Alla ricerca di una nuova identità /1
Ho sempre pensato che Renato Soru abbia imposto una sua precisa idea di Isola. Nel 2004 vinse non solo perché la nostra coalizione era distrutta, ma perché nella proposta c’era qualcosa di evocativo che univa un nuraghe ad un computer. C’erano tutti i grandi giornali dalla sua parte, compresi giornalisti del calibro di Beppe Severgnini. Sarebbe sbagliato non riconoscere questo e ancora di più pensare che l’ex tycoon di Tiscali sia diventato elettoralmente debole.
Il punto principale è che dobbiamo dare una fisionomia alla nostra coalizione, perché ancora non si è capito chi siamo e cosa vogliamo in particolare. O almeno (così qualcuno non si offende) non diamo un’ idea complessiva perché magari ci sono singoli politici di centrodestra capaci di brillare.
Per esempio, io vorrei discutere con il Partito sardo. Per la precisione, li inviterei ad un tavolo e parlerei loro chiaro. Chi mi conosce sa che è un mio vecchio pallino. Lo dissi in tempi non sospetti (più o meno nel 2002) e tutti mi presero per matto. Già allora parlavo di destra sarda e coalizione autonomista, facendo e producendo un salto di livello culturale (questi temi saranno affrontati in maniera più analitica nei Documenti, che man mano vi sto mettendo a disposizione nell’apposita sezione)
I sardisti sono stati schiacciati da Soru e dal suo messaggio. Non hanno spazio vitale a sinistra e considero la ipotesi del terzo polo – che qualcuno vagheggia – piuttosto improbabile. Penso che gli uomini guidati da Paolo Maninchedda dovrebbero stringere un’alleanza storica con noi e mettere in campo la Sardegna del futuro sulla base di pochi punti programmatici, ma rendendo chiara l’alternativa a Soru.
Mario Melis, anni fa, riteneva che il sardismo fosse sostanzialmente di sinistra. Ammesso che lo vogliano, i nostri coordinatori regionali potrebbero provare a smentire questa definizione. Basta dare un’occhiata al sito di Maninchedda per capire che, pur con mille distinguo, i sardisti non si sentono né di destra né di sinistra. Ora, io non posso dire di non essere di destra perché farei sorridere qualcuno (non tutti) ma è pur vero che ci avviamo ad una fase veramente post ideologica, dove conta l’approccio concreto alle problematiche quotidiane.
Comments
marialuisa
Credo sia giunta l’ora,che il PSD si fermi da qualche parte(speriamo la vostra) e il centro destra rinnovi i suoi candidati,visto che la maggior parte degli attuali hanno dimostrato solo di amare tanto le poltrone e poco noi elettori.Questa volta la posta in gioco è molto alta,ho notato che Soru, sottilmente ,ma sta già lavorando.Se la sinistra rivincerà le regionali la responsabilità sarà solo la vostra.Non vorrei,più avanti,scrivere in questo blog,ve l’avevo detto.
Un saluto
watergate
concordo totalmente con Marialuisa. Un saluto a Bruno.
admin
>marialuisa. noi ci proviamo, anche a costo di essere un po’ scomodi. saluti a wat :-) (br)
Ampsicora
La scelta indipendentista del psd’az è inconciliabile con il credo unionista del pdl sardo. Quando arriverà il giorno in cui gli uomini di destra sardi avranno il coraggio necessario per dare inizio davvero ad una destra sarda, come scrive Murgia, ma indipendentista?
admin
L’indipendentismo è inconciliabile con qualsiasi proposta politica che abbia anche un minimo riferimento nazionale, no?
Però mi sembra che un conto sia il fine, un conto è il mezzo e che ci sia occasione di percorrere parte della strada insieme, se c’è comunque un obbiettivo sottinteso comune di far andare meglio la nostra isola.
Un saluto (br)
Ampsicora
Certo, è così. Per questo motivo l’unica “fazione” con la quale il psd’az può dialogare è quella indipendentista, altrimenti entrerebbe in contrasto con se stesso e con il famoso art. 1. Purtroppo la nostra isola non potrà cambiare in meglio, historia docet, finchè coloro che la governano non smetteranno di guardare oltremare. Sono molti i Sardi che anelano ad una destra territoriale che abbia come fine l’indipendenza della nostra terra, credo che bisognerebbe riflettere su questo punto come su una coscienza di se come popolo.
Con stima