L’Italia è un paese bizzarro. Puoi uccidere i tuoi genitori e rifarti una vita, trovare un lavoro e ripartire da zero. Come se nulla fosse successo. E pazienza se molta gente normale, onesta, che suda dalla mattina alla sera, oramai viva sotto il limite della povertà. Può anche capitare di aver ucciso e di ottenere l’eredità, sempre per rifarsi una vita.

La detenzione ha finalità formative: deve reinserire nel contesto sociale i detenuti, anche se si sono macchiati di gravi delitti. Ma a tutto c’è un limite: soprattutto alla facilità con la quale si ottengono permessi e sconti di pena. Quello che non funziona è la certezza della pena, proprio perché abbiamo un sistema che permette di non pagare mai quello che veramente si merita. Se uno ha ucciso merita almeno 21 anni. Che senso ha farlo uscire molto prima per buona condotta? Un terzo di sconto, dopo un duplice omicidio con aggravanti varie, che si ottiene tra un beneficio e l’altro, finisce per comparare l’omicidio ad altri delitti gravissimi, ma non così efferati.

Non ha molto senso la cosa. E quanto sia sbagliata questa politica di Stato, indipendente dai Governi, ma frutto dell’andazzo accumulato da anni (e del fraintendimento di una cultura genericamente garantista) lo prova il fatto che i carceri sono nuovamente al limite, nonostante l’indulto. O se ne costruiscono di nuovi, oppure si depenalizzano molti reati. Non c’è molto da fare, se non avere il coraggio di dire che costruire un carcere in più non è ammettere necessariamente che lo Stato non riesce a controllare i reati. In Italia la situazione è al limite.

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