Entries from: ottobre 2008

La camicia bianca di Obama e l’endorsement mancato per McCain

Brevissimo saggio ad uso e consumo dei patiti della fashion

barack obamaNon è che ci siano più molte incertezze: dalle parti di Rolling Stone, del New Yorker e di Vogue il vincitore è Obama. Da molto tempo, ormai. Da quando il senatore afroamericano ha cominciato a battere l’ America con quelle incredibili, fantastiche camicie bianche. Tra una copertina e l’altra, tra una rivelazione sui pantaloni usati nel week-end (PT 01, una marca torinese, per la precisione) abbiamo scoperto che i colletti sono giustamente grandi ma non aperti, tipo quelli francesi che usa ossessivamente il presidente Cairo. Il colletto si chiude per permettere una cravatta dai toni brillanti con un nodo a collo di bottiglia, o a forma di pomodoro allungato. Non lo scappino Old England: quello lo usa il principe Carlo e qui in Italia ha un sacco di estimatori.

Non c’è partita tra i due contendenti nel mondo dei fashion-victims. Prendete quella famosa camicia bianca, togliete la cravatta e lasciatela aperta. Osserverete che Obama se la piega due volte sull’avambraccio. Due volte e basta, capito ? Mica come noialtri o un Claudio Martelli, abituati ad arrotolarla sopra il gomito: non siamo negli anni ’80. Un’altra era geologica. Quella camicia va bene per tutto: per il tempo libero, per la convention a Saint Louis, per il giuramento di gennaio.

Di McCain che possiamo dire ? Ma che cavolo di camicie usa? E i chino, di che marca saranno ? Non c’è un Bruce o un Michael Stipe in abito Prada che lo aiutino in una piccola rimontina. Per questo, anche se non è che si sia capito molto il suo messaggio, prendiamo lo sconfitto e ce lo coccoliamo. Ce lo difendiamo sino all’ultimo, anche se la Palin passa più tempo da Saks che in tv, a quanto pare.

Chi poteva fare l’endorsement più vero e sentito se ne è andato qualche tempo fa, di sua spontanea volontà. Se Bruce avesse letto “Forza, Simba”, il reportage di David Foster Wallace sulla campagna da outsider del senatore McCain nel 2000 forse avrebbe potuto cambiare idea. Magari in quel punto dove il repubblicano denunciava il suo partito “ostaggio delle lobby farmaceutiche e assicurativo sanitarie”. Oppure quando Wallace racconta – riferendosi al veterano di guerra – di qualcosa come “autorità morale” o di uno “strano, dolente richiamo, come un odore che ci ricorda l’infanzia, in grado di farci percepire parole semplici come devozione, orgoglio, sacrificio”.

Ma è tempo di cambiamento. E, per uscire dallo scherzo, forse è meglio così.

“Qual è la politica ambientale della destra ?”

A proposito di destra e ambiente ci scrive Stefano Deliperi, leader del Gruppo di intervento giuridico

On. Bruno Murgia, ma crede nelle cose che dice? Lei molto probabilmente sì, ma gli altri? Soprattutto, pensa davvero che siano gli obiettivi del “suo” PdL e dei “suoi” leader, ad iniziare da Mauro Pili per finire a Silvio Berlusconi, passando per gli incredibili onorevoli Vella? Perchè, se è vero quello che Lei dice – ed io non ho motivo di dubitare che Lei sia sincero – non si vede un accidenti di concreto nella direzione che Lei indica da parte del Governo e del PdL? Perchè, negli scorsi anni di governo, il centro-destra ha “prodotto” nuovi condoni edilizi? Perchè ci sono gli “stupidi” referendum contro la legge salva-coste e nient’altro? Oltre gli slogans c’è altro? Se sì, che cosa? Può indicarmi qualche programma concreto realmente perseguito? Personalmente credo che su certi valori, come quelli ambientali, non ci dovrebbe essere grande differenza fra tutte le forze politiche, tuttavia vedo in giro tante parole d’ordine ma scarsa concretezza, soprattutto da parte del PdL. Sono io distratto oppure c’è qualcosa da aggiustare in casa PdL?

Gentile Deliperi, grazie innazitutto per essere passato per il blog. Confermo le cose che ho scritto e spero possano essere utili per costruire il Pdl sardo del futuro. La coscienza ambientalista è un patrimonio della destra italiana fin dai tempi dei Gre, Gruppi di ricerca ecologica, che facevano della tutela ambientale la base della propria iniziativa politica. Ho appena terminato di leggere il saggio “Ecologia di mercato. Una via liberale alla tutela dell’ambiente” e prima ancora “Capitalismo 3.0. Il pianeta patrimonio di tutti”, con la prefazione di Mario Monti. Tutti concordano nell’utilizzare le nostre risorse ambientali con parsimonia e farle fruttare con intelligenza. E’ cosa diversa dal chiudere i nostri beni (le coste in particolare) sotto una campana di vetro: questo è il tratto distintivo della politica soriana. Dunque ribadisco un concetto espresso nel mio post: no agli scempi, agli ecomostri e alle costruzioni senza senso. Per questo occorre classe dirigente: non certi sindaci e assessori all’urbanistica che hanno colpito paesaggio e centri storici senza pietà. E’ colpa della destra? Direi proprio di no. Non concordo minimamente, come è ovvio, con i giudizi su Berlusconi, Pili e Vella. Sicuro di non essere un po’ fazioso? Il referendum aveva un pregio: la politica dei vincoli assoluti non produce buoni risultati. E l’uomo comincia a percepire l’ambiente come ostile. Saluti.