Il direttore di Admaiora media Fabio Meloni ci scrive. E non è tenero.

Caro Bruno, ci risiamo…
Quante volte ho sentito ed ho parlato di questo argomento. Fino alla noia…

Tanto che, se nel mio percorso all’interno del mondo dell’informazione non ho fatto tanta strada, ho però fatto in tempo a diventare ‘vecchio’ senza notare alcun cambiamento. Seppure nel frattempo si sia affacciato addirittura un certo Cavalier Silvio… Individuare responsabilità precise non è facile, ma alcune osservazioni si possono fare.

Archiviata (ed assodata) la verità storica sull’impenetrabilità pluridecennale del mondo dell’informazione (più genericamente della cultura), ‘okkupato dai sinistrosi’, il fronte destrorso non può certo sfuggire alle sue responsabilità.

In primis, mi ergo a testimone oculare di come la destra politica non abbia mai adorato i ‘pensatori liberi’, bensì abbia spesso preferito i ‘cortigiani’ (vedrai, caro Bruno, che presto qualcuno in tv ci arriverà… forse ti deluderà, e non per professionalità…) e, memore di Goebbels, abbia tenuto sempre la fondina a portata di mano. Ciò è tanto vero che qualche ‘pensatore’ che ha voluto ‘far carriera’ ha scelto di diventare parlamentare, quindi obbediente e meno pensante possibile. In sintesi, inutile per le battaglie dell’informazione e della cultura.

Un disinteresse che si è anche manifestato nel non aver mai censito i suoi volenterosi ‘uomini-media’ presenti sul territorio (come d’altronde le testate che, in altri tempi, pullulavano in centinaia di angoli d’Italia), così da poter allevare, formare e rafforzare una ‘squadra’ su cui poter contare nel tempo per fare opinione, anche nei media locali.

A cosa è servito avere un quotidiano, strapagato dal contribuente italiano, se non a produrre parlamentari: Fini, Buontempo, Storace, Gasparri, Bocchino, Cannella, Landolfi, Perina ecc… Accantonando l’opinione politica sui singoli, sorge un dubbio: qualcuno sarebbe stato più utile come giornalista inserito in tv e/o quotidiani??? Chissà…

Certo, esistono anche i Mazza, Rossi, Paglia, Magliaro, Socillo e qualche altro (per ora non ancora in Parlamento)… Ben poco in confronto alla ribalta che hanno quei nomi da te accennati. Frequentemente si sono preferite più ‘comode scrivanie’ e più ‘fascinose ballerine’.

Fin qui la Rai. Ma come spiegarsi che nei quadri giornalistici Mediaset non è entrato un ‘missino’ neanche negli anni ’90… E nei territori, quale politico si è mai interessato di informazione locale se non per ‘affittare’ giornalisti a corrente alternata…

Quante battaglie isolate (e perdenti) fatte per trovare spazio all’interno dell’Ordine dei Giornalisti e qualificare una presenza. I ‘nostri’ non esistono e se esistono se ne fottono o hanno altri da ‘servire’… Quante volte ho offerto (inutilmente…) tribune per formare e far crescere qualche giovane amante della penna e dell’ingegno.

Si è riservata estrema attenzione all’interesse ‘particulare’ e ci si è ispirati troppo a Celine: già decenni orsono riteneva che “la professione più frequente ai giorni nostri è quella di servo”. La questione si fa lunga, spero di aver contribuito alla riflessione, senza fare lo struzzo e non dando via al piagnisteo…

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