Eccolo qui, l’ anti-Santoro di destra
In questo blog abbiamo affrontato il discorso della sfida della destra all’informazione. Perché siamo tanto indietro? Mancano professionisti preparati oppure è proprio un discorso culturale, nel senso che noi tendiamo a non preoccuparci di creare un’egemonia gramsciana su questo settore? Se i professionisti mancano io posso rispondere con un nome. Snob, laziale. Fuma il sigaro all’ora di pranzo e ha un fisico scolpito, il che – al politico professionale – crea non poco fastidio. In più ha coniato il termine destra-pop, qualcosa che sta tra il mondo ultras, la sociologia più hard, la ricerca scientifica di primo livello e l’analisi comparata di Moccia. Chiaro e tondo: dopo che ho visto di tutto in Rai e a Mediaset, dopo che ho visto Formigli stropicciato a Controcorrente, è il tempo di Angelo Mellone in tv.
Il punto è che di questi giovani destri rivoluzionari-pop i nostri potenti non si occupano a dovere. Forse perché l’endorsement della Stampa (Mellone? E’ il Santoro di destra!) non ha giovato e avrà messo in campo l’invidia nazionale. Sta di fatto che avremmo voluto capire di più sulla occupazione di scuole e università con il taglio di chi è – Buttafuoco dixit – “giovane sciamano della destra”. Così non è, per il momento. E dobbiamo passare, per capirci qualcosa, per i vari Mentana, Vespa e Floris.
Ho chiesto ad Angelo, in uno scambio di mail, se c’è spazio per i buoni giornalisti di destra in tv. Ha risposto: “ti rigiro la domanda: ci sono davvero giornalisti ‘di destra’ (le virgolette sottolineano un paradosso non troppo paradossale: l’identità professionale inscindibile dalla cultura politica) capaci di fare buona televisione? Se dovessero spuntar fuori, penso che potrebbero trovare spazio”. Qualche nome? “Per questioni di presunto conflitto d’interessi, mi astengo dalla risposta…”.
Dunque, sì: Mellone sarebbe disponibile. Non è giusto dirlo? Perché mai? Angelo ha scritto decine e decine di pezzi per il Riformista, Epolis, il Giornale e il Messaggero. Lavora per la radio. Ha pubblicato due saggi che hanno raccontato il nostro mondo e la società con lo sguardo divertito di chi non è di sinistra, ma sa stare seduto a tavola, anche se con un po’ di sofferenza. In più, quando lo si vede a La7 al mattino, fa sempre un figurone.
Sorvolando sul suo modo elegante di glissare ho chiesto come dovrebbe essere questo giornalista, che stile avere. Alla Floris? Alla Santoro? Oppure alternativo alla Mellone? “lo stile di un giornalista, e ancor di più di un conduttore, è quello – non facciamoci incantare dalle parole d’ordine del “giornalista perfetto” che t’insegnano i manuali – di trovare la giusta mediazione tra il rispetto dei fatti e l’attenzione alle opinioni. Senza rinunciare al tuo punto di vista che, essendo un essere umano impasto di opinioni, emozioni, sensazioni, convinzioni culturali, non puoi sottrarre una parte di te al confronto che si sviluppa nella trasmissione che conduci. Del resto, non sono i giornalisti che più si buttano a capofitto nell’arena del dibattito che dovrebbero moderare, quelli che piacciono di più e fanno più notizia? Poi mi chiedi se voglio condurre una trasmissione. Siamo sinceri, chi non vorrebbe farlo?”.
Certo, dico io. Ma per il momento non si vede nessuno all’orizzonte. Aspettiamo cambiamenti dai tempi di quel giornalista con quella incredibile pettinatura che sembra uscita da un quadro periodo-molesto di Van Gogh (era Masotti?), insomma dai tempi dell’editto bulgaro. E poi c’è anche questa difficoltà a lanciare il modello del giornalista-destro. Anche perché, mi spiega Mellone, esiste un prototipo “al negativo”, quello che scambia la scurrilità verbale per ribellione al politicamente scorretto e il qualunquismo per la vicinanza alla “ggente”. “Certo- prosegue Angelo – magari avessimo un Longanesi o un Barzini jr. in formato televisivo. E poi, c’è un’altra cosa: è proprio necessario fare la trasmissione in Rai? Perché non a Mediaset?”
Non ha tutti i torti. A volte ci fissiamo con il servizio pubblico e pensiamo che confondersi con programmi smaccatamente commerciali sia un danno. E’ un errore, considerando il mondo dell’editoria dei paesi anglosassoni, dove il privato, in non rari casi, ha più autorevolezza del pubblico. Pochi mesi fa Pietrangelo Buttafuoco predisse – confortato anche dalla vittoria di Alemanno a Roma – un fiorire di Dandini e di Mieli di destra. Non so se sarà così, forse dobbiamo sperarlo. Intanto stiamo perdendo la battaglia dell’informazione e il caso-scuola lo spiega efficacemente. Su questo punto Mellone ha le idee chiare, la destra ha già perso in partenza: “basta accendere la televisione, compresa la piattaforma Sky, per farsi un’opinione”.
Comments
Fabio
Proprio con gli incidenti di piazza Navona torna d’attualità il tema del rapporto ‘destra/informazione’.
Per capire il clima all’interno delle redazioni, basterebbe leggere didascalia e sommarietto a pagina 3 dell’Unione Sarda di ieri. NO COMMENT!!!
Altro che senso unico, traspare mistificazione e malafede!!!
Quanto al dialogo Murgia/Mellone, alcune considerazioni urgono.
In primis, sarebbe opportuno depositare per sempre nel cassetto quel complesso di inferiorità che caratterizza atavicamente i ‘destrorsi’. Come si fa a sapere se sul territorio (quanti mali ha generato la ‘visione romanocentrica’ di un certo giro politico…) mancano i professionisti o la professionalità se nessuno li cerca??? Oppure nessuno viene mai messo alla prova??? Come si possono formare professionisti e professionalità se nessuno ha la possibilità di provare ed imparare???
O si vuole credere che i pluricitati ‘sinistrosi et similia’ siano tutti folgorati dal talento???
Confesso che mi è risultato troppo ‘hard’ il gioco sul paradosso dell’esistenza dei “giornalisti ‘di destra’ con identità professionale inscindibile dalla cultura politica”… Cioè???
Perchè complicare anche le domande più semplici con risposte che mettono a dura prova le doti intellettive di chi legge???
E poi, siamo ancora ad aspettare che qualcuno spunti fuori??? E chi dovrebbe coglierlo??? Ci risiamo…
Apprezzabile il gioco dello ‘sponsor’ in cui si cimenta Bruno, ma credo che non basti… E di curriculum son pieni i cassetti!!! Però, in qualsiasi curriculum non verrà mai scritta quella dote che pare necessaria per farsi spazio… Sopratutto nei tempi del neo-antifascismo!!!
In attesa di un Longanesi o di un Barzini jr., mi accontenterei di molto meno e non necessariamente in televisione…
P.S.= “Santoro di destra” è un complimento o un auspicio???
admin
il mio, caro fabio, è giusto un divertimento perchè non alcun potere per dare una meritata trasmissione tv ad angelo. penso che ci siano molti buoni professionisti di destra ( uno sei tu ) che non avrebbero problemi a lavorare ad ogni livello. trovo che una trasmissione meno faziosa di quelle che conosciamo avrebbe spiegato gli incidenti ignobili a piazza navona e fatto chiarezza sul decreto gelmini.
dico questo anche alla luce della imperfezione ( eufemismo) che il governo ha messo nel comunicare la riforma della scuola. e la totale ignoranza di molti manifestanti ha dimostrato come il problema dell’ informazione in italia sia ancora un problema. (br)