi si ritrova a inseguire le posizioni di Di Pietro, a rifiutare qualsiasi idea innovativa su scuola e università ( a parte un decalogo di proposte vago come l’ aria di primavera ) e anche i suoi intrepreti migliori ( prendi il senatore Ichino) si trovano senza linea politica.

Ciò che dobbiamo fare noi del Pdl è migliorare la comunicazione complessiva sui provvedimenti e non fare alcun passo indietro. Così si erano mossi Thatcher, Reagan e Tony Blair. Sono esempi da studiare a da ripetere.

La sinistra esulti: Silvio sta bene!

silvio berlusconiSi fa presto a dare Berlusconi per morto. Immaginatevi come sarebbe la politica italiana senza di lui. Avremmo la Lega Nord che torna a correre da sola, An che presenta un proprio candidato leader, il partito democratico che perde la propria linea politica, mentre Di Pietro si potrebbe perfino ritirare, se mantiene la propria coerenza politica. Dite che è uno scenario favorevole ad AN? Ma no… stiamo scherzando.

Però una cosa è certa. Berlusconi è molto più bussola per il centrosinistra che non per il centrodestra. Quando ebbe quel famoso malore a Montecatini i più spaventati non erano i suoi sostenitori, ma i suoi avversari e nemici. Pensate a quante persone hanno guadagnato da Berlusconi. Tutta la satira e la pubblicistica, orchestrata ad arte, è stata foraggiata dai suoi atteggiamenti, dalle sue notorie esagerazioni e sicuramente dal suo messaggio politico. E i comici? Non dico i satiri, che quelli sono veramente pochi. Dico i comici, quelli da una battuta e via? Soldi a nastro. E i programmi tv? Uh nemmeno si contano gli affiliati alla causa permanente. Ci sono autori tv che rimarrebbero con le mani in mano per interi mesi, senza Berlusconi. E le cariche da deputato e senatore offerte a personaggi simbolici della società civile anti-berlusconiana (brrrr…)? Non oso pensare a cosa potrebbe inventarsi Fabio Fazio per passare il tempo.

Se Berlusconi sparisse dalla scena politica italiana, la sinistra andrebbe allo sbando. Avete presente quella favolosa scena del film Matrix, quella dell’interrogatorio al signor Anderson alias Neo, fatta dall’agente Smith? Ecco, buona parte della dirigenza politica della sinistra italiana si ritroverebbe senza aver nulla da dire, con la bocca letteralmente cucita.

Cosa direbbe Veltroni, che un giorno si e l’altro pure evoca scenari catastrofici e attribuisce a Berlusconi la responsabilità di ogni cosa? E Di Pietro? Ma ve l’immaginate Di Pietro? La gente si fermerebbe davvero ad ascoltarlo, e tolto Berlusconi, di cosa può parlare Di Pietro? Ma ve lo immaginate? Una scena di isteria generale. Evito di esprimermi su cosa farebbe il collega Donadi, a questo punto, che è il numero due dell’Italia dei Valori, il numero tre Orlando uscirebbe a cena con Villari, mentre il numero quattro è Federico Palomba e preferisco tacere, perché questo blog rimanga accessibile anche ai minori di 18 anni. E la CGIL? La CGIL cosa farebbe? Niente più scioperi, ma un calo sensibile degli iscritti. Pace sociale in cambio della sopravvivenza. Non oso immaginare, peraltro, quanto potrebbe essere lungo il lenzuolo domenicale di Scalfari. 27 pagine con note. Con la sua bella firma in calce, esattamente la stessa firma che metteva negli appelli contro il commissario Calabresi, ai bei tempi. Sempre in tema, immaginate Furio Colombo. Gli rimarrebbe l’ossessione della Lega.

La politica italiana è per definizione berlusconi-centrica. Tutto passa per lui, anche se lui istintivamente se ne frega. Ci sono molte persone che gli devono una carriera, ma quelle più in debito con lui non sono quelle che ci hanno collaborato. Sono quelle che lo hanno avversato e che per un istante sono state protagoniste di un qualcosa più grande di loro.