Entries from: ottobre 2008

L’idraulico Joe, ultima speranza per McCain

obama joe barackPer una serie di motivi pensavo di fare dichiarazione di voto per Obama. Sarà stato l’appoggio del Boss, la giovinezza e la voglia di cambiare, poi il fattore Joe mi ha trattenuto dallo schierarmi ufficialmente. Joe Wurzelbacher è un idraulico americano, uno della working class. Un tizio grande e grosso, che forse non ha mai messo piede a Manhattan in vita sua. Al termine di un comizio a Toledo ha fermato Obama e gli ha chiesto spiegazioni sulla sua politica fiscale.

“Innanzitutto credo nel sogno americano” gli ha detto Obama. Ma l’eroe Joe non era molto soddisfatto e intervistato dalla Fox ha detto: “Non mi convincono le parole di Obama. Mi ha un po’ spaventato, dice che vuole redistribuire la ricchezza, ma a me sembra una cosa socialista: decido io a chi dare i miei soldi, non può essere il governo a dire che se guadagno un po’ di più poi lo devo dividere con qualcun altro”.

Dunque ieri notte McCain finalmente ha attaccato Obama, dopo settimane e settimane di incertezze, indecisioni e inutili attacchi personali, proprio sul terreno dell’american dream, la possibilità cioè di crescere e progredire senza troppi freni. Così McCain in tv: “Joe, io ti aiuterò non solo a comprarti l’attività per cui lavori da una vita, ma terrò le tue tasse basse e darò a te e ai tuoi dipendenti la possibilità di avere un’assistenza sanitaria che vi potrete permettere”.

Basterà perché McCain recuperi il terreno perduto? Molto difficile, ma almeno ha dato segnali di volere ancora combattere.

Come rifarsi una vita in questo paese

L’Italia è un paese bizzarro. Puoi uccidere i tuoi genitori e rifarti una vita, trovare un lavoro e ripartire da zero. Come se nulla fosse successo. E pazienza se molta gente normale, onesta, che suda dalla mattina alla sera, oramai viva sotto il limite della povertà. Può anche capitare di aver ucciso e di ottenere l’eredità, sempre per rifarsi una vita.

La detenzione ha finalità formative: deve reinserire nel contesto sociale i detenuti, anche se si sono macchiati di gravi delitti. Ma a tutto c’è un limite: soprattutto alla facilità con la quale si ottengono permessi e sconti di pena. Quello che non funziona è la certezza della pena, proprio perché abbiamo un sistema che permette di non pagare mai quello che veramente si merita. Se uno ha ucciso merita almeno 21 anni. Che senso ha farlo uscire molto prima per buona condotta? Un terzo di sconto, dopo un duplice omicidio con aggravanti varie, che si ottiene tra un beneficio e l’altro, finisce per comparare l’omicidio ad altri delitti gravissimi, ma non così efferati.

Non ha molto senso la cosa. E quanto sia sbagliata questa politica di Stato, indipendente dai Governi, ma frutto dell’andazzo accumulato da anni (e del fraintendimento di una cultura genericamente garantista) lo prova il fatto che i carceri sono nuovamente al limite, nonostante l’indulto. O se ne costruiscono di nuovi, oppure si depenalizzano molti reati. Non c’è molto da fare, se non avere il coraggio di dire che costruire un carcere in più non è ammettere necessariamente che lo Stato non riesce a controllare i reati. In Italia la situazione è al limite.