Entries from: ottobre 2008

Era meglio nascere e morire socialisti!

A volte penso che all’Italia sarebbe convenuto un sistema socialista. Oppure un governo perenne delle sinistre. Pensate che bello! Non ci sarebbero stati scioperi, manifestazioni, i giudici avrebbero smesso di rompere le palle alla politica e viceversa, mentre il referendum sarebbe ritornato nelle mani di quei pochi capitani coraggiosi, come i radicali, i vecchi liberali senza casa e senza rifugio, che hanno pochi voti e molte idee.

Siamo un paese molto conservativo, piuttosto che conservatore. Non abbiamo voglia di cambiare e guardiamo alla politica con un misto di disprezzo e adulazione. Da parlamentare vivo sicuramente una vita agiata, ma paradossale. Il paese di fatto può essere cambiato solo con forti iniezioni di decisionismo, di prove di forza, che sia la destra, sia la sinistra hanno tentato. Se la sinistra ha fallito è perché non riconosce al governo la capacità di cambiare le cose, anche a colpi di decreti e voti di fiducia (Prodi è stato un maestro); al contrario preferiscono che a decidere siano tutti, cioé nessuno. Ricordo ancora Nicky Vendola e la sua utopia di governo assembleare della Puglia. Scambiava il consiglio regionale per un’assemblea studentesca. In questo il parlamento che ruolo ha? E’ un modello particolare. Fatto sta che la politica è basata ancora sulle clientele e il paradosso è che magari la gente pensa che il singolo parlamentare possa smuovere montagne. Non è così.

La macchina del governo è complicatissima e per avanzare ha bisogno di strade spianate, altrimenti si rischia l’effetto carro-armato, distruggendo ogni cosa solo per il gusto di andare avanti. A volte rimpiango, non senza una vena di ironia, proprio il fatto che governare per il centrodestra è difficilissimo. Anche ieri la CGIL, criticata dagli altri sindacati confederali, si è sganciata dalla firma del contratto degli statali, tanto che Bonanni ha dichiarato che da un pezzo ha smesso di fare il sindacato. Però se il governo decide, come sulla scuola, allora scatta l’accusa di autoritarismo, che è ridicola, dato che l’esecutivo è pienamente legittimato dal voto popolare, molto più di Veltroni che, in nome della piazza, pretende di dettar legge.

Fatto sta che abbiamo una parte di paese che non vuole cambiare. Un paese che preferisce adagiarsi sullo status quo, spesso permeato di privilegi, piuttosto che guardare oltre il proprio naso. E la cosa più deludente è che ci sono tanti giovani che ancora non hanno capito che devono formarsi sopra idee nuove, invece di guardare a trite ideologie del passato, che in Italia, nel corso di un secolo, hanno solo fatto danno. Tanto battaglieri a difendere le idee altrui, quanto privi di palle nel non volerne proporre di nuove.

Lettere a Cagliari, piccola storia ( poco) edificante

Ieri era San Saturnino, il patrono di Cagliari: la città era in vacanza e tutti gli uffici chiusi. Stamattina, sui cancelli della facoltà di Lettere c’era un cartello con questa scritta: “informiamo che il 30 e il 31 ottobre la facoltà resterà chiusa”. La super efficiente università pubblica quindi stava facendo un bel ponte. Chiunque avesse dovuto consegnare la propria tesi di laurea – dato che la scadenza per questa sessione è lunedì 3 novembre – non avrebbe potuto farlo. La cosa strana poi era il fatto che non si capiva se la segreteria degli studenti fosse aperta: i cancelli erano chiusi. Allora qualcuno di questi studenti volenterosi e non-occupanti è salito- tesi in braccio- verso piazza d’Armi, all’altezza del cancello di fianco alla Cuec, per fare una verifica. Anche quel cancello era serrato con una spessa catena. Ad un certo punto un generoso ragazzetto-rivoluzionario con un cappuccio in testa e grandi occhiali da sole – ritengo per non farsi riconoscere- è salito per togliere la catena e far entrare gli studenti. Bonta sua !

La segreteria era in effetti aperta. C’erano due gentili ragazze, nel deserto dell’atrio. Hanno spiegato che la presidenza era chiusa per via del ponte e che le tesi non avrebbero potuto essere consegnate. Un paio di ragazze erano venute da Carbonia. Una aveva preso un giorno di ferie, dato che sul sito ufficiale non c’era scritto niente, se non della canonica chiusura per San Saturnino. Ma la questione sollevata è stata un’altra: tutte le entrate erano bloccate e impedivano di capire se la segreteria degli studenti fosse operativa o meno. Perchè quelle catene ? Chi le aveva messe ? Informate, le addette hanno telefonato a qualcuno. Morale della favola: hanno riaperto l’uscita principale, che prima era chiusa. Di fatto, l’okkupazione stava rendendo impossibile le normali attività garantite agli studenti, specie quelli con maggiori problemi.

La chiamano democrazia.