Il mondo di internet e dei blog è nuovamente in fermento per il cd. disegno di legge “ammazza-blog” presentato dal collega Levi, del Partito Democratico. Allora, conoscete la storia di questa misura: si tratta di una globale revisione del concetto di prodotto editoriale presentata a suo tempo da Romano Prodi, che sollevò parecchie polemiche e dissociazioni nella vecchia maggioranza, oltre a una sonora risata del New York Times. Il collega Levi ha presentato questa proposta che tuttavia, tengo immediatamente a precisarlo, non mi risulta nemmeno essere stata calendarizzata. L’allarmismo pertanto è ingiustificato. Certamente sono d’accordo sul punto che, nonostante le intenzioni bene enunciate nella relazione, l’esclusione a favore dei blog dell’art. 8, n. 3 sia quanto meno evasiva, per i problemi che in rete sono stati ampiamente sollevati. Cioè, la domanda è: se un blog ospita banner o fa pubblicità svolge attività di impresa? Se si – ma il punto non è pacifico – allora anche il blog che ospita gli annunci adsense, per esempio, potrebbe essere riconosciuto come impresa e quindi essere obbligato all’iscrizione nel Registro degli Operatori di Comunicazione (con tutte le conseguenze che potrebbero derivarne, anche penali, per quanto riguarda i reati a mezzo stampa).
Questa proposta peraltro contiene una delega al Governo per l’emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria. Quindi presentare questa nuova legge e accorpare in un unico testo tutte le disposizioni dello stesso argomento. Però la proposta non è stata calendarizzata, inutile pertanto fasciarsi la testa, a discussione nemmeno iniziata.
Posso dire che per quanto mi riguarda si può intervenire per cercare di rendere meno evasiva l’esclusione a favore dei blog. Magari reintroducendo il principio che il blog è un’attività non organizzata, dunque occasionale e discontinua. Un punto delicato è anche quello relativo ai siti di intrattenimento o divulgazione, come segnalato puntualmente qui. Le intenzioni sono buone, ma è evidente che il mondo di internet è decisamente più complesso e non può essere regolato con un colpo netto come questo. Servono parole chiare, al di là delle intenzioni del legislatore, confermate nella relazione. E sono ovviamente disponibile a chiarire questi punti, direttamente in Parlamento. Se e quando ci sarà la discussione.
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