In ginocchio
Le piogge intense quasi tropicali mettono a nudo non solo il dissesto idrogeologico della nostra isola. Ma anche lo stato primitivo delle comunicazioni, delle strade, delle ferrovie.
Una reale politica ambientale tiene conto innanzitutto della situazione attuale. Nella pagina documenti ho messo a vostra disposizione un pdf relativo ai giovani e la politica. Nei prossimi giorni metterò a vostra disposizione quello sull’Ambiente, con le proposte e i punti di vista in materia.
Oramai basta una notte di pioggia pesante per allagare case, scuole, strade, campagne. Credo che vada rivista la nostra considerazione del clima e del territorio circostante. Siamo sì su un’isola arida, ma con un effetto di tropicalizzazione, per cui abbiamo meno piogge, ma nettamente più intense, con delle conseguenze evidenti sul territorio, organizzato per un clima meno nervoso.
Comments
Maralai
più semplicemente, diceva mio nonno, che ha raggiunto la veneranda età dei quasi 100 anni in perfetta efficienza psicofisica (è morto causa caduta): “ho conosciuto 20 anni di piogge e venti anni di siccità”. Nei 20 anni di siccità la “società civile e dinamica” si dimenticava del ciclo delle piogge che sarebbero arrivate anche al buio della notte, ed allora si dava da fare alacremente per colmare e accorpare alle proprietà canali di scolo di ogni genere (io abito in pianura). Tuttediconsitutte le opere di bonifica effettuate con soldi della Cassa per il Mezzogiorno, sono finite colmate od accorpate. Privatizzate, insomma. Arrivano le piogge, danzano le gallozzole ma non sanno che pesci prendere; è sparita la segnaletica! non trovano più neppure traccia delle lungimiranti opere di bonifica, con la rete precostituita di canali piccoli e grandi per accogliere l’acqua che spesso scende copiosa dal cielo. E l’acqua dopo avere formato stagni estemporanei nei campi va a rendere visita agli scantinati, costruiti dove una volta cantavano le rane e nidificavano gli acquatici. A volte salgono sui gradini e mai bussano al portone; lo aprono. E gli scienziati a prendersela contro il buco d’ozono! Poi quei pochi canali principali rimasti indenni da colmata selvaggia, da privatizzazione ingorda, vengono dimenticati (letto di fiume compreso) dai competenti organismi (troppo indaffarati i loro amministratori, troppo, signore e signori, troppo!), per cui montagne di detriti anche domestici ivi sversati per comodità civili, ne ostacolano il lineare deflusso dell’acqua; la quale dopo aver dissetato gli scantinati, va a rendere visita alle carciofaie e le orticole per stazionarvi a lungo! E dagli ancora col buco d’ozono! ciao
M
marialuisa
Le calamità,non sono mai naturali,ma dell’uomo.La natura prima o poi si riappropria sempre di ciò che le togliamo. Forse sarebbe ora che si iniziasse seriamente a rispettare l’ambiente naturale.Oggi in paese ho rivisto un fiume ,che da bambina,(30 anni fa )facevo il bagno.Non pioveva tanto da allora,nel fra tempo nel letto o li vicino,case aziende ecc.ecc.Mi chiedo è il clima che sta cambiando ,o l’uomo che si è appropriato di un territorio non suo ?
I danni però li paghiamo tutti,se iniziano a pagare i danni chi ha rilasciato le autorizzazioni senza criterio,
o a non essere risarciti chi è in abuso,forse qualcosa inizierà a cambiare.
Un saluto