Una nuova identità culturale
In questi giorni, tre convegni su Angioy, Asproni e Spano terranno banco nel novembre isolano. Si tratta di personaggi di primo piano che vale pena ristudiare. Ovvio l’obiettivo della Regione: riprendere i sardi illustri formare un pantheon ideale dell’isola. Quello che invece manca drammaticamente oggi è un intellettuale alla Pasolini. Qualcuno che sappia fustigare le nostre debolezze stroncando senza pietà quell’insulso rivendicazionismo da strapazzo che ha ucciso la mentalità dei sardi. Sembriamo sempre in credito col mondo, anziché tirarci su le maniche e mostrare davvero come sappiamo fare.
Il punto è che i nostri pensatori, i nostri scrittori, i nostri cosiddetti artisti si sono accucciati nel caminetto di casa Soru e non hanno prodotto alcuna critica al potere costituito. I vari produttori di arte – quelli che vanno per la maggiore- sono come una comitiva di saccopelisti in gita premio. Avvolti nelle piume verde militare, dormono di notte nell’androne di via Roma, nei pressi del palazzo del Consiglio e aspettano che qualcuno tiri un osso sotto forma di finanziamento.
Non c’è nessuno, dico nessuno, tra i Fois, i Soriga, i Todde, per citare i più famosi, che fornisca idee diverse da quelle del governatore. Anche solo per il gusto della provocazione. Sono buoni scrittori, o quantomeno abilissimi venditori di se stessi, ma non si scollano da un canovaccio che prevede l’assenso totale a Soru. Si riprendono quando c’è da parlare male di Berlusconi e indicare nell’Italia, questa “nazione tristissima”, un posto invivibile, come se la Sardegna, nell’epoca Soru, sprizzasse allegria e spensieratezza. Di questi tempi è molto semplice diventare maitre-à-penser. Basta partecipare a tutte le iniziative promosse dal Governatore e lanciare strali a destra e a manca (soprattutto a destra).
Il tempo piatto della nostra cultura (una volta si sarebbe aggiunto: di regime) con i film con i pastori e le pecore e le mucche e gli alberelli bassi della campagna non è certo vivificato dalle idee di centrodestra. Che vive, per l’appunto, contro Soru senza una pubblicista che orienti la coalizione alternativa e autonomista verso un rinnovamento globale delle proposte politiche e culturali. Dalle posizioni piatte a quelle convesse il passo è molto breve.
Se ne avessi la possibilità, mi circonderei di gente nuovissima. Utilizzerei con intelligenza i fondi pubblici per raccoglierei idee giovani e forti e ordinerei di ridisegnare il profilo dell’isola. Penso che probabilmente, a parte alcune isolate eccezioni, non prenderei in squadra nessuno dalle nostre disastrate e baronali università di Cagliari e Sassari per farmi da consulente. Tanto, alle prese con il potere, perderebbero la testa e si concentrebbero sull’inevitabile rinfresco che segue ogni iniziativa che si rispetti.
–
* con questo intervento chiudo questa piccola serie dedicata alla Sardegna. La collezione di documenti sarà completata in pochissimo tempo e pubblicata sulla pagina apposita. Conterrà delle risposte organiche a quanto detto in questi post che, per esigenza di spazio e di tempo, non possono essere necessariamente lunghi, esaustivi e approfonditi. Vi rimando, pertanto, alla lettura dei documenti, che possono essere facilmente scaricati, nel comodo formato pdf.
Comments
marialuisa
Personalmente di questa situazione sarda,do molta responsabilità alla scuola,infatti il mio modello di scuola è dare nozioni,poi ogni singolo deve crescere con le sue idee.Invece è spesso il contrario,insegnanti schierati politicamente che impartiscono lezioni imponendo le loro idee(sia di destra,ma molto più di sinistra).Riguardo gli scrittori citati, il primo libro riesci a leggerlo per capire un po ,poi tutti gli altri sono piatti e “tristissimi”,nulla di quello che un libro deve dare,naturalmente secondo me.Le sue idee sono ottime,speriamo ,se riusciamo a restare uniti di aiutarla a realizzarle.Tenga sempre presente che i problemi si risolvono con l’aiuto di chi li ha ,non solo seduto in una poltrona.
Un caro saluto.
Enzo Cumpostu, Nuoro
Hai ragione ma – perdonami – non condivido pienamente il tuo pensiero: piena ragione quando metti il dito nella piaga, la dolorosa piaga: sull’incapacità tipica dei nostri corregionali e purtroppo anche nostri concittadini nel non avere capacità propositive e propulsive. dico corregionali non includendo solo i letterati di casa…
Riguardo la rivendicazione, permettimi di dire che qualcosa da rivendicare in effetti la Sardegna ce l’ha: è una terra che ha fatto molto per il Paese oggi e in tempi trascorsi, oggeto purtroppo di scorribande di imprenditori senza scrupoli che l’hanno letteralmente usata, complici normative a loro favore, come un Kleenex spremi contributi e/o finanziamenti.
Più che la Sardegna oserei dire i sardi, sopratutto quelli quasi costretti ad andar via per guadagnare 1000-1200 euro pagarne 500 ogni mese per una stanza.
Il problema vero non è rappresentato dalle pecorelle,le mucche o i pastori inseguiti dai Carabinieri nei film: il problema vero è quello di non saper proporre. La comunicazione è distortas e inquinata perché non si può far credere ai sardi e – quale tentativo piuttosto mal riuscito – al mondo intero che il nostro è un Eden.
Rivendichiamo la necessità che nelle nostre città si crei un particolare sistema econoico-sociale formato da una serie di iniziative che vanno dall’università vera a possibili iniziativedi ricerca e sviluppo legate ad essa. Rivendichiamo altri elementi necessari per la costituzione di questo sistema concatenato.
Altro grandissimo errore è quello di non associare alla nascita di una “health town” come quella che si va delineando – sperando chenon resti sulla carta – una parallela attività di formazione inerente le professioni sanitarie; portando a Nuoro, per esempio, valide figure estremamente motivate e con ottimi curricula che fungerebbero da pionieri in questo delicato settore nel quale non c’è spazio di certo per l’improvvisazione e il pressapochismo dell’ultima ora. Ricorderai, di certo, le mie parole sulla necesxità di un corso per infermieri professionali qui a Nuoro che – a dir il vro – era cavalcato anche a sinisra. Ma la formazione di tutte le professioni sanitarie è qualcosa di più. Molto di più.
Forze Armate: altro elemento importante, non solo per Nuoro che è rimasta con quattro marescialli e qualche soldatino ma per tutta la Sardegna. Ultimamente si parla di razionalizzare anche la difesa, Tremonti ha nel mirino le FF.AA. Questo potrebbe giustificare delle Forze Armate con una parte di militari in servizio permanente e volontari a ferma prolungata e un’ altra parte formata da riservisti, richiamati ogni anno per 15 giorni fino al 42esimo anno di età e garanendo in questo periodo il mantenimento del posto di lavoro. Richiamati e addestrati in loco in appositi centri di mobilitazione che richiedono comnque perosnale per il mantenimento e l’organizzazone logistica, addestrative, amministrativa e dell’area servizi ( sanità, commissariato etc) in questo modo il irsparmio intaccherebbe poco sulla presenza nel territorio anzi in alcuni casi si incementerebbe e si creerebbero opportunità per reparti costituiti ex-novo.
non siamo in cedito con il mondo intero ma c’è tanto da fare.
Aroma, a Cagliari. E a Nuoro, se cadesse come un castello di carte la roccaforte solo apparentemente inossidabile del centrosinistra cittadino.
Enzo Cumpostu, Nuoro