Lo sciopero generale e l’educazione delle veline
Il dilemma a mio parere è il seguente: fregarsene altamente e andare avanti per la nostra strada o spiegare alla gente e quindi contrastare una opposizione solamente ideologica? Sulla riforma della scuola, in queste settimane, si sono espressi tutti o quasi. In modo spontaneo si è ricostituito il partito dei firmatori di manifesti, professoroni di sinistra che tengono il sedere caldo sulla sedia e baroneggiano dall’alto dei loro privilegi su chi si deve toccare e no, su cosa cambiare e no. Dico solo che la Riforma Gelmini merita una battaglia: quella di vederla produrre i frutti nel futuro. Frutti che saranno a disposizione di altre generazioni. La mobilitazione sindacale non deve spaventarci, né può farci tornare indietro. Persino i più critici e attenti osservatori di sinistra ravvisano nel tentativo di riforma un’urgenza di cambiamento che sta al passo coi tempi. Non solo i tempi nostri, ma anche quelli che verranno. La razionalizzazione delle risorse produrrà maestri e insegnanti più preparati, un maggior apprendimento delle discipline scientifiche, un miglioramento complessivo dell’offerta formativa, la messa in sicurezza di tutta l’edilizia scolastica, bambini più attenti, educati e necessariamente più preparati. Combattere acriticamente questa riforma significa togliere possibilità al futuro. Siamo un paese che invecchia, diamo ai giovani i migliori strumenti per farsi strada nella vita.
Tuttavia ci sono momenti in cui penso che bisognerebbe combattere la disinformazione. E’ perfettamente logico che vi richiami gli articoli di Ricolfi, apparsi su Panorama e La Stampa. Non penso che il professore sia un reazionario di destra, desideroso di mandare a casa gli insegnanti. Altre volte sarebbe meglio che NOI politici dessimo un segnale forte, cercando di essere chiari. Stamani a Omnibus è intervenuta sull’argomento Miriam Mafai, che commentava il nuovo libro di Giovanni Floris, proprio dedicato alla scuola. Riassumendo a grandi linee i suoi concetti la Mafai ha detto che i tagli non servono, in quanto indeboliscono l’insegnamento e lasciano che sia la tv a educare i giovani, facendo diventare i bambini furbi e le ragazze delle aspiranti veline. Giuro che ha detto questo! E la famiglia, dico io, che posto prende nell’educazione?