Che l’aria all’Università italiana stia per cambiare lo segnalano gli atteggiamenti, più delle parole. La parte più retriva e conservatrice dello schieramento italiano (il PD associato alla Sinistra comunista che, parole di Rizzo ieri, vuole la fine del capitalismo) agita la coda della protesta scolastica, provando a bloccare sul nascere il tentativo di metter fine agli annosi problemi del nostro mondo accademico. Il baronato in primis.

Oggi sull’Unione è stato riportato il comunicato che io stesso ho ricevuto e pubblicato, da parte degli Studenti per la Libertà. A Cagliari alcuni professori hanno di fatto impedito il regolare svolgimento delle lezioni, trasferendole all’esterno, sul Bastione St. Remy, utilizzato come un rostro tribunizio, per delle improvvisate tirate ideologiche. Posso capire i ragazzi, ma fino a un certo punto. Piuttosto i docenti sono lavoratori pagati da quel Ministero che contestano, dalla Stato, da tutti noi. E gli studenti, per ricevere da loro le lezioni, nei luoghi deputati e preposti dalla legge, pagano fior di quattrini in tasse, trasferte, libri, affitti. Per non dire che provengono dalle tasche di lavoratori che spesso non si possono permettere nemmeno un’ora di sciopero. Figuriamoci improvvisarsi tribuni e giocare a fare i rivoluzionari. Col culo al caldo, lo stipendio assicurato e 40 anni in più sul groppone.