Una nuova identità /2
La mia idea è che Soru abbia accentuato alcuni tratti di autoritarismo forse perché ha creduto di non avere una classe dirigente all’ altezza del suo disegno. Ma questo è essenzialmente il suo più grande fallimento. La nostra sfida è proprio rivolta alla creazione di quel sardo nuovo e diverso che Soru in 5 anni di governo assoluto non ha creato. La Sardegna, infatti, è uguale in tutto e per tutto a prima. Se la questione ambientale è stata affrontata con caparbietà, la risposta alla tutela soprattutto delle coste ha creato danni ancora peggiori di quelli già esistenti. Non si capisce perché chi già speculava continui a farlo e chi invece vivacchiava di edilizia sia entrato in una crisi senza ritorno. Il turismo non è cresciuto e le coste sono tali e quali a prima. E non c’è certamente più gente di qualità che viene a trascorrere le proprie ferie nell’isola.
Fatti i conti, siamo in perdita.
Non è nata una nuova classe dirigente se non quella dei Soru-boys, non c’è la percezione che vi siano opportunità per una nuova impresa che sappia integrarsi nell’ambiente e nel territorio, non c’è novità politica e intellettuale che abbia reso vivo il dibattito in Sardegna. Da un lato, infatti, la lotta dentro il Pd riguarda solo il potere perché tutto mi si potrà dire, tranne che lo scontro in atto riguardi la linea del governatore.
Se il centrodestra o la coalizione alternativa e sardista vuole essere competitiva deve sapere creare nuova classe dirigente. Deve promettere e scommettere su innovazione, rischio, coraggio e novità. Deve puntare tutto sui giovani e su un radicale cambiamento, anche una donna ribadisco. E non è questione di nomi, è questione di fare strada, dare spazio, altrimenti i nomi non escono mai.
Per essere ancora più chiari: non vedrei bene per nessuna cosa al mondo che chi ha ricoperto incarichi assessoriali nel quinquennio 1999-2004 ritorni sul luogo del misfatto, tranne che per La Spisa all’industria. E anche la politica ambientale avrà bisogno di un intelligente interprete che dica no al mattone continentale ma che sappia fare i passi verso quel modello catalano che studiamo e non facciamo nostro. Se leggiamo i dati di afflusso turistico dei nostri concorrenti spagnoli e greci c’è solo da mettersi le mani nei capelli.
Trovo che un’isola con le potenzialità come la nostra non possa permettersi di avere un’impresa così debole. E Soru, in tutti questi anni, non l’ha fatta crescere, non l’ha promossa, ma anzi ha dato l’idea di prenderla a pesci in faccia. Forte del modello vincente mr Tiscali ha pensato: non siete come me? Allora andate al diavolo. Doveva fare il contrario, semmai: accompagnare la crescita partendo dalle proprie esperienze.
Comments
marialuisa
QUESTO E’ QUELLO CHE MI ASPETTO DA VOI.
BRAVO NON CI DELUDA POI CON I FATTI.
saluti
Paola1987
chi sarà il nostro biglietto da visita e darà un cambiamento radicale alla Sardegna???