Diario dalla Camera/L’uovo marcio di Colombo
A volte succedono cose interessantissime quando l’Aula è quasi vuota. Adesso sono seduto a fianco della collega Frassinetti che deve intervenire su una mozione che si occupa della integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane. L’ ha illustrata Paola Goisis della Lega. Prevedibile il suo discorso, costellato di se e ma e mille altre zeppe tipiche della cultura “padana”. Ma il vero spettacolo è quello che vi offro in diretta con l’intervento di Furio Colombo, il giornalista e attuale parlamentare dell’Idv. Colombo dice di sentirsi umiliato dall’avere colleghi i leghisti. Buttiglione, che presiede, lo invita a non offendere. Ma Colombo insiste: la loro è una cultura ossessiva e claustrofobica ! Non capite che il mondo cambia, prendete gli Stati Uniti: un ragazzo nero, keniota e hawaiano, vincerà le elezioni presidenziali. E noi chiudiamo le porte, diamo fuoco ai giagigli dei poveri immigrati e invece quella signora (la leghista relatrice) non sa, è ignorante.
Adesso Colombo, nell’ Aula ormai deserta, ha la voce accorata. Parla dell’America e compie un capolavoro di razzismo alla rovescia, senza rispettare le ragioni altrui, come capita a settant’ anni, quando ti ritrovi a far parte di una sinistra in piena senescenza. Colombo continua a parlare. Parla di sé e dell’America. Ho conosciuto bene Martin Luther King, racconta a ruota libera, quasi per i fatti suoi. Consuma il tempo del gruppo, tanto che il collega si innervosisce e Buttiglione invita il vecchio Furio a terminare. E quello niente. L’ unico parlamentare a presidio della Lega urla e accusa Colombo. Parla la Frassinetti e Colombo va via. Non degna nessuno. Si è sfogato, lui e le sue teorie sulla democrazia e sul rispetto. Ma del vecchio Furio, quello liberal e consulente della Fiat americana, non c’è più traccia. Solo astio e un’ oratoria comica e inutile allo stesso tempo.
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