Entries from: novembre 2008

In ginocchio

Le piogge intense quasi tropicali mettono a nudo non solo il dissesto idrogeologico della nostra isola. Ma anche lo stato primitivo delle comunicazioni, delle strade, delle ferrovie.

Una reale politica ambientale tiene conto innanzitutto della situazione attuale. Nella pagina documenti ho messo a vostra disposizione un pdf relativo ai giovani e la politica. Nei prossimi giorni metterò a vostra disposizione quello sull’Ambiente, con le proposte e i punti di vista in materia.

Oramai basta una notte di pioggia pesante per allagare case, scuole, strade, campagne. Credo che vada rivista la nostra considerazione del clima e del territorio circostante. Siamo sì su un’isola arida, ma con un effetto di tropicalizzazione, per cui abbiamo meno piogge, ma nettamente più intense, con delle conseguenze evidenti sul territorio, organizzato per un clima meno nervoso.

Il 4 novembre: tra Italia, Sardegna e retorica

Il titolo non è scelto a caso. In questi giorni sto correndo come un disperato, per cui questo sarà un post work in progress, aggiungerò delle riflessioni che ho scritto nei giorni passati.

Il 4 novembre. Iniziamo dalla retorica. Abbondante. L’Italia è un paese senza nazione, un paese che non riconosce la Patria. Si è dovuti passare dall’Inno nazionale per accettare che un concetto di appartenenza come questo non suonasse sinistramente fascista. Attenzione: l’avverbio sinistramente non è a caso. Il Fascismo ha fatto scontare parecchie conseguenze, anche sul comportamento degli anti-fascisti. Essere patriottici, per lungo tempo, ha significato essere di destra. Un pensiero ridicolo che in America o in Francia, dove conoscono i principi di libertà e tolleranza, non viene messo in discussione. La parata parigina della Festa Nazionale, che si faccia in tono minore o maggiore, vede sempre schierato l’Esercito (e sfilano persino i Dipartimenti). Da noi quante polemiche per quella del 2 giugno! Il 4 novembre però avrebbe ben altro significato, se si può essere Italiani: possiamo celebrare l’unica vittoria di popolo (nonostante fossimo come al solito spaccati a metà). Ricordiamo che siamo l’unico paese al mondo che ricorda come festa nazionale una sconfitta militare vera e propria (la Liberazione, benchè ricordata come “liberazione dal nazifascismo” non può certo nascondere sotto il tappeto il fatto che noi eravamo un regime fascista, e che abbiamo, come al solito, cambiato alleanza nel corso della guerra).

La retorica sulla Vittoria del 1918 può essere recuperata con maggior coraggio, perché le Forze Armate, negli ultimi anni, si sono guadagnate un consenso unanime, a parte la sinistra più radicale, che sognava altre 10, 100, 1000 Nassiriya. Inoltre è una ricorrenza più morbida. La Prima Guerra Mondiale è stata cancellata dalla Seconda Guerra Mondiale, che ne fu una diretta conseguenza, come ben sapete. La vittoria, lo aveva intuito Mussolini (e anche in Francia ci fu una grave crisi politica), avrebbe portato solo conseguenze nefaste: insoddisfazione, crisi economica, difficoltà di tornare alla vita normale. I germi del Fascismo e del Nazismo sono tutti lì. Nel 4 novembre del 1918.

E In Sardegna? Beh per la Sardegna è un discorso molto diverso, perché il 4 Novembre investe il discorso sull’Identità Nazionale Sarda, che è cosa ben diversa dall’identità italiana. (continua con aggiornamenti)